Io e Orso Fiacco, esperienze e storie, senza pretese.

 

 

"La Festa…! (l’evento)"

 

Finalmente era arrivato il giorno tanto atteso.

La mattina al Circolo c’era un’aria strana, sembrava che tutti, dai più giovani al più anziano, non vedessero l’ora di andarsene, probabilmente, l’idea di passare una serata diversa dal solito, stava già contagiando tutti, e chi per un motivo, chi per un altro, stavano lì dentro, ciondolando, un po’ svuotati da pensieri e tensioni, come imbambolati.

<<Allora che banda è…!>>, all’improvviso, dalla porta del Circolo, si sentì la voce di Orso Fiacco, lui si era "materializzato" come per magia, in realtà il suo arrivo era stato annunciato dal rumore della sua vecchia moto, sempre funzionante anche dopo tante avventure.

<<Che facce…! Che vi è successo?>> esclamò con un’aria quasi infastidita, <<Ma come, stasera c’è la festa e voi fate ste facce?>>, il Gori rispose, <<Ridi, ridi, un c’è corrente, la bolletta quelli della fattoria non l’avevano più pagata, e stamani il Rossi ha visto l’operai a mettere il sigillo al contatore…!>>.

Orso Fiacco crollò a sedere sulla sua panca d’angolo, con la testa fra le mani mentre dalla sua bocca usciva un irripetibile borbottio.

Già, l’azienda dell’elettricità, aveva chiuso il contatore e quindi niente corrente, niente festa, fallimento totale!

Io mi misi a sedere con gli altri intorno al tavolone, sinceramente nessuno aveva voglia di dire niente, ma qualcosa bisognava fare, la spesa, gli inviti, gli invitati, e poi tutta quella smania di preparare e di far bene che c’era presa, tutto non poteva finire in quel modo.

<<Ma possibile che qui un si conosce nessuno pe risolve sto problema, nessuno conosce uno dell’azienda elettrica…?>> e di seguito <<O Rossi, ma chi erano quegli operai, possibile che tu non conosca nessuno di quella gente…? Conosci mezzo paese, sta a vede’ che quelli erano nell’altra metà!>>.

Con quelle parole, Orso Fiacco, aveva fatto rinascere il sorriso in bocca a qualcuno di noi, in fondo la situazione era disperata, quindi, tanto valeva affrontare la cosa con un po’ d’ottimismo, almeno non ci saremmo abbattuti più di tanto.

Il cugino del Muzzi, che lavora in Comune disse <<Io uno che lavora nella squadra degli operai lo conosco, ma non so se oggi è al lavoro, forse è in ferie…>>, Orso Fiacco, scattò in piedi e battendo le mani sul tavolo <<Allora che s’aspetta, telefona d’urgenza…!>>.

In tutti noi cominciò a rinascere una minima speranza, di poter portare a termine quel progetto che tanto ci aveva impegnato negli ultimi giorni.

<<Pronto so Roberto, c’è Mario…?>>, tutti intorno al cugino del Muzzi ad ascoltare quella telefonata…<<Ah, si ho capito…, oggi è al lavoro, è andato a staccare i contatori…, si ho capito…>> Orso Fiacco e gli altri facevano dei versi e delle smorfie che sembravano maschere di carnevale…, e continuamente facevano segno al cugino del Muzzi di sbrigarsi e farsi dare il numero del cellulare di Mario <<A casa tutto bene…>> continuò il cugino del Muzzi, beccandosi qualche scapaccione <<…Meglio così, ma che per caso non mi può dare il numero di Mario…, grazie, aspetti che prendo carta e penna…>> in due secondi arrivarono otto tra penne e matite ed alcuni fogli di carta…<< Sì mi dica… 0338, sì 4825…, grazie, saluti e mi scusi…!>>.

La fortuna sembrava dalla nostra parte, Mario, era proprio di quella squadra che facevano gli interventi per staccare i contatori.

