| TANO E TEMPO
Stava per finire il 1995; Tano pensava, da un po, a un nuovo progetto, con cui voleva celebrare il 1996, ultimo anno bisestile del millennio: quel 29 febbraio, quel giorno in più ogni quattro anni, lo incuriosiva e, proprio per assecondare la sua curiosità, voleva realizzare qualche cosa di particolare Il tempo passava e Tano pensava. Pennelli? Telecamera? Matite! Mosaici ? no Carboncino? Il primo gennaio, finalmente, Tano si alzò e decise: "Da oggi prendo la mia macchina fotografica, me la metto al collo, scendo nel mondo e fotografo". Così fece: faceva freddo e aveva piumino, cappello e guanti. Al guanto destro, però, aveva tagliato le dita, per poter meglio mettere a fuoco le immagini e per schiacciare con precisione il pulsante dello scatto, con cui aveva deciso di frammentare il mondo in rettangoli. Il primo giorno girò e girò, poi fece la sua foto e tornò a casa. Il giorno dopo fece lo stesso e il giorno dopo ancora e, da allora, ogni giorno dal clic della sua macchina fotografica uscì unimmagine. Naturalmente bidimensionale e, per di più, in bianco e nero. Ma la Realtà, le cose, non si offendevano, non se la prendevano e non protestavano, anche se venivano ritratte senza il loro spessore, senza i colori, gli odori, i rumori. "Meglio così; pensavano in questo modo gli uomini non potranno comprendere la nostra segreta essenza; la loro immaginazione e la loro memoria non basteranno a ricostruire tutto ciò che i rettangoli non riescono a riprodurre " Dopo un po di tempo, però, Tano cominciò a scattare rettangoli un po più strani: catturava ombre, orme, forme disegnate tra le foglie realtà irreali, più invisibili che vere. Ma le ombre, per esempio, non ritenevano giusto che qualcuno potesse vederle anche di notte; e le nuvole non volevano affatto essere imprigionate per sempre nei quattro lati dei rettangoli. Allora queste realtà impalpabili si misero daccordo con quelle più solide per non farsi più fermare dal clic di Tano. Ma Tano non si lasciò ingannare dai trucchi preparati per lui: riconobbe le ombre nascoste dietro i volti, vide lo stesso i contorni degli oggetti, che la luce cercò di sfumare, scorse tra le gocce di pioggia il movimento delle nubi che volevano sottrarsi al suo sguardo. Clic, clic, clic: più il mondo cercava di fuggire, più il suo obbiettivo lo catturava. Finché un giorno CLIC! Allimprovviso nel rettangolo comparve anche quello che neppure Tano aveva visto a occhio nudo. Incredibile: ogni giorno, più andava avanti con questa sua idea, più il suo obbiettivo catturava cose invisibili; altro che nuvole in movimento, altro che ombre senza sole, altro che geometrie disegnate dal vento: Tano fotografava il mondo e catturava cose sconosciute, oggetti che non aveva mai visto, sogni di altre persone, ricordi non suoi. Stupito, continuava a scattare, sempre più affascinato, finché un giorno catturò nel suo clic una Scintilla caduta dalla coda dellOrsa Maggiore. Tano la vide, sul lato destro di una foto, vicino a un muro dove lui aveva visto solo il manubrio di una bicicletta. Era abituato, ormai, a vedere cose strane, ma quella Scintilla era così geometrica e insieme senza forma che Tano non poté fare a meno di chiederle: "Chi sei? Da dove sei venuta nella mia foto?" "Sono una Scintilla, ma una Scintilla di stella, e vengo dallOrsa Maggiore" "Perché non ti ho visto con i miei occhi?" "Perché gli occhi sono fatti per vedere i contorni, e io non ho contorni" "E come mai nella foto ti vedo?" "Perché