Io e Orso Fiacco, esperienze e storie, senza pretese.

 

"La Festa…! (la preparazione)"

Una sana partita a carte, io e Orso Fiacco, contro il Gori e suo cugino, era tutta la sera che ci si scannava, briscola e tresette, il classico "tre briscole e un trentuno", come si dice qui, un gotto di vino, due caramelle, una scatola di wafer e tanta polemica.

Dopo un paio d’ore di gioco, ancora due pari, due serie di briscola e due tresette a coppia, ma nell’ultima partita, avevamo spuntato la briscola per tre a due, l’aria si era fatta pesante, il cugino del Rossi, che si spaccia per "gran giocatore", cominciava ad essere nervoso, e si sgranocchiava un pacchetto di noccioline dopo l’altro, e Orso Fiacco, da grande stratega, non si lasciò scappare l’occasione, <<O "Gori secondo"…, a forza di mangia’ noccioline, diventi na bertuccia, pensa a gioca’, carciofo….!>>.

Il Gori capita l’antifona, s’intrometteva, con battute scontate, tipo <<Pensa a gioca’, sennò perdi…!>>, ma le carte erano decisamente a nostro favore.

A volte Orso Fiacco mi parla delle carte e dice << Le carte hanno un’anima, pensano, ragionano, parlano, se non ti vogliono bene, non c’è verso, so’ peggio delle persone, mi fa ride Marfi (Murphy) e le su leggi, si vede che unn’ ha mai giocato a carte, senno’ altro che cose che vanno storte, le carte ti mandano al manicomio…>>.

Beh…, in fondo mica aveva tutti i torti, quando giochi a carte stai sicuro che se le cose vanno bene lo senti prima.

Per esempio, all’ultimo sfaglio, mentre eravamo sul 22 a 18 per me e Orso Fiacco, già lo sapevo che avrei avuto carte da cappotto, era come se le avessi viste prima, come in una specie di "deja vu".

Prime cinque carte, asso di fiori, tre di fiori, regio di fiori, sette di fiori e due di cuori, seconde cinque carte, donna di fiori, due di fiori, tre di cuori, sette di cuori, asso di quadri.

Carte da "cappotto", ed ero pure di mano…!

Bussai le nocche sul tavolo, per la dichiarazione del "buongioco", non so come lo chiamate voi, forse "accusa", è il nostro modo di dire, cosa che ti dà diritto ad alcuni punti in più, in quel caso tre, <<Abbondo…!>> dissi.

<<Napoli a fiori…!>>, Orso Fiacco già gongolava, <<Che freddo…, brrrr, vi ci vole un cappottino…!>> disse, ed il Gori cominciò a perdere le staffe.

Cominciai a giocare, ed una giocata dietro l’altra, ci facemmo tutte le mani, << Cappotto, 3 di accusa, 14 punti, più 22, 36 a 18, padrone e contadino…!>> disse Orso Fiacco, prese le carte, le riunì, dette due o tre colpi con il mazzo sul tavolo, poi alzò il braccio del Gori e mettendogli il mazzo di carte sotto l’ascella e tirandogli giù il braccio disse <<Piglia, incarta e porta a casa…!>>.

Ci facemmo un paio di bicchieri tutti insieme e si cominciò a parlare.

Tanti discorsi, tante parole, ma alla fine ci trovammo d’accordo, era arrivato il momento di fare "La festa…".

Subito cercammo di trovare un argomento, un titolo, un tema e ci trovammo d’accordo su:

"Quando un si faceva niente da mattina a sera e pe’ raccatta’ ci volevano le feste e i lenti", ovvero "Come fanno oggi senza i lenti…!".

Che idea ragazzi…, l’entusiasmo si propagò come il fumo del camino quando la canna fumaria è intasata, in pochi minuti, avevamo trovato una squadra di tutto rispetto, dal cuoco, agli autisti, al d. j. e perfino tre baristi…!

Il primo problema ad essere risolto, fu quello della casa, infatti, la fattoria aveva a disposizione un casolare di grandi dimensioni, con annesso cortile interno e forno a legna, si dice che avrebbe dovuto diventare un agriturismo, ma che non lo era mai diventato, per tanti motivi, ma per noi, agriturismo o no, era perfetto.

