| Cantori per tradizione Ogni domenica, alle 11 precise, chi entra nel Duomo di Milano è accolto, e quasi sorpreso, da un canto che si diffonde in tutta la grandezza del tempio per annunciare linizio della Messa. Avvicinandosi allaltare maggiore, scopre da dove giunge la melodia: vicino allorgano, un coro di uomini e bambini, vestiti con veste e cotta, canta seguendo il gesto sapiente del Maestro. Dietro, gli uomini, bassi e tenori; davanti i piccoli, soprani e contralti, con i capelli a spazzola e le scarpe da tennis; tutti con gli spartiti in mano e gli sguardi intenti. Sono i cantori della Cappella Musicale |
del Duomo, un coro nato sei secoli fa, solo 10 anni dopo la posa della prima pietra per la costruzione della grande cattedrale milanese. Una tradizione pluricentenaria e mai interrotta, dunque, si cela nel cuore di Milano, custodita gelosamente tra le mura del Duomo e portata avanti negli ultimi quarantanni, con inesausta dedizione, da monsignor Luciano Migliavacca, "Maestro di Cappella", direttore e insegnante, educatore e compositore a servizio del più antico |
coro cittadino; solo recentemente, da pochi anni, il Maestro ha passato le consegne al suo successore: ora, il titolo e i compiti di Maestro di Cappella sono del Maestro Claudio Riva, che, con provata sapienza, ha traghettato nel nuovo Millennio il gruppo dei Cantores e li guida, oggi, con lintento di proseguire e rivalutare la tradizione di un Coro tanto prezioso e antico quanto poco conosciuto, persino nella città stessa che lo ospita. La storia della Cappella del Duomo comincia più di seicento anni fa: era il 1396 quando furono ordinati, per il Duomo in costruzione, i primi libri per il canto, con un documento inviato al signore di Milano Gian Galeazzo Visconti. Nel 1402 giunse al Duomo il primo maestro ufficialmente assunto per allietare le funzioni liturgiche con musica e canti: era Matteo da Perugia; fino al suo arrivo, la Chiesa milanese era stata fedele alla tradizione ambrosiana, rigorosamente monodica, e solo in quegli anni cominciava ad aprirsi alla "ars nova", polifonica, accogliendola nelle sue liturgie. In quegli anni difficili, nonostante carestie, guerre e pestilenze, la Fabbrica del Duomo, non cessò mai la sua opera di costruzione e, oltre a perseverare nella edificazione della cattedrale, continuò anche a incoraggiare e a promuovere la musica come un elemento di grande importanza, potenziando la scuola di canto che andava formandosi. Dopo Matteo da Perugia, molti maestri si alternarono alla guida della Cantoria, riformandola e organizzandola nei particolari con cura |
sempre crescente, finché il 22 gennaio 1484 venne nominato "magister" Franchino Gaffurio, il primo grande Maestro al servizio della Cappella del Duomo, di cui fu la vera anima fondatrice: nei trentotto anni di servizio come maestro di Cappella, Gaffurio la rese il grande coro che, grazie a lui, fu in grado di continuare la sua tradizione fino a oggi. Quando Gaffurio arrivò al Duomo, instaurò una ferrea disciplina, arrivando addirittura a multare chi si assentava dalle prove; inoltre riformò la schola puerorum, selezionando con cura i pueri e decidendo di affiancare alla loro educazione musicale una istruzione anche nella grammatica: pose le basi, quindi, di una |
