- SILVIA AMODIO nasce a Milano il 3 febbraio 1968. Si laurea in filosofia con
una tesi, svolta alle Hawaii, sulle competenze linguistiche dei delfini. Collabora come
giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, D di Repubblica,
lEspresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli
articoli con le sue foto. Negli ultimi tempi la fotografia dautore Ë divenuta la
sua occupazione principale.
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- Questo lavoro non è fatto solo con la macchina fotografica, ma anche con lamore,
la passione e tanta pazienza.
- Quello che sto facendo ha uno scopo preciso: avvicinare, attraverso lo strumento
fotografico, il mondo animale a quello umano. Un lavoro zooantropologico, si potrebbe
definire, perché riguarda gli animali ma anche gli uomini. Lintenzione è di
indurre le persone a riconoscere, attraverso lincontro tra gli sguardi, la comunanza
di sentire tra luomo e gli animali. Suggerire allo spettatore di guardare da una
prospettiva diversa che mette in discussione il nostro antropocentrismo Euna
sfida sottile che si origina dallanima, non dalla ragione. Forse sarebbe più
semplice osservare immagini crude e di sofferenza per schierarsi dalla parte dei più
deboli. Ma non voglio creare turbamento, vorrei piuttosto riuscire ad evocare una sorta di
immedesimazione, di affinità, di empatia.
- Giraffe, zebre, ippopotami e rettili vengono ritratti come fossero persone. I loro occhi
ci guardano, gli sguardi oltrepassano lobiettivo e arrivano a noi creando un
legame simbolico, una continuità tra le due specie.
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- Ho iniziato ad osservare gli animali fin da bambina, mi piaceva appostarmi in un angolo
per ascoltare i loro versi, percepirne gli odori e provare a capire i loro comportamenti.
Avrei voluto più di ogni altra cosa al mondo riuscire a parlare con loro, avere un canale
telepatico che mi permettesse di decodificare i loro pensieri. Non avevo dubbi: gli
animali pensavano e mi parlavano, in qualche modo.
- Il mio gioco preferito era sentirmi parte di essi, entrare nei loro corpi, immaginare di
muovere la coda, le zampe, le orecchie. Più di tutto mi piaceva chiudere gli occhi,
concentrarmi intensamente e pensare di essere un elefante.
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- Ritrarre gli animali significa per me entrare in sintonia con loro, riuscire a
prevederne i comportamenti. Non scatto a ripetizione confidando nella fortuna, preferisco
attendere, anche un giorno intero, lespressione che mi piace. CosÏ il tempo
acquista un valore importante, Ë parte della fotografia stessa, impone la riflessione. E
lattesa assume un significato romantico.
- Gli animali che fotografo sono generalmente selvatici, diffidenti per natura: solo dopo
essere stata accettata posso scattare una fotografia. E un momento magico: click, un
semplice gesto crea un ponte, anche solo per una frazione di secondo, ma
quellattimo, grazie alla fotografia, Ë mio per sempre.
- E questa la fotografia che amo, o meglio questo modo di fotografare: discreto, non
invasivo ma che mi permette al tempo stesso una straordinaria intimità con la natura.
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- Curo con attenzione linquadratura e cerco di osservare bene il mondo dietro al
mirino, ciononostante, alcuni dettagli mi sfuggono, ma non fa niente, la fotografia
congela la realtà e va oltre: in camera oscura ritrovo quello che ho visto e anche molto
di più. Il piede dell ippopotamo sembra un fiore disegnato da un bambino, la
giraffa sembra sorridere, lorecchio del rinoceronte ha la forma di una calla. Dentro
i loro occhi ritrovo lo sguardo di quandero bambina e vedo un mondo pieno di
malinconia: la malinconia, non so perché, E' parte della mia fotografia, Ë uno stato
danimo che mi piace, ha un sapore agro-dolce. Si dice che gli occhi siano lo
specchio dellanima.
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- Credo che ogni animale abbia una propria personalità.
- Ho quindi cercato di rafforzare questo concetto attraverso una stampa che rendesse le
fotografie dei pezzi unici. Utilizzo un antico metodo artigianale: stendo una speciale
emulsione su dei fogli da incisione che vengono poi impressionati come normale carta
fotografica. In questo modo le opere, grazie alla porosità della carta e alle
caratteristiche dellemulsione, si pongono al confine tra pittura e fotografia. E,
per i loro contenuti, anche tra poesia, filosofia e scienza.
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