Per il "cuoco", la scelta cadde su Sandrone, esperto di piatti più o meno elaborati, dalle salsicce agli spaghetti alla carbonara, ok niente di speciale, ma cucinare per 3 o per 64, per lui era lo stesso, nessun problema con le porzioni e con la salatura della pasta.

Per d. j. Marco, tanto lui raccattava lo stesso.

Per baristi, Franco, esperto di vini ed alcolici, e Orso Fiacco, che come creatore di cocktail non ha rivali.

Io, fui incaricato di gestire gli "inviti", o meglio, di invitare gente che fosse stata adatta alla situazione, anche se dentro di me ero convinto, che a causa del "tam-tam", o del "passaparola", sarebbero arrivate un sacco di persone.

Facemmo la spesa, che problema…, sapevamo che tutti erano di bocca buona e quindi, sotto con 7 kg di rigatoni, 6 kg di pomodori in scatola, rigatino e salsicce in quantità, peperoncini e poi panna da cucina.

La ricetta era quella delle grandi occasioni "La pasta della casa".

Una pastasciutta di quelle che fanno da primo e da secondo, e poi, per evitare che ci sparlassero dietro, decidemmo di far preparare un prosciutto al forno, la specialità di Sandrone…!

<<Mi raccomando, un’ora ogni tre chili…!>>, disse il macellaio che ci dette la carne, e questo fu un mezzo problema, poiché il forno a legna, per cucinare un prosciutto di 8 kg, avrebbe dovuto funzionare alla grande per circa tre ore.

Ma tre ore di cottura, circa due per scaldarlo al punto giusto, cinque ore, e dato che la temperatura, non era troppo alta, stare tutto quel tempo li fuori al fresco, non sarebbe stata una cosa da poco, anche se davanti al forno, una volta scaldato a dovere, ci sarebbe stata una temperatura "equatoriale".

Era necessario trovare un volontario, Sandrone ci pensò su un pochino e poi accettò, mise come unica condizione la disponibilità di un aiutante, Orso Fiacco, ed una bottiglia di vino.

La legna la recuperammo nel boschetto del Rossi, ed il vino alla fattoria.

Alcolici e non, li comprammo al supermercato, come da consuetudine, qualcosa di marca e parecchia da "banco", tanto quando la gente era un po’ alticcia, non riconosceva più la differenza tra un whisky ed una sambuca, e poi conoscendo gli invitati e sapendo che il numero delle persone che sarebbero arrivate a traino ci avrebbe costretto ad acquistare una botte di bevande, beh…, la roba da banco sarebbe andata benissimo.

L’impianto musicale era quello del Circolo, che dopo la cura della Rina aveva ripreso a funzionare alla grande, casse acustiche da sala e luci psichedeliche, un impianto così era tanto che non si metteva insieme.

Insomma, tutto sotto controllo, cominciammo a sistemare il casolare, sembravamo gnomi a lavoro.

La stalla, che una volta aveva ospitato una decina di vacche, sarebbe stata un’eccezionale discoteca, il magazzino, una sala da pranzo un po’ rustica, il primo piano, con caminetto in cucina e bagno, poteva essere attrezzato con un salotto e sopra, al secondo piano, le camere…, chissà forse a qualcuno avrebbe preso "sonno…!".

Martellate nelle mani, mattoni nei piedi, capelli verniciati e anche qualche scivolone per le scale, ma per fermarci ci voleva ben altro.

La stalla fu arricchita con una serie di "cannicci", sorretti da un telaio di fili di ferro, da una fila di festoni e da una batteria di luci che avrebbero fatto invidia anche ad una vera sala da ballo, e poi se penso che mentre stavo avvitando una lampadina, Orso Fiacco accese l’impianto, con conseguente "botta" da 220 volts per il sottoscritto, e risata generale di tutti i presenti, beh…, l’effetto doveva essere per forza "fulminante".

Da una parte, un muretto con sopra alcune tavole foderate di plastica ed una scaffalatura opportunamente decorata, potevano essere un ottimo bar, e dall’altra, sopra quella che una volta era una mangiatoia, costruimmo la postazione del disc jockey.

Risultato…, quasi 150 metri quadri di discoteca, dopo alcuni giorni di fatica, fummo orgogliosi del lavoro fatto.

