- DAVIDE RICCIO
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- Davide Riccio
- e-mail: driccio@jumpy.it
// dacio@katamail.com
- Nato a Torino, l’8 maggio 1966
- Residente a Torino
- Professione: educatore, giornalista, scrittore.
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- PRENDERE UN TRENO
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- Prendere un treno
- tra chi va e chi
ritorna:
- ginocchio contro
ginocchio
- in qualche vecchia
carrozza,
- aprirsi un po’.
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- Guardare di fuori
- i pensieri che hai
dentro.
- La massicciata
scorre
- come scorre il
passato,
- ovattarsi un po’.
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- Conforta la memoria
- il tatantatà che
culla
- e sostiene il
fantasma
- di una cara
infantile
- filastrocca.
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- Di stazione in
stazione
- sulle guide di
acciaio
- abbandonarsi
finalmente
- alla certezza di
arrivare.
- Dormire un po’.
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- Cardiaca
contrazione
- e arteriosa
pulsazione
- rotolano sul
binario
- e da ogni tunnel
impavidi
- rinascere.
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- GLI ULIVI
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- Cammino nel mio
oliveto
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- Si contorce il
corpo degli olivi
- Protesi in ogni
spazio
- Con rami capaci di
ogni angolo
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- Cambiano
- Ripensano si
corrugano
- Si espandono
ritornano
- Si avvitano a volte
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- Combattono gli
olivi
- Tra diversi
infiniti modi
- Di essere e di
crescere
- Di andare o tornare
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- Più che un simbolo
di pace
- A me pare
dell’inquietudine
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- Talvolta
- Invecchiano le
foglie
- S’inargentano
canute
- Alla luce
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- E le piccole drupe
ovali
- Dei loro frutti
- Già sanno
dell’unica pace
- Di un’estrema
unzione
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- 1
(a T.S. Eliot)
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- La mia forza vitale viene meno
- come i capelli si fan più radi,
- e brizzolati e grigi… prematura
- caratteristica familiare costituzionale
- … si dice
- … eppure invecchio, ecco, invecchio.
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- Cos’è la Nolontà? E cosa il Samadhi?
- Non porto più lunga la capigliatura
- castana, ondulata,
- con la frangia alla Sylvian,
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- il germanico segno dei nati liberi
- o di medievale voluttuosa lussuria,
- né chioma incolta dei penitenti anacoreti
- e dei profeti aspiranti alla purezza
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- … e non più mi ribello o contraddistinguo.
- Io sono infine un borghese.
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- Nolente.
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- Soltanto il taglio a spazzola ormai mi dona,
- perché solo si è fatto dignitoso
- e insieme giovanile.
- Quasi il mio capo sembra rasato
- come agli antichi schiavi condannati.
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- Schiavo della mia fisiologica natura
- che pure accelera la desquamazione
- del cuoio capelluto,
- e non c’è nolontà, non c’è Samadhi:
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- al problema della forfora
- non ho che lo shampoo antiforfora
- agli estratti ayurvedici o meno
- ma che sia regolarmente usato.
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- Cos’è la melaleuca? E cosa l’Ayurveda?
- Andrò da un tricologo?
- Userò la Crescina con le ciclodestrine?
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- Bella magia popolare,
- se vorrà infondermi ancora un po’ d’amore
- non più alla ragazza riuscirà
- di fare un nodo ai miei capelli.
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- Come i capelli mi si fanno radi!
- Delila sensuale mi ha ingannato,
- i Filistei mi sono addosso:
- girerò la macina conformista
- imprigionato così in attesa del Giudizio,
- quando non io butterò giù le colonne
- che reggono il mondo.
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- Vanità delle vanità, tutto è vanità,
- dico basta agli esosi barbieri.
- Ho comprato un tagliacapelli elettrico
- in bel materiale cristal trasparente.
- Ha i pettini distanziatori
- e molti accessori in dotazione…
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- Mi taglio i capelli da solo,
- in drammatica religiosa
- tonsura, rinunzia al mondo,
- davanti allo specchio
- che eccede la pura e semplice funzione.