Subito ci attivammo per rintracciarlo, telefonate a tutti per organizzarci e per cominciare a mettere in moto tutta l’organizzazione, io e Orso Fiacco, montammo in moto e via alla ricerca di Mario.

Le indicazioni del Rossi erano dettagliate, il pulmino della squadra dell’azienda elettrica era verso il fiume e stava facendo il giro di tutte le fattorie ed i casolari della zona, sicuramente facendo il giro opposto li avremmo trovati, in fondo erano passate solo un paio d’ore da quando il Rossi li aveva visti.

Subito si formarono altre squadre, tre o quattro coppie di "segugi" partirono dal Circolo alla ricerca di Mario e gli altri cominciarono a mettere in moto la "macchina organizzativa per la festa", tanto ormai, meglio una figuraccia ed una pizza tutti insieme che stare lì a piangersi addosso.

Nessuna notizia, i cellulari erano silenziosi, ad un certo punto, vicino al poggio della Cesa, io ed Orso Fiacco vedemmo un pulmino dell’azienda elettrica, la moto, anche se vecchia, ruggì e con un guizzo degno di un bolide da gran premio, in pochi istanti raggiunse il pulmino.

Orso Fiacco con una manovra azzardata, vi ricordate il telefilm "CHi’Ps", quello dei due poliziotti motociclisti californiani, tagliò la strada al pulmino bloccandolo.

<< Brutti delinquenti…! Ma che siete pazzi, io so a lavoro, mica a divertimmi! Se un vi levate vi do una palata in capo…!>>, avevamo trovato Mario.

Orso Fiacco scese con calma dalla moto, sembrava Alberto Sordi quando faceva il vigile urbano, lasciandomi lì sulla strada, si avvicinò al pulmino ed io vidi che parlava con il "nostro uomo", in maniera abbastanza agitata.

Vedevo che Mario, continuava a dire di no con testa, e lui che scrollava la testa e stringeva le spalle.

Dopo alcuni minuti Orso Fiacco tornò alla moto con aria sconsolata, non ebbi il coraggio di chiedergli niente, ma poi mi feci forza e dissi <<Allora…?>>, Orso Fiacco sorrise e disse <<Tutto a posto, solo che m’è toccato invitarlo con altre cinque persone, tre coppie per fortuna…!>> si mise a ridere e io pure, <<Dirà che per oggi non ce l’ ha fatta a staccare il contatore e che lo farà domani mattina o forse Lunedì>>.

Il cellulare di Orso Fiacco in breve diventò rovente, e in pochi minuti tutti ebbero la notizia.

Quelli che erano andati al casolare a fare le pulizie finali, ci confermarono che la corrente elettrica era tornata e che tutto stava andando per il meglio.

Beh…! Che dire, l’avevamo scampata bella, più tardi tornati al Circolo, ci rendemmo conto che quant’era successo, aveva cementato ulteriormente l’idea della festa e la nostra amicizia, in effetti, eravamo proprio una bella squadra e l’aver affrontato quell’imprevisto tutti insieme, ce ne aveva dato una prova.

Quelli che erano al casolare ci comunicavano costantemente come si evolvevano le cose, richieste di materiali, di suppellettili, d’accessori, di lampadine e tutto quanto quello che poteva essere necessario e di cui ci si ricorda solo all’ultimo momento.

<<Il tagliere…, mi raccomando il tagliere, altrimenti un vi fo il battuto, poi se la pasta viene male un rompete tanto…!>> Sandrone, borbottando, chiedeva ogni genere di strumento da cucina, perfino una frusta di acciaio a fili grossi, perché, secondo lui, se fosse stato necessario fare una frittata, o una "carbonara" veloce, sbattere le uova senza quell’accessorio sarebbe stato impossibile.

Le ragazze ci avvisarono che sarebbero state puntuali, e che sarebbero andate, con le loro amiche, direttamente al casolare.

