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Maurizio SACCHINI  è nato ad Ancarano (TE), ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte  di Ascoli Piceno, partecipa a collettive ad Ascoli  Piceno, San Benedetto del Tronto (AP) Teramo, fino ad arrivare alla personale  nel suo  paese natale: “365 Giorni” nel 1988.

 

Giovanni Prosperi

Sacchini attende, guarda verso l'alto e non è timidezza ma attenzione: chi ti guarda conta poco, conta chi si aspetta di guardare. 

Alvaro Valentini

Sacchini fonda la sua arte su una concezione spaziale atemporale, intesa come immensa riserva di energia cosmica. i dipinti, specie quelli materici, rivelano come d'incanto sensazione di fondo


Lucio Del Gobbo

Le linee e il segno aprono le visioni di Sacchini ad una spazialità sorprendente, introducendole in
dimensioni extratemporali e metafisiche... verso una dimensione di spiritualità... sorretta nelle
opere dall'effetto cromatico e luminescente della materia.

Sergio Di Diodoro

Nei quadri di Sacchini la fantasia deve avere libera espressione Con questa chiave di lettura bisogna accostarsi alle belle tele del pittore,


Tiberio Cianciotta

La policromia di Sacchini, unita ad una sorprendente spazialità, regala contorni prospettici di rara profondità. Sacchini imita solo se stesso.


Anna Fusaro

Il mondo di Sacchini è al caleidoscopio. Il suo reale si sfaccetta, turbina, svaria, non si lascia prendere vivo. Il linguaggio di Sacchini è un linguaggio composito, spesso discontinuo, ma tormentato come un occhio cieco.


B. G. Minerbi

Sacchini è un artista originale che cura molto i dettagli, sempre attento ad ogni stimolo esterno
proveniente sia dal mondo artistico che da quello quotidiano; come un filisofo è in continua
ricerca, scruta nel passato, ricollegandosi al presente e proiettandosi verso il futuro.
Anche se si riallaccia a motivi su cui ha già lavorato, non è mai ripetitivo poichè ogni volta
rinnova i suoi segni e le sue idee.
Di carattere introspettivo raffigura gli stati d'animo ed è capace di una continua ricerca di tipo
mentale che concretizza poi con il segno, alterna lavori pittorici che possono spaziare da compo-
sizioni astratte costituite da elementi geometrici che creano con i loro tratti nitidi e ben definiti
un completo controllo materico che è posto a metà tra la libertà creativa e la sua istintività
naturale.
I suoi quadri hanno un rigore logico esternato con un linguaggio fondato sulla ripetizione di
segni ed elementi geometrici.
Riesce a creare delle opere di una altissima godibilità fondendo elementi dissonanti come 
spirali, ritmi dinamici e sinuosi, con figure geometriche ben delineate.
Nelle sue creazioni fantasiose i confini obbligati della tela non esistono, le sue forme coinvolgono
in una tale maniera da riuscire a sbalzare l'osservatore in uno spazio dimensionale irreale basato
sul rapporto, che nelle creazioni di Sacchini è inscindibile, tra sonorità musicali e linguaggio pittorico.


M. Falleroni

Sacchini non cambia rotta: il suo tenere la via è derivato da un'ottima bussola che gli indica i
punti cardinali del colore, della materia, delle forme e delle idee...attiva con estrema cura le 
sue opere...sa che il suo fare procede con la quiete appena smarrita.

Donato Conenna

Credo, molto francamente, che Sacchini , "pur giovane essendo ed acconcio"
all'arte, per dirla col Vasari, abbia già dato molto alla vita pittorica.
Sacchini giovane, ma non troppo, si avventura da solo nei meandri più
nascosti dell'informale quello strutturale-geometrico che è ancora più ostico nel linguaggio
dell'astrazione informe.
Si pone di continuo il problema della creatività e della originalità (incubo non solo notturno 
di gran parte degli artisti), riuscendo a dare un contributo notevole per le nuove soluzioni 
di luce e di prospettiva, semmai invocando quelle "linee di fuga" che non sono consone alla geometria solare, ma che appartengono a quella particolare geometria "per linee interne"
che abbiano dentro e che gli artisti esprimono con i colori e i segni più autonomi.
Sacchini si consente di tornare sovente sui luoghi delle prime figurazioni, naturalmente
alla sua maniera, facendo, cioè, delle citazioni su se stesso, utilizzando quella simbologia
dell'idea madre (che è alla base di ogni immagine, anche informale):
così gli nascono sulle tele i "nuovi fiori", conformazioni infiorescenti, piante marine
di una idea-madre dalla quale dipartono colori e intenzioni, segni ed emozioni.