007
agente speciale,
segugio da riporto
di sua maestà;
impeccabile,
nelle sue giacche,
look e self control,
inseparabile walter ppk;
a bordo di macchine d a sogno,
ragazze Bond favolose;
in giro per il mondo,eterno
nomade dell’avventura;
che ti fa sognare viaggi,
incredibili
posti
nel centro del tuo cuore;
i viaggi che non hai mai fatto,i posti ,dove non sei mai andato;
Bond, riesce a fare tutto,
il mito di chi vince sempre;
uomo dall’energia
infinita,
inesauribili risorse;
la vittoria
per il rotto della
 cuffia;
non sbaglia mai,
non ha dubbi;
non è umano,
un essere d’un utopia;
un mondo tutto suo,
dove si è vincenti  e basta;
così lontano dal mondo reale,
fato di piccole vittorie
e molti guai.

 
A Leopardi,
poeta desolato
sepolto
in un borgo selvatico.
Lontano dagli sguardi;
grande cultore e d erudito
signore di se stesso e del suo
genio;
capace di trovare parole,
laddove non c’erano
per nessun altro,
osservando la natura,
e le cose,
con attenzione certosina
e feconda.
Curvo nelel sue carte,
perduto al mondo  e a se stesso,
vita negata,
relegata
tra le carte e i testi
e tomi
della biblioteca,
il suo mondo.
Lì serrato,segregato
In perenni  ed inconsolabili
Solitudini,
malvisto,
a volte incompreso;
eppur grande  e
irraggiungibile
nel dolore suo,
suo unico amico  e
compagno.
Anima vagante  e persa,
senza ristori,
senza conforto.
Difficile  da capire,e mai capito
Dai suoi conterranei.
La sua solitudine grande,
come la sua afflizione;
e il cercar di fuggire,
e poi tornare,
fino all’addio a Recanati,
posto di crudeli ed infimi,che mai
compresero,
il grande tra loro.
Leopardi col suo sguardo triste,
l’incarnante
del travaglio del poeta,
spesso in attrito col mondo,
e sempre solo,con le sue
idee  e i suoi tormenti;
inseguendo il pensiero suo,
segreto e sofferto;
gioia per i lettori.
Poeta fatto di pena  e di abbandono;grande ,fra tanti piccoli.

 
Aereo
In alto,
sempre di più,
in mezzo alla sosta del giorno mio;
aspettando  il bus,
sempre nel solito lido,
con il selciato rovente,
per il sole di Maggio;
tra il selciato  e piante  e in fiore,
il tepore ti spinge  a guardare il cielo,
come tanto tempo fa,
il tempo della gioventù,
come facevi la sera nella vecchia casa,
con la schiena sul muro di pietra.
Mentre sentivi i fumi della cena,
e d ecco guardavi il cielo azzurrino della bella stagione,
con le nuvole alte,alte,quasi evanescenti,
d’un biancore smorto,un po’ bianche,
come se in alto  faticassero a respirare.
Ed ecco apparire un aereo,che camminava nell’aere lento,ma
Anche veloce,ma non lo sapevi;e vitreo lasciava una scia lunga  e biancastra,
come una dolente lunga lacrima.
La coda dell’aero che poi spariva.
Guardavi,e pensavi all’aereo,dove andava,
poterci salire e sparire tra le nubi,diretto dall’altra
parte del mondo.
Essere tra i passeggeri,diretto verso un'altra vita,
un altro posto.
Scia  bianca,passata in fretta,
e i tuoi occhi che bambini non sono più,
ancor guardano l’aereo,immancabile,
che nell’azzurro di Maggio,
fa un a lunga parabola dolente,e
se sparisce in vette assolute,
tra gli spazi della fantasia,
con cui continui  a seguirlo,
fin dove lo sguardo non muore.
E sembra un piccolo aereo,
vedi le luci e le ali che fendono  le correnti,come
un gigantesco airone ,un aquila  possente,con
le ali spiegate.
Voglia di fuggire,salire in qualche modo,
fare scalo nei posti
del mondo,dove non s ei mai stato,
non hai mai  visto.
Diventare un cittadino del mondo.
e vedere quante è grande il
Nostro spazio.
Aereo,aereo,
e tu in basso sogni sempre di scappare,e
spiccare il volo
come una gru,
dai fiumi d’Africa,
librarti come un aquilone;
e nei tuoi pensieri,ogni fantasia diventa
possibile.
E soavemente te ne vai,via via,sempre più, e ti hanno già perduto.

 
Anni 50’,
un Italietta,
che imita  e copia
l’America;
negli abiti di pelle,
gli impermeabili,
con le strade grigie,
i casermoni  ei quartieri
popolari,
la povertà nei carrugi;
ma nonostante c’èra
la volontà,
il dinamismo,
la contentezza di esserci e di
vivere,
dopo la guerra;
l’allegria era palpabile;
negli spettacoli,
si esibiva
Buscaglione,
faccia alla Clark Gable
dei poveri;
dove raccontava un po’ d’America,
all’italiana;
simbolo dei tempi,
 e della dipendenza dagli Usa.
Un Italia,
rinata,viva,all’inizio,
un paese che non c’è più;
adesso abbiamo tante
cose;
siamo cinici  e annoiati;
abbiamo il benessere,
m a non la gioia;
siamo cupi e diffidenti.
Italia che cambia,
a volte  anche in peggio.

