IMPERCEZIONI :
 
1 ** Dietro i giri delle lancette,
dietro il quadrante dell’orologio
c’è l’ultimo battito ed il primo gemito.
Questo tic-tac, così forte, nel mio ultimo
secondo diverrà sempre più debole, rapido,
veloce, lontano. Tic-tac, tic-tac….rumore di
lancette leggere dall’immane peso.
 
 
2 ** Guardo di sbieco il muro. Appare
la coda bifida di una lucertola,
compare il dorso, rivestito di squame
e….negli interstizi della siepe
già non la vedo….come se con un
guizzo fulmineo, un lesto strascicare
di zampe si fosse divincolata in un
cunicolo; come se il crocicchio dei
colori lividi del tramonto, il riverbero
di un fievole sfarfallio di raggi l’avesse
resa invisibile. Forse è sgusciata in
una fessura, in un anello d’ombra,
in una zona morta dei miei occhi,
forse in una crepa nascosta, dove
cade l’intonaco e affiora la calce,
sfuggendo alla mia vista, ormai
inafferrabile.
 
 
IMPERCEZIONI:
 
3 ** Raggio di luna, filo argenteo,
trapassi e non frangi geometrie
di ragnatele per posarti rilucente
su steli d’erba. Impalpabile, quasi
impercettibile. Ti nascondi sempre
nel chiaro di luna, nella moltitudine.
Hai traversato il siderale vuoto interstellare
per consegnarci il tuo mistero.
 
 
4 ** Per un attimo ti sembra
di raggiungere il nervo delle cose.
Ma un battito di ciglia non è
un colpo d’ali che ti solleva
ed è vana ricerca aspirare
al sillogismo dell’esistenza.
Così ritorni nell’orbita della vita
come una favilla, ormai incasellata
in una goccia, come in un’impronta
di luce un tremito d’ombra.
 
5 ** Corsi in una processione
di luci, che volgevano altrove.
Sfiorai rami d’oro e ulivi color
argento. Poi passò il fischio
di un treno e ritornai nello
spazio di vuoto tra le cose
e mi chiamò una voce.
 
 
IMPERCEZIONI:
 
6 ** Ormai filo sfrangiato,
un fiato fioco di luce,
disseminato il tepore sull’orlo d’oro,
muore su
una spiga di grano.
 
7 ** Trasparenze ed evanescenze.
Ondulazioni e vibrazioni.
Trascolorare della natura al tramonto.
Sorpresi da passaggi di nuvole,
da catene d’ombre. Scie traslucide
di lumache. Fruscio di fili d’erba.
Mormorio delle cose.
Conosciamo la sorgente. Ma verso quale foce ?
 
 
8 ** Là dove finisce l’arcobaleno.
Là dove fioriscono nidi di rondini.
Là ad annusare l’aria della Primavera,
tra colori di festa nelle vie del mondo.
 
 
9 ** La natura, le sue trame, i suoi canti
e la vita come un’immagine, che si
può mettere a fuoco solo quando
si è distanti.
 
 
IMPERCEZIONI:
 
10** Vicini ad aiuole
innamorati
cercano di tramutare
palpiti e batticuori
in timide parole.
E gli innamorati
vorrebbero
una morte sola.
 
 
11** Almeno un tempo ci si poteva bagnare
almeno una volta nello stesso fiume.
Adesso quel che resta è una sponda
brulla, una moria di pesci e le acque
torbide, colorate di fanghiglia.
 
 
12** La natura immersa nella Primavera.
L’aria tersa e serena. La notte
ritornano le lucciole a colorare
spighe e roveti. Le stelle
dipingono angoli di campi, margini
di strade. E le trascorse stagioni
ritornano come le parole dei morti
nella memoria dei vivi distrattamente
sul far della sera.
 
 
IMPERCEZIONI:
 
13** L’oscurità invoca con le sue ombre
la voce di stagioni, che videro i morti
padri. E figli i nostri padri.
Ma ogni anno cambiano
le scritte sui muri, ogni generazione
crede ciecamente nei suoi miti
ed idoli. E le piazze di quei cortili,
i lidi di quegli arenili sono intrisi
di altri amori. Le vie hanno perduto
quegli odori.
 
 
14** Ghirlande di bacche,
sapore di pomi buoni, boccioli di rose,
schiusi dalle note della Primavera.
Inno funebre il ronzio di mosche
sugli avelli di larve decrepite
e candido volo di farfalla
su un palmo di lillà.
 
 
15** Un rantolo, un balzo, un brusio, o
solo l’eco di un passo, lo sgocciolio
della pioggia, il vento che sibila tra
i canneti e i loro fusti cavi, lo stridere
di una fiamma, un fruscio d’ali.
E’ sufficiente per rompere il silenzio.
Silenzio, coro degli angeli,
grido senza voce dei condannati,
gemito dei non nati. Canto di parole
mai ascoltate dagli uomini.
 
IMPERCEZIONI:
 
16** Essere e divenire. Identità e mutamento.
Stasi e movimento. Unico e molteplice.
Particolare ed universale. Desiderare ed avere.
Attrito ed inerzia. Perdita e possesso.
 
No. Non pensarci.
Per non deprimersi a volte
basta non pretendere niente
dalle cose e dagli altri,
da questa luna tra i rami.
 
17** Ascolto senza capire.
Sorrido senza ridere.
Intristisco senza piangere.
Parlo senza dire.
Guardo senza vedere.
Ma a volte guardandomi
allo specchio mi sembra perfino
di scorgere un essere umano.
 
 
18** Gocce di rugiada discendono
sullo sfrigolio dei rami,
sul sagrato dei prati.
Caduta di sereno,
che sommerge
lo stridere invisibile
dei fili d’erba
che crescono.
 
IMPERCEZIONI:
 
19** Nella punta di una scintilla ?
Nello sputo di uno spillo ?
Nel pallore di un brivido ?
Nel palpito di un petalo ?
Nel fregio di un segno ?
Nell’osso scarnificato ?
Nella polpa disossata ?
 
 
20** Il crampo di un lampo.
Il fulcro di un fuoco,
stigmate conficcata
nel cielo roco e fioco.
Poi il tonfo di un tuono.
L’eclissi del frastuono.
 
 
21** E’ già sera. Le sfumature
livide del tramonto. Oltre
il fiume, sui colli, punteggiati
da borghi e paesi un brulichio
di luci.
 
 
22** Pellicola sdrucita, sequenza
fulminea di istantanee, epifanie
sminuzzate, flusso di pensieri,
che si ribellano alla grammatica.
 
IMPERCEZIONI:
 
23** Il fiume scorre lentamente.
Il vento smuove le vetrate.
Il fiume scorre lentamente.
Trascina con sé foglie morte,
storie passate, cose andate.
Il fiume scorre lentamente.
Gli occhi dei bambini salutano la corrente.
 
 
24** Il rintocco delle campane.
I trilli degli usignoli.
Stuoie stese alle finestre.
 
Si rivede il colore della terra.
Ombre smorte danzano.
Colori accesi suggestionano.
Colline e sentieri inondati d’alba.
La luce rinasce.
Linfa dell’anima.
 
 
25** Vieni alba a salutare anime e cose.
di questo pulviscolo di mondo.
Vieni alba.
Come se fossi la prima alba del mondo.
L’ultima di ogni uomo.
 
IMPERCEZIONI:
 
26** Padri e figli. Fratelli e sorelle.
Vederli ogni giorno.
Vederli crescere ed invecchiare
senza accorgersene.
E non trovare mai le parole.
Come attorno al pianeta
gravita il satellite,
come attorno al nucleo
gravita l’elettrone,
noi giriamo attorno alle verità
del cuore.
 
27** Voglia di cacciare un urlo.
Voglia di ascoltare un sussurro.
Voglia di lacerare il drappo della sera
con le unghie.
Impossibile capire il mistero di portoni
socchiusi, l’assurdo e la malinconia di ogni
sguardo.
La luce che ognuno ha negli occhi dove finirà ?
La vita !!! La vita ?!!?
Semi. Battiti. Ossari. La vita ?
A tratti sembra un gioco d’azzardo, un
tiro di dadi. A tratti una partita
di scacchi. E dove cerchi l’ordine trovi
il disordine e viceversa.
E sei quasi nulla ed aspiri all’infinito !!!
Il nulla moltiplicato per infinito
in matematica
dà un numero qualsiasi.
L’uomo è quel numero qualsiasi.
 
