- IMPERCEZIONI :
-
- 1 ** Dietro i giri delle lancette,
- dietro il quadrante dell’orologio
- c’è l’ultimo battito ed il primo gemito.
- Questo tic-tac, così forte, nel mio ultimo
- secondo diverrà sempre più debole, rapido,
- veloce, lontano. Tic-tac, tic-tac….rumore di
- lancette leggere dall’immane peso.
-
-
- 2 ** Guardo di sbieco il muro. Appare
- la coda bifida di una lucertola,
- compare il dorso, rivestito di squame
- e….negli interstizi della siepe
- già non la vedo….come se con un
- guizzo fulmineo, un lesto strascicare
- di zampe si fosse divincolata in un
- cunicolo; come se il crocicchio dei
- colori lividi del tramonto, il riverbero
- di un fievole sfarfallio di raggi l’avesse
- resa invisibile. Forse è sgusciata in
- una fessura, in un anello d’ombra,
- in una zona morta dei miei occhi,
- forse in una crepa nascosta, dove
- cade l’intonaco e affiora la calce,
- sfuggendo alla mia vista, ormai
- inafferrabile.
-
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 3 ** Raggio di luna, filo argenteo,
- trapassi e non frangi geometrie
- di ragnatele per posarti rilucente
- su steli d’erba. Impalpabile, quasi
- impercettibile. Ti nascondi sempre
- nel chiaro di luna, nella moltitudine.
- Hai traversato il siderale vuoto interstellare
- per consegnarci il tuo mistero.
-
-
- 4 ** Per un attimo ti sembra
- di raggiungere il nervo delle cose.
- Ma un battito di ciglia non è
- un colpo d’ali che ti solleva
- ed è vana ricerca aspirare
- al sillogismo dell’esistenza.
- Così ritorni nell’orbita della vita
- come una favilla, ormai incasellata
- in una goccia, come in un’impronta
- di luce un tremito d’ombra.
-
- 5 ** Corsi in una processione
- di luci, che volgevano altrove.
- Sfiorai rami d’oro e ulivi color
- argento. Poi passò il fischio
- di un treno e ritornai nello
- spazio di vuoto tra le cose
- e mi chiamò una voce.
-
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 6 ** Ormai filo sfrangiato,
- un fiato fioco di luce,
- disseminato il tepore sull’orlo d’oro,
- muore su
- una spiga di grano.
-
- 7 ** Trasparenze ed evanescenze.
- Ondulazioni e vibrazioni.
- Trascolorare della natura al tramonto.
- Sorpresi da passaggi di nuvole,
- da catene d’ombre. Scie traslucide
- di lumache. Fruscio di fili d’erba.
- Mormorio delle cose.
- Conosciamo la sorgente. Ma verso quale foce ?
-
-
- 8 ** Là dove finisce l’arcobaleno.
- Là dove fioriscono nidi di rondini.
- Là ad annusare l’aria della Primavera,
- tra colori di festa nelle vie del mondo.
-
-
- 9 ** La natura, le sue trame, i suoi canti
- e la vita come un’immagine, che si
- può mettere a fuoco solo quando
- si è distanti.
-
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 10** Vicini ad aiuole
- innamorati
- cercano di tramutare
- palpiti e batticuori
- in timide parole.
- E gli innamorati
- vorrebbero
- una morte sola.
-
-
- 11** Almeno un tempo ci si poteva bagnare
- almeno una volta nello stesso fiume.
- Adesso quel che resta è una sponda
- brulla, una moria di pesci e le acque
- torbide, colorate di fanghiglia.
-
-
- 12** La natura immersa nella Primavera.
- L’aria tersa e serena. La notte
- ritornano le lucciole a colorare
- spighe e roveti. Le stelle
- dipingono angoli di campi, margini
- di strade. E le trascorse stagioni
- ritornano come le parole dei morti
- nella memoria dei vivi distrattamente
- sul far della sera.
-
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 13** L’oscurità invoca con le sue ombre
- la voce di stagioni, che videro i morti
- padri. E figli i nostri padri.
- Ma ogni anno cambiano
- le scritte sui muri, ogni generazione
- crede ciecamente nei suoi miti
- ed idoli. E le piazze di quei cortili,
- i lidi di quegli arenili sono intrisi
- di altri amori. Le vie hanno perduto
- quegli odori.
-
-
- 14** Ghirlande di bacche,
- sapore di pomi buoni, boccioli di rose,
- schiusi dalle note della Primavera.
- Inno funebre il ronzio di mosche
- sugli avelli di larve decrepite
- e candido volo di farfalla
- su un palmo di lillà.
-
-
- 15** Un rantolo, un balzo, un brusio, o
- solo l’eco di un passo, lo sgocciolio
- della pioggia, il vento che sibila tra
- i canneti e i loro fusti cavi, lo stridere
- di una fiamma, un fruscio d’ali.
- E’ sufficiente per rompere il silenzio.
- Silenzio, coro degli angeli,
- grido senza voce dei condannati,
- gemito dei non nati. Canto di parole
- mai ascoltate dagli uomini.
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 16** Essere e divenire. Identità e mutamento.
- Stasi e movimento. Unico e molteplice.
- Particolare ed universale. Desiderare ed avere.
- Attrito ed inerzia. Perdita e possesso.
-
- No. Non pensarci.
- Per non deprimersi a volte
- basta non pretendere niente
- dalle cose e dagli altri,
- da questa luna tra i rami.
-
- 17** Ascolto senza capire.
- Sorrido senza ridere.
- Intristisco senza piangere.
- Parlo senza dire.
- Guardo senza vedere.
- Ma a volte guardandomi
- allo specchio mi sembra perfino
- di scorgere un essere umano.
-
-
- 18** Gocce di rugiada discendono
- sullo sfrigolio dei rami,
- sul sagrato dei prati.
- Caduta di sereno,
- che sommerge
- lo stridere invisibile
- dei fili d’erba
- che crescono.
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 19** Nella punta di una scintilla ?
- Nello sputo di uno spillo ?
- Nel pallore di un brivido ?
- Nel palpito di un petalo ?
- Nel fregio di un segno ?
- Nell’osso scarnificato ?
- Nella polpa disossata ?
-
-
- 20** Il crampo di un lampo.
- Il fulcro di un fuoco,
- stigmate conficcata
- nel cielo roco e fioco.
- Poi il tonfo di un tuono.
- L’eclissi del frastuono.
-
-
- 21** E’ già sera. Le sfumature
- livide del tramonto. Oltre
- il fiume, sui colli, punteggiati
- da borghi e paesi un brulichio
- di luci.
-
-
- 22** Pellicola sdrucita, sequenza
- fulminea di istantanee, epifanie
- sminuzzate, flusso di pensieri,
- che si ribellano alla grammatica.
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 23** Il fiume scorre lentamente.
- Il vento smuove le vetrate.
- Il fiume scorre lentamente.
- Trascina con sé foglie morte,
- storie passate, cose andate.
- Il fiume scorre lentamente.
- Gli occhi dei bambini salutano la corrente.
-
-
- 24** Il rintocco delle campane.
- I trilli degli usignoli.
- Stuoie stese alle finestre.
-
- Si rivede il colore della terra.
- Ombre smorte danzano.
- Colori accesi suggestionano.
- Colline e sentieri inondati d’alba.
- La luce rinasce.
- Linfa dell’anima.
-
-
- 25** Vieni alba a salutare anime e cose.
- di questo pulviscolo di mondo.
- Vieni alba.
- Come se fossi la prima alba del mondo.
- L’ultima di ogni uomo.
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 26** Padri e figli. Fratelli e sorelle.
- Vederli ogni giorno.
- Vederli crescere ed invecchiare
- senza accorgersene.
- E non trovare mai le parole.
- Come attorno al pianeta
- gravita il satellite,
- come attorno al nucleo
- gravita l’elettrone,
- noi giriamo attorno alle verità
- del cuore.
-
- 27** Voglia di cacciare un urlo.
- Voglia di ascoltare un sussurro.
- Voglia di lacerare il drappo della sera
- con le unghie.
- Impossibile capire il mistero di portoni
- socchiusi, l’assurdo e la malinconia di ogni
- sguardo.
- La luce che ognuno ha negli occhi dove finirà ?
- La vita !!! La vita ?!!?
- Semi. Battiti. Ossari. La vita ?
- A tratti sembra un gioco d’azzardo, un
- tiro di dadi. A tratti una partita
- di scacchi. E dove cerchi l’ordine trovi
- il disordine e viceversa.
- E sei quasi nulla ed aspiri all’infinito !!!
- Il nulla moltiplicato per infinito
- in matematica
- dà un numero qualsiasi.
