(Poros e Penìa)
 
Dondola rosa ancora ricolma
di desideri distillanti al vento
gocce di tenerezza al ventre
mio ventre
Dai vertici dell’ansia e della mente
scendono/salgono vortici vuoti di Penìa
alla ricerca, alla ricerca di pieni
mio Poros
Che così grande unico e diviso
fece della mia vita madre
ricolma di tormenta e paradiso
oh paradiso
Che mi lasciò poi sola nel tormento
e si portò via in un momento
ogni elisir di paradiso
mio paradiso
Dondola ancora rosa ricolma
di desideri distillanti al vento
gocce di tenerezza al ventre
mio ventre
 
Genn. 2001
 
 
 
(deserti diamanti e miele
sabbia rimastica questo seno di sabbia
nel silenzio di questo deserto di rabbia
e quanto blu che balla e fionda e piomba
questa gabbia oltre il grigio del possibile
(e fare del rumore silenzio, si dice,
ma questo silenzio che strappa il cuore
chi lo dice quest’urlo da inventare
senza fiato chi ne parla e
lo innaffia e lo fa crescere
tra formiche e crepe
terra secca e scorpioni)
continuare a fare un altare all’amore (si dice)
cuscino fetale e labile di pace
acqua letale agli scorpioni
in un mare di gelsomini improvvisi
(e) continuare a vedere disavanzi
sull’erta grande che pretende
mentre ogni duna si allontana
e tu – da un continente che non contiene
labaro che sventola incontinente
tutto il male di chi vuole-per
che guardi e vuoi
una fuga armata mentre
irrimediabilmente ti (con)tiene
un altro cuscino di gelsi e mani
(ma ti ascolto ed è nascita continua)
e (con)vinto disse mai
mai più affogherò l’amore
nel deserto voglio – e
quale forma di carta vi darò
distanze insuperabili
dolcezze inesorabili
trovando cardini senza imprigionare l’oro
trovando margini senza più prigioni d’ora
ti ascolto ed è nascita continua
culla dolce che ti accoglie
arma e miracolo di resistenza al nulla:
scrivoleggo sensi e trame (tra me e te)
e sono in questo tra / culla che ti accoglie
finalmente sono ciò che non sono:
pensiero impossibile / stabile lampo
tra i miei poli di luna e brace
diamanti e miele
 
luglio 2001
 
 
 
(9/9/01
tutto è dunque crollato sfiorito
stupidamente e immensamente
finito?
Si risolleva a tratti un’onda
per riadagiarsi quietrosa
in fondo al buio
di un’acqua straziata e muta
e in questo denso silenzio
il mio cuore è frattaglia
di un pensiero disciolto svanito
tra nodi e furie di un vento violento di settembre
(assisi
Amore in guerra che picchi ancora insistente
col tuo zoccolo duro di cuore e di sesso
cavallo selvaggio che bruchi erba secca ai margini
tu unico zucchero sempre più solo
 
Tu fragile fronte sulla linea della morte
sempre in attesa del tempo e delle cose
sempre sul limite
di un grido inascoltato di fame e di sete
di un glorioso miraggio di Islamabad
sempre sul punto
di svanire nei mille punti esplosi
di giochi/bombe al computer
 
Ma l’inverno, questo inverno d’orrori
che s/foglia la nostra vita
e lascia le foglie più assetate d’amore
marcire sotto quest’albero braccialcielo
non lo potrà morire: la terra
e quei mille fili delle sue radici
succhieranno umori
anche da pietre e vermi disfatti:
tra bambini idioti di idioti bambini
semprinfuga esterrefatta davanti all’amore
operai geniali in rami asessati e assisi
scoppieranno ancora nuovi fiori
 
 
 
(testardo amore
 
Tu testardo amore con un peso sopra al cuore
mentre tutto è ridotto a un ammasso informe
che distrutto dorme con mille spilli sotto i piedi
 
Tu forato da iniezioni di veleno e di candeggio
così potente e puro da sbiancare questo rosso
tuo così folle e impuro
 
