Renato Birolli
ELDORADO

L’Eldorado è un luogo della mente, l’utopia di un mondo felice, di un’età dell’oro dove gli uomini godono di una natura benevola intrecciando i piaceri dell’anima ai piaceri del corpo.

Renato Birolli ha così intitolato un quadro dipinto nel 1935, di grande bellezza e importanza sia per il proprio percorso creativo, sia per il rinnovamento della pittura italiana a ridosso della seconda guerra mondiale, che anticipava qualità e caratteri della ripresa artistica postbellica.

Una costruzione chiara, luminosa, occupa il centro dell’opera: in alto scintilla un cielo blu fiammeggiante di arancioni e di rossi mentre il primo piano è tenuto da una natura ricca e vagamente esotica, dove un gruppo di figure nude si delizia nell’ozio, immerso in un verde selvatico ma accogliente.

La scena dialoga con grandi modelli di un passato antico e recente: i rapporti con La tempesta di Giorgione sono più sottili e nascosti, più evidenti quelli con una tradizione iconografica moderna cominciata con La colazione sull’erba di Manet e passata attraverso i nudi di Cèzanne e i gioiosi e voluttuosi lussi di Matise. Birolli interpreta il tema con assoluta originalità, realizzando un’opera che coniuga la qualità della pittura con un’ispirazione esistenziale radicalmente e polemicamente indipendente rispetto ai modi e alle idee allora dominanti.

Una chiave di lettura possibile del quadro è anche suggerita dalla realtà di quell’Eldorado: uno stabilimento balneare sulle luride prode del Lambro, nella periferia milanese, dove la povera gente poteva trovare, per pochi soldi, qualche frammento di felicità.

La mostra ricostruisce la genesi del dipinto, la sua fortuna e il concreto contesto milanese del quale l’opera ha preso spunto: tutto ciò è sinteticamente raccontato attraverso altri dipinti di Birolli, lavori preparatori dello stesso autore e un disegno di Gabriele Mucchi, oltre a fotografie e altro materiale iconografico inedito.