poesia


News da Luca  Bidoli
 
 
 

 

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Poesie di Giuseppina Molina

fotografie: Gaetano Fracassio

Giuseppina Molina, nata a Vigevano ove risiede tuttora, ha partecipato nel 1995 ad importanti premi letterari con significativi riscontri, come il Premio "Omaggio a Pirandello" e Verso il Duemila". Nello stesso anno le è stato conferito il riconoscimento "Leader, i Protagonisti". Nel 1996 ha ottenuto buoni riscontri ai Premi "Omaggio a Verga", "Omaggio a Goldoni", "Omaggio a Dante". Al Premio "Omaggio a Manzoni" ha ottenuto il Premio del Presidente della giuria. Nello stesso anno le è stato conferito il riconoscimento "Pegaso d’oro" e il Superpremio Argentina". Recentemente ha ricevuto un importante riconoscimento dall’Accademia Internazionale dei Micenei. Sue poesie sono state tradotte in varie lingue e inserite nei volumi dell’opera "Poeti Italiani nel Mondo", e figura in varie pubblicazioni antologiche di rilievo anche a carattere scolastico, come "La Poesia Contemporanea", Poeti per il Duemila", "Il Cuore della Poesia".
DA UNA PAGINA CHIUSA
 
Ventate di ricordi
trastullansi col cuore.
 
Le beffe di un amore…
eppur mi presto al gioco.
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CONSUNTIVO INTERIORE
 
Raccoglierò i miei stracci
raccatterò i miei cocci
ma sono troppo disastrata.
 
Se ppendo l’anima alla gruccia
mi appare un povero spaventapasseri
da una notte d’uragano strapazzato.

 

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SOLILOQUIO
 
Non ti smarrir nel viaggio
se un cerchio d’ombra
imponente carovana d’insuccessi
intorno al lucido sguardo
crea notte interminabile.
 
C’è sempre un lume acceso
alto sopra il deserto,
una stella per te.
 
Non ti stritoli il morso
di pesanti grandinate di dolore;
su le dighe del cuore
ghiacci d’inverno, abbandoni.
C’è sempre un tenero pulsare di ninfee
dopo il tempo dei geli;
nel tuo pozzo d’amore
festa di vita ancora.
Non ti assopisca il reiterato fruscio
degli ambigui ventagli dell’apatia;
fra l pieghe dell’anima
tele di ragno, veleni.
 
Non odi musica di usignoli
su la muraglia della tua sconfitta?
La vita ha sempre un canto di vittoria
se tu puoi credere.
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le rose della cina.jpg (18426 byte) Silvio Ramat
LE ROSE DELLA CINA
versi per la poesia e per i poeti
          (il più verde frammento)
 
Potessi anch’io guardarlo – come
gli appassionati lombardi e magari
i gardesani dell’opposta sponda –
in onda nel giorno promesso
coll’ombra non avversa che gli vagola
fra mento e gota, quel bambino
per tutti recitare
il più verde frammento il più totale
di nostra maggior musa - «Meriggiare...» -,
pallido no però assorto lui stesso
di quel tanto che lo fa diventare
di quel canto non solamente voce
ma fronda e mare, temerariamente.
 
20 settembre 1982
 
                       (la città dei poeti)
 
La città dei poeti, può darsi
(un approdo, un ritorno?), nel nonsenso
di una gimcana muta, roteando
macchine assurde svuotate di dentro
nel motore e nel cuore,
e su una sola, in un luogo che ignoro,
Raboni e io. E’ una piazza
A cerchio, di graniti
E marmi: potrebb’essere dove
Milano cede e quasi non è più
Milano. Marmi e un’immensa fontana
attiva che fa ponti e archi spruzzando
velando il freddo sconcio Novecento
dell’altra architettura.
Non prescrivono
le tabelle di bordo se a un punto
devieremo. La galassia del sogno
non dice chi di noi due porti il peso
della guida. Il sedile è pungente,
sobbalza, siamo forse sulle spine
di un sidecar,
ci fuggono
uccelli e foglie dalla destra riva
della fontana, ma ora è un fiume – poca
gente, mi dico, più ci si disira –
non sempre metamorfosi è delizia - ,
la città dei poeti entra nel marmo
riapre gli occhi nell’ambra di Milano
rarefatta sorpresa dall’alba.
 
Marzo 1982
                 (musica all’aperto)
 
Un manipolo contato
Di uomini. Previdente nessuno
Nel far fagotto. Ora mi mancano
In certe ore di vergogna.
Avanzano
A enumerarli le dita di una mano
Fino a oggi… Mio padre, non posso
Non vederlo. E Bartolo, e Ruggero,
poi velato alle loro spalle il più alto,
un Sergio indeciso se ami seguirli,
lui repleto di viva virtute –
tutti quanti uomini del regno
delle lettere, uomini che non dormono
sui guanciali perlati della forma…:
li sento
che ogni tanto mi leggono, non chiedo
da loro approvazione o indulgenza,
ma è difficile averne consigli,
da come osservano, straliciati da tutto,
accennando che niente è giusto, niente
di quel che è detto o taciuto,
mi spiegano,
profusi da un qulsiasi
vaso di cera forte dove smaniano
torce e torce
nei riti della musica all’aperto.
 
Luglio 1981

HOTEL RIVIERA
poesie d'affetto e d'occasione
    MAURIZIO CUCCHI    Hotel Riviera.jpg (19489 byte)
HOTEL RIVIERA
 
 
Calcando terra, davanti al lavandino,
c’era una roccia fluida,
una madre o una sposa,
un albero davanti al mare,
nubi volanti…
Mi fermo in una stanza desolata
Dove finisce il viaggio.
Sono all’Hotel Riviera,
tra i camion e le giostre,
osservo l’acqua piatta,
passa la scia dei canottieri.
 
(1994)
 
 
GATTA GIGIA A NATALE
 
 
Gigia è così morbida,
si arrampica sul maglione
e poi vola sullo scovolino.
Un mangiafumo d’olio rosa
E un enorme materasso di piuma
Sul tavolo, scoperto da un bambino.
Tra gelo e caldi fiati
Le nostre quattro capriole
E uno strusciarsi al mattino.
 
(1993)
PAPERINO
 
Becco amico di nove anni
bronciaccio buchetti e giallo
non ho più sdraia e felice balconcino
e nemmeno papà, per te
marinaretto zitello.
 
(1984)
 
PENTESILEA
 
 
Dolce pasto mattutino ai cani
E miele sulla cappa di cucina
Acacia millefiori tiglio.
Però che denti aguzzi
E che mastini che hai…
Ma come fai
A sbrodolarti così il mento
Di un po’ di petto e sangue
E di brandelli le mani?
 
(1990)
LUNA
 
 
Dormivo giovane, profondamente.
Già, nel mio Atlante
Nessuna traccia della luna,
e tanto meno nella mente.
Storici magatelli,
rimbalzavate soavemente.
Inoltrarsi è il mio sogno, è il pane.
Eppure lì, dall’argento al catrame,
la luna non mi assediava:
 
falot, falotte,
nulla, confesso
adesso me ne importava.
 
(1989)