Io e Orso Fiacco, esperienze e storie, senza pretese.
 
"Una serata come tante…?"

<<Va bene, è stato bello lavorare con voi…!>> sono uscito dall’ufficio con la rabbia in corpo, non ho sbattuto la porta perché c’è solo il portone.

Eppure la mattinata non era cominciata male, il sorriso dell’edicolante, l’universitaria fuori sede, la direttrice dell’ufficio postale, il medico in pensione, l’allegria delle ragazze della pasticceria, che mi fanno sempre le battute maliziose a doppio senso, ma il fatto che fossero finiti i punti della spillatrice, mentre stavo sistemando le fotocopie per il corso, avrebbe dovuto mettermi in guardia da ciò che sarebbe successo poco dopo.

A proposito, permettete che mi presenti, sono …, già, ma forse questo non ha importanza, lavoro e mi stresso la vita per 4578 motivi, come tutti, o quasi, la mia età è quella di coloro che hanno cominciato a lavorare tardi e che per tante ragioni, o forse scuse, non si sono ancora decisi su che cosa si deve fare nella vita ed allora un bel giorno, diciamo intorno ai 40 anni, cominciano a mettere dei paletti, ed a tirare due somme.

La giornata era ormai definitivamente compromessa, discussioni con i colleghi, situazioni critiche, mai affrontate ed incancrenite da anni, la segretaria che non perde occasione per riprendermi ed il capo…!

Già il capo, sinceramente non l’ ho mai visto di buon occhio, ma probabilmente, fra tutti è quello che ha più motivi per essere agitato, anche se qualche volta potrebbe anche mettersi nei nostri panni.

Come se non bastasse, al parcheggio mi avevano pure rigato l’auto, quindi che volete fare se questo è l’antefatto e se poi condisco il tutto con quella serie di problemi che ci sono a casa, l’esito è scontato, come dice qualcuno <<…Ora basta, metto la freccia e mi fermo in piazzola…!>>, già quando viaggi, ogni tanto, se proprio non ce la fai più è meglio che ti fermi, magari fai due passi o chiudi un poco gli occhi, o forse con dei lunghi respiri, come con una tecnica di meditazione, cerchi di buttare fuori anche i pensieri.

Ma, come nelle migliori commedie, mentre ero lì ad inventare l’ultima di una serie d’imprecazioni, ho visto arrivare dalla curva del "13", chiamata così perché ci passavano i bus di quella linea, una sagoma conosciuta, inconfondibile, di quelle che solo riconoscerle, ti fanno star bene e ti danno il motivo per sorridere, era lui … il mio amico Orso Fiacco!

Naturalmente è un soprannome che viene da … boh, chissà!

Non lo ha mai spiegato nessuno, ma tanto la cosa non è importante, perché lui è universalmente conosciuto come Orso Fiacco, il resto non conta.

Fa uno strano lavoro, forse a che fare con la gente e con i giramenti di scatole, anche lui, ogni tanto sparisce, è sempre in giro, ma ciò che più lo caratterizza è il suo modo di affrontare le cose, di trovare soluzioni e di dare sempre una risposta a qualcuno, come se i suoi problemi non esistessero, come se lui riuscisse, con qualche tecnica strana, a sdoppiarsi ed a lasciare quanto di negativo possiede da un’altra parte, ma dove lo sa solo lui.

Io ho sempre pensato che fosse un po’ filosofo, ed un po’ pazzerello, ma sinceramente con le sue battute e frasi, forse estratte dalla sua collezione di "Selezione", di cose me ne ha insegnate tante, dal lavoro alla cucina, in lui, a volte, trovo le risposte alle cose più strane.

Comunque un amico, di quelli giusti, di quelli che esistono solo nelle canzoni o nei racconti, roba tipo "ci vorrebbe un amico…!" di Venditti, la conoscete anche voi, che quando serve è sempre lì pronto…!

<<Che hai combinato, hai forato un cingolo…?>>, beh conoscendolo non mi sarei dovuto aspettare altro, <<Che palle…, sei sempre incazzato, sta attento che ti viene la gastrite, e poi tanto un risolvi niente uguale>>, si era decisamente in palla, le sue parole erano arrivate come freccette sul paglione, io ho cercato di giustificare la mia arrabbiatura dicendo <<…Si ma per sfogarmi in qualche modo dovrò fare…?>> e lui <<…Certo, pestati l’ombra…!>>.

Mi ha zittito un’altra volta, ed un’altra volta non ho potuto trattenere il sorriso che mi avevano fatto spuntare le sue parole, e poi l’idea di pestarmi l’ombra mi faceva sentire così ridicolo che ridere era l’unica cosa da fare, in quel momento ho dimenticato il lavoro, la macchina, il collega arrogante ed il capo che mi guarda sempre dall’alto in basso e tutte le rogne che mi passavano per la testa.