Erano già le 12:30, io, Orso Fiacco, Franco, Sandrone e il cugino del Muzzi decidemmo di saltare il pranzo ed andare a dare il cambio a quelli che stavano lavorando già dalla mattina presto. Un salto a casa a preparare gli ultimi dettagli, doccia, una borsa con due cose pulite dentro, giacca e cravatta, per i più tradizionali e roba sportiva "casual-country", come la definiva Orso Fiacco, per gli altri.

<<Allora come ci s’organizza pe anda’ su…?>> chiese Orso Fiacco, <<Io direi di prendere due o tre macchine, almeno se qualcuno vuole fa tardi è libero, che ne dite?>> risposi.

La proposta fu accettata e poco più tardi partimmo per il casolare.

<<Madonna che lavoro…?>> esclamò Sandrone vedendo quanto era stato fatto in nostra assenza <<Ma questo sembra un locale di quelli alla moda…!>>, continuò sorpreso, <<Ragazzi…, sono stupito, non mi sarei mai aspettato di vede’ una cosa del genere, pure i festoni e le candele sui tavoli…, e pure i tovaglioli piegati a ventaglio…, sono proprio, proprio….>>.

L’emozione che Orso Fiacco stava provando era grandissima, ed anche io fui sorpreso nel vedere tutta quella cura e quel gusto nel sistemare quell’ambiente che solo pochi giorni prima non era che un casolare semi abbandonato con delle stalle ed un magazzino.

Tutto pulitissimo, panche rifoderate e perfettamente stabili, tavolate addobbate e curate nei minimi dettagli, pareti arricchite con piatti decorati e mazzetti di fiori secchi, luci strategicamente disposte e dappertutto oggetti colorati che sembravano sempre stati li…!

<<Che meraviglia…!>> esclamai, e come Orso Fiacco, non riuscii a trattenere l’emozione, <<Siete stati eccezionali, veramente un gran lavoro…!>> continuai rivolto a tutti coloro che erano lì ad aspettare solo complimenti…, ad un tratto Orso Fiacco disse <<Certo, però, che potevate mette anche la musica già che c’eravate…!>> era una battuta e non appena finì di pronunciare quelle parole, gli arrivò addosso ogni genere d’oggetto e tutti ci mettemmo a ridere.

Sandrone si accomodò nel suo regno, la cucina, Franco si mise in salotto a pulire e stappare le bottiglie del vino ed a valutare quale fosse meglio per una portata o l’altra, io ed Orso Fiacco andammo al forno e cominciammo ad accendere fascine di legna…!

Quelli che erano stati lì fino a quel momento approfittarono del "cambio" ed andarono a casa a sistemarsi, per noi cominciò l’avventura.

Sandrone, dopo aver preparato tutto il possibile per fare la pasta, scese da noi, al forno, e vedendo che il calore era buono e che la legna stava bruciando in maniera uniforme, approvò il lavoro fatto, prese una sedia, la mise accanto al forno, puntò i piedi sulla parete lì accanto e poggiandosi con la schiena sulla spalliera e trovando un equilibrio sulle gambe posteriori della sedia, disse <<Ragazzi, tutto a posto, sugo fatto, carne già lavorata, contorni quasi pronti e bottiglie avviate…!>> era proprio soddisfatto, in poco più di due ore aveva fatto quasi tutto, e continuò <<Sapete, pensavo che ci fosse stato da fa' di più, invece s’è fatto presto…, ora datemi la mi bottiglia che mi curo il mi fornino e se volete sta qui a fa du chiacchiere bene, altrimenti fori dalle scatole…!>>.

Io ed Orso Fiacco restammo lì un altro po’, un pezzo di legno nel forno ed un bicchierotto di vino…, che soddisfazione…!

