Carlo Carrà
ESTATE

 

Al centro dell’Estate dipinta da Carlo Carrà nel 1930 due grandi bagnanti sembrano statue maestosamente primitive, quasi un’"apparizione". Le figure di schiena, corpose e monumentali, non comunicano né tra loro né con chi guarda e i loro gesti semplici, naturali, diventano, nella severa composizione, rituali e solenni. Il paesaggio è senza tempo, immobile.
All’inizio degli ani Trenta la stagione metafisica è passata, ma non dimenticata e in quest’atmosfera sospesa c’è ancora molto della "camera incantata".
Il quadro appare semplice ma nasconde una studiata e sintetica solidità d’impostazione, una sorta di geometria nascosta. Modelli di tale sintetismo costruttivo sono anche Giotto e Masaccio, che proprio Carrà era stato tra i primi a "riscoprire" nel clima del ritorno all’ordine e di "valori plastici", dopo la destrutturazione futurista della figura e delle cose alla quale egli stesso eveva partecipato.
 
Estate si colloca nel momento di ormai piena maturazione di quella fase dell’esperinza dell’artista avviata, intorno al 1920, dal Pino sul mare, dopo il futurismo e la metafisica. Ma Carrà non vuole tornare al paesaggismo di tradizione ottocentesca, basato su un illusionismo più o meno mimetico; al centro dei suoi interessi è adesso una rappresentazione mitica della natura, in equilibrio tra astrazione e concretezza del dato reale, tra realtà e immaginazione.
La mostra cerca, come le precedenti del ciclo, di suggerire diversi percorsi di lettura dell’opera attraverso la presentazione di una costellazione di materiali, raramente visti, che variamente interferiscono con essa: principalmente disegni, che testimoniano l’elaborazione grafica di un’idea compositiva, e fotografie documentarie della vita e dell’attività di Carrà a Forte dei Marmi, in quella Versilia che negli anni tra le due guerre era diventata una sorta di giardino incantato della cultura letteraria e artistica italiana.