IMPERCEZIONI:
 
28** Ho sognato città invisibili,
dove risiedevano solo artisti.
C’erano saltimbanchi, poeti, attori,
pittori, acrobati, contorsionisti, trampolieri,
mimi, ormai prossimi a firmare l’armistizio
con la realtà. E quando la loro penna
stava scrivendo ho sentito i singhiozzi
del cielo. Ho visto stelle cadere. Fermarsi
comete. Le maree ribellarsi alla luna.
Le strade senza nome battezzarsi l’un l’altra.
Ma avevano avuto fortuna. L’inchiostro era
simpatico. Si rinfrancarono gli artisti.
Si rinfrancò la luna.
 
29** Inaccessibile. Inafferrabile. Ineffabile.
Che fai ? Che pensi ? Hai lo sguardo assente.
Che devo fare ? Che mi consigli ?
Vorresti dissolverti in un momento ?
O riversarti come un soffio di vento
sull’intero universo ? E quel profumo
d’erba falciata che ti ha cresciuto ?
Qual è ora il senso che dai alle strade
del tuo paese ? Se fossi nata in un’altra
epoca, in un altro luogo….ed invece….
nervi e mani tese……..
Che fai ? che pensi ? Hai lo sguardo assente.
 
IMPERCEZIONI:
30** Il riflesso della luna
è smosso dal flusso del fiume,
scalfito da acini di pioggia.
Pioggia, che scende sulle case,
incanalata in grondaie ossidate.
Vapore e nebbia. Qua e là indistintamente
calano grumi di lumi sul corpo della linfa,
sulle dita adunche dei rami.
E’ l’ora in cui gli insetti intravedono
in un’angusta fessura e gli uomini
in una scia d’aereo la fuga. E’ l’ora
in cui cresce la ferita di una ruga,
immaginando cento mondi di idee,
mille amori finiti nel dimenticatoio
o sbiaditi in un logoro matrimonio,
a onde di generazioni susseguitesi
tra loro.
 
 
31** E’ sfuggito irreprensibile
in un angolo morto del ricordo
il rossore del suo volto,
il timbro della sua voce,
il calore delle sue mani.
Ora la cerco inutilmente nelle stanze
della mia memoria.
Un tempo si sfiorarono
i nostri respiri. Si congiunsero
le nostre ombre.
Adesso non so se i suoi anni
piangono per amori mai nati,
se in lei vincono rimorsi o rimpianti.
Adesso non so quali tremiti astrali,
quali fremiti nei prati le sue parole
chiamano quasi amore.
 
IMPERCEZIONI:
32** Coppie furtive, appartate,
distese su nuvoli di foglie secche,
sulle sponde assopite celebrano
con giochi d’erba i saturnali dell’eros.
Oppure in abitacoli oscuri appannano
i vetri le loro labbra tremule. I polpastrelli
delle dita ora si cercano, carezzano il palmo
altrui, ricercando in un contatto una nuova
creazione d’Adamo. E l’ultimo respiro di Adone
ineffabile, ormai spettro del non detto, si aggira
attorno ai loro corpi madidi, causa un brivido di
smarrimento, sfiorandoli ignari. Poi riprendono
le loro effusioni, cullati dai loro sospiri giovanili.
 
33** Vibrio di fronde malate.
Gioco di ombre dentellate.
Frantumi smerigliati.
Rosario di stelle siderali.
Ma nessuno può pensarsi inutile.
Nessuno sa per quale logica, disegno,
volere i ragni crociati emettano seta
dal loro filiere.
 
34** Nelle pupille luci lontane
di caseggiati.
Il latrato dei cani.
Solo l’eco dei nostri passi.
Che cosa credevi ?
La memoria è una rete sottile.
E’ selettiva. Ed è anche infedele.
Il colore enfatico del ricordo
migliora spesso il passato,
rendendolo un’età dell’oro.
IMPERCEZIONI:
 
35** Non sospirare mai sullo sguardo
di una passante, sul gioco di sponda
di sguardi incrociati dal finestrino
con la ragazza seduta sul treno
del binario parallelo. Non sospirare,
soffermandosi ad ogni bivio del passato,
pensando a ciò che poteva essere e non è stato.
Non chiedersi mai quale sarebbe stata la trama
del nostro destino in un luogo appena accennato,
dove il treno non ha sostato, o nelle città dai bei
gerani, che mai ci hanno visto, che mai ci vedranno.
Non chiedersi mai se lasceremo una traccia alla nostra
partenza. Non chiedersi mai quale mano d’angelo,
quale frammento del nostro sogno scacci l’ombra
della morte dal nostro sonno.
 
36** Traversai l’oscurità di una cannula,
il fragore mattutino di una pagliuzza.
Annodai ciglia, trapunsi con le mie dita
ali di farfalla. Mi specchiai in raggi di luna.
Venni rifranto dal cristallo. Fui vivisezionato
da un prisma. Fui equilibrista su un filo interdentale.
 
Adesso posso, esangue, disfarmi in un minuscolo
punto di inchiostro, su una finitura di un foglio;
questo mondo sempre in eterno mutamento, in
continua metamorfosi, non mi avrà mai.
Onda o corpuscolo ?
 
IMPERCEZIONI:
37** Nel silenzio di una città straniera.
Nel cuore di una notte quieta.
Noi, gravidi di gelo. I vestiti
modellate dal vento.
E fu il tepore di una luce trasversale,
il nitido chiarore emanato da lampare.
Celammo ognuno nel proprio animo
le parole amare ed avvelenate. Sostammo
appoggiati al parapetto del lungomare
senza parlare. I nostri occhi, senza rotta
né stella polare, erravano nel colore del mare.
Poi dicesti: " Ho letto i poeti per cercare
un verso che potesse racchiudere la mia vita
e tutte le vite. Ma ho solo trovato conforto
dalle loro voci."
Dopo in silenzio di nuovo a ricercare
in uno sfolgorio di luce, in un tono
vivo, uno slancio, che si accordasse
col chiaroscuro del nostro profondo.
 
 
38** Cambiamo noi, cambia lo scenario,
cambiano le corrispondenze, ecco
perché ogni città è mille città diverse.
 
39** Le rondini saettano, poi sostano accovacciate sui fili della luce.
Capolini di girasoli si volgono verso Ovest.
Si chiude la margherita. Si apre il geranio,
che effonde nell’aria il suo profumo.
Api sfiorano rami ed infiorescenze, petali
e sepali, si impossessano del nettare, poi
depongono il polline sui pistilli con un battito
di ali. Ginocchi tinti d’erba corrono tra le balze,
dita fanciulle piluccano acini di ridenti filari.
 
IMPERCEZIONI:
40** Rimarrà un’orma dei tuoi passi ?
Rimarrà qualcosa nell’aria ?
Forse un’essenza dei tuoi baci
infuocati sotto la pergola ?
Chissà dove si sono involate
le tue risa e le tue parole ?
Ragazzi che passi, ragazza che vai.
 
41** I portuali,
avvolti in un sudario di nebbia
strascicano passi stanchi. Guardano
luci soffuse di lampare ed insegne di locali.
Cadetti dell’accademia navale nelle vie storiche
del centro approcciano bellezze locali, che
cercano di non pronunciare espressioni veraci
per timore di apparire scurrili, provinciali.
Il corso di Livorno è da sempre un pantagruelico
trespolo, su cui si accovacciano ingenue civette
per far da specchio alle allodole dei cadetti.
Sciami iridescenti di navi, allineate all’orizzonte,
si susseguono negli occhi dei passanti. L’impeto
maestoso del maroso modula sfrigolii, schiocchi
di rami nelle fronde mediterranee del lungomare,
lambisce ogive di volti trasognanti, appoggiati ai
parapetti gelidi della passeggiata, oppure riparati
sotto le pensiline dei bar.
E’ già calato il sipario del giorno.
Oltre l’orizzonte si sono già involati quei toni di luce,
quelle tinte uniche di colori,
che nella memoria sono pagine di stagioni.
 
