Romania 1975
Consiglio di papà Gheorghe: "Mihai, se non puoi dire quello che pensi almeno evita di pensare cazzate."
 
MIHAI MIRCEA BUTCOVAN
 
DAL COMUNISMO AL CONSUMISMO
 
 
MIHAI MIRCEA BUTCOVAN
(Oradea, Transilvania, Romania, 1969)
in Italia dal 1991, tra gli studi - incompiuti per difficoltà
economiche - di teologia, pedagogia ed ora anche di sociologia,
ha continuato a fare l’Osservatore Romeno in proprio.
Ecco la sua prima raccolta di appunti, cronaca
di una singolare esperienza di immigrazione.
 
 
 
PERMESSO DI SOGGIORNO
 
Rosso… una pausa. L’omino rosso è fermo.
Sul viale un via vai di traffico a doppio senso.
Chi va e chi viene
a seconda di come ti metti a guardare.
Qualcuno si lancia nello slalom tra le macchine
e viene dribblato con tanto di clacson da quelli in auto
che già tra di loro fanno fatica a sopportarsi
con ticchettio da giorno di ordinaria follia sul proprio volante.
Chi ce la farà a passare, rischiando così,
arriverà comunque prima di me.
Vorrei prendere di traverso anch’io questo movimento
ma per evitare incidenti
è meglio usare le apposite strisce che in pochi rispettiamo.
L’omino verde sembra slanciato.
Verde finalmente e forse è peggio così
tra quelli che passano col rosso, col verde
oppure s’inventano un colore qualsiasi per passare.
Insomma un giallo.
M’avvio verso l’agenzia di viaggi con l’insegna bianca e blu
come quelle delle biglietterie nei porti di crociera.
Bianca la parte sopra della parte sopra e
blu la parte sotto della parte sotto.
 
Socchiudo gli occhi per troppo abbaglio
e rivedo gli orizzonti nivei
di quella gita scolastica nell’URSS.
Sconfinano nel cielo.
Con il naso spiaccicato
contro il vetro di un pullman claustrale
non sento i rumori di quello che vedo.
Solo la voce prefabbricata della maestra guida,
colonna sonora per quel film
cupo e muto e dissonante.
Sconfiniamo per la prima volta e per me
è tutto uguale.
Non riesco proprio a vedere
le gloriose conquiste della classe operaia.
Le distese di neve si confondono con il cielo ma
senza alberi non c’è alcun orizzonte.
 
Bianca e blu l’insegna sopra la mia testa e furtivamente
mi assicuro di aver portato con me tutto:
foto, fotocopie, passaporto,
portafoglio – questo sì – e vari nulla osta. Magari.
Motivo del viaggio? Esilio intellettuale risponderei
ma chiederebbero anche la perizia psichiatrica.
Studi? Farei ridere anche i polli con le entrate del papà.
Ecco il suo biglietto! mi dice il commesso con aria trionfante.
Benvenuto in Italia e buona permanenza!
Eh, sì, qui danno molti fogli di via
ed io esco dall’agenzia di viaggi con un
biglietto per restare.
 
 
 
Milano, 1994
 
 
I. REPUBLICA SOCIALISTA ROMÂNIA
 
 
ALI BABA’
 
Della guerra
che mi è rimasto?
Schegge, stracci
rovine nell’erba
lepri emigrate
quaranta fratelli
mi chiamano capo.
 
 
DICEMBRE 1989
Ricordo il primo scontro d’idea
Tu non avevi chiaro il concetto di spia
Insonne la tua rabbia
Per la mia
Zelante malafede
È meglio fare il bene
Quando nessuno vede
Di notte, forse al buio, al nero
Morivano studenti
Tu non lo sai
Io c’ero.
 