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- E se il taglio è imperfetto e si vede
- che si veda:
- possa questo eccentrico fare a qualcuno
- un po’ di tenerezza.
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- 36 METRI QUADRATI
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- Ho 36 anni e un
minialloggio.
- Ingresso tinello e
cucinino
- una camera con
divano letto
- un bagno cieco e
due balconi,
- 36 metri quadrati
calpestabili in tutto
- insopportabili
ormai, un metro quadro
- per ogni anno di
mia vita.
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- Non è nemmeno
detto
- che per la stessa
misteriosa legge
- 100 metri quadrati
- li avrò almeno a
cent’anni.
- A cent’anni poi
mi basteranno
- due metri di
lunghezza
- per novanta
centimetri di larghezza.
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- LE 10 E 10
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- Non sono le
braccia aperte
- all’abbraccio delle 10 e 10.
- Non è il trionfo
- di una “V” di vittoria.
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- Non sono le belle gambe
- divaricate e accoglienti,
- le sfere aperte
- nell’asimmetria simmetrica
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- di una positività all’insù
- delle 10 e 10
- non ci appartengono.
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- Il mondo è ancora fermo
- alle 8 e 16 e 8 secondi
- di Hiroshima.
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-
- 2.
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- Di nuovo la barba mi si è fatta incolta
- a conferirmi l’aspetto trascurato
- (pars pro toto)
- di un avulso intellettuale di sinistra.
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- Io mi rado circa ogni tre giorni,
- in modo che sia
- un omologarsi mai del tutto
- al bello e buono
- di faccia così com’è
- e così com’è si mostri
- e viceversa.
- Mantengo il dubbio e la pluralità.
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- Mi rado le guance e il mento
- e la gola e il baffo,
- senza più compiuta virilità antica
- degli eroi, degli dei e dei re,
- in decadenza vanitosa di Creta minoica
- Roma e Bisanzio.
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- Levigo la ruvidezza
- per un bacio ben dato
- se capiti al bendato Cupìdo
- di coglierci entrambi.
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- Radersi
- costringe allo specchio
- di un camerino
- dove mi spalmo schiuma da barba
- come il bianco cerone del clown
- prima della clownerie,
- la pubblica performance,
- in tristezza riflessiva ormai vuota.
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- Sarà una rasatura accurata,
- da glabro manager vincente,
- il radi e getta
- muoverò con mani d’artista,
- e per ultimi ritocchi
- la matita emostatica,
- poi la muschiata frescante
- lozione del dopobarba.
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- Ugualmente però non raderò
- i peli neri delle parole
- da pagine che bianche non so lasciare,
- anzi coltivandovi barbe
- sempre più lunghe, fitte e nasconditrici.
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- 3.
A Henryk Mikolaj Gorecki
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- Io sono il tossitore,
- già malato di asma atipica.
- Ho la tosse dei fumatori,
- quella persistente
- che assume il suo decorso
- in cronica bronchite
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e perenne inverno.
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- Senza pensare alle future
- complicanze
- fumo le mie ultra lights
- tra cielo e terra –
- calumet vieppiù solingo.
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- La posa elegante delle dita
- io l’ho imparata presto,
- e così il mio cammino dell’anima
- verso l’alto mai soddisfatto.
- Oh, santità dei vizi!
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- Ma ecco, a sera mi manca l’aria
- che tutto contiene:
- pianeti, stelle, universo
- e gli dei e le schiere celesti,
- l’origine e la fine.
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- L’aria mi manca,
- dove tutto può esistere e succedere,
- la meta trascendente…
- mi manca.
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- E come la sera s’inoltra,
- la tosse si fa più intensa e frequente,
- profonda inspirazione
- all’espulsione violenta
- -
oh quale divina contraddizione!
- come amare tanto la vita
- e quanto odiarla
- di pari intensità
- totale
- totalizzante!
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- Vorace e ascetico al contempo io mi
rivelo.
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- Io amo così com’è vero
- che amore tosse e fumo
- non si possono nascondere a nessuno.