IMPERCEZIONI:
 
 
42** Luna,
unica luce vera,
che tocca terra nella notte.
Luna,
solo tu rassicuri i bambini
e scacci la paura del buio.
Luna,
unica luce vera,
verità rivelata.
Luna,
con le tue falci, la tua faccia nascosta,
i tuoi quarti, illudi gli amanti e gli fai credere
che gli amori più grandi sono quelli non ricambiati.
Luna, da millenni i sospiri degli amanti muoiono su di te.
Luna, verità rivelata,
bugia smascherata.
Luna, luce che non dà calore al cuore.
 
43** Oltre il mio orizzonte
le risposte che non ho.
Oltre il mio orizzonte
milioni di vite e di sguardi,
di nascite e di morti che non so.
Oltre il mio orizzonte
tutto ciò che mai sono stato,
che mai sarò.
 
 
44** Stormi traversano l’azzurro.
Filari di cipressi fiancheggiano sentieri sterrati.
Sul dorso dei colli casolari ristrutturati.
E poi all’improvviso una lepre ci taglia la strada
infilza un nuvolo di ciuffi, un groviglio di cespugli
e continua la sua corsa chissà dove.
 
45** Da un comignolo si leva il fumo.
I termometri segnano lo zero.
Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere.
Una vedova ferma sugli zigomi le lacrime.
Una ragazza al bar beve il caffè e fissa la testa
di un cinghiale imbalsamato.
Da un appartamento si diffonde musica classica.
Poi la puntina si ferma, il disco si incanta.
 
 
46** Un ago smagnetizzato,
un pettine sdentato,
un giocattolo rotto,
uno schioppo, un botto,
un infuso insipido,
la caduta di un nido,
il coccio di un guscio rotto di lumaca,
una radice aggrovigliata,
rinnovano il mistero del mondo.
 
 
47** Una tempesta di rabbia mi scompiglia,
tutto questa fila, questo parapiglia
per uno stupido gelato alla vaniglia.
Se ognuno è una goccia di mare vorrei evaporare.
Siamo in ritardo anche per l’ultimo spettacolo….che diavolo !!!
Dove vuoi andare ? Quale destinazione? Nessuna
illuminazione ? A corto di ispirazione.
Così è……… se è vero che l’uomo ha inventato la noia
per dimenticarsi della morte.
 
 
48** Ragazze che parlano di là, oltre quelle vetrate
appannate. Gli echi delle loro risate. Poi la polvere
di povere vecchie strade, qualche debole palpito
di luce dalle solite case.
BOZZETTI :
 
 
1** Siamo e saremo sempre
più distanti dalla natura
e dai nostri simili: troppe
barriere invisibili.
 
 
2** Io ? Io; io ?! io! Io !!?!?
La solitudine è analoga
a questo gioco assurdo.
Significa predicare se stessi
all’infinito.
 
3** Italia,
scenografia
senza sceneggiatura.
 
4** E’ facile scrivere e cadere nella
retorica e nel sentimentalismo.
Quante ragazzine lasciate dal
bullo belloccio di periferia scrivono
le loro lagne e lacrime, facendo del
cosmico pessimismo. Meglio aggiungere
un sottofondo di ironia, una venatura di
umorismo.
 
BOZZETTI:
 
**5 Lavavetri magrebini, rumeni, polacchi,
scaglionati in bande, si contendono
negli ingorghi di traffico le prime file
d’auto. Così rapidi nel ripulire i vetri
polverosi con cenci imbevuti d’acqua
prelevata dai fossi con secchi scalcinati.
 
 
 
6** Mastodontiche nigeriane, costrette
a vendersi per non restare vittime
di uno scaltro sortilegio; slave, frodate
dai loro rapaci fidanzati-protettori; ermafroditi,
dai seni turgidi al silicone, dalle reggicalze oscure
per celare virili pelurie.
 
 
7** Adolescenza in una provincia spenta:
un deca speso in Coca-Cola e videogiochi.
Noiose spacconate da bar.
 
 
8** Dopo aver scardinato le porte della percezione
con una pasticca di ectasy, dopo un’ora di paradiso
artificiale, digrignarono involontariamente le mascelle
a capo chino, masticando il niente.
 
BOZZETTI:
 
9** Eravamo così giovani. Ci sentivamo
immortali o almeno non pensavamo
mai alla morte. Eravamo sordi allo
scricchiolio del mondo, eravamo in
continuo fermento, in perenne movimento
e certe sere i lampioni danzavano al ritmo
del vento, ai nostri occhi restava immobile
solo il firmamento.
 
 
10** Stavamo a fantasticare come saremmo
stati se fossimo nati in America, ma non
avevamo mai visto un dollaro e l’unica
consolazione era che in tempi di guerra
soldati americani avevano camminato
nelle nostre strade, masticando gomme
e regalando sigarette ai passanti.
 
 
11** Notte di immigrati, di bag-lady,
di barboni, che con gli stracci dei
giornali creano la loro coperta e
si addormentano con un decubito
indifferente, sotto la pensilina della
stazione, che li ripara dalle intemperie
 
BOZZETTI:
12** La normalità ha già chiuso i battenti
all’ora del coprifuoco. Gli autobus
sono in letargo nel deposito. I treni
sostano in un binario morto. Le auto
parcheggiate negli spiazzi sono appannate.
Nelle stanze d’albergo trasudano sgocciolii
di lavandini dalle guarnizioni rotte, dalle
tubature arrugginite, e sospiri di piacere.
E non si aggirano angeli negli angoli, ragazza
che insegui la libertà di Thelma e Louise.
 
13** Commesse avvenenti in body succinti
ed aderenti risvegliano nei negozi del
centro incautamente in scapoli e mariti
l’istinto di acquisizione anche in periodi
di recessione.
A.A.A….indispensabile bella presenza !!!
 
14** Ragazzi hip-hop colorano di fantasia
serrande e muri scalcinati, rispettano
palazzine e monumenti storici e vengono
considerati dei vandali. Legislatori e tutori
dell’ordine invece permettono alle holding
di riempire ogni angolo di cartelloni pubblicitari
per persuadere a comprare cibi surgelati e altre
menate varie. E’ solo questione di soldi ?
 
BOZZETTI:
 
15** Adolescenza: per raggiungere tre cose
vere, devi prima averne cento materiali,
con alta probabilità di perdersi nei retaggi
di quest’ultime.
Giovinezza: ricerca di una meta, infiniti bivi
e nessuna indicazione.
 
16** L’autopompa lava le strade. Gli spazzini
svuotano i cassonetti. Qualcuno affigge
dei manifesti. Gli ubriachi rasentano i muri
o finiscono il fiasco in un fosso. Le vie deserte.
Poliziotti e guardie di vigilanza nell’abitacolo
della volante controllano le pulsazioni del pachiderma
sonnambulo della città. I tagliaborse, di giorno
sull’autobus, la notte su qualche treno espresso cercano
di borseggiare viaggiatori che dormono. I senza tetto
cercano un letto sotto qualche portico o nei vagoni di
un treno fermo su un binario morto. Turnisti disfatti
in fabbrica aspettano il nuovo giorno, il riposo. Banchettari,
porchettari aspettano giovani discotecari. Anche fornai, taxisti,
puttane, impiegati dei caselli autostradali, cubiste, buttafuori,
ballerine di night sono al lavoro. E la notte è ancora giovane………….
 
BOZZETTI:
 
17** Le prime luci dell’alba su abbaini, lucernari, attici.
I lampioni si spengono. Le prime sirene delle fabbriche.
Gli itinerari degli autobus riprendono. Le prime persiane
aperte. Le prime saracinesche alzate. I primi rombi di
motori, i primi echi di clacson, i primi scarichi dei tubi
di scappamento. Gente assonnata che si avvia frettolosa
verso l’officina o l’ufficio. Gente assonnata, inscatolata
nell’abitacolo della propria macchina, fagocitata dal
traffico. Sguardi catatonici, sorrisi falsi, tic nervosi,
mani sudaticce, cuori ansiosi, che sognano carriera,
ferie o pensione.
 
18** Si fraintende il comodo
con il necessario. Si corre
per arrivare e chi si ferma
sul lato oscuro della strada
diventa invisibile.
 