Il magazzino, con alcune mani di vernice e certi accorgimenti diventò una sala da pranzo.

Con le tavole delle mangiatoie facemmo delle panche e per i tavoli, ricorremmo ad un vecchio conoscente mobiliere, che ci fornì alcune vecchie parti di armadi componibili.

Il momento più delicato fu quello della "disinfestazione", un po’ di pulizia finale era necessaria, insomma, tra una cosa ed un’altra se n’andarono quasi tre litri di lisoformio puro, roba da ammazzare anche la peste…!

<<Ragazzi che lavoro…!>> esclamò soddisfatto Orso Fiacco, era stato l’organizzatore principe della festa, ma senza l’aiuto di tutti, niente da fare… <<E’ proprio vero l’unione fa la forza…! Che gruppo ragazzi…!>>.

Anche le ragazze si erano date da fare, a parte la messa a punto dell’impianto musicale, erano state le artefici di ogni tipo di decorazione, per i lavori di forza e quelli un po’ più sporchi, c’eravamo offerti volontari noi, ma loro non si erano tirate indietro.

Alla fine, tanto per inaugurare la casa, decidemmo di fare un cenino speciale per tutti i collaboratori.

Il gruppo era il solito, Sandrone fece le prove per la pasta e Franco cominciò ad assaggiare i vini per la cena, ed a fare un’ultima valutazione della quantità delle bevande necessarie.

Tutti gli altri discutevano del più e del meno, mentre le ragazze, che per l’occasione si erano portate dietro altre tre amiche, si perdevano in commenti e battute.

Ma tutti eravamo entusiasti e curiosi di vedere che sarebbe successo due giorni dopo.

Io intanto stavo scambiando quattro parole con la Diana, mi sembrava di stare sui carboni ardenti, lei sorrideva, chissà che le passava per la testa.

Jeans e maglietta, ed una felpa blu, l’abbigliamento non era certo da miss, ma un sorriso e due occhi da stenderti in terra.

In breve ci trovammo a parlare fitto fitto di musica, lavoro e tutta una serie di cose, che non so nemmeno da dove fossero venute fuori.

Orso Fiacco, con gli altri erano li a ronzare intorno alle tre nuove amiche, che stavano sedute vicino al caminetto con la Rina e la Maria.

Soliti discorsi da "attaccabottoni", ma intanto, qualche occhiata strana già si vedeva.

Ci mettemmo a sedere a tavola, Sandrone si era superato, aveva fatto una pasta di quelle che non si dimenticano, il sugo era quello classico, soffritto di cipolla, pomodoro, tre o quattro peperoncini di quelli "atomici", ovviamente spezzettati, salsicce e rigatino passati in padella per renderli più appetitosi, ogni tanto una spruzzatina di vino rosso, e quando il tutto era ben rosolato, via…, tutto dentro al tegame del pomodoro, che nel frattempo si era ritirato a dovere, e per finire panna da cucina.

Il vino era "speciale" e se poi ci si mette anche il caminetto, che volete che vi dica, la serata era decisamente interessante, io mi avvicinai al vecchio radioregistratore, e misi una cassetta, un mix fatto a tempo perso, ma di roba tipo James Taylor, Eagles, Simon & Garfunkel ed altri, una C90 da "druscioni" come la definiva Orso Fiacco, ma che come sottofondo era proprio adatta.

Ad un certo punto arrivò il brindisi in rima, Orso Fiacco si alzò e disse << Allora tutti in piedi ed alzate i bicchieri che si fa il brindisi, … forza co sti bicchieri, anche le donne naturalmente, anzi, d’urgenza…, sto brindisi e anche per voi…

 

Questa cena, un po’ inventata,

sarà sempre ricordata.

Dico grazie al nostro cuoco,

che s’ingegna attorno al fuoco,

dico grazie a tutti quanti,

siete stati quasi santi.

Sarà il sugo o la vernice,

devo dir che so felice.

E poi visto il loro impegno,

perché no, anche l’ingegno,

dovrò dir forse più spesso,

tante grazie all’altro sesso.

E tirando in su la testa,

a tutti quanti, "Bona Festa!"

 

Grazie a tutti ragazzi, anche a me…!>> ci fu un’acclamazione e Sandrone, che nel frattempo s’era già fatto due bicchieri, si commosse.

