C A P I T O L O I I
MODERNITA COME DESTINO?
Il pensiero di Heidegger, nel suo approccio con la modernità soffre, delle contraddizioni che affliggono buona parte del pensiero (neo)conservatore degli anni 20-30 in Germania. Queste divengono ancora più palesi dopo lavvento al potere del nazismo nel 1933. Come ha messo in luce Herf nel libro citato, in molti esponenti della cosiddetta "rivoluzione conservatrice", in particolare Jünger e Spengler e, anche se in maniera più velata, in Heidegger, è presente, in un contrasto spesso insanabile, una miscela di conservatorismo, autoritarismo (Führerprinzip) da un lato e radicalismo rivoluzionario dallaltro, di tradizionalismo e volontà di svolta e rinnovamento, per così dire di antimodernismo e postmodernismo. La presenza di tali elementi contrastanti ingenera in Heidegger una ambiguità di fondo, una contraddizione radicata nel profondo del suo pensiero e rimasta irrisolta che assume tratti peculiari nella sua interpretazione "tecnica" della modernità. Riguardo ad essa infatti due sono le tendenze che emergono nella riflessione heideggeriana e che di seguito cercheremo di illustrare. Levento (Ereignis) del dominio della tecnica non è, per Heidegger, il risultato di una aberrazione umana, ma affonda le sue radici in quella che è lorigine-fondamento della storicità occidentale, ossia loblio dellessere (Seinsvergessenheit), il quale non ha il carattere di uno sviamento, di una deiezione di tipo antropologico, ma è da pensare come sottrarsi, venir meno (Entzug) dellessere. LEssere stesso in quanto differenza tra la dimensione originaria dellente e la sua presenza come essente-presente disponibile allo sguardo, è secondo le parole del filosofo prescolastico Anassimandro, a cui Heidegger dedicherà una conferenza "ciò si ritrae in quanto si dischiude nellente". In questo senso lessere è il suo stesso oblio ed è proprio lessere come oblio, ossia come sottrarsi, a lasciare luomo alle prese unicamente con lente, offerto così alla sua manipolazione. Dunque sia la metafisica che la tecnica si devono pensare a partire dal ritirarsi dellessere: in altre parole, tecnica e metafisica sono fondamentalmente, nella loro essenza originaria, lessere stesso come Heidegger afferma chiaramente nel passo già riportato in cui si dice che "la tecnica è, in quanto alla sua essenza lessere stesso". Lessenza della tecnica, dirà altrove Heidegger non è nulla di tecnico, ciò che riconferma il senso della citazione precedente. Nella logica di tale interpretazione della storia dellOccidente come storia delloblio dellessere e nello stesso tempo dellessere stesso come storia, ossia come sottrarsi, appare a prima vista un controsenso il volersi opporre al regno della tecnica. Nella celebre intervista allo "Spiegel" ma anche altrove, Heidegger non si stanca di ripetere che la tecnica non è qualcosa che luomo può padroneggiare, dominare. Soltanto una grande svolta, un mutamento dei tempi, lapparire di una nuova epoca dellessere sarebbe in grado di produrre unautentica liberazione rispetto al dominio della tecnica planetaria. In ragione di ciò Heidegger ha potuto, nel confronto - scontro con tale dominio - fare appello ad una attitudine, ad una disposizione che egli chiama Gelassenheit (rilassamento o rilassatezza, altri hanno tradotto il termine con abbandono, che è anche il titolo dellomonimo saggio pubblicato da Heidegger nel 1959. Lintroduzione di questo orizzonte di significato da parte di Heidegger sembra stare ad indicare che latteggiamento più idoneo da assumere nei confronti del regno della tecnica sia quello, più che dellavversione o della deplorazione, quello della serenità danimo, del lasciar svolgere, dispiegare. Daltronde ci chiediamo come potrebbe non essere così, dato che la tecnica nella sua essenza coincide con lessere. Si tratta, in definitiva, piuttosto che di contrastare lo scatenamento della tecnica a livello planetario, opponendogli magari forme politiche o giuridiche appropriate, di accompagnarne il compimento, di assecondarlo. In questo modo la ricerca di un sistema politico capace di corrispondere alletà della tecnica, adeguandosene alle esigenze, si può iscrivere nel contesto di una interpretazione della tecnica come qualcosa che nella sua essenza non è che lessere stesso. Occorre tuttavia, ciò detto, cercare di comprendere, come nel pensiero di Heidegger abbia potuto prender corpo una linea interpretativa divergente a questa, ispirata dalla volontà ferma di opposizione alla tecnica. Linterrogativo che si pone è perché tentare di contrastare lo sradicamento e lomologazione del mondo causate dalla tecnica tramite un suo ricollocamento nellalveo di valori