 
19** Anche lui ha sognato porti e velieri.
Ha immaginato gambe affusolate
negli scompartimenti del suo viaggio.
Adesso in sala d’attesa si spulcia, rigetta
parole nell’aria e parla di figli che non ha.
La gente attorno finge di leggere il giornale
e di non sentire. Alla fine chiude gli occhi
e si assopisce. Io penso alle favole, che
non vengono inghiottite dalle fauci dell’oscurità
e restano a consolarci.
 
BOZZETTI:
 
20** E’ là, oltre quel ponte celeste, in un
mondo di vetrine e di luci, che le donne
nascondono le rughe con fondotinta, belletto,
rimmel. E là in centro, che si scelgono sguardi,
che si uniscono solitudini, che si incrociano vite.
 
21** Quel treno immobile, su quel binario morto,
quante vite, quanti amori ha trasportato.
 
 
22** Questa sera non si poserà mai più
sulle venature azzurre dei nostri polsi.
E ora noi gonfi, con più vino che sangue
nelle vene, saremo satiri e giullari senza corte.
e sollevati da angosce e dubbi, senza fronti pensose,
senza mani tremanti, ci perderemo in qualche locale,
nella noia dell’effimero.
 
 
23** Un corpo inerme sul margine della strada.
I passanti raccolti nei loro cappotti se ne sono
accorti, ma non sono accorsi. Un finimondo di
fari sui viali, dove sbrecciano a velocità elevata
prossime auto pirata. Domani i giornalisti scriveranno
un trafiletto in cronaca locale su questa morte illacrimata.
 
 
BOZZETTI:
24** Signori, che sotto l’egida di Sodoma,
si addentrano nei labirinti di Cnosso
dei cinema a luci rosse; guardoni appostati
vicino a vespasiani ed orinali alla stazione
per osservare la minzione di un glande
o tra le fratte rigogliose dei colli fiorentini
a gustarsi mani nerborute, che nascondono
le stelle all’amata.
 
25** E’ un tempo in cui gli imbonitori
camminano per la strada con lo sguardo
altero ed il portafogli gonfio, mentre gli
assidui lettori, appena varcata la soglia
della libreria, furtivi acquistano e poi nascondono
nelle tasche i libri di poesia, dato che con la
razionalità tecnologica che avanza, la poesia
viene considerata alla stessa stregua della pornografia.
 
26** Un ragazzo trasandato con un cappello di paglia,
che suona la fisarmonica; un gruppo di turisti
inglesi, seduti sulle scalinate, che si passano
una bottiglia di vino; frammenti di discorso
di un ubriaco; ombre di voli di piccione;
luci languide di lampioni, smorzata di un tono
nell’Arno; un gruppo di militari che schiamazzano
da una macchina in corsa;
Firenze…….miseria, mistero, meraviglia.
 
 
27** Ragazze fiorentine…le ho viste arrossire
ed abbassare gli occhi agli sguardi tristi
ed accattivanti di pittori e poveri questuanti.
le ho viste nelle Domeniche d’Estate prendere
il treno da pendolari per riprendere sulle spiagge
i loro amori estivi passati.
 
BOZZETTI:
28** Là a ridosso dell’argine fu massacrato un uomo.
Crivellato da colpi d’arma da fuoco.
Le sue labbra invocarono perdono.
Ma nessuno sentì quel sordido tonfo quando
stramazzò al suolo. Aveva un lavoro. Aveva
una donna, che dopo si sposò con un altro.
D’altro canto anche le fanciulle che credono
nell’amore eterno che cosa avrebbero fatto ?
Il paese spiegò la sua morte ritenendo che avesse
una doppia vita, che fosse un diverso, perché uno
normale secondo le comari muore al capezzale non
si fa ammazzare. Allora non c’erano case, solo distese
sconfinate di grano. C’era solo il vento quella sera. Solo
il vento, che ricamava una macabra danza di spighe.
solo il vento abbracciò l’assassino, ma non ebbe la forza
necessaria per stringerlo nella morsa del suo respiro.
 
 
29** Fallo. Fallo!!!??? Fallo!?! Fallo!!?!
Fallo. Fallo, perché attorno alle tue
Scarne mani gelide c’è il niente.
Fallo, perché non hai un lavoro….perché
Hai una lesione….perché hai un male inguaribile….
Ma poi non è detto che sia incurabile….
Fallo, perché sei in carcere ingiustamente…
Se innocente e non c’entri niente…..perché sei
Incatenato su una sedia a rotelle….perché sei
Impotente…un eunuco tra gente sessualmente
Attiva….da pronipoti di Priapo……Fallo, perché sei
Timido, impacciato, calunniato e diffamato….
Fallo…perché le ragazze ti vogliono solo come
Loro amico e si scandalizzano se le sfiori con un dito…
Fallo, perché sei un Totò Merumeni senza villa, né cuoca
Diciottenne consenziente…..fallo, perché a causa dell’edonismo
Dilagante le ragazze vogliono solo tipi con fisico scultoreo e
palestrato da body-building e anabolizzzanti e beta-bloccanti….
Fallo, perché c’è poco amore nelle volte che hai fatto l’amore….
Dai…tagliati la gola…oppure impiccati…oppure gas di scarico…
O barbiturici…oppure sotto un treno….da ribelle come Iacopo Ortis
Oppure da borghese come il giovane Werther…insomma scegli tra
Pistola o coltello….però…non sai ne se c’è qualcosa dopo, né quale
Oltretomba ti toccherà per tutta l’eternità….abbiamo mille metafisiche
ed escatologie, ma in questi casi nessuna certezza assoluta.
Credi nella reincarnazione ? Ti daranno una sorte migliore ?
Non hai paura di perderti nei meandri del Nulla ?
BOZZETTI:
30** Un calciatore professionista si allena
per ore ed ore durante la settimana.
La Domenica durante la partita tiene
in suo possesso il pallone per tre minuti
circa. E’ simile a quello che accade nella
vita: ogni incontro è una partita.
 
31** La maturità ha il volto scavato,
è un bagaglio di cocci e di frantumi
smerigliati, ma per pura evasione ed
eufemismo gli affibbiano l’epiteto di
esperienza.
 
32** Desideriamo miraggi irreprensibili, pietre
filosofali, chimere e fuochi fatui, arabe
fenici, ma siamo tutti immensamente
contenti, quando appollaiati, accovacciati
sul coperchio del w-c sappiamo di avere
un intero rotolo di carta igienica a nostra
disposizione!!!
 
33** Angolo metropolitano, dove pusher
spacciano maria ed eroina, borseggiatori
e taglieggiatori e usurai si aggirano spavaldi
negli angoli ed i viados in crisi d’astinenza lo
fanno senza cappuccio per alzare la parcella.
 
 
34** Saremo anime che si intrecciano
nel vuoto multimediale. I nostri simulacri
virtuali spiccheranno si congiungeranno in
voli immaginifici. I nostri avi videro altre
terre, altri cieli solo incasellati in uniforme
da soldato. I nostri posteri vedranno altri
paesi navigando su Internet, dialogheranno
con altri distanti mille miglia tramite videoconferenze.
Non serviranno più i viaggi per fare delle esperienze.
BOZZETTI:
 
35** Mia generazione, onda di volti
senza nome, di ismi senza idee,
di mode ripescate, di sterili battaglie
senza vere guerre. Senza miti propri,
né linguaggio, con lo sguardo allucinato
in una discoteca, dove ogni parola è
un miracolo, dove i decibel soffocano
sul nascere il dialogo. Mia generazione,
alla ricerca di scariche di adrenalina, di
bungee-jumping per pura evasione, senza
più fosforo né testosterone. Mia generazione,
che rinchiudi la giovinezza in una stanza;
immersa nella noia, nella nevrosi dello zapping,
con la fobia del contagio, con la psicosi dell’omologazione;
mia generazione, figlia schizoide della bambagia
e dell’ovatta della borghesia, amante del circolo vizioso
benessere, emarginazione, follia.
 
 
36** Uomo moderno
con il karma del robot,
con le stimmate dello stress
e dell’ansia,
a Carnevale un’altra maschera
ti coprirà il volto.
 