Io ero seduto, casualmente, vicino alla Diana, o forse era lei che era seduta vicino a me, boh…, non ci pensai tanto di più, insomma eravamo vicini, Orso Fiacco era vicino alla Monica, una biondina piuttosto alta e niente male davvero, una delle tre nuove amiche, e le altre non rimasero certo da sole.

Parlammo per tutta la cena, poi alla fine della serata ci mettemmo a lavare i piatti, io mi offrii volontario e con altri due facemmo "le faccende".

Più tardi, tutti se n’andarono, anche le ragazze, sia io che Orso Fiacco salutammo la Diana e la Monica in disparte e le accompagnammo alle macchine, con la promessa di rivederci alla festa.

Restammo in cucina in quattro, io, Sandrone, Franco ed Orso Fiacco, seduti davanti al caminetto, come quattro fessi, chi sotto influsso dell’alcool e chi con un po’ di confusione in testa.

Rimanemmo in silenzio per qualche minuto, forse la fatica, forse i pensieri o forse il caminetto che scoppiettava, poi Orso Fiacco disse <<Cari miei domani sarà banda…!>>, Sandrone rispose <<Già, lo penso anch’io, ste donne so’ proprio carine, c’era Laura, che è un po’ appassionata di cucina…, oh…, m’è stata tutta la sera appiccicata, voleva sape’ come facevo io a regolarmi pe il sale…, boh…, io un sapevo che dirgli, e gli ho detto che vo’ a occhio, e lei mi ha detto che so’ bravo>>, anche Franco con i suoi modi eleganti aveva fatto colpo, una tipa un po’ sofisticata, certo, ma adattissima a lui, Elisabetta, mezza nobile da parte di madre.

Insomma eravamo li intorno al fuoco, avevamo quasi gli stessi pensieri, e dentro una gran voglia di arrivare velocemente al giorno della festa.

Quando Orso Fiacco disse <<Ragazzi, mi sa tanto che sta festa ce la ricorderemo pe un bel pezzo, occhio a un fa cavolate, ognuno s’organizzi come meglio crede, ma mi sa tanto che sarà banda grossa>>.

E come al solito Orso Fiacco tirò fuori dalla tasca uno dei suoi soliti foglietti, me lo dette, c’erano scritte un paio di cose, ed io lo lessi mentre ero seduto sul divano accanto al fuoco…

 

Attimo di felicità

 

Ho rivisto nei tuoi occhi

per un attimo la felicità.

Ho avuto il desiderio

di sentirmi felice.

Mi sono voltato

sei sparita, scomparsa.

Sono stato felice per un attimo,

per quell’attimo di felicità

brillato nei tuoi occhi.

 

 

Felicità

 

Non puoi cercare la felicità,

la trovi, e basta.

Un giorno ti svegli e lì accanto,

vedi ciò che da tanto aspettavi,

un sorriso, un abbraccio, un bacio.

Guardi due occhi, intensamente,

vedi qualcosa che non avevi mai visto.

Senti parole nuove, che mai avevi sentito,

Stringi forte le sue mani,

per trovare la realtà di quei momenti.

 

Riflettei a lungo su quelle cose, avevano in comune la "felicità", d’accordo, ma erano completamente diverse, quasi opposte, guardai Orso Fiacco, che era seduto accanto a me nel divano, cercando di capire quale potesse essere il senso di quelle parole.

Lui capì i miei dubbi e disse <<Caro mio, dopo tanto ho capito che ci so’ tanti modi di esse felici>>, sorrise e continuò <<Puoi esse felice, perché vedi che qualcuno vicino a te è felice, perché in un certo momento sei importante per quella persona>>, poi muovendo le mani come per tagliare l’aria in due <<Oppure puoi esse felice perché trovi vicino a te una persona che ti fa felice>>, e stringendosi tra le spalle concluse <<Beh…, so du cose diverse e insieme non ci stanno, ma nello stesso foglietto si…!>>.

Sorrisi anch’io e gli detti una pacca sulla spalla.

Rimanemmo ancora un po’ a chiacchierare e poi andammo a letto, la serata era finita, ma in tutti noi cominciò l’attesa di quella che sarebbe stata, probabilmente, una festa da ricordare.