- L’uomo è quel numero qualsiasi.
-
- IMPERCEZIONI:
-
- 28** Ho sognato città invisibili,
- dove risiedevano solo artisti.
- C’erano saltimbanchi, poeti, attori,
- pittori, acrobati, contorsionisti, trampolieri,
- mimi, ormai prossimi a firmare l’armistizio
- con la realtà. E quando la loro penna
- stava scrivendo ho sentito i singhiozzi
- del cielo. Ho visto stelle cadere. Fermarsi
- comete. Le maree ribellarsi alla luna.
- Le strade senza nome battezzarsi l’un l’altra.
- Ma avevano avuto fortuna. L’inchiostro era
- simpatico. Si rinfrancarono gli artisti.
- Si rinfrancò la luna.
-
- 29** Inaccessibile. Inafferrabile. Ineffabile.
- Che fai ? Che pensi ? Hai lo sguardo assente.
- Che devo fare ? Che mi consigli ?
- Vorresti dissolverti in un momento ?
- O riversarti come un soffio di vento
- sull’intero universo ? E quel profumo
- d’erba falciata che ti ha cresciuto ?
- Qual è ora il senso che dai alle strade
- del tuo paese ? Se fossi nata in un’altra
- epoca, in un altro luogo….ed invece….
- nervi e mani tese……..
- Che fai ? che pensi ? Hai lo sguardo assente.
-
- IMPERCEZIONI:
- 30** Il riflesso della luna
- è smosso dal flusso del fiume,
- scalfito da acini di pioggia.
- Pioggia, che scende sulle case,
- incanalata in grondaie ossidate.
- Vapore e nebbia. Qua e là indistintamente
- calano grumi di lumi sul corpo della linfa,
- sulle dita adunche dei rami.
- E’ l’ora in cui gli insetti intravedono
- in un’angusta fessura e gli uomini
- in una scia d’aereo la fuga. E’ l’ora
- in cui cresce la ferita di una ruga,
- immaginando cento mondi di idee,
- mille amori finiti nel dimenticatoio
- o sbiaditi in un logoro matrimonio,
- a onde di generazioni susseguitesi
- tra loro.
-
-
- 31** E’ sfuggito irreprensibile
- in un angolo morto del ricordo
- il rossore del suo volto,
- il timbro della sua voce,
- il calore delle sue mani.
- Ora la cerco inutilmente nelle stanze
- della mia memoria.
- Un tempo si sfiorarono
- i nostri respiri. Si congiunsero
- le nostre ombre.
- Adesso non so se i suoi anni
- piangono per amori mai nati,
- se in lei vincono rimorsi o rimpianti.
- Adesso non so quali tremiti astrali,
- quali fremiti nei prati le sue parole
- chiamano quasi amore.
-
- IMPERCEZIONI:
- 32** Coppie furtive, appartate,
- distese su nuvoli di foglie secche,
- sulle sponde assopite celebrano
- con giochi d’erba i saturnali dell’eros.
- Oppure in abitacoli oscuri appannano
- i vetri le loro labbra tremule. I polpastrelli
- delle dita ora si cercano, carezzano il palmo
- altrui, ricercando in un contatto una nuova
- creazione d’Adamo. E l’ultimo respiro di Adone
- ineffabile, ormai spettro del non detto, si aggira
- attorno ai loro corpi madidi, causa un brivido di
- smarrimento, sfiorandoli ignari. Poi riprendono
- le loro effusioni, cullati dai loro sospiri giovanili.
-
- 33** Vibrio di fronde malate.
- Gioco di ombre dentellate.
- Frantumi smerigliati.
- Rosario di stelle siderali.
- Ma nessuno può pensarsi inutile.
- Nessuno sa per quale logica, disegno,
- volere i ragni crociati emettano seta
- dal loro filiere.
-
- 34** Nelle pupille luci lontane
- di caseggiati.
- Il latrato dei cani.
- Solo l’eco dei nostri passi.
- Che cosa credevi ?
- La memoria è una rete sottile.
- E’ selettiva. Ed è anche infedele.
- Il colore enfatico del ricordo
- migliora spesso il passato,
- rendendolo un’età dell’oro.
- IMPERCEZIONI:
-
- 35** Non sospirare mai sullo sguardo
- di una passante, sul gioco di sponda
- di sguardi incrociati dal finestrino
- con la ragazza seduta sul treno
- del binario parallelo. Non sospirare,
- soffermandosi ad ogni bivio del passato,
- pensando a ciò che poteva essere e non è stato.
- Non chiedersi mai quale sarebbe stata la trama
- del nostro destino in un luogo appena accennato,
- dove il treno non ha sostato, o nelle città dai bei
- gerani, che mai ci hanno visto, che mai ci vedranno.
- Non chiedersi mai se lasceremo una traccia alla nostra
- partenza. Non chiedersi mai quale mano d’angelo,
- quale frammento del nostro sogno scacci l’ombra
- della morte dal nostro sonno.
-
- 36** Traversai l’oscurità di una cannula,
- il fragore mattutino di una pagliuzza.
- Annodai ciglia, trapunsi con le mie dita
- ali di farfalla. Mi specchiai in raggi di luna.
- Venni rifranto dal cristallo. Fui vivisezionato
- da un prisma. Fui equilibrista su un filo interdentale.
-
- Adesso posso, esangue, disfarmi in un minuscolo
- punto di inchiostro, su una finitura di un foglio;
- questo mondo sempre in eterno mutamento, in
- continua metamorfosi, non mi avrà mai.
- Onda o corpuscolo ?
-
- IMPERCEZIONI:
- 37** Nel silenzio di una città straniera.
- Nel cuore di una notte quieta.
- Noi, gravidi di gelo. I vestiti
- modellate dal vento.
- E fu il tepore di una luce trasversale,
- il nitido chiarore emanato da lampare.
- Celammo ognuno nel proprio animo
- le parole amare ed avvelenate. Sostammo
- appoggiati al parapetto del lungomare
- senza parlare. I nostri occhi, senza rotta
- né stella polare, erravano nel colore del mare.
- Poi dicesti: " Ho letto i poeti per cercare
- un verso che potesse racchiudere la mia vita
- e tutte le vite. Ma ho solo trovato conforto
- dalle loro voci."
- Dopo in silenzio di nuovo a ricercare
- in uno sfolgorio di luce, in un tono
- vivo, uno slancio, che si accordasse
- col chiaroscuro del nostro profondo.
-
-
- 38** Cambiamo noi, cambia lo scenario,
- cambiano le corrispondenze, ecco
- perché ogni città è mille città diverse.
-
- 39** Le rondini saettano, poi sostano accovacciate sui fili
della luce.
- Capolini di girasoli si volgono verso Ovest.
- Si chiude la margherita. Si apre il geranio,
- che effonde nell’aria il suo profumo.
- Api sfiorano rami ed infiorescenze, petali
- e sepali, si impossessano del nettare, poi
- depongono il polline sui pistilli con un battito
- di ali. Ginocchi tinti d’erba corrono tra le balze,
- dita fanciulle piluccano acini di ridenti filari.
-
- IMPERCEZIONI:
- 40** Rimarrà un’orma dei tuoi passi ?
- Rimarrà qualcosa nell’aria ?
- Forse un’essenza dei tuoi baci
- infuocati sotto la pergola ?
- Chissà dove si sono involate
- le tue risa e le tue parole ?
- Ragazzi che passi, ragazza che vai.
-
- 41** I portuali,
- avvolti in un sudario di nebbia
- strascicano passi stanchi. Guardano
- luci soffuse di lampare ed insegne di locali.
- Cadetti dell’accademia navale nelle vie storiche
- del centro approcciano bellezze locali, che
- cercano di non pronunciare espressioni veraci
- per timore di apparire scurrili, provinciali.
- Il corso di Livorno è da sempre un pantagruelico
- trespolo, su cui si accovacciano ingenue civette
- per far da specchio alle allodole dei cadetti.
- Sciami iridescenti di navi, allineate all’orizzonte,
- si susseguono negli occhi dei passanti. L’impeto
- maestoso del maroso modula sfrigolii, schiocchi
- di rami nelle fronde mediterranee del lungomare,
- lambisce ogive di volti trasognanti, appoggiati ai
- parapetti gelidi della passeggiata, oppure riparati
- sotto le pensiline dei bar.
- E’ già calato il sipario del giorno.
- Oltre l’orizzonte si sono già involati quei toni di
luce,
- quelle tinte uniche di colori,
- che nella memoria sono pagine di stagioni.
-
- IMPERCEZIONI:
-
-
- 42** Luna,
- unica luce vera,
- che tocca terra nella notte.