del suolo, della tradizione, della comunità quale teorizzata dallideologia völkisch? Non è forse questa reazione contro la modernità in contraddizione con la Gelassenheit, con labbandono come lasciar essere una pulsione volontaristica che riafferma quella soggettività a proposito della quale era stato messo in luce il carattere metafisico e prospettata la necessità di un suo superamento? Mentre sul piano delloblio dellessere, il culmine, del quale è raggiunto con il compimento tecnico della modernità, Heidegger esclude qualsivoglia interpretazione del medesimo, così come del declino ad esso collegato, nei termini di un errore imputabile al soggetto, nellintroduzione a "Che cosè metafisica"? il modo in cui la metafisica pensa lente, dimenticando lessere ma è allorigine delloblio stesso, è presentato come lostacolo che impedisce alluomo di realizzare pienamente la sua essenza, cioè secondo la nota espressione della "Lettera sullumanismo", diventare "pastore dellEssere". E proprio qui che risiede la difficoltà: in che senso loblio dellessere può essere concepito come ostacolo se lessere stesso è il suo oblio? Loblio pare ora un ostacolo che si estende al di fuori della sfera dellessere e che va superato. Ma se così è, si riprospetta la necessità di una soggettività fondatrice, in grado di produrre una volontà da opporre alla radicalità della tecnica e delloblio, così da creare le condizioni per il rammemorare (Andenken). Non si tratterebbe più allora di portare a compimento la modernità, ma altresì di rimuovere ciò che fa da ostacolo al pensiero rammemorativo, al pensiero come memoria dellessere: in questo senso si ripresenta lantimodernismo, che diventa anzi una componente indispensabile in questopera di rimozione, distruzione e rammemorazione. La metafisica presenta quindi un duplice volto: da un lato impone un ostacolo al pensiero che intende rammemorare lessere, ma dallaltro, in quanto ontologia è proprio la metafisica a porre la questione dellessere. La storia dellessere appare così la storia di un doppio oblio, quello dellessere e quello delloblio stesso, in quanto dellessere si continua a parlare seppure in termini di ente. Così lo scatenamento della tecnica, che è in realtà un sintomo loblio dellessere, contribuisce a coprire, a celare tale oblio creando le condizioni, tramite lillusione di unassenza di indigenza (Not), per la più grande indigenza: quella di unumanità che non si interroga più sul senso del suo operare. Heidegger dice nella intervista che ciò che lo inquieta maggiormente riguardo al mondo della tecnica, è il fatto che "tutto funziona" e che "il funzionamento spinge sempre oltre verso un ulteriore funzionare", senza che nulla sopraggiunga a interrompere questo meccanismo di funzionamento, così da condurre a interrogarsi sullessenza della tecnica. Similmente in "Oltrepassamento della metafisica: "Il dolore che occorre innanzitutto provare e sostenere fino alla fine è il comprendere e sapere che lassenza dellindigenza è la più grande e più nascosta indigenza, che solo dalla distanza più estrema si fa sentire su di noi. Lassenza dellindigenza consiste nel credere di tenere in mano e di conoscere il reale e la realtà e che cosa sia vero, senza che si avverta il bisogno di sapere dove dispieghi il proprio essere (west) la verità". La tecnica dunque, in virtù dellillusione di dominio che essa stessa non cessa di creare e rafforzare, contribuisce a coprire, mascherare il ritirarsi dellessere (che nel proseguimento del brano citato Heidegger chiama "nichilismo" nel senso di abbandono dellessere, "Seinsverlassenheit"). Il ritirarsi dellessere è perciò ciò che sta alla base del dominio della tecnica. A questo punto allora è chiaro che il primo compito del pensiero diventi quello di esaurire le possibilità del compimento in senso tecnico della modernità, addirittura entro certi limiti di favorirlo, affinché luomo riesca a porsi in un rapporto adeguato con lessere della tecnica, di cui il nichilismo connesso la tecnologizzazione del mondo è la manifestazione peculiare. Per lHeidegger del 1966 sta in questo nodo problematico il senso, il motivo delladesione al nazismo, il quale è andato in quella direzione" (ossia ha ricondotto luomo dallillusione dellassenza di indigenza allindigenza, "Notlosikeit), il brano completo suona: "Io non vedo la posizione delluomo nel mondo della tecnica planetaria come una sventura inestricabile ed inevitabile, anzi: vedo proprio il compito del pensiero nel dare mano, nei propri limiti, affinché luomo riesca innanzitutto a conquistare un rapporto sufficiente con lessenza della tecnica. Il nazionalsocialismo andava bensì in questa direzione, ma