Monza, 1991
 
 
DAL COMUNISMO AL CONSUMISMO
al preside che m’ha lasciato l’indelebile ricordo
di un pugno nella schiena durante la ‘visita di lavoro’
di Nicolae Ceausescu… perché non gridavo gli slogan
predisposti sul suo foglietto.
Io sto cercando
delle verità
signore
direttore
non lavatemi
- vi prego -
quel poco
che mi sta sul cervello
insegnatemi
a pensare
e poi
a lavorare
con le mani
già stanche
di portare
gli stessi striscioni
e la stessa fotografia.
Io sono figlio
di tre padri:
uno che pensa per me,
un altro che lavora
per darmi da mangiare
e mi paga la scuola,
il terzo…
il terzo non esiste,
è l’oppio
dei popoli
non certo
del nostro.
Io sono figlio
di tre madri:
una che pensa per me
e scruta i composti macromolecolari
sempre per me,
l’altra è morta
e mi diceva
che c’è una terza…
la terza non esiste
se è madre
del terzo padre
che è
l’oppio dei popoli
ma non certo
del nostro.
Le mie dita
appiccicate dalla colla
dei volantini pro – gioventù
le mie dita
non posso più
staccarle
in un segno
di vittoria.
 
Simleu Silvaniei, 1986
 
 
MEETING
 
a coloro che hanno visto i carri armati
da sotto i cingoli
e non possono più raccontare
Repubblica dei nostri sogni
votati sempre e quasi mai eletti
pugni fascisti con bandiere
e noi perfetti
versammo il sangue
nell’età della prima volta
mancava la definizione di libertà
vecchia rabbia nell’anima studente
mano nella mano
andiamo in piazza
a raccogliere pallottole
per definire la libertà
ma queste rose vorrei regalarle
ad una donna che amo
e che ho amato
e non posarle su una tomba.
 
Zalau, 1990
 
 
UNIONE… SOVIETICA
il nonno Ioan, dopo la prigionia in Russia diceva:
‘Vedrete quando maturerà il paradicsom*, diventerà tutto rosso!’
A te schiavo mi sarei unito
Avrei venduto la vita per vederti brillare
Sognavo di poter ai tuoi piedi zappare
Per trovare nel cuore alloggio e vitto.
Obbedienza giuravo sul tuo altare
Sprofondare nei cieli sarei riuscito
Il tuo tesoro di me arricchito
Noi due insieme un mutuo affare.
Umiliato tuo servo non sarei arrossito
Paradiso perduto per poterti amare
Tra i tuoi infanti poter militare
Era solo un sogno di cui tu sei il mito.
Mangiammo falce di ghiaccio e non ho digerito
Tra i verbi dei popoli cancellasti amare
Noi al lavoro per edificare
Tuoi cittadini, tuoi prigionieri: hai tradito.
 
Ip, 1987
 
 
* Paradicsom – in ungherese pomodoro o paradiso
 
 
DIVERSIONE
 
a Vlad, detto Full, compagno di scuola e di risvegli
Truppe nemiche
alle porte della caserma
alle porte della città
alle porte della patria
Prepariamoci a difenderla
col sacrificio supremo
Imbecille,
il nemico è già in casa
e ti ordina
di aver paura.
 
Simleu Silvaniei, 1986
 
 
SECURITATE
Di notte
uccidete l’uomo
che vuole essere
sparategli in bocca
non v’accuserà
tagliategli le orecchie
non vi sentirà
scavategli occhi
almeno due
e finalmente
potrete uccidere
alla luce del giorno.
 
Zalau, 1986
 
 
LETTERA DI LEVA
Tu cosa fai
mentre io scrivo
ordini dello Stato Maggiore
sulla continenza del malcontento
nell’esercito dei delinquenti?
 
Calarasi, 1989
 
 
SENTINELLA
 
a Mircea Eliade
Mi piovono addosso
lacrime sconosciute
mescolate con foglie
volanti
cadute
sull’ombrello
di quello
che mi diede l’essenza
e non trovo ragioni
per quest’esistenza
di stagioni
le stesse
che mi fanno invecchiare
e bagnarmi le labbra
con le lacrime amare
che dal cuore nell’occhio
si affacciano in lago
trasformarle in amore
col potere di un mago
io vorrei, vorrei
abbracciare l’eterno
per sfuggire a questo
mondano inferno.
 