- Luna,
- solo tu rassicuri i bambini
- e scacci la paura del buio.
- Luna,
- unica luce vera,
- verità rivelata.
- Luna,
- con le tue falci, la tua faccia nascosta,
- i tuoi quarti, illudi gli amanti e gli fai credere
- che gli amori più grandi sono quelli non ricambiati.
- Luna, da millenni i sospiri degli amanti muoiono su di te.
- Luna, verità rivelata,
- bugia smascherata.
- Luna, luce che non dà calore al cuore.
-
- 43** Oltre il mio orizzonte
- le risposte che non ho.
- Oltre il mio orizzonte
- milioni di vite e di sguardi,
- di nascite e di morti che non so.
- Oltre il mio orizzonte
- tutto ciò che mai sono stato,
- che mai sarò.
-
-
- 44** Stormi traversano l’azzurro.
- Filari di cipressi fiancheggiano sentieri sterrati.
- Sul dorso dei colli casolari ristrutturati.
- E poi all’improvviso una lepre ci taglia la strada
- infilza un nuvolo di ciuffi, un groviglio di cespugli
- e continua la sua corsa chissà dove.
-
- 45** Da un comignolo si leva il fumo.
- I termometri segnano lo zero.
- Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere.
- Una vedova ferma sugli zigomi le lacrime.
- Una ragazza al bar beve il caffè e fissa la testa
- di un cinghiale imbalsamato.
- Da un appartamento si diffonde musica classica.
- Poi la puntina si ferma, il disco si incanta.
-
-
- 46** Un ago smagnetizzato,
- un pettine sdentato,
- un giocattolo rotto,
- uno schioppo, un botto,
- un infuso insipido,
- la caduta di un nido,
- il coccio di un guscio rotto di lumaca,
- una radice aggrovigliata,
- rinnovano il mistero del mondo.
-
-
- 47** Una tempesta di rabbia mi scompiglia,
- tutto questa fila, questo parapiglia
- per uno stupido gelato alla vaniglia.
- Se ognuno è una goccia di mare vorrei evaporare.
- Siamo in ritardo anche per l’ultimo spettacolo….che
diavolo !!!
- Dove vuoi andare ? Quale destinazione? Nessuna
- illuminazione ? A corto di ispirazione.
- Così è……… se è vero che l’uomo ha inventato la
noia
- per dimenticarsi della morte.
-
-
- 48** Ragazze che parlano di là, oltre quelle vetrate
- appannate. Gli echi delle loro risate. Poi la polvere
- di povere vecchie strade, qualche debole palpito
- di luce dalle solite case.
- BOZZETTI :
-
-
- 1** Siamo e saremo sempre
- più distanti dalla natura
- e dai nostri simili: troppe
- barriere invisibili.
-
-
- 2** Io ? Io; io ?! io! Io !!?!?
- La solitudine è analoga
- a questo gioco assurdo.
- Significa predicare se stessi
- all’infinito.
-
- 3** Italia,
- scenografia
- senza sceneggiatura.
-
- 4** E’ facile scrivere e cadere nella
- retorica e nel sentimentalismo.
- Quante ragazzine lasciate dal
- bullo belloccio di periferia scrivono
- le loro lagne e lacrime, facendo del
- cosmico pessimismo. Meglio aggiungere
- un sottofondo di ironia, una venatura di
- umorismo.
-
- BOZZETTI:
-
- **5 Lavavetri magrebini, rumeni, polacchi,
- scaglionati in bande, si contendono
- negli ingorghi di traffico le prime file
- d’auto. Così rapidi nel ripulire i vetri
- polverosi con cenci imbevuti d’acqua
- prelevata dai fossi con secchi scalcinati.
-
-
-
- 6** Mastodontiche nigeriane, costrette
- a vendersi per non restare vittime
- di uno scaltro sortilegio; slave, frodate
- dai loro rapaci fidanzati-protettori; ermafroditi,
- dai seni turgidi al silicone, dalle reggicalze oscure
- per celare virili pelurie.
-
-
- 7** Adolescenza in una provincia spenta:
- un deca speso in Coca-Cola e videogiochi.
- Noiose spacconate da bar.
-
-
- 8** Dopo aver scardinato le porte della percezione
- con una pasticca di ectasy, dopo un’ora di paradiso
- artificiale, digrignarono involontariamente le mascelle
- a capo chino, masticando il niente.
-
- BOZZETTI:
-
- 9** Eravamo così giovani. Ci sentivamo
- immortali o almeno non pensavamo
- mai alla morte. Eravamo sordi allo
- scricchiolio del mondo, eravamo in
- continuo fermento, in perenne movimento
- e certe sere i lampioni danzavano al ritmo
- del vento, ai nostri occhi restava immobile
- solo il firmamento.
-
-
- 10** Stavamo a fantasticare come saremmo
- stati se fossimo nati in America, ma non
- avevamo mai visto un dollaro e l’unica
- consolazione era che in tempi di guerra
- soldati americani avevano camminato
- nelle nostre strade, masticando gomme
- e regalando sigarette ai passanti.
-
-
- 11** Notte di immigrati, di bag-lady,
- di barboni, che con gli stracci dei
- giornali creano la loro coperta e
- si addormentano con un decubito
- indifferente, sotto la pensilina della
- stazione, che li ripara dalle intemperie
-
- BOZZETTI:
- 12** La normalità ha già chiuso i battenti
- all’ora del coprifuoco. Gli autobus
- sono in letargo nel deposito. I treni
- sostano in un binario morto. Le auto
- parcheggiate negli spiazzi sono appannate.
- Nelle stanze d’albergo trasudano sgocciolii
- di lavandini dalle guarnizioni rotte, dalle
- tubature arrugginite, e sospiri di piacere.
- E non si aggirano angeli negli angoli, ragazza
- che insegui la libertà di Thelma e Louise.
-
- 13** Commesse avvenenti in body succinti
- ed aderenti risvegliano nei negozi del
- centro incautamente in scapoli e mariti
- l’istinto di acquisizione anche in periodi
- di recessione.
- A.A.A….indispensabile bella presenza !!!
-
- 14** Ragazzi hip-hop colorano di fantasia
- serrande e muri scalcinati, rispettano
- palazzine e monumenti storici e vengono
- considerati dei vandali. Legislatori e tutori
- dell’ordine invece permettono alle holding
- di riempire ogni angolo di cartelloni pubblicitari
- per persuadere a comprare cibi surgelati e altre
- menate varie. E’ solo questione di soldi ?
-
- BOZZETTI:
-
- 15** Adolescenza: per raggiungere tre cose
- vere, devi prima averne cento materiali,
- con alta probabilità di perdersi nei retaggi
- di quest’ultime.
- Giovinezza: ricerca di una meta, infiniti bivi
- e nessuna indicazione.
-
- 16** L’autopompa lava le strade. Gli spazzini
- svuotano i cassonetti. Qualcuno affigge
- dei manifesti. Gli ubriachi rasentano i muri
- o finiscono il fiasco in un fosso. Le vie deserte.
- Poliziotti e guardie di vigilanza nell’abitacolo
- della volante controllano le pulsazioni del pachiderma
- sonnambulo della città. I tagliaborse, di giorno
- sull’autobus, la notte su qualche treno espresso cercano
- di borseggiare viaggiatori che dormono. I senza tetto
- cercano un letto sotto qualche portico o nei vagoni di
- un treno fermo su un binario morto. Turnisti disfatti
- in fabbrica aspettano il nuovo giorno, il riposo.
Banchettari,
- porchettari aspettano giovani discotecari. Anche fornai,
taxisti,
- puttane, impiegati dei caselli autostradali, cubiste,
buttafuori,
- ballerine di night sono al lavoro. E la notte è ancora
giovane………….
-
- BOZZETTI:
-
- 17** Le prime luci dell’alba su abbaini, lucernari,
attici.
- I lampioni si spengono. Le prime sirene delle fabbriche.
- Gli itinerari degli autobus riprendono. Le prime persiane
- aperte. Le prime saracinesche alzate. I primi rombi di
- motori, i primi echi di clacson, i primi scarichi dei tubi
- di scappamento. Gente assonnata che si avvia frettolosa
- verso l’officina o l’ufficio. Gente assonnata,
inscatolata
- nell’abitacolo della propria macchina, fagocitata dal
- traffico. Sguardi catatonici, sorrisi falsi, tic nervosi,
- mani sudaticce, cuori ansiosi, che sognano carriera,
- ferie o pensione.
-
- 18** Si fraintende il comodo
- con il necessario. Si corre
- per arrivare e chi si ferma
- sul lato oscuro della strada
- diventa invisibile.
-
-
- 19** Anche lui ha sognato porti e velieri.