le foto non le guardi solo con gli occhi, ma anche con la mente. E perché le tue foto Non vedi forse anche nelle altre foto cose che i tuoi occhi non avevano visto prima del clic?" "Sì, è vero. Dimmi, Scintilla, tu sai come è possibile che io, semplicemente scattando, abbia catturato queste cose invisibili, questi segni del Tempo, questi sogni che non conosco e questi ricordi che non sono miei?" La Scintilla, allora, rispose: "Tu forse non te ne sei reso conto, ma con i tuoi clic hai sfidato il Tempo. E chi sfida il Tempo deve aspettarsi di tutto. Hai visto: allinizio le cose del mondo non hanno protestato e si sono lasciate ritrarre; poi le ombre e le nuvole, cercando di sfuggirti, ti hanno reso più acuto; ora puoi immortalare anche le cose che non vedi con i tuoi occhi e adesso, grazie a me, puoi cominciare a capire. Guarda: persino le foto più banali, ora, non ti sembrano le stesse, vero? Guarda anche le immagini più normali: non vedi che lì, in quellangolo, cè il coltellino che avevi perso da piccolo? E lì, guarda, tra quei rifiuti, cè già il cappello che hai appena comprato, tutto consumato dalluso. Sai, Tano, io sto sullOrsa Maggiore da millenni, ormai, e ho visto tanti uomini sfidare il Tempo. Tu, però, lo fai in un modo strano, quasi non te ne eri reso conto tu, il Tempo, non lo vuoi proprio fermare, anzi a volte sembra tu lo voglia creare da ciò che è fermo Per questo non perdi in partenza. Per questo Tempo ha accettato la tua sfida. Oggi, cercando di non farsi catturare dal tuo clic sempre più attento, è scappato qui dalle parti dellOrsa e ha urtato una stella dangolo, facendomi cadere. Ma lo ha fatto apposta, lo conosco lo ha fatto per confonderti, lo ha fatto perché sta giocando con te, per dimostrarti che, comunque, non potrai capirlo mai " A quelle parole, Tano guardò di nuovo le sue foto: si accorse che, più procedeva con il suo scatto quotidiano, più le sue immagini gli parlavano. Rifletté su quello che Scintilla gli aveva detto e sì, concluse, la sua era proprio una sfida al Tempo: passato, presente, futuro si confondevano nella successione degli scatti; realtà e immaginazione, memoria e desideri si mescolavano; casualità, destino e necessità convivevano nelle foto. E lo sguardo di Tano si era fatto più acuto davvero: la sua mente si era liberata dai limiti di una normale osservazione. Così Tano proseguì nel suo progetto, ancor più curioso di scoprire a che cosa lo avrebbe portato. Continuava a scattare e, man mano, la Scintilla della stella dOrsa illuminava le sue foto, mostrandogli ciò che gli occhi non vedevano. Ma arrivò lultimo giorno dellanno, e lultima foto: il ballo tra Tano e Tempo era arrivato a un dunque. "E ora?" disse Tempo "Ora mi fermo; disse Tano ti metto questo limite. Se sei tanto potente, vediamo se tra quattro anni riusciremo a riprendere il ballo." "Daccordo. Cosa vuoi che siano quattro anni per me che esisto da sempre ed esisterò sempre? Vedremo che cosa sarai capace di inventare, per allora!".
Tano tolse la macchina fotografica dal collo, ripose le foto e aspettò. Intanto, Tempo continuava come se niente fosse ma, in fondo in fondo, un po gli seccava che locchio e i clic di un uomo lavessero messo un po in crisi in fondo in fondo gli bruciavano un po quelle 366 foto così particolari, che lo avevano, in un certo senso, guardato da vicino Tanto che, quasi quasi, avrebbe voluto accelerare lo scorrere dei giorni, per arrivare prima allappuntamento con quel Tano ma No! Sarebbe stato troppo !