 
37** Svegliarsi ed accorgersi
che il cinguettio dell’alba ormai
è stato sommerso dal rombo dei motori,
dall’andirivieni caotico continuo del traffico.
 
 
BOZZETTI:
 
38** Nei rantoli dei pazzi,
nelle andature claudicanti dei mendicanti,
nei bisbigli degli amanti,
nel caos dei locali,
nell’oceano di vino delle osterie,
nella sepoltura delle ideologie,
nell’entropia delle metropoli,
nel brulichio quieto di luci di periferie,
nelle chiazze alogene dei lampioni,
nell’interpretazione dei sogni,
nella lettura delle mani,
nella ruggine di cimiteri d’auto,
nelle lapidi dagli epitaffi scalfiti ed illeggibili,
nel pallore degli anziani,
nel rossore degli adolescenti,
nell’enciclopedia dei ricordi,
ho cercato invano il senso della vita.
 
39** Taxisti, che fanno il turno notturno,
attendono in silenzio nell’abitacolo,
affastellando cassette sul cruscotto.
Fino a quando non arriva la chiamata….
Dal finestrino socchiuso annusano l’aria,
mentre muri, davanzali, tettoie si accavallano
e si susseguono. Ascoltano storie inverosimili,
ma vere: eccezioni che annullano le regole.
Per mestiere incarnano le veci di Caronte, diventano
traghettatori di anime. Depositano alle loro postazioni
trans e puttane sui viali della circonvallazione. Quindi
come condottieri salvifici sorreggono sino alle soglie
dei loro portoni ragazzi fatti e vacillanti. Trascorrono
le ore, finisce la veglia, i notturni cedono la guida a
colleghi cispiosi ed assonnati, che porteranno a destinazione
gente perbene e rispettabile senza voglia di parlare,
senza storie private da raccontare.
 
 
BOZZETTI:
40** Le città di notte morte.
Tolte le panchine nei parchi.
Chiuse le osterie di un tempo.
Distrutte statue e monumenti storici.
Società tecno-tribale.
Giovani cresciuti a forza di omogenizzati
e omicidi perpetrati da mamma tv.
Ci si scanna in discoteca o al volante per
il motivo più futile, per l’equivoco più banale.
Sassi-killer piovono dai cavalcavi sulle chiome
Dei tettucci di macchine assassinate.
Società tecno-tribale.
Tutti Sileni rovesciati: belli fuori, vuoti dentro.
Indispensabile bella presenza. Anche con l’aiuto
di lifting, liposuzione, bodybuilding, anabolizzanti,
creatina, betabloccanti. Sempre in linea, anche
a costo di rischiare anoressia, disfunzioni ormonali,
bulimia.
Società tecno-tribale.
 
 
41** Quando cerchi con le reti della ragione
di passare dal particolare all’universale,
di carpire tramite l’induzione interamente
il reale, ricordati che compiendo questo
sforzo immane si creano evidenti smagliature,
da cui il senso, lo spirito del mondo evade.
La nostra mappa è sempre approssimativa
rispetto al territorio della realtà.
 
 
42** Lui e lei: sospiri, sguardi innamorati,
sciocchezze, tenere effusioni e l’ombra dell’amore,
che li culla. Venti anni dopo, sotto le coperte del
talamo nuziale, nella logora routine del letto matrimoniale,
tra la buonanotte ed il prendere sonno, ognuno si chiede:
ma chi è quell’essere che mi dorme accanto ? Ne posso
fare a meno oramai con due figli a carico ?
 
 
43** I ragazzi seduti a cavalcioni sui muretti
o sulle spalline parlano, parlano, parlano.
Ma non dicono mai ciò che sentono per
non rovinarsi la reputazione. I pensionati
al bar parlano, parlano, parlano di calcio,
di ciclismo, di sottane e di tempo. Gli uomini
parlano sempre a vuoto, ma mai del loro vuoto.
La scelta è tra il rumore di chiacchere impersonali
ed il silenzio della solitudine.
 
 
44** Amanti segreti, clandestini,
che prendono una camera ad ore
senza registrare il nome.
Imbarazzati, paonazzi aspettano
Con trepidazione la chiave dal portiere.
Salgono le scale a testa bassa ed in grande
fretta, quindi devono girare tre volte la chiave
nella serratura per aprire, tanta è l’emozione
della scappatella, della trasgressione.
 
45** Non c’è niente da fare. Nessun
luogo della terra o della mente dove andare.
Nessun amore o utopia da trovare.
Il fanciullino è morto o forse mai nato.
Hanno ucciso l’albatros e l’aureola è stata
perduta per sempre. Su….su….Astolfo non pretende
mica Pegaso, gli occorre solo un comune ippogrifo
per andare sulla luna a riprendere il senno perduto
di Orlando…..no…certo….hai ragione…..altro che
poesia…è meglio essere un Esteves senza metafisica
con un negozio di tabaccheria….chi scrive ormai
lo fa solo per narcisismo o per nevrosi: perché
gli manca qualcuno o qualcosa….assenza dell’amata
o della ragione…..ed ogni sera da secoli e secoli Orfeo
si volta e lascia agli inferi la sua Euridice.
 
BOZZETTI:
46** Adepti di sette sataniche scavalcano
il cancello dei cimiteri incustoditi. Scoperchiano
cripte e sepolcri, infieriscono su corpi smembrati, carni
corrose, per fare un giaciglio di ossa in nome di
chissà quale perverso rituale. La luna effonde
i suoi raggi sulle macabre sagome. Dallo scempio
si salvano solo fiori di campo e crisantemi. Esterrefatte
osservano le cime affilate dei cipressi. Ombre delle
vostre ombre, siete più morti dei morti.
Se non credete lasciare almeno giocare in pace
nel giorno dei morti i bambini annoiati tra le tombe.
 
47** Rassicurata dalle quattro mura della sua
abitazione ora può scegliere a testa o croce
se addormentarsi di fronte alla televisione
o stonare una canzone, che irretisca la solitudine
e la tramuti in evasione.
 
48** Ragazza quando calano le prime ombre,
coloro a cui potresti chiedere aiuto si rifugiano,
chiudendo i loro portoni. Quando si fa buio scompaiono
rapidamente gli angeli perbene della porta accanto.
Si riversano invece in vicoli e strade maniaci impotenti,
esibizionisti, pervertiti latenti, rapaci avvoltoi, che desiderano
la primizia della tua innocenza. Vuoi per il sipario dell’oscurità
già calato, vuoi per la moltitudine di arterie che dal centro
si diramano, è sempre troppo tardi quando giunge la polizia
a sirene spiegate. I ragazzi passano incolumi da quell’inferno
terreno, ma tu ragazza è meglio se corri per non perdere
quell’ultima corriera, quell’ultimo treno.
 
 
49** Veneri pallide, eburnee, passanti padane sotto antiche
volte si ravvivano i capelli scarmigliati. Oppure in bicicletta
si apprestano verso la facoltà con abiti dimessi senza orpelli,
bardate di sciarpe passano il gelo e la coltre, la foschia
che rendono Padova spettrale.
 
50** Io giovinastro illetterato autodidatta e senza talento
non accampo pretese artistiche, scrivo solo per sfogo
o per diletto. Quando ho di meglio fare mi astengo
dallo scombiccherare ghirigori e geroglifici, lascio
volentieri la pagina bianca, così pura, incontaminata,
candida. Ma lasciate pure fare !!! E’ anche catartico e
terapeutico !!!! Che i Baudelaire e gli H. Miller di periferia
scrivano pure i loro fiorucci del male ed i loro tropici della
bambagia nelle loro stanze d’ovatta !!! Dopo l’avvento
della Repubblica di Licurgo allora scriverò sulla carta
igienica e poi mi detterò il deretano, per non farmi
tagliare la mano o non essere esiliato. Io grafomane
scapestrato !!!! Ma per ora scrivere non è reato !!!!
 
 
51** Sulla sopraelevata
una ragazza stringe il laccio emostatico,
quindi si accascia al suolo.
Supina stringe nel pugno un limone
già spremuto. I capelli come chiodi
confitti nel turbine di pioggia, le trecce
flagellate dalla bufera infernale. Poi
giunge un ragazzo che l’alza da terra
e l’abbraccia. Nonostante le sferzate
impetuose del vento il suo ragazzo
è forte come il giunco. Nonostante
la bufera il volo leggero dei loro passi.
Guardo i loro corpi affannati, poi chino il viso.
 