- Ha immaginato gambe affusolate
- negli scompartimenti del suo viaggio.
- Adesso in sala d’attesa si spulcia, rigetta
- parole nell’aria e parla di figli che non ha.
- La gente attorno finge di leggere il giornale
- e di non sentire. Alla fine chiude gli occhi
- e si assopisce. Io penso alle favole, che
- non vengono inghiottite dalle fauci dell’oscurità
- e restano a consolarci.
-
- BOZZETTI:
-
- 20** E’ là, oltre quel ponte celeste, in un
- mondo di vetrine e di luci, che le donne
- nascondono le rughe con fondotinta, belletto,
- rimmel. E là in centro, che si scelgono sguardi,
- che si uniscono solitudini, che si incrociano vite.
-
- 21** Quel treno immobile, su quel binario morto,
- quante vite, quanti amori ha trasportato.
-
-
- 22** Questa sera non si poserà mai più
- sulle venature azzurre dei nostri polsi.
- E ora noi gonfi, con più vino che sangue
- nelle vene, saremo satiri e giullari senza corte.
- e sollevati da angosce e dubbi, senza fronti pensose,
- senza mani tremanti, ci perderemo in qualche locale,
- nella noia dell’effimero.
-
-
- 23** Un corpo inerme sul margine della strada.
- I passanti raccolti nei loro cappotti se ne sono
- accorti, ma non sono accorsi. Un finimondo di
- fari sui viali, dove sbrecciano a velocità elevata
- prossime auto pirata. Domani i giornalisti scriveranno
- un trafiletto in cronaca locale su questa morte
illacrimata.
-
-
- BOZZETTI:
- 24** Signori, che sotto l’egida di Sodoma,
- si addentrano nei labirinti di Cnosso
- dei cinema a luci rosse; guardoni appostati
- vicino a vespasiani ed orinali alla stazione
- per osservare la minzione di un glande
- o tra le fratte rigogliose dei colli fiorentini
- a gustarsi mani nerborute, che nascondono
- le stelle all’amata.
-
- 25** E’ un tempo in cui gli imbonitori
- camminano per la strada con lo sguardo
- altero ed il portafogli gonfio, mentre gli
- assidui lettori, appena varcata la soglia
- della libreria, furtivi acquistano e poi nascondono
- nelle tasche i libri di poesia, dato che con la
- razionalità tecnologica che avanza, la poesia
- viene considerata alla stessa stregua della pornografia.
-
- 26** Un ragazzo trasandato con un cappello di paglia,
- che suona la fisarmonica; un gruppo di turisti
- inglesi, seduti sulle scalinate, che si passano
- una bottiglia di vino; frammenti di discorso
- di un ubriaco; ombre di voli di piccione;
- luci languide di lampioni, smorzata di un tono
- nell’Arno; un gruppo di militari che schiamazzano
- da una macchina in corsa;
- Firenze…….miseria, mistero, meraviglia.
-
-
- 27** Ragazze fiorentine…le ho viste arrossire
- ed abbassare gli occhi agli sguardi tristi
- ed accattivanti di pittori e poveri questuanti.
- le ho viste nelle Domeniche d’Estate prendere
- il treno da pendolari per riprendere sulle spiagge
- i loro amori estivi passati.
-
- BOZZETTI:
- 28** Là a ridosso dell’argine fu massacrato un uomo.
- Crivellato da colpi d’arma da fuoco.
- Le sue labbra invocarono perdono.
- Ma nessuno sentì quel sordido tonfo quando
- stramazzò al suolo. Aveva un lavoro. Aveva
- una donna, che dopo si sposò con un altro.
- D’altro canto anche le fanciulle che credono
- nell’amore eterno che cosa avrebbero fatto ?
- Il paese spiegò la sua morte ritenendo che avesse
- una doppia vita, che fosse un diverso, perché uno
- normale secondo le comari muore al capezzale non
- si fa ammazzare. Allora non c’erano case, solo distese
- sconfinate di grano. C’era solo il vento quella sera.
Solo
- il vento, che ricamava una macabra danza di spighe.
- solo il vento abbracciò l’assassino, ma non ebbe la
forza
- necessaria per stringerlo nella morsa del suo respiro.
-
-
- 29** Fallo. Fallo!!!??? Fallo!?! Fallo!!?!
- Fallo. Fallo, perché attorno alle tue
- Scarne mani gelide c’è il niente.
- Fallo, perché non hai un lavoro….perché
- Hai una lesione….perché hai un male inguaribile….
- Ma poi non è detto che sia incurabile….
- Fallo, perché sei in carcere ingiustamente…
- Se innocente e non c’entri niente…..perché sei
- Incatenato su una sedia a rotelle….perché sei
- Impotente…un eunuco tra gente sessualmente
- Attiva….da pronipoti di Priapo……Fallo, perché sei
- Timido, impacciato, calunniato e diffamato….
- Fallo…perché le ragazze ti vogliono solo come
- Loro amico e si scandalizzano se le sfiori con un dito…
- Fallo, perché sei un Totò Merumeni senza villa, né cuoca
- Diciottenne consenziente…..fallo, perché a causa dell’edonismo
- Dilagante le ragazze vogliono solo tipi con fisico
scultoreo e
- palestrato da body-building e anabolizzzanti e
beta-bloccanti….
- Fallo, perché c’è poco amore nelle volte che hai fatto
l’amore….
- Dai…tagliati la gola…oppure impiccati…oppure gas di
scarico…
- O barbiturici…oppure sotto un treno….da ribelle come
Iacopo Ortis
- Oppure da borghese come il giovane Werther…insomma scegli
tra
- Pistola o coltello….però…non sai ne se c’è qualcosa
dopo, né quale
- Oltretomba ti toccherà per tutta l’eternità….abbiamo
mille metafisiche
- ed escatologie, ma in questi casi nessuna certezza
assoluta.
- Credi nella reincarnazione ? Ti daranno una sorte migliore
?
- Non hai paura di perderti nei meandri del Nulla ?
- BOZZETTI:
- 30** Un calciatore professionista si allena
- per ore ed ore durante la settimana.
- La Domenica durante la partita tiene
- in suo possesso il pallone per tre minuti
- circa. E’ simile a quello che accade nella
- vita: ogni incontro è una partita.
-
- 31** La maturità ha il volto scavato,
- è un bagaglio di cocci e di frantumi
- smerigliati, ma per pura evasione ed
- eufemismo gli affibbiano l’epiteto di
- esperienza.
-
- 32** Desideriamo miraggi irreprensibili, pietre
- filosofali, chimere e fuochi fatui, arabe
- fenici, ma siamo tutti immensamente
- contenti, quando appollaiati, accovacciati
- sul coperchio del w-c sappiamo di avere
- un intero rotolo di carta igienica a nostra
- disposizione!!!
-
- 33** Angolo metropolitano, dove pusher
- spacciano maria ed eroina, borseggiatori
- e taglieggiatori e usurai si aggirano spavaldi
- negli angoli ed i viados in crisi d’astinenza lo
- fanno senza cappuccio per alzare la parcella.
-
-
- 34** Saremo anime che si intrecciano
- nel vuoto multimediale. I nostri simulacri
- virtuali spiccheranno si congiungeranno in
- voli immaginifici. I nostri avi videro altre
- terre, altri cieli solo incasellati in uniforme
- da soldato. I nostri posteri vedranno altri
- paesi navigando su Internet, dialogheranno
- con altri distanti mille miglia tramite videoconferenze.
- Non serviranno più i viaggi per fare delle esperienze.
- BOZZETTI:
-
- 35** Mia generazione, onda di volti
- senza nome, di ismi senza idee,
- di mode ripescate, di sterili battaglie
- senza vere guerre. Senza miti propri,
- né linguaggio, con lo sguardo allucinato
- in una discoteca, dove ogni parola è
- un miracolo, dove i decibel soffocano
- sul nascere il dialogo. Mia generazione,
- alla ricerca di scariche di adrenalina, di
- bungee-jumping per pura evasione, senza
- più fosforo né testosterone. Mia generazione,
- che rinchiudi la giovinezza in una stanza;
- immersa nella noia, nella nevrosi dello zapping,
- con la fobia del contagio, con la psicosi dell’omologazione;
- mia generazione, figlia schizoide della bambagia
- e dell’ovatta della borghesia, amante del circolo vizioso
- benessere, emarginazione, follia.
-
-
- 36** Uomo moderno
- con il karma del robot,
- con le stimmate dello stress
- e dell’ansia,
- a Carnevale un’altra maschera
- ti coprirà il volto.
-
-
- 37** Svegliarsi ed accorgersi
- che il cinguettio dell’alba ormai
- è stato sommerso dal rombo dei motori,
- dall’andirivieni caotico continuo del traffico.