Slatina, 1987
 
 
PRIGIONIA
a Nichita Stanescu, una ‘macchia di sangue che parla’
Sentiero di notte
con la faccia
riempita
di botte
e la vita
ferita
nella caccia
fantasmi
raggiungono
orgasmi
mi pungono
insensibile cuore
sentimenti
di orrore
spargimenti
di rosso
improbabile fosso
mi hai scavato
in mente
solo ombre di notte
mi riempiono
i sogni
di botte.
 
Bucuresti, 1988
 
 
DISERTORE
Ma dove mai andremo insieme
A fare quattro passi
E sciogliere catene
Stridenti perché mancano i grassi
Per ungere ipotesi, tangenza
Senza di te io posso stare senza
Ma non ha senso
E so che sbaglio: penso
Arresto sentimenti
Una sola volta sparai
Per liberare un uccello.
 
Oltenita, 1989
 
 
POST-RIVOLUZIONE
La siepe… il terrore
di due o più vite
non sento più fortore
di foglie ingiallite
né vedo il colore
trafitto
e sconfitto
mi lecco le ferite.
 
Oradea, 1990
 
 
PAPA’ RIMPIANGE LA MONARCHIA
Il mio grido ascolta
Parole sul soglio
Vorrei essere il re dei pazzi
E non pregare nessuno
Quale futuro per gli eredi del trono?
Restare seduti per un’altra generazione.
 
Ip, 1990
 
 
ELEZIONI 1990
Accendi candele
all’alba
di un funerale
E se piovesse?
Zalau
 
 
MAR NERO
Contavo la sabbia
E l’infinita estate
Squarciata
E un che di nervi
Con le ombre
Dell’orizzonte vespertino
Strappavano il tuo vestito
Il manichino non era
Amore virtuale
Amore rituale
Rumori enigmatici
Carestia da fuggiasco
Libertà all’incanto
Felicità ardente
Le bombe incontenibili
La libertà svenduta
E un che di silenzi.
 
Costanza, 1986
 
 
CATECHISMO
Beviamo birra e racconti
della tua vita
infinita
delusione alle fonti
Tu, innocente e smarrita
Io, illuso mercenario
e grido forte la mia rabbia
di uccello in gabbia
o pesce in acquario.
 
Cluj Napoca, 1990
 
 
MARINAIO
 
a Rodica, rimasta in Romania
Preparo la valigia per la prossima partenza
ti lascio sola, solo resto senza
le tue interferenze, le tue illusioni
che ti ho conquistata coi soli pantaloni
ricordi, lettere, cassette
ancora uno sguardo, le lancette
annunciano partenza
lunga o breve assenza
partire per lontano
biglietto scritto a mano
controfirmato con il pianto
il prossimo sarà uno schianto
memoria corta o dimenticanza
indigestione o mancanza
sarà comunque la vacanza
per cui sognavi che partissi
un giorno ti dirò che vissi
con te più belle ore
lo chiamerò ricordo non amore
tu chiamerai e se non ti risponde
ascoltagli le onde.
 
Zalau, 1991
 
 
II. L’ITALIA
 
 
Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità
nelle nebbie del nord e nei tumulti delle civiltà
tra i chiari scuri e la monotonia
dei giorni che passano
camminatore che vai
cercando la pace al crepuscolo
la troverai
alla fine della strada
Franco Battiato
 
 
PRIMAVERA ITALIANA
ad Alfredo e Rachele, perché hanno creduto in me
 
Una stagione come tante altre
La stessa ma più bella
Forse perché l’ultima
Sole mediterraneo
Processi di beatificazione al traguardo
E feste nazionali
Bilancio inopportuno di
Una coscienza in manette
Un prigioniero del proprio passato
Uno schiavo ribelle, rivoluzionario
Controcorrente, negativo
Recalcitrante, comunista
Cristiano, eccetera.
Eccetera vuol dire che ho fatto di tutto
Per non essere questo o quello
E quando non facevo questo ero quello
Così la mia mente si chiede dove
È morto nessuno in me
Sono vivo ma sogno
Meglio un morto sveglio
 
‘quando batte un chiodo soffia sempre il vento’
diceva suo padre e lui imparava da solo
non cadono più le foglie
ma nascono altre.
 