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-
- 4.
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- Così bevo alla bottiglia
- un’altra birra bionda,
- capezzolo bruno
- che non è petto materno
- eppure vi assomiglia.
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- Ne bevo finché ne ho il tempo.
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- Quando liberi dal corpo
- - secondo il Libro dei Morti -
- dovessimo vivere ancora
- non l’acqua, l’aria, il sesso
- (ma neanche i miei dischi),
- bensì la trasfigurazione ignota,
- e invece di pane e birra
- (e point de brie
- e le briciole sulla cerata)
- sarà solo pace nel cuore
- in eterno uguale a se stessa
- come lobotomia,
- come l’oppiomania.
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- Prima di una eternità
- senza mai un cattivo piacere
- bevo alla bottiglia
- un’altra fresca birra bionda,
- capezzolo bruno
- che non è petto di Maria,
- seno al sapiente
- e latte spirituale,
- ma che più della salda sobrietà
- appassita e a suo modo più folle
- vi assomiglia.
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- Sfumerò nel fruscio
- alla fine del nastro
- non più registrato
- e registrabile,
- un disciogliersi di compressa
- effervescente
- nel bicchiere d’acqua
- della creazione
- per dissoluzione del mondo.
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- Incrodato alpinista sulle parole,
- qui giunto
- non posso più salire
- né ridiscendere.
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- Davide Riccio, di origini scozzesi, irpine e normanne, è nato nel
1966 a Torino, dove vive svolgendovi dal 1986 l’attività di
educatore professionale in favore di disabili e in ambito psichiatrico
presso una comunità alloggio di pronto intervento. E’ inoltre
giornalista. Ha collaborato con il quotidiano “Torino Sera”
(cultura in genere, recensioni) dal 1999 al 2001 e con “La Val Susa”
nel 1998 (pagine musicali). Articolista e divulgatore per la rivista
nazionale di turismo, arte, scienze e misteri “Oblò” dal terzo
numero ad oggi (fondata nel 2000 con sede a Livorno). Dal 1994 al 2002
ha collaborato fin dal primo numero alla rivista nazionale di
letteratura “Vernice” della Genesi Editrice. Collabora inoltre ad
alcuni e-magazine. Ricercatore e inquirente del C.U.N. (Centro
Ufologico Nazionale) tra il 1997 e il 1998. Pubblica poesie e racconti
dal 1983, prediligendo antologie e riviste, e da due anni Internet al
fine di non pagarsi l’autopubblicazione, com’è praticamente
sempre richiesto dalla piccola editoria. Ha collaborato con diverse
note testate di ufologia (come Dossier Alieni e Stargate Magazine).
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- Musicista polistrumentista e cantante
autore con diversi dischi e compilazioni a nome proprio (di cui tre
microsolchi tra il 1991 e il 1994, in tempo per togliersi la
soddisfazione del vinile ormai morto e sepolto), e in gruppi (molto
attivo negli anni ’80 nell’undergorund rock torinese e tra le
avanguardie, concerti etc., a cui sono seguiti solo lavori di studio
nei ‘90.
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- Insieme a De Caro, Pontillo e Avenati, è
stato uno dei fondatori del “Gruppo Factory”, gruppo aperto di
performance di poesia multimediale (reading e recitazione di poesia su
musiche, video, mostre, balletti etc. propri e di collaboratori),
attivo in teatri, strada, locali etc. tra il 1998 e il 2000
(spettacoli “Alias” e “Telekoma”). Il Gruppo Factory ha a suo
tempo interessato Aldo Nove per la pubblicazione alla Bompiani
(collana InVersi) del libro con cd “Factory’s”;
poi… non se n’è fatto più niente. Riccio è fra l’altro
autore di una biografia storica (la prima e al momento unica)
sull’omonimo Davide Riccio (1533-1566, musicista torinese,
segretario personale e amante di Maria Stuarda brutalmente assassinato
in un complotto di Stato in Scozia). Biografia che si può scaricare e
leggere in e-book.
- Per leggere altre sue opere, ve n’è un discreto numero in rete.
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