<<Oh …, dove vai ?>> gli ho chiesto, ma la risposta io la sapevo già <<…Al Circolo, do voi che vada, ci si vede li più tardi…!>> non mi ero sbagliato, il Circolo sta ad Orso Fiacco, come la palla al calciatore o il pennello al pittore, lui si completa al Circolo ed in altre cose che magari vi racconterò se ne avremo occasione.

Il Circolo, è un posto come tanti, due stanze per usi vari ed un salone con un bancone di ridotte dimensioni, dove a malapena, campeggia una macchina da caffè di quelle cromate, col vetro davanti, ereditata da un bar in fallimento.

Ci sono anche dei tavoli di formica rossa, di quelli con le zampe sottili, regalati da quelli della mensa, ma il salotto, l’angolo buono del locale, è quello dove di solito si fanno le riunioni, dove si gioca a carte, e dove si siede lui.

Nella stanza del biliardo, che non c’è più, in posizione ottimale per vedere la televisione è stato sistemato un tavolone di castagno lungo circa 4 metri e largo 80 centimetri, regalato dalla Contessa con altri mobili d’epoca, e circondato su due lati da una panca a muro fatta ad L ed è in quell’angolo che lui si siede.

Afferma che da li controlla meglio il locale, e che almeno non gli sfugge chi entra e chi esce, ma in realtà si siede lì perché quando è un po’ alticcio s’incastra nell’angolo stesso evitando di cadere.

Magari qualche volta s’appisola, specie se in televisione ci sono quei "bei" documentari tipo "…vita nella foresta di mangrovie…", oppure "…il bradipo e le sue abitudini…", ma sempre, quando si alza da li, riesce ad uscire dal locale sfiorando il muro ratto ratto, come se facesse il passo del puma.

Non sapendo che fare, ed avendo pestato l’ombra abbastanza, l’ ho richiamato ed insieme mi sono avviato con lui verso il Circolo <<…Due spaghetti aglio, olio e peperoncino…?>> gli ho chiesto e lui pronto <<…D’urgenza…!>>, è il suo modo di dire.

Che tipo Orso Fiacco, il fisico un po’ appannato da qualche chilo di troppo, ma di sport ne deve avere fatto parecchio, quindi da buono sportivo, sempre pronto ad una partita di calcetto o pallavolo, pessimo nuotatore, stile ferro da stiro, ma con una volontà ed un’incoscienza, che tante volte mi ha meravigliato, non l’ ho mai visto esitare se c’era da fare due tuffi in piscina, al mare oppure al fiume.

Grande forchetta, mangia di tutto e con gusto, ma nel contempo grande cuoco, e qualche volta anche inventore di ricette, come si definisce lui, anche se su questa cosa io ho sempre messo un bel punto interrogativo.

Mentre stavamo camminando eccolo iniziare uno dei suoi soliti discorsi <<Insomma mi voi spiega che t’è successo, tanto lo so già ti sei arrabbiato al lavoro, te l’avrò detto un miliardo …, forse dieci volte, non te la devi prendere, se le rogne te le porti sempre dietro e quando respiri…, MAI! Allora stacca la spina, fatti du passi, scambia du parole co qualcuno, va in un bosco a spacca legna, fai gli aquiloni, insomma fa quello che ti pare ma non ci pensare più…! Già c’ hai i tuoi di giramenti, quelli del lavoro lasciali in ufficio, devi lavorare per vivere, mica vivere per lavorare, e poi deciditi …, che ti manca…? Guarda me, lo sai, resisto più sott’acqua che a lavoro!>>.

La storia degli aquiloni è un suo pallino, qualche volta l’ ho visto farli volare, sapete che vi dico, mi sembrava che lui fosse sopra a quelle stoffe colorate, e non giù a reggere il cordino, boh…!

Una sensazione strana, ma talmente forte che se provi a parlarci quando lo trovi intento a farli volare, ti viene istintivo di rivolgergli la parola mentre guardi in alto, verso quelle strane forme che veleggiano.

Strane perché pochissime volte gli ho visto far volare qualcosa che non fosse una mano, un disco, una stella o qualsiasi altra forma diversa dal classico aquilone.

Nel frattempo, eravamo arrivati al Circolo, c’erano i soliti, intenti a farsi una partita a tressette, i saluti e poi via in cucina, beh…, siamo attrezzati…, abbiamo una cucina che pare quella di casa, precisa, pulita, frigo in ordine, piatti lavati, posate allineate nel cassetto come ferri da chirurgo, la dispensa abbastanza fornita, il cassetto degli strofinacci, piegati tutti allo stesso modo ed infine i fornelli, sempre lucidi.