Monza, 1991
 
 
ECATOMBE
 
a padre Franco
Strage di idee
poche rimangono ancora
a difendere la cittadella
delle mie verità
uccise da risate prepotenti
bruciarono emozioni operaie
il folle capitato lì per caso
divenne eroe
l’incosciente impavido
col proposito di libertà
finì in carcere
tra le mura
di una piazza alla memoria
e sangue sull’asfalto
per la curiosità conformista
bandiere di squadre sconfitte
calpestate da operatori ecologici
barboni, barboni
montagne di rifiuti
registri scolastici in fiamme
insufficienze smarrite
genitori rinnegati
appartenenti ad altri tempi
e finale di coppa
con minuti di recupero
interminabili
in fin di vita
overdose di roba
farfalle pubblicitarie
di negozi falliti
poveri in saldo
colf alla mano
e 3x2 nelle confessioni pasquali.
 
Monza, 1996
 
 
NATO SENZA LA CAMICIA
Altri leggono libri e giornali
sull’America col tempo è denaro
non per i contadini
ma per i sognatori
tutto è Disneyland e luci
il reo senza colpe
sogni metropolitani
di scambio di mutande
con altre invernali
di piombo
ringrazio Dio e Colombo
che l’ha scoperta
anche il cieco arriva a Napoli
se non la vede
morirà mai?
Convinto d’aver scoperto
un Nuovo Mondo in un gioco
di chiaroveggente fortuna
ho vinto l’America in ricevitoria
e non ho niente.
 
Milano, 1995
 
 
RAGAZZA ALBANESE
 
a Bashkim
Città deserta
con parole strane
non sono viva
e niente mi rimane
fantasma sull’asfalto appare
amara polvere
mi dai per respirare
son qui nel fango in piedi
un marciapiede,
molti marciapiedi
città straniera
sola nella sera
città deserta e prigione estiva
tu non sei viva
e non vedi
la polvere sui marciapiedi.
 
Milano, 1995
 
 
PARTITA A SCACCHI CON LO ZIO SAM
ad Elia, filosofo
Anch’io risiko
allora la giochiamo la partita
infinita
più fredda se sinceri
la guerra ai bianchi e neri
- sui sessantaquattro quadretti
continenti per appena due eserciti -
tu rosso oggi non ci sei
e vincono i bianchi i miei
o i neri tuoi
sia come vuoi
cambio colore
di quello che sono io:
il migliore.
 
Monza, 1997
 
 
SCUOLA PER STRANIERI
 
a Cristina e Matteo, miei maestri
Gridare contro ‘il’ governo
e non mi importa quale
sentire l’acqua marcia in punta di stivale
o speculare sull’inferno
portare a spasso i cani
fascisti, democristiani
si lavano le mani
tra vecchio e moderno
a ‘questo’ golpe sono estraneo
le morti nel mediterraneo
noi qui coi nervi tesi
odiando albanesi
pregando a Gesù
e dandogli del tu
e dando addosso alla chiesa
e querelare per offesa
noi mendicanti con la mano tesa
noi comunisti con il pugno chiuso
noi abbondanti contro ogni abuso
al Giubileo attori
è come Napoli
la vedi e poi muori.
 
Napoli, 1993
 
 
A SCUOLA DA QUELLI DEL ‘68
 
a Nanni Moretti, i cui film mi hanno fatto scoprire
un’autocritica diversa da quella che dovevamo farci
in maniera autolesiva in tutte le riunioni UTC*
Fumo e caffè col sole del buongiorno
Il mare dorme ancora, lucertole in contorno
La storia non ha scuole e mancano studenti
È tutto un galleggiare nel mare di correnti
Ora in prima fila, ora dietro le quinte
Senza scontare sangue, battaglie mai vinte
Mai perse né comprese, noi i protagonisti
Felici con la guerra e con la pace tristi
Con chi - chiede mio figlio senza capirci niente
Con te, solo con te, tua madre è assente.
 
Ostia, 1997
*sigla dell’Unione della Gioventù Comunista
 
 
 III. GLI STUDI
 
Si perdono in alto chiese
Non mi nasconderò
Sotto l’altare
Ma sul tetto.
 