Nel giro di qualche ora cominciarono ad arrivare gli invitati, io controllavo gli inviti, e riscuotevo le quote per la cena, naturalmente ogni tanto chiudevo un occhio se qualcuno diceva di essersi "dimenticato…" l’invito, tanto avevamo previsto una ventina di posti in più e poi, se qualcuno aveva portato una ragazza, o qualcuna aveva portato l’amico, mica si poteva dirgli di no e poi mandarli via…!

Franco, al bancone-bar, spalleggiato da Orso Fiacco, si stava prodigando come un vero barista, gli aperitivi stavano andando benone …!

Un’insalatiera con un miscuglio di succo di pompelmo, spumante ed un qualcosa di rosso che faceva colore e dava una punta d’amaro al tutto, era un aperitivo inventato, casualmente, tempo addietro, quando, nella foga di preparare un qualcosa d’originale, questi ingredienti, caddero tutti insieme in una pentola.

Musica a tutto volume e via…, l’ambiente era già caldo, si cominciavano a vedere i primi approcci ed i primi gruppi, anche Mario, l’operaio dell’azienda elettrica, si stava divertendo come un matto e non perdeva occasione per ringraziarci di averlo invitato.

Le ragazze, Diana, Rina, Maria e le loro nuove amiche, facevano la spola tra una sala e l’altra, divertendosi a ballare e a fare confusione, ma senza perdere d’occhio l’organizzazione delle cose, nulla da dire, come delle vere padrone di casa.

La loro eleganza, ma senza strafare, la cura, e quel tocco di femminilità che per la prima volta sembrava tanto evidente, le facevano apparire decisamente carine e sembrare tanto diverse dalle serate al Circolo.

Orso Fiacco, dietro al bancone del bar, se la rideva, insieme a Franco, Monica ed Elisabetta erano lì a fare compagnia e ogni tanto davano una mano ai "baristi", alternandosi, a turno, con uno dei due, <<Chissà perché la Monica sostituisce sempre Franco e l’Elisabetta, Orso Fiacco, certo che voi donne se vi ci mettete siete proprio tremende…!>> dissi a Diana che era vicino a me seduta, <<Che ci vuoi fare, anche noi ogni tanto sappiamo qual è il momento di darsi da fare, cosa credi che stiamo sempre lì ad aspettare…?>>, rispose.

Sinceramente, tra la musica e la confusione, non afferrai bene il tono delle sue parole, ma non mi sfuggì quella punta di rimprovero e d’ironia, che sicuramente era rivolta a me.

<<Hai ragione, ma a volte prendere delle decisioni, non è facile, divertirsi va bene, e poi…?>> risposi, e continuai <<Poi tutto è soggettivo, ognuno vive le cose a modo suo, bisogna pensarci, che vuoi che ti dica…!>>, ero arrivato.

Quando pronuncio quelle parole, significa che sono all’angolo, magari vorrei dire tanto, forse troppo, o niente, insomma, lei anche se parlava d’altro, riusciva a comunicarmi cose che forse solo pensava, e come in un gioco di scacchi, mi dava la mossa, sapendo già quale sarebbe stata la mia reazione, decisamente una donna "intrigante" e tremendamente intuitiva.

<<Ora mi butto in terra e mi sporco tutto…!>> questa furono le mie parole, e lei intuendo il mio disagio, sorrise…, mi prese per mano e mi portò nel mezzo della sala a ballare.

Che devo dire…, se avessi avuto una bacchetta magica, avrei voluto risolvere tutti i miei problemi, avrei voluto eliminare tutti i pensieri e l’avrei abbracciata forte, ma quanta confusione avevo in testa, lei era comprensiva e tra una battuta ed un sorriso sembrava darmi delle indicazioni precise, che forse non erano per me come conoscenza occasionale, ma per me come uomo.

Che coppia, troppo simili, io mi comportavo con lei allo stesso modo, e cercavo di farle sentire che lei avrebbe potuto contare su di me anche e solo come amico…!

Tra un ballo ed una risata, tra un aperitivo ed una patatina arrivammo al momento della cena.