Abbiamo una regola ferrea, la cucina deve essere sempre pulita, ci sono i turni, ma tutti possono usarla quando vogliono, l’importante è lasciare tutto in ordine, pena … il ritiro del permesso d’uso della cucina stessa per un periodo da stabilire e … l’assegnazione, anche qui per un periodo variabile, alla pulizia del bagno del Circolo, non so se mi spiego…!

"Pe cucina’ bene, ci vole ordine, la roba viene più bona, pare che voglia salta da sola nel tegame…!" ha detto, iniziando a predisporre sul tavolino il tagliere e tutto il necessario per fare il battuto, poi con sapienza, ha preso il tegame piccolo e con un filo d’olio ha cominciato a soffriggere un paio di spicchi d’aglio con due peperoncini di quelli arrabbiati.

"La pasta la facciamo bella ardente…, così ci si stasano le vene, e te, poi, ragioni meglio, vedrai" i suoi movimenti sono sempre distaccati, come se non stesse facendo un condimento, ma una pittura "Oh…, mi raccomando appena senti l’odore dell’aglio, spegni il fornello, e buttaci sopra una manciatina di prezzemolo…", questa del prezzemolo è una sua idea, secondo me serve solo per dare colore, però non ci sta male.

"Spaghetti a misura …! Alè …!" disse buttando la pasta nella pentola, poi uno schizzo d’olio nell’acqua bollente, per non fare attaccare la pasta, e due colpi di mestolo, rigorosamente di legno, tanto per smuovere un po’, e mentre lo faceva continuò "La pasta va girata solo all’inizio, appena si ammorbidisce, altrimenti s’arrabbia, e poi si fa l’arrabbiata…!" e rise…!

Mentre aspettavamo, gli ho raccontato un po’ delle mie cose, lui senza smuoversi più di tanto, ha preso il vecchio radioregistratore ed ha messo una cassetta di Venditti, …che combinazione…, e poi <<Ascolta, senti…, che credi che lui le rogne non ce l’abbia, eppure senti che parole, ce a chi non piace, ma serve per fatti pensa’, le tue so’ rogne che devi sistema’ da solo, co’ pazienza, un problema grande, po’ diventa’ tanti problemi piccoli, ahio, mi so scottato…>> disse ritraendo, repentinamente, la mano che aveva toccato il tegame, <<…ma tanti problemi piccoli possono diventa’ un problema grande, troppo grande…!>>.

Ha ragione lui, quasi sempre, ma come si fa ad avere la freddezza per essere pronto ad affrontare un problema, piccolo o grande, sembra facile!

In ogni modo si era creata un’atmosfera speciale, avevo bisogno di un momento come quello, senza pensieri, senza troppo rumore, senza quello stramaledetto cellulare, senza troppa gente…!

<<Che pasta ragazzi…! Ci vorrebbero le ragazze, la Diana, la Rina o la Maria, sai che festa…!>> disse versando il condimento dentro la pentola con la pasta scolata, il suo riferimento alle ragazze non era casuale, l’arrivo delle "citte", come le chiama lui, aveva un po’ sconvolto l’assetto del Circolo, ma sicuramente in meglio…, si c’era proprio tutto, sarebbe stata una serata speciale, ma per noi in quel momento andava bene anche così, due amici, pastasciutta, ambiente tranquillo e liberta di dire tutto quello che si vuole, ma in fondo, probabilmente, un tocco di femminilità non ci sarebbe stato male…!

Poi l’ ho visto alzarsi in piedi, era il momento del brindisi, rigorosamente in rima, non so se ve l’ avevo detto ma una delle sue passioni è scrivere poesie, serie e non, magari me ne farò dare qualcuna, anche se lui ne è molto geloso, ed in quel momento stava per dare la solennità a tutta la cena, lo vedevo un po’ emozionato, chissà che gli passava per la testa…, sembrava quasi un po’ triste, ma non ho voluto indagare, non mi sembrava giusto, se avesse voluto me ne avrebbe parlato lui…, preso il bicchiere disse

<<Piglia il bicchiere,

e versa da bere,

guarda sto vino

e ridi un pochino,

senti che pasta t’ ho preparato,

stasera, proprio, mi so superato,

se tu lo voi c’è dell’altro condito,

alzo il bicchiere e buon appetito…!>>

Che dire, restai ancora una volta senza parole e dissi a mia volta <<Buon appetito Orso Fiacco…!>>.