Il primo gennaio di 4 anni dopo, finalmente, arrivò. Era il 2000, mica un anno qualunque un altro bisestile, il primo del nuovo millennio. Tano, quel giorno, si svegliò e disse fra sé e sé: "Ricomincia il mio ballo col Tempo". Andò al computer, prese la prima foto, la passò allo scanner e la rimandò nel mondo. Ma in un mondo parallelo, dove tutti potevano vedere i suoi clic, uno al giorno, giorno dopo giorno, nello stesso casuale ordine con cui erano nati. "Pensa di vincere così?" si chiese Tempo sorridendo di questa "ridicola" idea "Chissà che pensa Tempo dei miei clic virtualizzati chissà se parlerà ancora con me " pensava Tano, chino sullo scanner. Gennaio, febbraio, marzo. Giorno dopo giorno, Tano riprendeva dal cassetto le foto e le mandava nel mondo. Vedeva sempre, in ognuna di esse, quel particolare in più che solo il clic era riuscito a catturare. Chissà se anche qualcun altro era in grado di vederlo Tempo taceva, lassù vicino allOrsa, e Tano continuava a scandire lanno con i suoi clic scannerizzati. Arrivò anche la fine del 2000, senza che Tempo e Tano si fossero parlati. Giunti allultimo giorno dellanno, a Tempo non parve vero di avere ottenuto una così facile vittoria: "Che cosa hai fatto, allora? Non dovevi sfidare la mia potenza?", disse a Tano "Lho fatto!" "Che hai fatto?" "Guarda il sito che ospita le foto: non vedi quanta gente, ora, riesce a vedere la Scintilla dellOrsa?" "Figurati! Loro non vedono niente! Sono solo attratti dalle immagini di un mondo che pensano di conoscere" "Credi?" "Sì. Sono sicuro che di me non hanno capito nulla" "Sbagli. Sono certo che qualcun altro ha visto la Scintilla dellOrsa nelle mie foto, e ha capito la sfida che ti ho lanciato. Ma se non sei convinto be ho altre frecce al mio arco. Ora mi fermo di nuovo: il 366esimo giorno è scaduto. Ma non è finita qui: ci ritroveremo, Tempo, vedremo chi saprà giocare meglio la prossima mossa." Così detto, Tano chiuse lo scanner e aspettò. Qualcuno, nel mondo dei clic virtuali, si accorse che il ballo col Tempo si era fermato Tano lo sapeva: qualcuno capiva, qualcuno riusciva a vedere. "Allora si chiedeva che faccio per vincere la nuova battaglia?" Tempo rideva sotto i baffi (li aveva lunghi e folti), soddisfatto: era convinto di avere sconfitto una volta per tutte chi aveva osato sfidarlo con una tsè 366 foto! Ma non si accorgeva, stando alle stellari altezze dellOrsa, che giù nel mondo, Tano lo aveva ingannato. Gli aveva detto "mi fermo di nuovo" e si era fermato, in effetti. Ma gli altri, quelli che osservavano i 366 clic virtuali, loro non si fermavano e, guardando e riguardando quelle foto, scoprivano pian piano, dietro le cose ritratte, ciò che la Scintilla mostrava anche a loro. Ed ecco, Tano si preparava a lanciare una nuova freccia contro Tempo: un giorno si alzò, andò da un corniciaio e gli disse: "Mi servono 366 cornici" Poi tornò a casa e, a una a una, riprese ancora una volta tutte le foto e le incorniciò, ognuna con la sua "data di scatto". La piccola Scintilla di stella dellOrsa stava benissimo racchiusa in quelle cornici nere. Quando furono tutte pronte, Tano scese nel mondo reale, prese chiodi e martello e riempì le pareti di due stanze con le 366 facce di Tempo ma gli tirò un ultimo scherzo, nellappendere le foto: le mischiò tutte così che anche Tempo non capì più niente, mentre le storie, le scintille, i sogni e i ricordi catturati dai clic si componevano senza il Suo controllo, a caso, a seconda di come si girava chi andava a vederle, a seconda di come Tano le aveva pescate dalla scatola per appenderle. "Accidenti, mi ha di nuovo beffato, questo Tano pensò Tempo quando vide che altre persone cominciavano a ballare sul ritmo di Tano Ma se