 
EDUCATORE
Luoghi comuni
Menzogne ai bambini
Storie del mondo
E mai degli uomini
Parole in-crociate
Contro l’infanzia
Malata di società
Vendette personali
E braccio di ferro
Tra laureati maturi
E ragazzi innocenti
C’è un solo vincitore
L’altro è morto
Di troppe cure
Pedagogiche.
 
Milano, 1995
 
 
PREGHIERA AGLI ANGELI CUSTODI
 
a don Angelo
Le ali dei custodi
ricoprono un tesoro
che forse conosciamo
hanno ragione loro:
ci sono mille modi
per dire che siamo
fragili ed insicuri
di certo peccatori
per diventare puri
almeno ci fidiamo.
 
Monza, 1992
 
 
AL CORSO DI ETICA
Securitate per esempio:
Un uomo usciva dalla propria casa.
Chi l’ha visto?
Era lui il padrone della casa.
Quando arriva la polizia?
L’uomo era pieno di peccati originali.
Diceva fra sé:
 
Dev’essere affascinante fare la monaca aspettando la guerra
E poi il Grande Esercito Liberatore che ti violenta…
Il testimone: no, ho visto niente.
La polizia: din don din don din don Giuseppe
Il condannato se dee confessà!
Non vuoi parlare? Parla!
Io ho sentito: mammaaa…
Nel locale della polizia piangevano tutti.
Quell’uomo usciva dalla propria casa.
 
Monza, 1992
 
 
CARDINALI
Numeri sparpagliati
Punti in sequenza
Alto prelato
Che vuole confessare tutto.
 
Torino, 1993
 
 
OMBRE SUL TEMPO
Il seme sbigottito
sprofondato
negli abissi
di Jules Verne
s’è innalzato
cercando il perpetuo
fino al cielo
trova fuochi
ardenti sui rami
ma fino al Verbo
sulle scale di cenere
saliranno
soltanto
ombre.
 
Praglia, 1992
 
 
CORSO DI DIALETTICA
Puoi lasciar cadere il discorso.
Basta che il tuo interlocutore
non ne senta il tonfo.
 
Bucuresti, 1988
 
 
SFILATA
Modelli liturgici
sulla piazza
popolare
processione
per il santo del giorno
e della notte.
Oh, Gesù
salvami
dalle offerte
per il portone
della chiesa.
 
Oreno, 1993
 
 
DIPLOMANDO
Trecento amici alla tua festa
Laureato in bugie
E se sorridono
La verità è un funerale.
 
Milano, 1994
 
 
PREGHIERA
 
a padre Francesco
Signore cielo strano
Che piovi sulla mano
Uccidi questa sete
Riportami quiete
Di prima della vita
Nascente e sparita
Nell’attimo di morte
Signore della sorte
Fammi un sol favore
Allungami le ore.
 
Milano, 1995
 
 
CROCIFISSO
Così mi stai pregando ora
Calvario che si colora
E tutte le stazioni
Per divenire buoni
Inchiodi la prigione
Delle parole buone
E dici che non sanno
Quello che dicono e fanno
Perdonali se vuoi
Ma sono fatti tuoi.
 
Assisi, 1992
 
 
BOZZE DI TESI
Dissi quel che dovevo dire
andate al diavolo
e sono andato
tra estranei
per ringraziare con delicatezze
del miglior occidente
immaginandomi studente
da quanti anni
troppi
ripetente
ho prolungato il mio star lontano
parzialmente imbecille
in parte geniale
stufo di risurrezioni pasquali
con lacrime scavai montagne
angeli scalzi battono i denti
bambini
al diavolo se non restate buoni
non diventate preti o santi
vivete secondo le scritture
con alleluia e la ola
per il papa con il popolo
e per l’illustre presidente
c’insegna buone cose
leggetemi la santità in faccia
ascolto i docenti
in sofferenza con discenti
nella ricerca della verità perduta
era in un bicchiere
l’ho bevuta
io, senza sete nella caraffa della vita
svuotata e riempita
io, nella notte cerco l’ora da temere
la pazienza l’ho perduta
l’opera incompiuta
tra i peccati un peccato anch’io
di non finire l’opera, come Iddio
 