BOZZETTI:
 
52** Un giorno bambina maledicevi la polvere.
Un altro dicevi di abitare una stella.
Io non potevo portarti tutti i mattini del mondo.
ed allora tutti i mattini mi parlavano dei tuoi capelli.
Quel cercarti e perdersi nel profumo dei tuoi capelli.
 
53** Nuovi alberi. Nuove case nel tuo viale.
Nessun zampillo. La nostra fontana disseccata.
Il primo bacio. L’ultimo abbraccio.
Non ti sogno più da tempo.
La notte profonda. La strada infinita.
Tremano le tue dita.
Nel mio bicchiere di vino
riflessa la luce di un’altra stella.
Finirà la stagione dei turbamenti.
Finirà l’incanto e lo smarrimento.
La pace si poserà sul tuo volto, sul tuo petto.
 
54** Ma dove sono finiti i freak,
i beatnik, i punk, gli hippy ???
Dove sono finite le anime belle
eternamente in rivolta ?
Magari erano innamorati solo delle
idee e disancorati ai fatti,
ma i giovani Neuromanti perfettini,
precisini, omologati ed indifferenti
non escono di casa
se hanno un capello fuori posto !!!
BOZZETTI:
 
55** Parcheggia la fuoriserie del padre,
che per poterla pagare a rate non
ha fatto le ferie e nemmeno un giorno
da pendolare. La parcheggia davanti
all’ingresso, sperando che qualche sciroccata
qualche svampita gli venga appresso.
Poi sulla pista fa quattro salti allo specchio
da una settimana già studiati.
 
 
56** In pubblico scocca anatemi contro
Sodoma e Gomorra. Ma nella penombra
della stanza di suo figlio non parla, né
lacrima. Con la sua cintola e le sue mani
grandi e callose ordina e minaccia nuovi
giochi sporchi. Infanzia violentata……
Il fiero pasto non lo rattrista, è accecato
solo dal desiderio perverso della sua giovane
carne. Nessun rimorso postumo lo attanaglia.
Nessuna colpa, solo un vago senso di vergogna
ed allora schiaffeggia il bambino e lo minaccia
di non fare parola alla madre ignara.
 
 
57** E la compagna di viaggio
si alzò per sempre dalla corriera.
perduta per sempre. In un frammento
d’eterno, in una zona morta del passato
prossimo.
 
 
BOZZETTI:
 
58** Mi aggiro nei gironi dei locali notturni,
nell’Ade degli angoli nascosti. Dopo
i fumi dei superalcolici un cerchio alla
testa. Mi siedo sulle poltroncine. Inseguo
e carezzo con la coda degli occhi, di sbieco
e di sguincio, seni prosperosi ed acerbi,
che danzano nella pista, baci di passione
morti su altre labbra; cerco di decifrare uno sguardo,
forse a me indirizzato, ma poi lei se ne va mano nella mano
con un altro. Allora cerco conforto in un tiro, che diviene
anello di fumo. Sul mio colle del Calvario giace esangue
la speranza, se la vita dalle innumerevoli porte girevoli,
dalla moltitudine di facciate, a me si presenta come una
trafila di incontri mancati, di due di picche, di sorrisi appena
accennati. Poi un lampo abbacinante di ironia sul mio volto
butterato si disvela.
 
 
59** Gli uomini giudicano le donne in base
all’apparenza e viceversa. Quanto sforzo
di parole, quale lavoro di immaginazione
per chiamarlo amore !!! Non è altro che
materialismo e mercificazione !!!!
E non c’è altra soluzione: chi vorrebbe
essere preso per ciò che è, mi dica esattamente
cosa è e come è !!!!!!!
 
 
60** Ragazze diciottenni evolute e moderne,
in topless o in tanga, lanciano occhiate
furtive verso il gonfiore degli slip o dei boxer
del ragazzo imbarazzato dell’ombrellone accanto.
Poi giudicano l’erezione, commentano, ridendo
a crepapelle.
 
 
BOZZETTI:
61** L’antipatia è viscerale. L’odio
è reciproco. E non pensate che
finisca a tarallucci e vino. Quando sarò
carne per i vermi, quando il mio cranio
diverrà un teschio fangoso, esigo
coerenza. Nessuna pietà, nessuna
indulgenza. Non li voglio i vostri
crisantemi. Amate la mia
morte piuttosto come io amerò la vostra.
 
 
62** Passeggiate notturne,
in cui vai oltre i palazzi,
che racchiudono vite inscatolate, inquietudini
sottili, amori consunti, ascelle maleodoranti,
segretarie miopi col mal di schiena, mogli
brontolone, canottiere unte, figli che mangiano
con gli occhi nel piatto e non parlano. E poi ritorni
ai tuoi pensieri e facendo mentalmente un rapido
resoconto intuisci che quel che ti ricordi di quel
giorno sono solo le musiche degli spot, volti e gesti
e slogan della pubblicità.
 
 
63** Storia sempre uguale. Stessi discorsi,
stesse labbra da baciare….così di comune
accordo hanno deciso di prendersi una pausa
di riflessione, anticamera della separazione…….
Ma se Giocasta si impiccò con i lacci delle sue vesti,
se Edipo si accecò con gli spilli dell’amata, a loro
in definitiva non è andata male:
triste epilogo di una storia sempre uguale.
 
BOZZETTI:
64** Nella camminata ragazze fanno le sciantose,
si atteggiano a reginette. Ascoltano Adami
adolescenti dare i primi nomi a quel mondo
di sensazioni, esplosioni ormonali, erezioni.
Alle ninfette basta un sorriso, occhi ridenti
e seni acerbi, per dimostrare la grazia della
loro intelligenza. Ma quando il velo di Afrodite
si discosterà dai loro corpi, per posarsi brevemente
su altri più giovani, allora senza il trucco di quella
parvenza di grazia, senza l’inganno della maschera,
tu ragazzo, che te ne stai timido in disparte, potrai
scrutare il loro vero volto e sorridere in virtù del tuo
pensiero.
 
65** Ti chiesi dov’era via del Campo.
Volevo vedere se era cambiata
dai tempi in cui la cantava il poeta De Andrè.
Nei tuoi occhi allora si accese un lampo.
Un lampo d’ironia per quel vicolo malfamato.
Poi il sorriso si spense, ebbe il sopravvento
il velo della tristezza pensando alla sua scomparsa.
Per qualche attimo mi inebriai di sciami di luci
e di girandole di colori, guardando Genova nei
tuoi occhi, mentre il lepago si attaccava sulle nostre
vesti. Ti salutai ringraziandoti per le informazioni e
poi mi congedai dicendoti: "l’uomo muore, ma il
poeta resta." E mentre mi incamminavo verso
la mia meta pensavo che anche noi moriremo
e senza sapere niente l’uno dell’altra, l’altra dell’uno:
ignari perfino delle nostre stesse esistenze. E non
ci ritroveremo mai più, o forse se ci ritrovassimo
di nuovo non sapremmo nemmeno riconoscerci:
sono già mutate irreversibilmente gli sciami di luci
e le girandole di colori.
 
 
BOZZETTI:
66** Dopo i tempi della lotta armata,
adesso è l’ora di fare qualche nome,
di pentirsi o fingere di pentirsi,
di diventare un onesto collaboratore.
Con il privilegio degli arresti domiciliari,
può conferire con i suoi compagni e raggranellare
denari per nuovi attentati. Grazie alla fame della
sua ignoranza colta e della sua ideologia contorta,
tristemente salita alla cronaca, può andare anche
a trovare ragazze, che gli hanno inviato lettere
d’amore, dopo aver visto il suo volto d’eroe negativo
alla televisione.
 