pensa di avermi battuto è solo un illuso. Nessuno potrà mai capirmi davvero, e tanto meno catturarmi. Vero, Tano? Non penserai che sia finita così? Semplicemente appendendo 366 clic, per quanto singolari siano diventati no?" "No, Tempo, infatti non è finita così! Questi clic presto parleranno, poi si muoveranno poi chissà ho molte cose in mente. Ma non darti pena! Io ti ho sfidato, è vero, ma non perché voglio vincerti o catturarti. Ti ho sfidato perché voglio capire. Gli uomini hanno paura di te e non sanno apprezzarti se non quando devono dimenticare le loro pene. Io voglio dire a tutti che tu non sei solo da temere, che non porti solo vecchiezza e oblio. Voglio giocare, ballare, cantare e pensare con te, voglio raccontare chi sei a chi non ti conosce". A queste parole Tempo fu di nuovo spiazzato; tutta la sua voglia di lottare, di vincere e di annientare chi lo aveva sfidato svanì in un momento e, dalla stella dangolo dellOrsa, si chinò a guardare meglio Tano. Lo vide laggiù, con la testa rivolta verso lalto, che guardava in cielo per parlare con chi non vedeva. Allora Tempo abbandonò la sua superbia, scostò la stella che lo nascondeva e scese un po più in basso. Non poteva mostrarsi, certo; né gli occhi di Tano avrebbero potuto vederlo: erano occhi di uomo e Tempo, invece, era infinito. Ma scese lo stesso, e parlò a Tano più da vicino: "E inutile che io mi vanti della mia potenza con te, Tano disse Non cè merito nellessere ciò che si è, non cè motivo di orgoglio. Solo con i piccoli uomini superbi e presuntuosi, che si convincono di essere più grandi di me, vale la pena ostentare la mia grandezza. Ma non con te, non più. Non voglio più duellare con te, Tano; voglio camminarti di fianco, ora: non voglio più sfide tra noi, niente più scherzi per confonderti, niente più scherni per deriderti. Voglio stringere unalleanza con te, e cercare di non sottrarmi al tuo sguardo. Tu non potrai catturarmi, è vero, né coi tuoi occhi né coi tuoi clic. Ma potrai guardarmi un po più da vicino. Io non mi nasconderò: quello che riuscirai a capire sarà per merito tuo, quello che non comprenderai non sarà per colpa mia. Gli uomini che non si credono più grandi di quello che sono sono più grandi di quello che credono". Tano era incredulo e senza parole: udiva Tempo che gli parlava da vicino e non riusciva a credere che gli stesse offrendo una così straordinaria alleanza: "Vuoi dire che non sei più mio "nemico"?" "Sì, voglio dire proprio questo" "Lascerai che io tenti di capirti? Che cerchi di raccontare agli altri i tuoi prodigi?" "Sì" "Che cosa ho fatto per meritare questo regalo?" "Regalo? Io non ti ho dato nulla. Semplicemente non aggiungo altra distanza a quella che già ci separa, e concedo credito alla tua volontà e al tuo sguardo" "Tempo disse allora Tano tu non puoi immaginare quanto significhi, per un uomo, sapere che può avvicinarsi, anche solo di un po, con le sue forze, a quello che sta cercando. Tu non puoi capire che cosa voglia dire, per un uomo, poter credere che loggetto della sua ricerca non gli sfugge di proposito, sapere che non è ostacolato da una volontà più potente, che si beffa della sua debolezza. Ora che tu sei mio alleato, io sono il più forte degli uomini: sarai nei miei occhi e nei miei clic. E chi, fra gli uomini, riconoscerà qualche cosa di te in quello che io faccio, sarà mio Amico. Ma chi non vedrà nulla non potrà essermi nemico, perché non avrà armi con cui ferirmi". Mentre Tano diceva queste parole, due persone entrarono nella stanza e cominciarono a osservare le foto. Una di loro guardava, e pensava: "Che mondo cè dietro queste foto? Quanti mondi ci sono dietro queste foto!" Laltra vedeva e bisbigliava: "Sì, son foto Carine!" |