vera e propria scuola a indirizzo musicale, curandosi della formazione completa dei piccoli cantori. Quando Franchino Gaffurio morì, la Cappella Musicale era dotata di un vasto repertorio, era pienamente efficiente durante le celebrazioni e perfettamente disciplinata; i maestri che la presero in consegna dopo di lui si trovarono a dirigere un coro ormai saldamente preparato e abbastanza radicato nella tradizione da riuscire a sopravvivere anche a periodi difficili, tanto da rappresentare un punto fermo nel mondo musicale durante i secoli. La Cappella del Duomo era diventata unistituzione prestigiosa, chiamata a celebrare occasioni storiche o solenni della storia milanese e italiana; e il posto di Maestro di Cappella a Milano era molto ambito, come dimostrano i numerosi partecipanti ai concorsi indetti ogni volta che la carica rimaneva vacante. E questa, dunque, la secolare tradizione che sopravvive oggi nel Duomo di Milano. Sembra quasi strano pensare che, nel Duemila, possa esistere ancora un Maestro di Cappella, "personaggio" che sembra ormai appartenere al passato, a un mondo ormai completamente diverso dal nostro. Eppure tutte le domeniche lo si può vedere, il Maestro Riva, mentre dirige il suo coro; e tutte le domeniche si possono ascoltare le voci dei bambini che hanno scelto di frequentare questa scuola così particolare, dedicandosi con tanta perseveranza allo studio del canto. E, ancora oggi, la schola puerorum in cui i piccoli cantori vengono istruiti rappresenta un unicum nel panorama musicale italiano, ed è paragonabile soltanto alla Cappella Sistina. |
| Chi sono i bambini del Duomo? Come vengono scelti? E come funziona questa scuola? La selezione dei piccoli è compito del maestro di cappella, che gira per le parrocchie della città e sceglie le voci più belle. I bimbi hanno in genere otto anni e frequentano la terza elementare; tra centinaia ne vengono selezionati 8-10 ogni anno; chi viene scelto entra a far parte del coro dei fanciulli cantori e della "schola", al cui interno frequenta la scuola curriculare fino alla terza media: una vera e propria scuola musicale, così come la impostò Gaffurio, oggi dotata di aule, sale insonorizzate e persino computer, per stare al passo con i tempi. Si trova in viale Gorizia 5 ed è una scuola statale ma con un ordinamento speciale: il programma prevede, oltre al programma ministeriale delle comuni scuole elementari e medie, due ore di educazione musicale al giorno, al mattino e al pomeriggio, prima e dopo le lezioni; mano a mano che i fanciulli si impratichiscono vengono inseriti nel coro durante le esecuzioni nel Duomo. Gli uomini, invece, tenori e bassi, si presentano da soli e vengono accettati o no dopo unaudizione. |
Limpegno per i coristi è ingente: i bimbi provano tutti i giorni, gli uomini tre volte alla settimana, di cui una insieme ai pueri. In più, ogni domenica alle 11, puntuali, cantano durante la messa, e qualche volta anche ai Vespri delle 16. Ma raramente i cantori mancano alle prove: sono tutti fedelissimi, il coro ha lo spirito di una grande famiglia. E la sua storia secolare dà ai cantori la consapevolezza del ruolo culturale nel mondo di oggi: tutti i momenti significativi nella vita cittadina hanno visto la partecipazione della Cappella del Duomo. Quando Bacchelli è stato nominato cittadino onorario di Milano il coro ha cantato a Palazzo Marino tre sue liriche appositamente musicate. Così per Palazzeschi, Montale, per le celebrazioni Manzoniane e anche per gli avvenimenti tragici che hanno segnato la storia di Milano, dalla strage di Piazza Fontana allattentato di via Palestro. Questanno, in occasione del Giubileo, la Cappella si è fatta portavoce a Roma della secolare tradizione milanese, intonando i suoi canti davanti al Papa. Negli anni della riforma liturgica, inoltre, nei quali la musica sacra vive un periodo di profondo disorientamento, la Cappella Musicale del Duomo ha saputo tenere fermo un suo orientamento di dignità e di arte, per cui chi viene in Duomo, credente o no, può ascoltare davvero musiche che siano degne di una celebrazione sacra: in un momento di sbandamento la Cappella è, quindi, un punto di riferimento culturale importante.
Laura Forti |