questa gente era troppo sprovveduta dal punto di vista del pensiero, per ottenere un effettivo esplicito rapporto con ciò che oggi accade e da tre secoli è in cammino"). La valutazione heideggeriana del nazismo testimonia un atteggiamento conflittuale nei confronti della modernità da un duplice punto di vista. Le conquiste politiche della modernità infatti, prima tra tutte la democrazia, vengono per così dire neutralizzate, messe tra parentesi e questo sia per il fatto che occorrerebbe andare al di là della modernità democratica per poter portare a compimento le esigenze ineluttabili in quanto destino della tecnica, sia per la necessità di opporre alla modernità politica, a Est come a Ovest, le virtù di una tradizione più consapevole dello sradicamento e più capace di arginare il processo di uniformazione, omologazione del mondo. In una lettera Heidegger dichiara senza esitazioni che non ci si può aspettare alcunché da un sistema politico e culturale fondato sui valori dellautonomia, un sistema a cui andrebbe imputato il declino stesso dellEuropa. Heidegger si consacra a una critica radicale della modernità e cerca di individuare al di fuori di essa le basi per un suo superamento. Per questo risulta di estrema importanza interrogarsi oltre che sulloggetto di tale critica, la modernità, anche su ciò in nome del quale questa viene esercitata. Una parte della critica heideggeriana alla modernità come positività o positivismo tecnico poggia sulla identificazione della democrazia moderna intesa come risultato del processo di soggettivizzazione del mondo con luniverso, la sfera della tecnica. Di qui lideale, più o meno esplicito di un ritorno al mondo premoderno della tradizione dellOccidente. Tuttavia, come si è già fatto notare, lanalisi filosofica di Heidegger si spinge oltre, fino a rintracciare nella democrazia moderna e nel mondo della tecnica, fenomeni, modalità fenomeniche che si iscrivono in un medesimo quadro storico-culturale: quello della cultura della volontà, della volontà di potenza come volontà di volontà che costituisce l'essenza, il tratto centrale della metafisica. Questo aspetto della critica di Heidegger alla modernità ha indotto molti interpreti a superficiali, quanto infondati accostamenti con certe correnti del pensiero marxista in particolare, con la decostruzione di Adorno e Horkheimer del "mondo amministrato" (verwaltete Welt), caratterizzato preminentemente dalla cultura di massa, sbocco inevitabile dellaffermarsi della ragione tecnica come "ragione strumentale". Anche presso questi autori, tale mondo amministrato non è che il mondo che risulta dallevoluzione della metafisica della soggettività, che raggiunge il suo apice nella logica hegeliana. Ma è proprio qui che le strade di Heidegger e dei francofortesi divergono inequivocabilmente. La critica viene infatti presso questi ultimi sviluppata in nome e in vista di un avvenire concepito come ragione obiettiva e non in nome di un passato, di unorigine o tradizione da recuperare o per usare il termine di Heidegger, rammemorare (Andenken). La cultura di massa viene sì descritta in termini di alienazione, ma anche di padronanza, in termini di pseudorazionalità così come di razionalità compiuta. Ciò evidentemente, poiché in costoro è presente la speranza, di derivazione marxista, in una riconciliazione delluomo con sé stesso, nel quadro di una società priva di classi e di contraddizioni. Al contrario, in Heidegger, il progetto di decostruzione della metafisica della soggettività porta a far ricondurre il liberalismo e il comunismo o il marxismo in un unico modello interpretativo, tanto che queste due così diverse ideologie o filoni politico-culturali appaiono agli occhi del filosofo tedesco come i due volti possibili, le due maschere, luna individualistica, laltra collettivistica, della stessa sfera di dominio della tecnica: "Russia e America rappresentano entrambe, da un punto di vista metafisico, la stessa cosa: la medesima desolante frenesia della tecnica scatenata e dellorganizzazione senza radici delluomo massificato". Tali due sistemi appaiono poi ad Heidegger accomunati anche "dall'illimitato pressappochismo di ciò che risulta sempre uguale e indifferente" e dal "predominio e linvadenza di cose che attaccando ogni valore, ogni spiritualità capace di misurarsi col mondo, lo distruggono e lo fanno passare per menzogna". Lanalisi del bolscevismo e dellamericanismo, come si vede, è effettuata a partire da una stessa prospettiva di lettura, quella della storia-destino (Geschick) dellessere, per cui Stati Uniti e Russia sovietica vengono considerati come due incarnazioni esemplari del dominio della tecnica