PERCHÉ LO VOGLIO RACCONTARE

E' difficile per chiunque rimanere insensibile di fronte all'idea di infinito che il Duomo riesce a racchiudere: per un Milanese, poi, è addirittura impossibile. Per chi, come me, si sente un figlio di questa città, entrare nel Duomo significa esplorare l'anima di Milano, scoprire la sua storia attraverso i milioni di particolari che rapiscono la vista, come si scopre la vita di una persona cara, attraverso oggetti e fotografie. Ma ciò che colpisce soprattutto, che stupisce ogni volta, è trovare, proprio nel centro di una città così rumorosa, caotica e formicolante, una porzione di secolare calma, un abbraccio tranquillizzante, una boccata di tempo fermo, che, per un attimo, restituisce la capacità di non correre. E se non si corre si ritrova l'infinito.

Infinito può essere un concetto "geografico", che significa esclusione di confini: allora il Duomo non è infinito, per quanto immenso; ma se è un'idea, che serve a "farti sentire piccolo", allora il Duomo è infinito e infinito è il tempo che racchiude: tra le sue mura, gli anni, i giorni, le ore, i secoli hanno la stessa durata. E se ne accorge, chi entra nel Duomo: sempre pieno di gente eppure silenzioso, sempre animato di turisti eppure immobile.

Scoprire che dentro questo infinito ce n'è un altro, nascosto e discreto, è come trovare un tesoro. Ma la Cappella del Duomo non è solo un gruppo di persone che canta: è la somma di tutti i cantori che hanno cantato a Milano nei secoli, è la voce di Milano, la più antica, la più vera.

Perciò ho voluto "raccontare" questo tesoro, farlo conoscere a tutti: perché è una ricchezza inestimabile per una metropoli del Duemila, come è oggi Milano. Non temo che qualcuno possa distruggerlo: non c'è riuscito il tempo, il nemico più potente; non temo che qualcuno non capisca: ogni milanese riconoscerà la sua voce, come riconosce, nel Duomo, la sua "casa". E chiunque sentirà, vedrà e ascolterà questo "tesoro", riconoscerà l'anima più nascosta di Milano, un'anima "vecchia" e saggia, ricca di memorie e di atmosfere.

Grazie a Gaetano, che ha saputo cogliere i mille volti nascosti dietro gli occhi di questi fanciulli e le mille note cantate dalle loro voci, le mille melodie intonate dagli uomini, i mille sguardi e i mille gesti dei maestri, ripetuti da mille e mille giorni nella vertiginosa altezza del Duomo.

 

Laura Forti