-
-
- BOZZETTI:
-
- 38** Nei rantoli dei pazzi,
- nelle andature claudicanti dei mendicanti,
- nei bisbigli degli amanti,
- nel caos dei locali,
- nell’oceano di vino delle osterie,
- nella sepoltura delle ideologie,
- nell’entropia delle metropoli,
- nel brulichio quieto di luci di periferie,
- nelle chiazze alogene dei lampioni,
- nell’interpretazione dei sogni,
- nella lettura delle mani,
- nella ruggine di cimiteri d’auto,
- nelle lapidi dagli epitaffi scalfiti ed illeggibili,
- nel pallore degli anziani,
- nel rossore degli adolescenti,
- nell’enciclopedia dei ricordi,
- ho cercato invano il senso della vita.
-
- 39** Taxisti, che fanno il turno notturno,
- attendono in silenzio nell’abitacolo,
- affastellando cassette sul cruscotto.
- Fino a quando non arriva la chiamata….
- Dal finestrino socchiuso annusano l’aria,
- mentre muri, davanzali, tettoie si accavallano
- e si susseguono. Ascoltano storie inverosimili,
- ma vere: eccezioni che annullano le regole.
- Per mestiere incarnano le veci di Caronte, diventano
- traghettatori di anime. Depositano alle loro postazioni
- trans e puttane sui viali della circonvallazione. Quindi
- come condottieri salvifici sorreggono sino alle soglie
- dei loro portoni ragazzi fatti e vacillanti. Trascorrono
- le ore, finisce la veglia, i notturni cedono la guida a
- colleghi cispiosi ed assonnati, che porteranno a
destinazione
- gente perbene e rispettabile senza voglia di parlare,
- senza storie private da raccontare.
-
-
- BOZZETTI:
- 40** Le città di notte morte.
- Tolte le panchine nei parchi.
- Chiuse le osterie di un tempo.
- Distrutte statue e monumenti storici.
- Società tecno-tribale.
- Giovani cresciuti a forza di omogenizzati
- e omicidi perpetrati da mamma tv.
- Ci si scanna in discoteca o al volante per
- il motivo più futile, per l’equivoco più banale.
- Sassi-killer piovono dai cavalcavi sulle chiome
- Dei tettucci di macchine assassinate.
- Società tecno-tribale.
- Tutti Sileni rovesciati: belli fuori, vuoti dentro.
- Indispensabile bella presenza. Anche con l’aiuto
- di lifting, liposuzione, bodybuilding, anabolizzanti,
- creatina, betabloccanti. Sempre in linea, anche
- a costo di rischiare anoressia, disfunzioni ormonali,
- bulimia.
- Società tecno-tribale.
-
-
- 41** Quando cerchi con le reti della ragione
- di passare dal particolare all’universale,
- di carpire tramite l’induzione interamente
- il reale, ricordati che compiendo questo
- sforzo immane si creano evidenti smagliature,
- da cui il senso, lo spirito del mondo evade.
- La nostra mappa è sempre approssimativa
- rispetto al territorio della realtà.
-
-
- 42** Lui e lei: sospiri, sguardi innamorati,
- sciocchezze, tenere effusioni e l’ombra dell’amore,
- che li culla. Venti anni dopo, sotto le coperte del
- talamo nuziale, nella logora routine del letto
matrimoniale,
- tra la buonanotte ed il prendere sonno, ognuno si chiede:
- ma chi è quell’essere che mi dorme accanto ? Ne posso
- fare a meno oramai con due figli a carico ?
-
-
- 43** I ragazzi seduti a cavalcioni sui muretti
- o sulle spalline parlano, parlano, parlano.
- Ma non dicono mai ciò che sentono per
- non rovinarsi la reputazione. I pensionati
- al bar parlano, parlano, parlano di calcio,
- di ciclismo, di sottane e di tempo. Gli uomini
- parlano sempre a vuoto, ma mai del loro vuoto.
- La scelta è tra il rumore di chiacchere impersonali
- ed il silenzio della solitudine.
-
-
- 44** Amanti segreti, clandestini,
- che prendono una camera ad ore
- senza registrare il nome.
- Imbarazzati, paonazzi aspettano
- Con trepidazione la chiave dal portiere.
- Salgono le scale a testa bassa ed in grande
- fretta, quindi devono girare tre volte la chiave
- nella serratura per aprire, tanta è l’emozione
- della scappatella, della trasgressione.
-
- 45** Non c’è niente da fare. Nessun
- luogo della terra o della mente dove andare.
- Nessun amore o utopia da trovare.
- Il fanciullino è morto o forse mai nato.
- Hanno ucciso l’albatros e l’aureola è stata
- perduta per sempre. Su….su….Astolfo non pretende
- mica Pegaso, gli occorre solo un comune ippogrifo
- per andare sulla luna a riprendere il senno perduto
- di Orlando…..no…certo….hai ragione…..altro che
- poesia…è meglio essere un Esteves senza metafisica
- con un negozio di tabaccheria….chi scrive ormai
- lo fa solo per narcisismo o per nevrosi: perché
- gli manca qualcuno o qualcosa….assenza dell’amata
- o della ragione…..ed ogni sera da secoli e secoli Orfeo
- si volta e lascia agli inferi la sua Euridice.
-
- BOZZETTI:
- 46** Adepti di sette sataniche scavalcano
- il cancello dei cimiteri incustoditi. Scoperchiano
- cripte e sepolcri, infieriscono su corpi smembrati, carni
- corrose, per fare un giaciglio di ossa in nome di
- chissà quale perverso rituale. La luna effonde
- i suoi raggi sulle macabre sagome. Dallo scempio
- si salvano solo fiori di campo e crisantemi. Esterrefatte
- osservano le cime affilate dei cipressi. Ombre delle
- vostre ombre, siete più morti dei morti.
- Se non credete lasciare almeno giocare in pace
- nel giorno dei morti i bambini annoiati tra le tombe.
-
- 47** Rassicurata dalle quattro mura della sua
- abitazione ora può scegliere a testa o croce
- se addormentarsi di fronte alla televisione
- o stonare una canzone, che irretisca la solitudine
- e la tramuti in evasione.
-
- 48** Ragazza quando calano le prime ombre,
- coloro a cui potresti chiedere aiuto si rifugiano,
- chiudendo i loro portoni. Quando si fa buio scompaiono
- rapidamente gli angeli perbene della porta accanto.
- Si riversano invece in vicoli e strade maniaci impotenti,
- esibizionisti, pervertiti latenti, rapaci avvoltoi, che
desiderano
- la primizia della tua innocenza. Vuoi per il sipario dell’oscurità
- già calato, vuoi per la moltitudine di arterie che dal
centro
- si diramano, è sempre troppo tardi quando giunge la
polizia
- a sirene spiegate. I ragazzi passano incolumi da quell’inferno
- terreno, ma tu ragazza è meglio se corri per non perdere
- quell’ultima corriera, quell’ultimo treno.
-
-
- 49** Veneri pallide, eburnee, passanti padane sotto antiche
- volte si ravvivano i capelli scarmigliati. Oppure in
bicicletta
- si apprestano verso la facoltà con abiti dimessi senza
orpelli,
- bardate di sciarpe passano il gelo e la coltre, la foschia
- che rendono Padova spettrale.
-
- 50** Io giovinastro illetterato autodidatta e senza talento
- non accampo pretese artistiche, scrivo solo per sfogo
- o per diletto. Quando ho di meglio fare mi astengo
- dallo scombiccherare ghirigori e geroglifici, lascio
- volentieri la pagina bianca, così pura, incontaminata,
- candida. Ma lasciate pure fare !!! E’ anche catartico e
- terapeutico !!!! Che i Baudelaire e gli H. Miller di
periferia
- scrivano pure i loro fiorucci del male ed i loro tropici
della
- bambagia nelle loro stanze d’ovatta !!! Dopo l’avvento
- della Repubblica di Licurgo allora scriverò sulla carta
- igienica e poi mi detterò il deretano, per non farmi
- tagliare la mano o non essere esiliato. Io grafomane
- scapestrato !!!! Ma per ora scrivere non è reato !!!!
-
-
- 51** Sulla sopraelevata
- una ragazza stringe il laccio emostatico,
- quindi si accascia al suolo.
- Supina stringe nel pugno un limone
- già spremuto. I capelli come chiodi
- confitti nel turbine di pioggia, le trecce
- flagellate dalla bufera infernale. Poi
- giunge un ragazzo che l’alza da terra
- e l’abbraccia. Nonostante le sferzate
- impetuose del vento il suo ragazzo
- è forte come il giunco. Nonostante
- la bufera il volo leggero dei loro passi.