 
 
67** Le loro navi non hanno porti in cui
sostare, né salpare. Le loro madri sgranano
il rosario, ma non trovano più la forza di pregare,
loro che sognavano un figlio "normale".
Chissà perché hanno iniziato a bucarsi ?
Noia, vuoto o trasgressione ?
Dopo un’endovena allucinazioni, visioni e tremore.
E quel piacere assurdo, che porta all’autodistruzione !!!
Il lascito è un segno conficcato nella pelle: marchio
indelebile per la gente "perbene". Combattuti tra
quell’oasi di piacere e quell’apatia viscerale, quell’insana
voglia di seppellire il proprio cervello in un luogo senza tempo.
Quindi crisi d’astinenza, naloxone e metadone. E intanto gli
spacciatori dicono ai giovanissimi consumatori di droghe leggere
di non avere la maria e di essere costretti a regalargli una dose
eroina. Noia, vuoto o trasgressione ?
 
68** Scialle di madreperla, gonna nera,
capelli di seta raccolti da una raggiera.
Diceva che non le piacevano quelli belli.
Si concedeva solo a mutilati, invalidi, depressi.
Parlava sempre per lasciare una traccia.
Ma era come scrivere il proprio nome nell’acqua.
Quando nei suoi occhi si spegneva l’ultima luce
era tempo di andarsene senza far rumore.
Il giorno dopo aveva già messo un servofreno al cuore.
Era meglio di un’assistente sociale,
ma era così lontana dal rispetto della gente normale.
Era come un’ala di farfalla gettata in una pozzanghera.
BOZZETTI:
 
69** Dopo aver intonato durante il concerto
motivi lacrimosi e strappalacrime, dopo
aver raccontato ogni colpo basso che la
vita gli ha inferto, si ritira nel camerino,
dove viene assalito da una Lolita minorenne,
che ha eluso le guardie del corpo e varcato
le transenne.
 
70** Mettono annunci sui quotidiani,
dove si proclamano cartomanti, chiromanti,
maghi, pranoterapeuti e veggenti.
Alla gente spaesata e credulona vendono
filtri d’amore, pozioni, amuleti, unguenti, per
sconfiggere malocchi e sortilegi. Ma Tiresia
non azzecca più nessun vaticinio, scombussolato
da tutte le sue metamorfosi ormonali, per non dire
di Calcante che sempre ubriaco non riesce più
in nessun oracolo. Ma l’importante è essere
opportunisti scaltri che sappiano cavalcare
la moda di arcano e mistero di questa fine di millennio.
 
71** E quella volta
ho capito che tutto era finito,
perché quando il mio treno è partito,
tu ti sei incamminata senza voltarti indietro.
 
72** Adesso non cerco più le parole in rima
e le pesco a caso dal mio campionario.
E non cerco più di quadrare un cerchio.
E non cerco più di dare un senso a tutto.
 
E contemplando il soffitto penso che
anche l’universo debba avere vaste aree di
non senso.
 
BOZZETTI:
73** Corse pazze sui treni. Notti insonni e
giorni sonnambuli. Ma chi ce lo faceva
fare ? E passavamo notti insonni a pensare
con chi sarebbe uscita l’indomani la nostra
Ophelia di periferia, la nostra Dulcinea del quartiere.
Non erano altro che ragazzotte superbe, eppure allora
tanto trasognate.
 
74** Adesso ammainiamo bandiere,
spegniamo fuochi fatui,
uccidiamo chimere.
Adesso ciascuno
per conto proprio
combatta le Erinni
della sua malinconia.
Mille giorni fa
ridevamo assieme.
Adesso ogni dialogo
è un inferno.
Adesso
infiniti
silenzi
d’incomprensione.
 
75** Dal treno in corsa ammiro gli scorci parziali
della campagna toscana.
Colline che nell’arsura ti tolgono il respiro.
Eppure al tramonto ti cullano, ti riposano.
Simbolo di freschezza gli idranti
che irrigano i campi coltivati.
 
BOZZETTI:
76** La luce della mia stella
si è inabissata in un pozzo
senza fondo.
Proprio in un giorno
che ero arrabbiato col mondo.
Ho preso una fune per poterla
ritrovare, ma non c’è stato niente
da fare. Poi la disattenzione generale.
Gli altri hanno detto che non aveva
niente di particolare: non era né una
stella marina, né una stella polare.
Un tempo quando camminavo
mi dimenticavo della luna,
ma pensavo che se fossero cadute
le stelle, le avrei raccolte ad una ad una.
 
77** Senza preavviso
è giunta la signora con la falce
a togliergli le rughe dalla fronte, le ombre
dal cuore. Un universo inenarrabile di parole,
atti, gesti dissolto in un secondo
dalla morte.
Ora il commiato del corteo. Ora una vita
archiviata in un feretro. Sigillata in un
feretro. C’è chi versa lacrime. Chi invece
consola chi resta. Ciascuno comunque
raduna nel ventre della mente immagini
care.
Per tutto il sudore versato,
per il colore di quelle notti Tra Biella e Pontedera a pierdifiato,
per quella figlia nel limbo dei non nati,
per quella trafila di travagli,
per questo soffio ineffabile che mi sfiora il viso,
per l’arcana commistione tra presente ed eterno.
Per il sudario livido di questa sera
ho scritto questa misera laica preghiera.
 
BOZZETTI:
 
 
78** Si sdraia sulla panchina del parco.
Si stende al sole.
Un ragazzo carezza
le corde della sua chitarra.
La melodia si diffonde nell’aria.
Socchiude gli occhi, abbagliata dal sole.
E non gli importa più niente
della migrazione delle rondini,
dello scorrere delle stagioni.
Non crede più alla magia di un incontro.
Nessuna meraviglia di fronte a nessuna alba,
a nessun tramonto.
Vuole solo una pausa di riflessione
e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore.
Ripensa alle voci dei cortili,
alla gola riarsa dalla sete,
a quando inseguiva con gli occhi
scie di comete.
Ripensa alle mani di suo padre,
a quando guardava correre i treni verso il mare.
Due pensionati giocano a carte.
Alcuni mendicanti raccolgono elemosina.
Gatti raggomitolati e indifferenti alla sua desolazione.
E lei vuole solo una pausa di riflessione
e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore.
 
BOZZETTI:
79* Mi fa pena la tua stupida vanità
femminile, il fardello del tuo post-femminismo,
la lama spuntata della tua emancipazione.
Non capisci che i complimenti degli avvoltoi
sono solo il mezzuccio più comune per portarti
nei prati o nei loro letti ? E’ solo una captatio
benevolentiae finalizzata, strumentale, dovuta all’eccitazione
che causa la repressione. Tu invece ingenua a quei
complimenti ci credi. Chi pensi che abbia ragione ?
Vai a fare un qualsiasi concorso di bellezza e poi fammi
sapere !!!! Sei solo una narcisista egocentrica. Fingi di
essere semplice, ma cerchi sempre uno specchio che
ti rimanda. Invii ai ragazzi appena conosciuti segnali,
che fanno ben sperare. Dispensi baci sulle guance, prendi
per mano gli sventurati e quando loro ci provano tu dici
che loro hanno frainteso tutto, che tu sei solo espansiva e
al massimo loro amica. Prima fai di tutto per farti rimorchiare
e poi trovi anche il coraggio di negare !!!!
Per il momento l’unico sfogo è scrivere questa misera catilinaria,
questa invettiva da poco……
 
80** Come ti chiami ?
Quanti anni hai ?
Sei una ragazza immagine ?
Sei una cubista ?
Nella vita cosa fai ?
E’ la prima volta che viene qui ?
Ti piace la musica ?
E l’ambiente ?
Vuoi una sigaretta ?
Ma è aumentato il costo dell’ingresso ?
Sei con gli amici, con il tuo gruppo ?
Ci siamo già visti ?
Credi nell’amore a prima vista ?
Sei per il sesso sicuro ?
Leggi l’oroscopo ?
Vuoi che ti legga le linee della mano ?
Hai già bevuto ?
Vieni a ballare con me ?
Non stai bene ?
Hai le mestruazioni ?
Perché non ci scambiamo i numeri di telefono ?
 
Ti dispiace se ci intratteniamo brevemente
sui divanetti ?
BOZZETTI:
 
81** Ma dove sono andati gli arlecchini,
i pulcinella, che coloravano di fantasia le vie, le piazze ?
E dove sono andati i cantastorie e i menestrelli,
i ragazzi con i capelli lunghi che suonavano con la chitarra ?
La fantasia forse non è morta, è solo moribonda.
La collettività è inesistente. L’io in frantumi.
Ma dove sono gli artisti di strada ?
 