Monza, 1997
 
 
L’OSPITE
 
ad Emil Cioran
il mio oste si avvelena
con le bacchette estratte
dal bauletto che porta la scritta
‘nuoce gravemente alla salute’
chissà cosa vuol dire
il mio oste ascolta musica
e sembra fatto
guarda la finestra aperta
ma sono sicura che gli sembra chiusa
da e per sempre
manda in fumo un’altra bacchetta
avvelenata
e non sente il ritmo delle gocce
di un rubinetto chiuso male
oggi non ha mangiato
e legge libri sulla libertà
lo sguardo perso e la finestra chiusa
il mio oste è pieno di polvere
come i suoi libri
è la sabbia dei tre anni
e sulle spiagge intitolate
 
Squartamento
Sommario di decomposizione
Sillogismi dell’amarezza
Tentazione di esistere
Il funesto demiurgo
Storia e utopia
Lacrime e santi
Esercizi di ammirazione
soltanto le mie orme
inseguite avidamente dall’ingordo ragno
in un silenzio criminale
oggi non esala alcol il mio oste
è lì nella poltrona
col suo quaderno, rosso mi pare
fissato su una specie di linea contorta
con alti e bassi, con cerchietti e triangoli
mascolinità e divinità
come ho già visto in un ospedale
e non s’accorge della finestra aperta
e degli uccelli che non osano entrare
magari ama…
il suo sguardo perso assomiglia
a quello del lillipuziano appeso al muro
fissato su una specie di simbolo
simile a quello che porta sul dorso
il mio sbirro, il ragno
la chiamano croce da queste parti?
e sul quaderno del mio oste linee contorte
frecce, punti, alti e bassi che non comprendo
forse lui capisce, per questo è qui
lo lascio nel suo silenzio
e vado a visitare i fiori
che forse anche lui ama
la finestra è aperta per me ne vado via
ritornerò prima della chiusura,
sempre che il ragno…
nessuno s’accorge di me
una povera mosca bianca
atterrata sulla lampadina
un insetto che rischia di bruciare
tutti i suoi sogni con corrente alternata
quando qualcuno entrato nella stanza
accenderà la luce
nessuno mi ha visto mai
nemmeno lui, il mio oste.
 
Monza, 1993
 
 
 
IV. L’OSSERVATORE ROMENO
 
 
Oratore:
Il Signore sia con voi!
Disoccupato muratore:
Ma sempre con noi?
 
 
LETTURA DI GIORNALE
Testimoni, processi
Su cinque morti sei decessi
Serial killer in provincia
Diretta su Raiuno
A che ora comincia
La vostra opinione
Telefoni a colori
Azzurro verde azzurro
Siete i migliori?
Siete un coglione
Voi, onorevole bugiardo
Piantate un casino in casinò d’azzardo
Puntate la mia vita ed altri milioni
Noi tutti un po’ coglioni
Votarvi su parola
Col taglio delle tasse alla gola.
 
Monza, 1994
 
 
ASTRONOMIA
Pressioni di elettori delusi
i patti, la legislatura
le promesse, i voti
le tessere
le tessere
i cartellini
ammonizioni
espulsioni
centro destra
centro sinistra
centravanti
ala centrale
portieri
alberghi
cinque
stelle
guardiamole insieme
e sogniamo
di fare gol.
 
Montevecchia, 1997
 
 
MOSTAR
Straniero
cerchi uomini
tra le rovine?
Cimiteri
senza morte
monasteri
senza porte
senza un dio
brivido il mio
freddo e grido
Allah o Gesù!
Guardo verso l’alto
Per non vedere
Tanto sangue
Ma tu…
 
1996
 
 
SARAJEVO
Armi in conflitto
fuochi
un delitto
giochi
luci di
croci
oltre l’orizzonte
eternità
o
uomini?
 
1996
 
 
COMIZIO
La storia ricomincia
In fondo alla provincia
Politica sociale
Distinguo bene e male
E penso duro
Residuo del presente
Sindaco innocente
Votato al partito
Lo stemma hai scolpito
In questo muro
Repubblica la mia
Descritta in osteria
Tra calcio e scommesse
Di forse meglio
Retorica bugia
La tua e la mia
Nel buio della notte
Con mille palle rotte
Sicuro sveglio.
 