- Guardo i loro corpi affannati, poi chino il viso.
-
- BOZZETTI:
-
- 52** Un giorno bambina maledicevi la polvere.
- Un altro dicevi di abitare una stella.
- Io non potevo portarti tutti i mattini del mondo.
- ed allora tutti i mattini mi parlavano dei tuoi capelli.
- Quel cercarti e perdersi nel profumo dei tuoi capelli.
-
- 53** Nuovi alberi. Nuove case nel tuo viale.
- Nessun zampillo. La nostra fontana disseccata.
- Il primo bacio. L’ultimo abbraccio.
- Non ti sogno più da tempo.
- La notte profonda. La strada infinita.
- Tremano le tue dita.
- Nel mio bicchiere di vino
- riflessa la luce di un’altra stella.
- Finirà la stagione dei turbamenti.
- Finirà l’incanto e lo smarrimento.
- La pace si poserà sul tuo volto, sul tuo petto.
-
- 54** Ma dove sono finiti i freak,
- i beatnik, i punk, gli hippy ???
- Dove sono finite le anime belle
- eternamente in rivolta ?
- Magari erano innamorati solo delle
- idee e disancorati ai fatti,
- ma i giovani Neuromanti perfettini,
- precisini, omologati ed indifferenti
- non escono di casa
- se hanno un capello fuori posto !!!
- BOZZETTI:
-
- 55** Parcheggia la fuoriserie del padre,
- che per poterla pagare a rate non
- ha fatto le ferie e nemmeno un giorno
- da pendolare. La parcheggia davanti
- all’ingresso, sperando che qualche sciroccata
- qualche svampita gli venga appresso.
- Poi sulla pista fa quattro salti allo specchio
- da una settimana già studiati.
-
-
- 56** In pubblico scocca anatemi contro
- Sodoma e Gomorra. Ma nella penombra
- della stanza di suo figlio non parla, né
- lacrima. Con la sua cintola e le sue mani
- grandi e callose ordina e minaccia nuovi
- giochi sporchi. Infanzia violentata……
- Il fiero pasto non lo rattrista, è accecato
- solo dal desiderio perverso della sua giovane
- carne. Nessun rimorso postumo lo attanaglia.
- Nessuna colpa, solo un vago senso di vergogna
- ed allora schiaffeggia il bambino e lo minaccia
- di non fare parola alla madre ignara.
-
-
- 57** E la compagna di viaggio
- si alzò per sempre dalla corriera.
- perduta per sempre. In un frammento
- d’eterno, in una zona morta del passato
- prossimo.
-
-
- BOZZETTI:
-
- 58** Mi aggiro nei gironi dei locali notturni,
- nell’Ade degli angoli nascosti. Dopo
- i fumi dei superalcolici un cerchio alla
- testa. Mi siedo sulle poltroncine. Inseguo
- e carezzo con la coda degli occhi, di sbieco
- e di sguincio, seni prosperosi ed acerbi,
- che danzano nella pista, baci di passione
- morti su altre labbra; cerco di decifrare uno sguardo,
- forse a me indirizzato, ma poi lei se ne va mano nella mano
- con un altro. Allora cerco conforto in un tiro, che diviene
- anello di fumo. Sul mio colle del Calvario giace esangue
- la speranza, se la vita dalle innumerevoli porte girevoli,
- dalla moltitudine di facciate, a me si presenta come una
- trafila di incontri mancati, di due di picche, di sorrisi
appena
- accennati. Poi un lampo abbacinante di ironia sul mio volto
- butterato si disvela.
-
-
- 59** Gli uomini giudicano le donne in base
- all’apparenza e viceversa. Quanto sforzo
- di parole, quale lavoro di immaginazione
- per chiamarlo amore !!! Non è altro che
- materialismo e mercificazione !!!!
- E non c’è altra soluzione: chi vorrebbe
- essere preso per ciò che è, mi dica esattamente
- cosa è e come è !!!!!!!
-
-
- 60** Ragazze diciottenni evolute e moderne,
- in topless o in tanga, lanciano occhiate
- furtive verso il gonfiore degli slip o dei boxer
- del ragazzo imbarazzato dell’ombrellone accanto.
- Poi giudicano l’erezione, commentano, ridendo
- a crepapelle.
-
-
- BOZZETTI:
- 61** L’antipatia è viscerale. L’odio
- è reciproco. E non pensate che
- finisca a tarallucci e vino. Quando sarò
- carne per i vermi, quando il mio cranio
- diverrà un teschio fangoso, esigo
- coerenza. Nessuna pietà, nessuna
- indulgenza. Non li voglio i vostri
- crisantemi. Amate la mia
- morte piuttosto come io amerò la vostra.
-
-
- 62** Passeggiate notturne,
- in cui vai oltre i palazzi,
- che racchiudono vite inscatolate, inquietudini
- sottili, amori consunti, ascelle maleodoranti,
- segretarie miopi col mal di schiena, mogli
- brontolone, canottiere unte, figli che mangiano
- con gli occhi nel piatto e non parlano. E poi ritorni
- ai tuoi pensieri e facendo mentalmente un rapido
- resoconto intuisci che quel che ti ricordi di quel
- giorno sono solo le musiche degli spot, volti e gesti
- e slogan della pubblicità.
-
-
- 63** Storia sempre uguale. Stessi discorsi,
- stesse labbra da baciare….così di comune
- accordo hanno deciso di prendersi una pausa
- di riflessione, anticamera della separazione…….
- Ma se Giocasta si impiccò con i lacci delle sue vesti,
- se Edipo si accecò con gli spilli dell’amata, a loro
- in definitiva non è andata male:
- triste epilogo di una storia sempre uguale.
-
- BOZZETTI:
- 64** Nella camminata ragazze fanno le sciantose,
- si atteggiano a reginette. Ascoltano Adami
- adolescenti dare i primi nomi a quel mondo
- di sensazioni, esplosioni ormonali, erezioni.
- Alle ninfette basta un sorriso, occhi ridenti
- e seni acerbi, per dimostrare la grazia della
- loro intelligenza. Ma quando il velo di Afrodite
- si discosterà dai loro corpi, per posarsi brevemente
- su altri più giovani, allora senza il trucco di quella
- parvenza di grazia, senza l’inganno della maschera,
- tu ragazzo, che te ne stai timido in disparte, potrai
- scrutare il loro vero volto e sorridere in virtù del tuo
- pensiero.
-
- 65** Ti chiesi dov’era via del Campo.
- Volevo vedere se era cambiata
- dai tempi in cui la cantava il poeta De Andrè.
- Nei tuoi occhi allora si accese un lampo.
- Un lampo d’ironia per quel vicolo malfamato.
- Poi il sorriso si spense, ebbe il sopravvento
- il velo della tristezza pensando alla sua scomparsa.
- Per qualche attimo mi inebriai di sciami di luci
- e di girandole di colori, guardando Genova nei
- tuoi occhi, mentre il lepago si attaccava sulle nostre
- vesti. Ti salutai ringraziandoti per le informazioni e
- poi mi congedai dicendoti: "l’uomo muore, ma il
- poeta resta." E mentre mi incamminavo verso
- la mia meta pensavo che anche noi moriremo
- e senza sapere niente l’uno dell’altra, l’altra dell’uno:
- ignari perfino delle nostre stesse esistenze. E non
- ci ritroveremo mai più, o forse se ci ritrovassimo
- di nuovo non sapremmo nemmeno riconoscerci:
- sono già mutate irreversibilmente gli sciami di luci
- e le girandole di colori.
-
-
- BOZZETTI:
- 66** Dopo i tempi della lotta armata,
- adesso è l’ora di fare qualche nome,
- di pentirsi o fingere di pentirsi,
- di diventare un onesto collaboratore.
- Con il privilegio degli arresti domiciliari,
- può conferire con i suoi compagni e raggranellare
- denari per nuovi attentati. Grazie alla fame della
- sua ignoranza colta e della sua ideologia contorta,
- tristemente salita alla cronaca, può andare anche
- a trovare ragazze, che gli hanno inviato lettere
- d’amore, dopo aver visto il suo volto d’eroe negativo
- alla televisione.
-
-
-
- 67** Le loro navi non hanno porti in cui
- sostare, né salpare. Le loro madri sgranano
- il rosario, ma non trovano più la forza di pregare,
- loro che sognavano un figlio "normale".
- Chissà perché hanno iniziato a bucarsi ?
- Noia, vuoto o trasgressione ?
- Dopo un’endovena allucinazioni, visioni e tremore.
- E quel piacere assurdo, che porta all’autodistruzione !!!