e delle conseguenze delloblio dellessere. Il tema heideggeriano della difesa dellEuropa e in particolare della Germania dalla morsa delle due ideologie (Weltanschauungen), espressioni della volontà di volontà e quindi del nichilismo, è strettamente connesso con il quadro sopra delineato. La Germania, cuore dellEuropa, "impero di mezzo" ha compito di condurre una lotta destinale contro tale morsa soffocante. Heidegger parla addirittura della "missione storica del nostro popolo considerato come centro dellOccidente". Ne va della difesa della Germania e dellOccidente dal pericolo costituito dalla "minaccia dello sradicamento", minaccia che in certi paesi ha già dispiegato il suo devastante potenziale di annientamento. Questa lettura unidimensionale della modernità e delle sue manifestazioni politiche comporta una critica della democrazia e dellumanismo come tali. Se ogni pensiero che pensa per valori rappresenta unespressione della soggettivizzazione, non sussiste più alcuna distinzione tra letica o i sistemi che si fondano su un certo ethos (per es. democratico) e il nichilismo, come compimento della metafisica nellepoca del dominio della tecnica. Heidegger si trova così a sussumere sotto letichetta di filosofo e filosofie politiche della soggettività, altrove denominati umanismi, correnti di pensiero, visioni del mondo quanto mai eterogenee come lilluminismo, il romanticismo, lidealismo, lindividualismo liberale, il capitalismo, il marxismo e dopo la guerra anche il nazismo e il fascismo. Fin dai corsi universitari del 1929-30 Heidegger mette in stato daccusa lumanismo dellIlluminismo, tacciandolo di antropocentrismo. In questi corsi Heidegger prende in esame il rapporto tra umanità e animalità, stigmatizzando la pretesa delluomo di essere assurto a signore del mondo, tramite la riduzione del mondo a sua rappresentazione, così da farne un oggetto di manipolazione, così come linnalzamento delluomo da parte delluomo stesso al di sopra di ogni altro ente (in particolar modo dallanimale) secondo lidea che solo a lui è riconosciuto il privilegio di pensare lessere e di esserne il diretto agente. Heidegger polemizza duramente contro la pretesa della soggettività (quale prende forma a partire dallilluminismo) in quanto espressione della coscienza e volontà, di ricostruire, rifondare il mondo, facendo tabula rasa della tradizione precedente. Qui Heidegger contrappone allillusione del soggetto della Aufklärung di istituirsi come fondamento, per mezzo di un azzeramento del suo rapporto costitutivo con lessere una concezione di stampo romantico che pone la filosofia, la religione, la lingua come aspetti della dimensione autentica (produzione) della vita in quanto vita dellesserci (Dasein). La contrapposizione tra ragione e vita, tra, per citare uno dei tanti temi, diritto razionale e diritto naturale si risolve a favore degli ultimi. Anche in seguito Heidegger contrapporrà alluniversalismo illuministico, giacobino, la nozione romantica di Volksgeist, quale manifestazione di una ben determinata storicità di un popolo, radicata in un suolo, in una patria (Heimat). Allastrattezza dellidea di universalità e dellidea di uomo ad essa collegata si oppone la concretezza di un Dasein che nasce vive e muore in un tessuto storico concreto, che opera in una comunità di popolo caratterizzata, da valori comuni, e totalmente propri peculiari, non interscambiabili con altri, dunque autentici. Questa nozione di storicità, così come quella di Dasein sono centrali nel capolavoro giovanile di Heidegger, "Essere e tempo", e continueranno poi ad esercitare un influsso non trascurabile negli scritti successivi. Nellevoluzione del pensiero di Heidegger, a seguito della cosiddetta "Kehre" o svolta nella metà degli anni 30, si assisterà a uno spostamento dellinterrogazione dal Dasein al Sein, dallesserci allessere, ma ciononostante leco di quella che possiamo definire, fin da "Essere e tempo" una "ontologia vitalistica" continuerà a farsi sentire sia pure in toni e sfumature diverse. Un influsso notevole tale nozione la esercita sulla concezione di individualità. Se nella cultura illuministica lindividualità, lidea di individuo tendeva ad identificarsi con quella di persona (lindividuo come singola persona), nella cultura romantica, di contro lindividualità autentica è quella che designa una comunità nazionale, la sola in grado di conciliare luniversale, la totalità sociale con il particolare con lindividuo. E allora evidente che per Heidegger lideologia illuministica dei diritti delluomo si configura non solo come ideologia soggettivistica e individualistica, ma addirittura come una astrazione priva di vita. |