 
Ultimo autobus,
l’ultima occasione,
non c’è rimasto
più tanto tempo;
non più molto da fare,
ora tocca a te,
a te;
devi farti sentire,
devi far capire,
che non è finita,
che non sei distrutto,
che non sei
disfatto;
vecchio,ma non adulto mai,
 e hai ancor a
da dire,
e da fare;
e vuoi esserci
ancora,
non vuoi lasciare
vivere un altro
al posto tuo,
ora tocca a te.
Ultimo autobus,
chi l’avrebbe mai detto,
anni sfumati,
bevuti in fretta,
quasi senza accorgertene;
ma non è ancora detto,
non sei piegato;
non ti arrendi ,non ti arrendi
mai.
Cadi,ma non ti pieghi,e ci sei,ci sei,
ancora .
E lotti per la libertà,
per non sparire,
per non svanire.
Adesso ,
adesso,
e al tua vita,
la tua vita;
ultimo autobus,
se non ora
quando,
non puoi più aspettare;
tutto cambia  e passa;
vita grande  e drammatica,
meravigliosa  e
crudele ;
una cartolina
che scolora
in fretta,
ed è già ieri ,
ieri. Il bambino in te è finito;è la vita incalza,adesso ,adesso. Tocca a te.

 
Autostrada,
giungla e meandro,
di vie e corsie,
di rampe
 e mostri di cemento;
tra colonne  e pilastri,
che di naturale
poco hanno.
E si viaggia,
con l’asfalto che  è caldo
e manda un odore di catrame e di terra arsa;
un piccolo mondo a parte,
dove tutto và di corsa,
e la vita scorre a d alta velocità;
guadi la corsia, come una lunga
traccia artificiale,
un nastro che
si perde in reconditi spazi,e che riporta ai
confini del tuo mondo ciclo;
ed ecco la strada;
che si diparte senza posa,
come un binario di catrame,
e sai che seguendola, potrai
finalmente,fuggire,e allontanarti dal tuo borgo,
dai soliti posti,
le panchine,i viottoli,
che ti hanno stancato;
poter correre  a ritroso, e ritornare,
all’età pria,
l’età tua di bimbo,
e ritrovare
le facce amiche,
e il tuo corpo piccolo;
e le voci dei tuoi cari,
si poter fare un viaggio,
al contrario,che ti riporti,
all’infanzia cara  è perduta.
Ancor una volta,
poter vivere
senza problemi,
senza ambagi;
e cerchi l’autostrada,
per che ti guidi
verso la libertà,
libertà;
libertà,
di stare con te
stesso,
di sognare, di fregartene;
solo questo
questo vuoi,
potertene stare solo,
come in un atollo,
pensare per te,
per te  e basta;
e allora vorresti correre,fin dove la strada si congiunge alle nuvole. Laggiù.

 
Baia di new York,
terra di sogni e desideri
inespressi;
tra vie grandi, e corsi d’asfalto, e ponti  autostradali;
cartelli,negozi,
e gente cosmopolita,
che chiacchiera per strada;
macchine corrono alla svelta; taxi yellow,
si fermano  parcheggiano  a fatica;
baia di New York,
grande mela,
là dove vanno i nostri sogni
di viaggio,
la nostra voglia di partire
di andare,
di non fermarci mai;
là dall’altra parte
dell’oceano,
vita nuova,
speranza,ricominciare tutto;lontano
dalla tua jattura,
dalla tua sventura;
laggiù,tra le
praterie,
 e le strade lungo il deserto,
laggiù,
libertà,
America ,
America.

 
Le ore cadono,
cadenzate nell’abisso dell’oblio,
d’una giornata,finita,persa.
E le ore ,e gli anni,sono volati,
talmente veloci,come un pensiero finito,
una lattina bevuta  e poi gettata;
e già l’infanzia di ieri,
è alle tue spalle,
in questa vita veloce ,senza pace.
Come un treno preso di fretta,
e le fermate sono passate così
veloci.
Che quasi non fai tempo  pensarci,
fosse un ora,un minuto un eternità,
come una vita breve di farfalla,
l’uomo sale e smania  e grida  e crede di rimanere sempre,ed invece,
tutto và,verso un destino.
E poter fermare tutto,tutto,per un po’-
Fermare il tempo,che ci ruba i sorrisi,
la gente i nostri cari.
E ritrovarli,ritrovarli tutti adesso,adesso,
e averli sempre con noi,
fino alla fine del giorno,la fine del tempo.
Questo fremito,frenesia,in questa
Pazza corsa, che ci porta dall’inizio
Alla fine di tutto.
Davvero sembra poca cosa,il tempo dell’uomo;
una stagione breve,una primavera.
E non ti rimane che guardarti indietro,
perché il bello, sta tutto all’inizio,agli anni infanti,
nella freschezza del mattino della vita.
E più bello al mattino,quando hai tutti intorno;
poi viene l’oblio,e la vecchiaia e le malattie.
La bellezza sta tutta nel mattino.

 
Piccoli,
guardi questi bambini,
i loro volti ridenti,
a volte assorti,
con arie buffe e
spassose;
oppure tengono dei bronci strani,
e strabuzzano gli occhi
e fanno espressionI
assorte  e
pensanti,
imitando gli adulti;
e guardano ogni cosa con
quegli occhioni;
che dicono tante cose,
e sanno guardare tutto,
con occhi buoni,
che danno speranza,
e gioia;
e li guardo,
ricordando l’infanzia;
li invidio,
hanno tutto
quello che non ho più;
sono quello che un adulto ,
non può più essere,innocente;
e mi sforzo di imitare la loro
allegria,
la loro gioia;
e riprendo il cammino,
ragionando un po
da bambino,
 cercando un sorriso,
e di fregarmene con un
alzata di spalle;
e contento di vivere,
proseguo nel mio giorno,
rincuorato.