C A P I T O L O I V

 

L’IMPATTO DETERMINATO

DELLA GRANDE GUERRA

 

Sebbene un diffuso entusiasmo per la guerra fosse presente in tutti i paesi coinvolti, esso assunse toni ed espressioni particolarmente forti in Germania. La guerra costituiva un’occasione per dare sfogo alle tensioni politiche anteguerra, rompere le rigide consuetudini sociali, dar voce agli istinti aggressivi a lungo soppressi e ottenere l’agognata coesione sociale.

L’entusiasmo per la guerra contagiò tutti, compresi intellettuali come Herman Cohen e Paul Natrop, che sarebbero poi stati colleghi di Heidegger all’università di Marburgo. Prima della guerra, parlando dello sfruttamento operato dal sistema capitalista della classe operaia, Cohen e Natrop concordavano sul fatto che "la discrepanza tra la realtà della vita nell’età industriale e gli ideali di una "kultur" umanistica dev’essere, se non completamente eliminata, per lo meno fortemente ridotta".

Allo scoppio del primo conflitto mondiale, professori e intellettuali interruppero la loro critica delle condizioni interne in Germania e assunsero l’atteggiamento fichtiano di difensori spirituali della patria tedesca. Un commentatore nota che Natrop e Cohen:

"Utilizzavano la loro filosofia neokantiana nel tentativo di conferire un senso alla conflagrazione in corso. Entrambi avevano partecipato alla formulazione di quelle che divennero note come "le idee del 1914", ossia l’impegno per la costruzione di un’alternativa filosofica a quella che, innumerevoli intellettuali tedeschi vedevano come l’ideologia della rivoluzione francese e la "dottrina inglese di Manchester". Paul Natrop in particolare svolgeva un ruolo di primo piano in questo movimento. I suoi "Kriegsschriften", un tentativo di mettere Kant e la filosofia al servizio della causa tedesca, erano molto letti in Germania negli anni della guerra".

Natrop sosteneva che sul fronte orientale la Germania si trovava di fronte le arretrate e moralmente inferiori masse russe, mentre ad occidente aveva le potenze materialistiche, individualistiche e razionalistiche rappresentate da Inghilterra e Francia. La "sacra missione culturale" della Germania "avrebbe dovuto consistere nel preservare l’anima (Seele) tedesca da queste forze estranee ed alienanti. Nel suo celebre libro "Krieg und Aufbau" (Leipzig 1916) Scheler ha tessuto le lodi a questa missione.

Col progredire della guerra, la sua posizione divenne meno nazionalistica, più moderata, preda tuttavia così come molti altri del fervore e del pathos del momento.

La sconfitta della Germania non aveva fatto altro che esacerbare le tensioni sociali precedenti la guerra, in particolare il conflitto tra l’ala sinistra delle masse industriali e la piccola borghesia, la classe media e le componenti reazionarie. Hitler stesso aveva notato come la guerra avesse prodotto un importante risultato: aveva screditato quella parte corrotta della borghesia che aveva impedito quelle misure necessarie alla rigenerazione della Germania. La repubblica di Weimar rappresentò l’ultimo e disperato tentativo di istituire una democrazia di tipo occidentale.

Esso però era destinato fin dall’inizio a fallire. Per i conservatori, i reazionari, i socialisti, i comunisti, Weimar era soltanto un espediente, un provvisorio in attesa che si verificasse la rivoluzione (di destra o di sinistra). L’assassinio di Rathenau rappresentò un tragico segno del destino della repubblica. Egli si era fatto portatore della speranza che la Germania potesse riuscire nel realizzare la grande sintesi tra un industrialismo estremamente dinamico e una cultura altrettanto raffinata, tra il dominio della meccanizzazione e il regno dello spirito.

Friedrich Dessauer, un ingegnere, nonché una delle figure di spicco nello "Streit um die Technik", condivideva l’idea secondo cui il capitalismo puro, orientato al profitto era responsabile del pervertimento delle potenzialità creative, volte al servizio della tecnologia industriale. Molti ingegneri cercavano di fornire un quadro della tecnologia industriale come qualcosa di fondamentalmente affine alle produzioni di quei grandi artisti tedeschi che ebbero una gran parte nel processo di formazione della Gemeinschaft. In quanto opposto alle forze dell’americanismo e della cultura commerciale che corrodono lo spirito, argomentava il figlio dell’inventore del motore diesel, la tecnologia reca i segni, "le tracce di una razza più nobile, di istinti di vita più forti".

Si trattava di unire l’eredità idealistica tedesca con la capacità innata di sviluppo tecnologico del popolo tedesco, così da evitare il corso rovinoso, distruttivo che si è imposto in America e Russia.

Rifiutando gli ideali rivoluzionari che trovavano espressione sia nel capitalismo che nel socialismo, ed esaltando nello stesso tempo i ritrovati tecnologici (che molti avrebbero potuto considerare un prodotto del capitalismo liberale) in un appello alla costruzione di uno stato corporativo, autoritario, molti ingegneri tedeschi di fatti aderivano all’ideale, in un certo senso paradossale, del modernismo reazionario.

Come si mostrerà in seguito, Heidegger condivideva alcune di queste posizioni, tant’è che egli stesso invocava un nuovo ordine sociale non-liberale che avrebbe istituito nuove modalità di lavoro, tali da trasformare la natura stessa della tecnologia industriale.

Heidegger considerava la tecnica nell’ottica del pensiero politico antimodernista e perciò, soprattutto il primo Heidegger non la interpretava né come uno strumento neutro al servizio della realizzazione di determinate finalità, né come un segno dell’evoluzione dell’umanità ad un livello più alto, ma come un sintomo inquietante della fase finale nella storia del declino della comprensione della verità dell’essere.

Tuttavia, a partire dalla metà degli anni trenta cominciò a valutare meno negativamente la tecnica, ed i fenomeni legati alla tecnologia industriale. La missione che la Germania doveva intraprendere costituiva anche un’opportunità di andare incontro ad una trasformazione che avrebbe reso possibile un nuovo rapporto con la tecnica, un rapporto in cui l’operaio diventa un autentico produttore di cose, e non più uno schiavo delle necessità del processo di produzione tecnico. Già nel 1933 in un discorso pronunciato alcuni mesi dopo l’assunzione della carica di rettore Heidegger accennò a questa possibilità di una nuova relazione tra uomo e tecnica nella figura dell’operaio: "Le parole "Sapere" e "Scienze", "Operaio" e "Lavoro" hanno ricevuto un altro senso ed un senso nuovo. L’Operaio non è, come voleva il marxismo, il mero oggetto dello sfruttamento. La classe operaia (Der Arbeiterstand) non è la classe dei diseredati che si fanno carico della lotta generale delle classi".