Tu massacrato di silenzio e fame eppure
sempre lì fermo come un cantoniere
inerme che non muore
 
(coltello di miele
 
ma conviene ripartire da te
da questa punta di miele la mattina
per viaggiare lungo gli orli
dell’orrore. Amore
unico coltello necessario
a fare dell’orrore un ventre aperto
 
nov.2001
 
 
 
(acqua di fuoco
 
purissima acqua di fuoco
inestinguibile che resiste
inarrestabile centrifuga
tra lampi e paure e offese
e quante pretese e soprusi
ottusi ti toccheranno e devaste
ranno ogni volta il tuo cuore
come una landa ridotta a nulla
un nulla che ribatte e riaccende
come fenice che lascia il nido
acqua purissima di fuoco
inestinguibile che resiste
a tutti gli oltraggi a tutte
le irragioni e risorge
inarrestabile centrifuga
tra paure offese e soprusi
ancora più forte
ancora più pura
 
nov. 2001

 

COMME’
 
Sento le tue mani addosso rampicanti ramponi sento la tua
lingua in cerca d’oro
                              sull’orlo dell’orecchio sento la tua
bocca accesa come un sesso (ri)vedo
le tue gambe spalancate
                                   Questo calore fondo
che mi germina e lagrima pelletirata (im)provvido s’innalza
come un lichene e misegue misegue cane quieto commé
s’impasta s’immerge con la brioche nel cappuccino
e non mi lascia nemmeno col caffè a mezzanotte
                                                                         ma non porta
potenza questo potere ridona il tremore l’incanto della prima
scoperta della vita
                            l’intoccabile libertà del ritmo
del ritorno alla più totale impotenza

                                                                   ott. 1997

 

 
SGUARDI MENTRE
 
Ora nel parco risuonano tamburi
suoni di savana
                       mentre da un buco
sboccia una pantegana e sciamanti
ciaccanti gazze giapponesi in posa
a turno zampettano caprette
                                          mentre a lato oltre il
prato e il laghetto stanziano ragazzi bianchi e neri con
catene d’oro pascolano ragazzi con canne e fumi
docili canne al vento che misciano linguaggi e
fumi in similallegrie e cambia come cambia
incurante la vita
                       mentre guardo guardato
sottecchi da straniero attraversando
l’accampamento in plastica e mucchi
di sacchetti d’una carovana d’occhi scuri
padrona stremata giunta da altre sponde e
deserti a occupare fiera panchine e alberi
che da secoli guardano il Castello
                                                  mentre arriva
sgommando una pantera
                                     e annusa
cauta rallenta poi si ferma come
strinata a gustare il freddo e il verde
di questo gelido gennaio
                                    mentre cauti
i ragazzi si spostano più in là e io
sotto l’Arco della pace esco
recuperando come un po’ di libertà

                           genn. 1999

 

 
I TEMPI DELL’ORSA
 
Pende sul capo l’Orsa maggiore
e trionfa a ovest il presuntuoso
scintillio della stella della sera
                                               mentre insensato scorre effimero un lampeggio
                                               quasi sul naso dell’Orsa, inghiottito
                                               poi dal tetto e da un’affondo di nero
mentre l’Orsa, bolsa e un po’ materna
lentissima non muta la sua rotta
nel muto immenso vuoto tra le stelle

                                                                         giugno 1999

 

 
(eufonie ed eutrofie degli elementi)
 
Acqua pezzò muovendo piano le dita
e tutto si fece nero all’improvviso
prima che la luce piena l’inondasse
Aria le piovve impossibile a dirsi
di nera fuliggine e numinosa – fu da lei che
nel sogno scoppiò la nascita di rosa
Terra contrisa restò sola nel sangue bruciando
chi verrà piangendo chi mai a darmi calore
a darmi colori di vittoria su questo
mio cuore di piombo e di letame
Fuoco se vuoi t’invento in un’alba di cristallo
sciogliendo ogni anima di ghiaccio se vuoi
tra i semi che vagano insensati sciogliendo pace
solo agli ascosti agnelli del suo cuore di madre

maggio 2000