Andai a vedere come procedeva la cottura della carne al forno a legna, Sandrone era lì, sulla sedia, davanti a quello spettacolo di fuoco, che ormai, nel buio, sembrava un qualcosa di magico, con tutti quei bagliori e quel calore che si propagavano fino a qualche metro di distanza.

Ma…, lui non era solo…, c’era anche Laura, seduta su di una panchetta trovata chissà dove, parlavano di mille cose, lui aveva un "zinale" da cuoco che copriva i jeans e la felpa nera, lei una vestito corto, da "combattimento", e sopra un soprabito imbottito di quelli lunghi.

Sandrone, sembrava entusiasta ed anche Laura non era da meno, e credo che tra il vino, il forno e la situazione, quei due sentissero tutto meno che il freddo.

Facemmo spostare tutti nel magazzino-sala da pranzo, e dopo averli fatti accomodare, via con gli antipasti.

Io, Orso Fiacco, Franco, il cugino del Muzzi, e le ragazze, ci trasformammo in camerieri, su in cucina altri stavano preparando la pasta, secondo le indicazioni di Sandrone, che ormai era completamente partito e se ne stava con Laura davanti al forno, come se fosse stato in spiaggia.

Finito il giro degli antipasti e della pasta…, andammo in cucina ad aspettare il segnale di Sandrone per il prosciutto.

Nessuno di noi voleva disturbarlo, già era nervoso di suo, rompergli le scatole, mentre era con una donna, davanti ad un arrosto, avrebbe significato "guerra…".

Stavamo quasi per rompere gli indugi, quando per le scale sentimmo il passo e i soliti borbottii di Sandrone…!

Arrivato in cucina, con accanto Laura, oramai "cotta…" anche lei…, disse <<Ragazzi, il porco è pronto…!>>, e piombò lungo, lungo per terra, vinto dalla stanchezza, dal caldo e dal vino…!

Tra una risata ed un’altra lo tirammo su, e lo accompagnammo in camera, la Laura, dopo un po’ di tira e molla, ed essersi adoperata per preparare un the caldo a Sandrone, non trovò di meglio da fare che assumere il ruolo d’infermiera…!

Noi preparammo due porzioni di pasta e d’arrosto con contorno, ed addobbando un tavolinetto, che era a giro per il casolare, le portammo al cuoco ed all’infermiera, che stavano dialogando tranquillamente.

Intanto nella sala della cena, tutto procedeva per il meglio, Mario, continuava a farci i suoi ringraziamenti, e tanti altri, non fecero che complimentarsi della bella organizzazione e delle belle scelte da noi fatte menu, addobbi, ambiente e compagnia…, tutto perfetto…!

Spumante e torta, completarono la cena e poi tutti a ballare.

Ma prima di spostarci tutti nell’altra sala-discoteca, attendemmo il sigillo, il brindisi di Orso Fiacco, che in quel momento non avrebbe dovuto mancare.

Lui, sia per aver servito tutta la sera, che per aver assaggiato un po’ troppi cocktail, era diventato solo Fiacco, ma contentissimo sia per il successo, che per Monica, e sinceramente anche lei non era da meno.

Si alzò dalla panca ed alzando il bicchiere disse, richiamando l’attenzione di tutti <<Ragazzi, per favore…, un po’ di silenzio…, volevo ringraziare tutti, ma proprio tutti, per la bellissima serata, vorrei anche fare un brindisi, ma sarò breve…

 

Questa festa, è un successone,

grazie anche al buon Sandrone.

Ma non posso ora ignorare,

chi si è dato un gran da fare,

i ragazzi, le ragazze,

si so fatte cose pazze.

Pure Mario ci ha aiutato,

e perciò sarà lodato.

E ora sperando, che la luce un vada via

brindo al Circolo e a tutta la compagnia.