 
 
82** Mia Lesbia repressa, assediata ed assediante,
contraddittoria e contraddetta, infischiatene
del rumore delle stoviglie, di questo ronzio di mosche
e regalami ancora un altro sguardo d’intesa e poi
nella violenza dell’abbraccio non parlare.
Vorrei farti sentire i brividi sulla schiena
con il luccichio argenteo di un coltello.
Vorrei ucciderti, seppellirti, portarti fiori spetalati
sulla tomba e poi riesumarti e resuscitarti.
Dimmi ora se si può amare senza essere innamorati ?
Se si può dare ed avere tenerezza senza passione ?
E’ impossibile ? E’ solo un’illusione evitare paroline affettuose,
i mai, i sempre, i giuramenti per l’eternità, le lacrime e i sospiri ?
E’ solo un’illusione ? Che magra consolazione !!!!
 
83** Se un uomo di terra e di vuoto
con sillabe di fuoco nell’antica Mesopotamia
scandisce il mio vero nome, quello eterno,
io sarò nella polvere o diverrò di croco.
Se un uomo annusa gli stessi odori, che
cullarono la mia nascita si cancellerà il mio volto,
scomparirò a poco a poco. C’è un uomo, che scrive
i versi che non scrissi ed un altro in un solaio di Parigi
che brucia nel fuoco le mie parole dette e scritte.
C’è un uomo che scrive nella mia sabbia e nell’acqua
il libro dei miei attimi dimenticati. C’è un reduce della
quinta guerra mondiale, che scrive il libro intonso del
mio futuro. C’è un uomo del sesto millennio, che con
un pallottoliere d’oro, conta le albe che vedrò.
C’è un uomo che col mio sangue crea un nuovo Lete
ed uno che con lo stillicidio delle mie lacrime crea una
sinfonia ed uno che beve il mio pianto nel deserto.
C’è un uomo che col mio scheletro forgia un armatura,
destinata ad un elfo guerriero. C’è un uomo che cammina
per le strade del mondo e racconta in una smorfia ed in
due pantomime la mia storia. Se questi uomini di carne e sangue
e foglie e onde marine, dispersi in tempi e in luoghi tra loro lontani, si incontrano per un istante solo diverranno un uomo di terra e di vuoto, che con sillabe di fuoco
scandirà il mio vero nome, quello eterno, io sarò nella polvere o diverrò di croco.
 
84** Così triste e depresso che
dicevo a me stesso:
"Nulla. Nessuno. Niente.
Fino a quando morte non mi separi
o mi unisca a loro eternamente."
 
 
85** Scafisti, che traversano l’Adriatico
con gommoni e motoscafi della guardia
costiera tesi all’inseguimento; guerre
e contese tra contrabbandieri e scafisti……
passatori che nelle terre di frontiera,
sempre più terre di nessuno, si inerpicano
su rocce, indicano sentieri scoscesi ai
clandestini…..dopo aver intascato gruzzoli
consistenti di denaro…..
 
86** I loro amori sono segreti,
non sono costellati di baci tra la gente,
di baci sotto i lampioni.
Di giorno sono derise, evitate, indicate.
Nessun datore di lavoro ha un’occupazione
per loro. La notte sono grandi burattinaie,
che con i loro fili manovrano nuvoli di maschi
di ogni classe sociale: camionisti in viaggio,
lontani dalla moglie, avvocati e stuoli di altri
liberi professionisti, imprenditori, operai, impiegati,
insegnanti, persino preti. I loro familiari, per
l’offesa a loro recata, si scordano per tutta la vita
di loro; solo se vengono ammazzate da un maniaco,
allora si ricordano dei proventi cospicui di quell’attività,
che tanto disprezzavano.
 
 
 
87** Gli zingari danno ai loro figli nomi
stravaganti, anche nomi di macchine di lusso.
Gli accampamenti dei nomadi, dei rom si
distinguono dai giostrai non per le roulette,
ma perché tra di loro fanno più gruppo.
Li puoi vedere bere assieme dopocena,
scaldati da un falò. Già ad otto anni i loro
pargoli li mandano a chiedere elemosina.
Qua a mio modesto avviso si dovrebbero fermare,
ma poi purtroppo gli insegnano anche a rubare. Loro
rubano nelle case, dopo svariati appostamenti
e perlustrazioni. Di solito scelgono le zone più
ricche della città. Quindi scassinano le porte da
maestri. I bambini vanno sempre a piedi e
lavorano nei giorni feriali. I grandi invece
vanno sempre in macchina e lavorano solo
la Domenica. Nessuno di loro si droga, al
massimo fumano spinelli. Nessuno di loro
si suicida. Altra visione del mondo, altra vita !!!
 
 
BOZZETTI:
88** I portoni delle chiese sono chiusi.
I portinai degli alberghi sonnecchiano.
Gli sportelli delle biglietterie chiusi alla stazione.
I giardinetti pubblici chiusi.
Gli ultimi ansiti negli anditi degli innamorati.
Il mondo degenera e nessuno si fida più di nessuno.
E gli autostoppisti restano col pollice alzato per ore.
Solo a Siena dormono tranquilli con la porta aperta.
 
89** Immigrati clandestini,
che creano giacigli in case diroccate,
fatiscenti, in vecchi casolari abbandonati,
oppure in edifici ancora in costruzione.
Sempre con gli orecchi tesi a captare passi
nemici, l’unica loro forza è l’istinto di conservazione.
 
 
 
90** Hanno la carnagione chiara.
Spesso sono più belle, più graziose
di quelle italiane altezzose e scostanti,
che se la tirano tanto nelle discoteche nostrane.
Sono sprovviste di documenti. Sono schiave di
clan albanesi, i cui capobanda e gregari venderebbero
anche le loro madri e sorelle. Hanno la carnagione
chiara e conoscono solo tre parole d’Italiano, quelle
indispensabili per parlare coi clienti. E l’ipocrisia
è che nessuno fa niente. Istituzioni e polizia non
fanno niente. L’unico modo è quello di far diventare
capri espiatori i clienti, multandoli. E gli scapoli insoddisfatti
pagano le pene dell’inferno !!
 
 
 
91** La sua anima un deserto.
La sua mente un labirinto.
Il suo cuore un cimitero.
Così camminò tutta la notte
cercando di rompere la sua solitudine.
Alla fine la rinascita dell’alba,
Che rischiarò il lato oscuro della sua strada.
BOZZETTI:
92** Ragazzi teledipendenti rincoglioniti da falsi bisogni, giochi di ruolo,
e play-station….che poi crescono e navigano in rete e chattano
sclerati tra le chiacchere stile cocktail party…che poi invecchieranno
consumando lavorando, lavorando consumando…….e si divertiranno
nel tempo libero da veri pendolari dello shopping……e parleranno inglese,
e si dimenticheranno l’italiano, ormai povero dimenticato morto dialetto
che parlarono i loro avi.
 
 
93** Ad ognuno non resta che piantare
un albero per far diminuire l’effetto serra.
Ad ognuno non resta che lasciare la propria macchina
in garage per far diminuire le polveri e gli idrocarburi
nell’aria. Poi la vita scorrerà consumando lavorando,
lavorando consumando……….
 
 
 
94** L’arte oggi è rappresentata da certi soprammobili
kitsch, da artisti post-moderni che con i loro eclettismi
ed i loro giochi combinatori sperimentano l’infinità
dei possibili con un ipertesto…….ma ogni opera è stata, è,
e sarà sempre aperta…anche senza l’arte delle combinazioni…..
una poesia, un quadro, un romanzo riletti la seconda volta sono
già un opera diversa dalla prima….l’opera non è una consumabile…
ma noncuranti continuano a sfondare con l’ariete una porta
già aperta…………l’opera già aperta……
 
 
 
95** Dicono che ogni uomo è triste dopo il coito.
Ma le ragazze della notte, illuminate da
luci soffuse, nei locali intrisi di fumo,
o sotto lampioni di strade secondarie,
parlano ancora sommessamente, sfrontatamente,
incautamente
d’amore.
 
 
DI MIRELLO EVIDDA –PROVINCIA DI PISA