- DESERTO METROPOLITANO
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- Eccola! Eccola! Eccola, eccola, eccola, eccola, eccola, eccola. Garage di
via delle Isole. Così dice la targhetta del portachiavi trovato in strada, per caso.
Finalmente! Finalmente qui, di fronte a me, c'è la paperina di campagna. Ha le grandi
tette strette dalle mani, ma tra le dita le spuntano i capezzoli freschi come rose: la
riconosco, è un gioco. Gli occhi fosforescenti le ridono, mentre le cosce candide
risaltano dalla minigonna nera. Guardo come se avessi il culo gelato dal fondo di una
sedia di legno. Come in un sogno le sensazioni si inseguono e si raggiungono e mentre si
sommano, la storia cambia in continuazione e il sogno procede facendosi strada nella
fantasia. Al centro di una stanza, tra tappeti orientali, accanto al grande camino, sotto
una tenda, si sta come nel deserto. Il camino è spento. Il fuoco si accende. Sotto la
sconfinata volta celeste, le stelle grosse come brillanti appaiono piene di ricchezze e
dolcissimi i piedi strusciano tra loro mimando l'eterna pista dell'amore senza mete. Poi
le stelle cadono, il deserto muta rapidamente il suo impalpabile manto di cipria in una
strada selciata e dura lucente di pioggia: sono incontri bui e violenti, fin dentro le
mura di case sordide, abbandonate dalla eco dell'amore.
- Ma da una fessura compare la luce: anche la polvere nel gioco del raggio
di sole si muove allegra. Il fascio luminoso diventa sempre più grande, la fessura si
squarcia. Il chiarore inonda ogni cosa fino a fonderla in un'unica sorgente calda: è il
viaggio verso la fusione, è il culmine del sogno: il piacere. Poi il risveglio è come
deve essere, metropolitano. Tra obblighi e doveri, piaceri furtivi e potenze di potere,
lavoro e svago, la matassa di vita in città ha un termometro sotto le ascelle che segna
sempre una temperatura febbricitante. Tutto si svolge in una frenesia imprigionata che
scatena attriti e passioni. La gente che si vede in strada, al lavoro, nei bar e nei
ristoranti, che ascolti per telefono, ti dà il senso di carogne divorate da una continua
ustione procurata da un fuoco senza fiamma, ma che consuma tutto senza sosta e senza
bagliori. Le persone si succedono una all'altra con un percorso simile a quello delle
sigarette che finiscono incessantemente dai perfetti pacchetti alle luride ceneriere. Ce
n'è sempre una che muore ingloriosa e schiacciata in un puzzo di nicotina fradicia. E ce
n'è sempre una appena accesa a ricordare la fragranza del tabacco, la vita che continua
sotto la spinta incessante del desiderio, dei desideri, dei desideri...
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