Bergamo, 1995
 
 
CROCIATE
 
a Flavio, ricordando
Evitiamo lunghe,
melense omelie
sul senso della vita
da ricercare
senza una mappa
tesori nascosti restano tali
per chi non li insegue
e non tutti gli avventurieri
hanno la fortuna di trovare oro
nelle loro crociate
sempre che il Graal sia
oltre che santo anche reale
foss’anche vero
è sempre uno solo.
 
Milano, 1997
 
 
GIORNALISTA DEL TG
 
a Maria Luisa Busi
Padrona alle mie idee
dai nome e chiamale
virgole di vita.
Stringi la penna impaurita
e segni un altro punto nella nebbia.
La luce dello sguardo
ti scopre sola
tra le braccia
di chi ascolterà
la cronaca di un amore.
 
Pavia, 1998
 
 
NAVIGLI
Follia mattutina sui giornali
Un via vai sui marciapiedi
Vorrei cambiare i canali
Di questo film sdraiato in piedi
Riprendo la storia mai raccontata:
 
Camminando scalzo sull’erba bagnata
Mi sono ritrovato fuori città
A capire che il mondo rotondo non va
Passeggiando assente lungo il canale
Respiravo profumo di verde industriale
I quadri ai balconi erano pieni di edera e gigli
Straniero, dormo sui giornali e sui Navigli.
Milano, 1995
 
 
V. LA SOLITUDINE
 
 
 
Qual sogno
con te
stasera
se non dormo?
 
 
CARNEVALE
In mezzo alla folla
senza pane
ribelli costumi
per quadri tristi
dove non c’è
immutabile fame
di stelle cadenti
e l’erba dov’è?
 
Venezia, 1996
 
 
STAZIONE CENTRALE
 
a Davide, che mi ha ospitato
Dell’acqua che lava
Cartone stirato
Invade cantine
E sporca panchine
Chi pioggia non capisce
Sorriso che sparisce
Passanti incazzati
Dall’acqua tormentati
Poi freddo
Poi tristezza
Senza una certezza
Del sole di domani
I pensieri strani
Su cancro e cimitero
Su chi è morto
Spero
Che proprio a me
Non venga fatto un torto.
 
Milano, 1995
 
 
PENSIERO KOSOVARO
Nella gabbia aperta dell’anima
i pappagalli cantano, scrivono ed amano
nell’acquario del cuore
impalliditi pesciolini aspettano
i responsabili della vita
che cambino l’acqua
perché è difficile respirare
 
lacrime.
 
Monza, 1999
 
 
AVVERTENZA
Fiori di
nontiscordardi
me
sul tavolo affumicato
regalo di
nemici.
 
Milano, 1996
 
 
AUTOBIOGRAFIA
Rimproveri, accuse: sei cattivo
Forse è per questo che adesso scrivo
E cerco almeno prima di morire
Di fare un po’ di luce e capire
Che cosa? Non lo so!
E no che non vorrei parlare
Né scrivere e né recriminare
Vorrei guardare e poi scoprire
Soltanto un po’ di luce e poi… morire
Soltanto un po’!
 
San Daniele, 1996
 
 
SENZATETTO
Dove andare
Steso
Non lacrimare
Peso
Di una vita senza nome
Senza dove e senza come
Errabondo
Nel mondo
E nel buio più profondo
Mi nascondo.
 
Milano, 1993
 
 
IPOTESI DI NECROLOGIO
‘Nuvoloso’ dice la prognosi.
‘È grigio, triste’ a sentire gli amici
‘Pazzia’ i posteri
‘Un folle innamorato’ la mia sposa.
 
Verona, 1998
 
 
 
VI. L’AMORE
 
 
Mandarti con un bacio
a fare colazione.
Ti porto qualcosa – mi chiedi
Ritorna – rispondo.
 
 
L’ARITMETICA DEL CUORE
Di te ho visto solo l’ombra
Abbisognare della luce
Incatenata al ciel sereno
La minigonna si ricuce
E la camicia sopra il seno
Mi confondeva il più col meno.
Di me ho visto solo rabbia
Per non poter parlare ai tuoi
Ho visto ombre sulla sabbia
Scrivendo lettere d’amore
Scegli il carattere che vuoi
Maiuscola: un solo cuore.
 