- Il lascito è un segno conficcato nella pelle: marchio
- indelebile per la gente "perbene". Combattuti tra
- quell’oasi di piacere e quell’apatia viscerale, quell’insana
- voglia di seppellire il proprio cervello in un luogo senza
tempo.
- Quindi crisi d’astinenza, naloxone e metadone. E intanto
gli
- spacciatori dicono ai giovanissimi consumatori di droghe
leggere
- di non avere la maria e di essere costretti a regalargli
una dose
- eroina. Noia, vuoto o trasgressione ?
-
- 68** Scialle di madreperla, gonna nera,
- capelli di seta raccolti da una raggiera.
- Diceva che non le piacevano quelli belli.
- Si concedeva solo a mutilati, invalidi, depressi.
- Parlava sempre per lasciare una traccia.
- Ma era come scrivere il proprio nome nell’acqua.
- Quando nei suoi occhi si spegneva l’ultima luce
- era tempo di andarsene senza far rumore.
- Il giorno dopo aveva già messo un servofreno al cuore.
- Era meglio di un’assistente sociale,
- ma era così lontana dal rispetto della gente normale.
- Era come un’ala di farfalla gettata in una pozzanghera.
- BOZZETTI:
-
- 69** Dopo aver intonato durante il concerto
- motivi lacrimosi e strappalacrime, dopo
- aver raccontato ogni colpo basso che la
- vita gli ha inferto, si ritira nel camerino,
- dove viene assalito da una Lolita minorenne,
- che ha eluso le guardie del corpo e varcato
- le transenne.
-
- 70** Mettono annunci sui quotidiani,
- dove si proclamano cartomanti, chiromanti,
- maghi, pranoterapeuti e veggenti.
- Alla gente spaesata e credulona vendono
- filtri d’amore, pozioni, amuleti, unguenti, per
- sconfiggere malocchi e sortilegi. Ma Tiresia
- non azzecca più nessun vaticinio, scombussolato
- da tutte le sue metamorfosi ormonali, per non dire
- di Calcante che sempre ubriaco non riesce più
- in nessun oracolo. Ma l’importante è essere
- opportunisti scaltri che sappiano cavalcare
- la moda di arcano e mistero di questa fine di millennio.
-
- 71** E quella volta
- ho capito che tutto era finito,
- perché quando il mio treno è partito,
- tu ti sei incamminata senza voltarti indietro.
-
- 72** Adesso non cerco più le parole in rima
- e le pesco a caso dal mio campionario.
- E non cerco più di quadrare un cerchio.
- E non cerco più di dare un senso a tutto.
-
- E contemplando il soffitto penso che
- anche l’universo debba avere vaste aree di
- non senso.
-
- BOZZETTI:
- 73** Corse pazze sui treni. Notti insonni e
- giorni sonnambuli. Ma chi ce lo faceva
- fare ? E passavamo notti insonni a pensare
- con chi sarebbe uscita l’indomani la nostra
- Ophelia di periferia, la nostra Dulcinea del quartiere.
- Non erano altro che ragazzotte superbe, eppure allora
- tanto trasognate.
-
- 74** Adesso ammainiamo bandiere,
- spegniamo fuochi fatui,
- uccidiamo chimere.
- Adesso ciascuno
- per conto proprio
- combatta le Erinni
- della sua malinconia.
- Mille giorni fa
- ridevamo assieme.
- Adesso ogni dialogo
- è un inferno.
- Adesso
- infiniti
- silenzi
- d’incomprensione.
-
- 75** Dal treno in corsa ammiro gli scorci parziali
- della campagna toscana.
- Colline che nell’arsura ti tolgono il respiro.
- Eppure al tramonto ti cullano, ti riposano.
- Simbolo di freschezza gli idranti
- che irrigano i campi coltivati.
-
- BOZZETTI:
- 76** La luce della mia stella
- si è inabissata in un pozzo
- senza fondo.
- Proprio in un giorno
- che ero arrabbiato col mondo.
- Ho preso una fune per poterla
- ritrovare, ma non c’è stato niente
- da fare. Poi la disattenzione generale.
- Gli altri hanno detto che non aveva
- niente di particolare: non era né una
- stella marina, né una stella polare.
- Un tempo quando camminavo
- mi dimenticavo della luna,
- ma pensavo che se fossero cadute
- le stelle, le avrei raccolte ad una ad una.
-
- 77** Senza preavviso
- è giunta la signora con la falce
- a togliergli le rughe dalla fronte, le ombre
- dal cuore. Un universo inenarrabile di parole,
- atti, gesti dissolto in un secondo
- dalla morte.
- Ora il commiato del corteo. Ora una vita
- archiviata in un feretro. Sigillata in un
- feretro. C’è chi versa lacrime. Chi invece
- consola chi resta. Ciascuno comunque
- raduna nel ventre della mente immagini
- care.
- Per tutto il sudore versato,
- per il colore di quelle notti Tra Biella e Pontedera a
pierdifiato,
- per quella figlia nel limbo dei non nati,
- per quella trafila di travagli,
- per questo soffio ineffabile che mi sfiora il viso,
- per l’arcana commistione tra presente ed eterno.
- Per il sudario livido di questa sera
- ho scritto questa misera laica preghiera.
-
- BOZZETTI:
-
-
- 78** Si sdraia sulla panchina del parco.
- Si stende al sole.
- Un ragazzo carezza
- le corde della sua chitarra.
- La melodia si diffonde nell’aria.
- Socchiude gli occhi, abbagliata dal sole.
- E non gli importa più niente
- della migrazione delle rondini,
- dello scorrere delle stagioni.
- Non crede più alla magia di un incontro.
- Nessuna meraviglia di fronte a nessuna alba,
- a nessun tramonto.
- Vuole solo una pausa di riflessione
- e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore.
- Ripensa alle voci dei cortili,
- alla gola riarsa dalla sete,
- a quando inseguiva con gli occhi
- scie di comete.
- Ripensa alle mani di suo padre,
- a quando guardava correre i treni verso il mare.
- Due pensionati giocano a carte.
- Alcuni mendicanti raccolgono elemosina.
- Gatti raggomitolati e indifferenti alla sua desolazione.
- E lei vuole solo una pausa di riflessione
- e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore.
-
- BOZZETTI:
- 79* Mi fa pena la tua stupida vanità
- femminile, il fardello del tuo post-femminismo,
- la lama spuntata della tua emancipazione.
- Non capisci che i complimenti degli avvoltoi
- sono solo il mezzuccio più comune per portarti
- nei prati o nei loro letti ? E’ solo una captatio
- benevolentiae finalizzata, strumentale, dovuta all’eccitazione
- che causa la repressione. Tu invece ingenua a quei
- complimenti ci credi. Chi pensi che abbia ragione ?
- Vai a fare un qualsiasi concorso di bellezza e poi fammi
- sapere !!!! Sei solo una narcisista egocentrica. Fingi di
- essere semplice, ma cerchi sempre uno specchio che
- ti rimanda. Invii ai ragazzi appena conosciuti segnali,
- che fanno ben sperare. Dispensi baci sulle guance, prendi
- per mano gli sventurati e quando loro ci provano tu dici
- che loro hanno frainteso tutto, che tu sei solo espansiva e
- al massimo loro amica. Prima fai di tutto per farti
rimorchiare
- e poi trovi anche il coraggio di negare !!!!
- Per il momento l’unico sfogo è scrivere questa misera
catilinaria,
- questa invettiva da poco……
-
- 80** Come ti chiami ?
- Quanti anni hai ?
- Sei una ragazza immagine ?
- Sei una cubista ?
- Nella vita cosa fai ?
- E’ la prima volta che viene qui ?
- Ti piace la musica ?
- E l’ambiente ?
- Vuoi una sigaretta ?
- Ma è aumentato il costo dell’ingresso ?
- Sei con gli amici, con il tuo gruppo ?
- Ci siamo già visti ?
- Credi nell’amore a prima vista ?
- Sei per il sesso sicuro ?
- Leggi l’oroscopo ?
- Vuoi che ti legga le linee della mano ?
- Hai già bevuto ?
- Vieni a ballare con me ?
- Non stai bene ?
- Hai le mestruazioni ?
- Perché non ci scambiamo i numeri di telefono ?
-
- Ti dispiace se ci intratteniamo brevemente
- sui divanetti ?
- BOZZETTI:
-
- 81** Ma dove sono andati gli arlecchini,
- i pulcinella, che coloravano di fantasia le vie, le piazze
?
- E dove sono andati i cantastorie e i menestrelli,
- i ragazzi con i capelli lunghi che suonavano con la
chitarra ?
- La fantasia forse non è morta, è solo moribonda.