 

Grazie a tutti, … anche agli invitati…!>>

Ma perché quando Orso Fiacco fa i brindisi si commuove sempre…?

La serata era quasi alla fine, al bar, Franco ed Orso Fiacco, stavano distribuendo alcolici da "banco", precedentemente travasati in bottiglie più blasonate, ma la gente, non se né curava…, anzi, ogni tanto, qualcuno esordiva dicendo <<Certo che quando una cosa è di qualità si sente…!>>, Orso Fiacco e Franco, a queste esclamazioni rispondevano quasi in coro <<Vorrei vedere, mica si poteva fare brutta figura…, qui solo roba buona…!>>.

Non c’è nulla da dire la "Festa" era stata decisamente un successo, anche Marcone, come al solito s’era sistemato…, era insieme ad una brunetta gli occhiali, con un’aria intellettuale, che gli stava girando intorno da un paio d’ore, in fondo ancora una volta "i lenti" avevano fatto la differenza, altro che suoni da "scassa orecchie", per fare la differenza ci volevano i lenti, la vecchia mattonella, insomma quelle musiche che ti fanno ascoltare le parole di chi ti sta accanto.

Io continuavo a parlare con un gruppetto d’amici ed amiche, facevo un po’ di pubbliche relazioni e poco lontano, Diana ed il suo gruppo erano assorte in commenti e chiacchiere.

Ogni tanto la vedevo rivolgermi lo sguardo e tra un’occhiata ed un’altra, se si accorgeva che la stavo guardando anch’io, mi faceva le "linguacce", e chi ci capiva più niente, prima frecciate e battute e poi scherzi da adolescente, che tipo, decisamente, incredibilmente, assolutamente da "sdrucciolone".

Che è lo "sdrucciolone"...?

Beh, diciamo che da noi lo "sdrucciolone" è una specie di sbandata, un fulmine a ciel sereno che nove volte su dieci, finisce col lasciarti in testa una gran confusione e qualche bernoccolo, ma quell’unica volta, quell’uno su dieci che ogni tanto va a finire bene, allora le cose vanno via lisce come in quei racconti dove tutto è costruito apposta affinché nulla vada storto.

Ad un certo punto mi resi conto che la gente si era un po’ annoiata e tra la stanchezza e la confusione, molti stavano già prendendo la strada di casa, pensai che forse era necessario fare qualcosa e così mi avvicinai ad Orso Fiacco, che stava facendo il barista a tempo pieno <<E ora che s’inventa, la gente s’annoia, va bene che so’ rimasti pochi ed è tardi, ma mica si possono lascia’ così…?>> chiesi, lui senza scomporsi prese un paio di bottiglie di spumante, messe da parte in precedenza e disse <<Allora ora si fa il foco…!>>.

Spargemmo la voce ed in breve, un gruppo ben nutrito di persone si recò sull’aia del casolare e come durante una serata sul mare, raccogliemmo pezzi di legno e qualche arbusto, li accatastammo nel mezzo e poco dopo ottenemmo un bel falò, uno di quelli da chitarra e canzoni.

Le chitarre apparvero e le canzoni cominciarono, qualche coperta per coprirsi, un po’ di vino e lo spumante per darci un po’ di tono e per scaldarci un po’.

Continuammo così fino a tardi, anzi tardissimo e poi decidemmo che era l’ora di andarcene.

Orso Fiacco si avvicinò e mi disse <<Che soddisfazione, una festa così non l’avevo mai fatta, so’ proprio contento, e poi sai, anche la tipa mi sembra che si sia divertita, il fatto è che mi fo troppi scrupoli, in tutta sincerità, una così mi mette anche un po’ a disagio…!>>, <<Ma come, tu mi dai un sacco di consigli, io faccio affidamento su di te e sulla tua esperienza pluriennale e tu…>> esclamai in tono scherzoso, e lui sorridendo <<Ma che c’entra, io i consigli li do’ agli altri, mica a me stesso, in fondo spero sempre di trova’ qualcuno che me le dica ste du parole, ma solo qualche volta…!>>.