- La collettività è inesistente. L’io in frantumi.
- Ma dove sono gli artisti di strada ?

-
-
-
- 82** Mia Lesbia repressa, assediata ed assediante,
- contraddittoria e contraddetta, infischiatene
- del rumore delle stoviglie, di questo ronzio di mosche
- e regalami ancora un altro sguardo d’intesa e poi
- nella violenza dell’abbraccio non parlare.
- Vorrei farti sentire i brividi sulla schiena
- con il luccichio argenteo di un coltello.
- Vorrei ucciderti, seppellirti, portarti fiori spetalati
- sulla tomba e poi riesumarti e resuscitarti.
- Dimmi ora se si può amare senza essere innamorati ?
- Se si può dare ed avere tenerezza senza passione ?
- E’ impossibile ? E’ solo un’illusione evitare
paroline affettuose,
- i mai, i sempre, i giuramenti per l’eternità, le lacrime
e i sospiri ?
- E’ solo un’illusione ? Che magra consolazione !!!!
-
- 83** Se un uomo di terra e di vuoto
- con sillabe di fuoco nell’antica Mesopotamia
- scandisce il mio vero nome, quello eterno,
- io sarò nella polvere o diverrò di croco.
- Se un uomo annusa gli stessi odori, che
- cullarono la mia nascita si cancellerà il mio volto,
- scomparirò a poco a poco. C’è un uomo, che scrive
- i versi che non scrissi ed un altro in un solaio di Parigi
- che brucia nel fuoco le mie parole dette e scritte.
- C’è un uomo che scrive nella mia sabbia e nell’acqua
- il libro dei miei attimi dimenticati. C’è un reduce
della
- quinta guerra mondiale, che scrive il libro intonso del
- mio futuro. C’è un uomo del sesto millennio, che con
- un pallottoliere d’oro, conta le albe che vedrò.
- C’è un uomo che col mio sangue crea un nuovo Lete
- ed uno che con lo stillicidio delle mie lacrime crea una
- sinfonia ed uno che beve il mio pianto nel deserto.
- C’è un uomo che col mio scheletro forgia un armatura,
- destinata ad un elfo guerriero. C’è un uomo che cammina
- per le strade del mondo e racconta in una smorfia ed in
- due pantomime la mia storia. Se questi uomini di carne e
sangue
- e foglie e onde marine, dispersi in tempi e in
luoghi tra loro lontani, si incontrano per un istante solo
diverranno un uomo di terra e di vuoto, che con sillabe di fuoco
- scandirà il mio vero nome, quello eterno, io sarò
nella polvere o diverrò di croco.
-
- 84** Così triste e depresso che
- dicevo a me stesso:
- "Nulla. Nessuno. Niente.
- Fino a quando morte non mi separi
- o mi unisca a loro eternamente."
-
-
- 85** Scafisti, che traversano l’Adriatico
- con gommoni e motoscafi della guardia
- costiera tesi all’inseguimento; guerre
- e contese tra contrabbandieri e scafisti……
- passatori che nelle terre di frontiera,
- sempre più terre di nessuno, si inerpicano
- su rocce, indicano sentieri scoscesi ai
- clandestini…..dopo aver intascato gruzzoli
- consistenti di denaro…..
-
- 86** I loro amori sono segreti,
- non sono costellati di baci tra la gente,
- di baci sotto i lampioni.
- Di giorno sono derise, evitate, indicate.
- Nessun datore di lavoro ha un’occupazione
- per loro. La notte sono grandi burattinaie,
- che con i loro fili manovrano nuvoli di maschi
- di ogni classe sociale: camionisti in viaggio,
- lontani dalla moglie, avvocati e stuoli di altri
- liberi professionisti, imprenditori, operai, impiegati,
- insegnanti, persino preti. I loro familiari, per
- l’offesa a loro recata, si scordano per tutta la vita
- di loro; solo se vengono ammazzate da un maniaco,
- allora si ricordano dei proventi cospicui di quell’attività,
- che tanto disprezzavano.
-
-
-
- 87** Gli zingari danno ai loro figli nomi
- stravaganti, anche nomi di macchine di lusso.
- Gli accampamenti dei nomadi, dei rom si
- distinguono dai giostrai non per le roulette,
- ma perché tra di loro fanno più gruppo.
- Li puoi vedere bere assieme dopocena,
- scaldati da un falò. Già ad otto anni i loro
- pargoli li mandano a chiedere elemosina.
- Qua a mio modesto avviso si dovrebbero fermare,
- ma poi purtroppo gli insegnano anche a rubare. Loro
- rubano nelle case, dopo svariati appostamenti
- e perlustrazioni. Di solito scelgono le zone più
- ricche della città. Quindi scassinano le porte da
- maestri. I bambini vanno sempre a piedi e
- lavorano nei giorni feriali. I grandi invece
- vanno sempre in macchina e lavorano solo
- la Domenica. Nessuno di loro si droga, al
- massimo fumano spinelli. Nessuno di loro
- si suicida. Altra visione del mondo, altra vita !!!
-
-
- BOZZETTI:
- 88** I portoni delle chiese sono chiusi.
- I portinai degli alberghi sonnecchiano.
- Gli sportelli delle biglietterie chiusi alla stazione.
- I giardinetti pubblici chiusi.
- Gli ultimi ansiti negli anditi degli innamorati.
- Il mondo degenera e nessuno si fida più di nessuno.
- E gli autostoppisti restano col pollice alzato per ore.
- Solo a Siena dormono tranquilli con la porta aperta.
-
- 89** Immigrati clandestini,
- che creano giacigli in case diroccate,
- fatiscenti, in vecchi casolari abbandonati,
- oppure in edifici ancora in costruzione.
- Sempre con gli orecchi tesi a captare passi
- nemici, l’unica loro forza è l’istinto di
conservazione.
-
-
-
- 90** Hanno la carnagione chiara.
- Spesso sono più belle, più graziose
- di quelle italiane altezzose e scostanti,
- che se la tirano tanto nelle discoteche nostrane.
- Sono sprovviste di documenti. Sono schiave di
- clan albanesi, i cui capobanda e gregari venderebbero
- anche le loro madri e sorelle. Hanno la carnagione
- chiara e conoscono solo tre parole d’Italiano, quelle
- indispensabili per parlare coi clienti. E l’ipocrisia
- è che nessuno fa niente. Istituzioni e polizia non
- fanno niente. L’unico modo è quello di far
diventare
- capri espiatori i clienti, multandoli. E gli
scapoli insoddisfatti
- pagano le pene dell’inferno !!
-
-
-
- 91** La sua anima un deserto.
- La sua mente un labirinto.
- Il suo cuore un cimitero.
- Così camminò tutta la notte
- cercando di rompere la sua solitudine.
- Alla fine la rinascita dell’alba,
- Che rischiarò il lato oscuro della sua strada.
- BOZZETTI:
- 92** Ragazzi teledipendenti rincoglioniti da falsi bisogni,
giochi di ruolo,
- e play-station….che poi crescono e navigano in rete e
chattano
- sclerati tra le chiacchere stile cocktail party…che poi
invecchieranno
- consumando lavorando, lavorando consumando…….e si
divertiranno
- nel tempo libero da veri pendolari dello shopping……e
parleranno inglese,
- e si dimenticheranno l’italiano, ormai povero dimenticato
morto dialetto
- che parlarono i loro avi.
-
-
- 93** Ad ognuno non resta che piantare
- un albero per far diminuire l’effetto serra.
- Ad ognuno non resta che lasciare la propria macchina
- in garage per far diminuire le polveri e gli idrocarburi
- nell’aria. Poi la vita scorrerà consumando lavorando,
- lavorando consumando……….
-
-
-
- 94** L’arte oggi è rappresentata da certi soprammobili
- kitsch, da artisti post-moderni che con i loro eclettismi
- ed i loro giochi combinatori sperimentano l’infinità
- dei possibili con un ipertesto…….ma ogni opera è
stata, è,
- e sarà sempre aperta…anche senza l’arte delle
combinazioni…..
- una poesia, un quadro, un romanzo riletti la seconda volta
sono
- già un opera diversa dalla prima….l’opera non è
una consumabile…
- ma noncuranti continuano a sfondare con l’ariete una
porta
- già aperta…………l’opera già aperta……
-
-
-
- 95** Dicono che ogni uomo è triste dopo il coito.
- Ma le ragazze della notte, illuminate da
- luci soffuse, nei locali intrisi di fumo,
- o sotto lampioni di strade secondarie,
- parlano ancora sommessamente, sfrontatamente,
- incautamente
- d’amore.
-
-
- DI MIRELLO EVIDDA –PROVINCIA DI PISA