Che vi devo dire, ogni tanto, mi era capitato di vederlo un po’ "abbacchiato", ma per la prima volta, Orso Fiacco, il mio amico Orso Fiacco, mi fece tenerezza, una sensazione che lo fece apparire ai miei occhi ancora più simpatico ed umano di quanto ero abituato a vederlo prima.

Mi aspettavo uno dei suoi soliti foglietti, quelli con le poesie, ma sbagliai, anzi lui disse <<Caro mio mi sa tanto che se stasera il foglietto un me lo dai tu, io non c’ ho niente da darti, so proprio vuoto, mi girano pe la testa certe idee, che non ti dico…, essere sempre bravo, sempre buono, aiutare tutti, ma a me chi ci pensa…? Du palle…!>>.

La sue parole mi lasciarono abbastanza sorpreso, ma capii il suo sfogo, non l’avevo mai visto arrabbiarsi, non l’avevo mai visto fare uno scatto d’ira, e mi ero sempre chiesto perché, forse ora l’avevo capito, lui era proprio il tipo che nasconde tutto, e che tante volte invidiamo perché lo crediamo fortunato, soddisfatto, allegro, in poche parole senza problemi…!

Ma chi è veramente così?

Nessuno, decisamente nessuno, nemmeno Orso Fiacco.

Mi misi a sedere vicino a lui, sul muretto del cortile, era ormai notte fonda, tanti erano andati via ed altri, comprese le ragazze, se ne stavano dentro la casa e spizzicare qualcosa da mangiare o a mettere a posto le stanze.

Parlammo di tante cose, ma data l’ora e la temperatura, tornammo in casa anche noi, lui si era un po’ sfogato e sembrava perfino più allegro, ci mettemmo davanti al camino, dove c’erano anche Diana e Monica, e tra una parola e l’altra arrivammo al momento dei saluti.

<<Ah, se potesse parla’ sto caminetto quante né racconterebbe…, vorrei esse stato al su posto…>> esclamò Orso Fiacco, e le ragazze si misero a ridere, segno evidente che qualcosa che ci riguardava era nell’aria.

<<Allora, chi ci accompagna…? Le altre si sono già "sistemate", Betta è andata a casa con Franco e Laura fa l’infermiera…!>> disse Monica, sorridendo, Diana sorrise, ma non riusciva a nascondere il suo nervosismo.

<<Va bene, vorrà dire che vi s’accompagna noi, per me non ci so problemi, però t’avverto che la strada è lunga, buia, e io c’ ho tanta paura…!>> disse Orso Fiacco divertito, poi salutò tutti e con la Monica s’avviò alla sua macchina.

<<E noi che si fa…?>> dissi, intimorito dalla sguardo di Diana, <<Beh, si va anche noi…, che voi fa, sei o non sei il mio autista…?>> disse lei infilandosi il cappotto, << Eh…, che…, si va bene…, ma… e gli altri…?>> balbettai sentendomi più "tonto" del solito, fu una congiura, tutti risero e dissero in coro <<Noi ci s’arrangia…!>>.

<<Va bene, allora noi si va, ciao a tutti…!>>, dissi, sentendomi ridicolo…<<Guarda che non ti mangio mica…!>> disse Diana sorridendo, <<Peccato, io speravo, proprio, di si…!>> risposi in tono offeso, lei fece finta di tirarmi un calcio, mi prese sotto braccio e mi diede un bacetto sulla guancia.

Che tipo quella donna…, pensai alcuni istanti a tanti discorsi, a tante situazioni ed a tanti momenti trascorsi durante quella lunga giornata, mi sembrava che lei fosse stata sempre presente, anche se in realtà non era stato così.

Montammo in macchina e via.

Che successe dopo…?

Ma non vi posso mica raccontare proprio tutto…!