Taormina, 1997
 
 
ELLA
Avevo una nave: ella
Avevo un’ancora: ella
Avevo un porto: ella
Avevo una stella polare: ella
Cerco una nave, un’ancora,
un porto e una stella
e voglio che sia ella.
 
Genova, 1997
 
 
LETTISTERNIO
Resti di vita
Porti a tavola
Antipasto: un’infanzia leziosa
Segue un primo amore morbifero
Secondo: studio dirozzatore
Ed un sorbetto di delusione
L’ultima
Prima di riprendere insieme
Tra noi soltanto una candela
Da accendere ancora
E dici:
Non buttiamo via niente.
 
Siena, 1995
 
 
RITRATTO
 
Vorrei baciare i capelli
Vorrei baciare la fronte
Vorrei baciare gli occhi
Vorrei baciare le labbra…
E mille baci compongono il tuo viso.
 
Lugano, 1996
 
 
TETTE
 
a Tristan Tzara
Dolce richiamo
sicura conferma
di regole divine
nella camicia bianca
lo sguardo
non osa scoprire
una legge eterna:
due
 
Lecco, 1996
 
 
DUELLO
Il coraggio di
guardarti negli occhi
dirti quello che vorrei dire
tacere
fissarti di nuovo
e nei tuoi occhi
vedere
la stessa libertà
e vergognarmi.
 
Milano, 1998
 
 
AGENDA
Buongiorno a noi
e stop alla sveglia
Mi addormentai con te
ed ho sognato insieme
È lungo giorno vuoto fino a stasera
quando sognando ancora
diremo stop all’ora
e dormiremo.
 
Arezzo, 1998
 
 
VERGINITA’
Non oso dirti mi dispiace
Aver portato solo guai
La mia anima rapace
Ti ha rubato il cuore, sai
Non mi dai retta
Tu non hai fretta
E protesto
Contro la tua innocenza
Ma se ti nego anche questo
Io ho paura di restare senza.
 
Perugia, 1997
 
 
EGOISMO
Scorgo in te piacere di carezza
Mi ascolti per ore intere e mezza
Stagione s’è conclusa
Non resterai delusa
Per questo nostro tempo insieme
La voglia di star soli che non teme
La solitudine, paura
Di non curarti, abbi cura
Di me.
 
Napoli, 1994
 
 
ESERCITAZIONI
Giochiamo insieme all’amore
E sorvoliamo distese di bianco lenzuolo
Che sa di naftalina e di antitarme
Gelosa, gli occhi vetriolo
Per me segnale di allarme
Senza colore.
 
Tradate, 1996
 
 
VERBI RIDENTI
Abitare
all’ultimo piano di una caverna
Rubare
tempo alla noia eterna
Nel fango lavo i piedi
e vedo che non vedi
Suonare
con l’eclissi della luna
Cantare
canzoni, più di una
Nel sole lavo il viso
e rido perché tu hai riso.
 
Lipari, 1997
 
 
FATA MORGANA
Ti sei fermata e m’hai chiesto l’ora
Ed io sono lì che ti rispondo ancora
Sono le dieci signorina
Sono le dieci signorina
Ed erano le dieci
Ieri mattina
Ti ho inseguita con la mente
Cammino perso ed assente
Nell’amnesia di allora
Mi fermo e ti chiedo l’ora.
 
Milano, 1995
 
 
COMPLEANNO
Hai pianto anche tu ribelle
Per cento rose, sempre quelle
Che sperando avevano sperato
Di amare senza essere amato
E non ricordi più il bello
Di un compleanno, sempre quello
Che ti ha distratto e hai sofferto
Di amore per un cuore aperto.
 
Monza, 1997
 
 
ABBRACCIO
Un’anima riposa
su di un’altra
tic – lui
tac – lei
Scompare l’ultima camicia
che impedisce scambio di
profumi di pelle
Petto e seni
Pressione di silenzio
accarezza sciolti capelli
tic – lui
tac – lei
Fuoco e brividi
scoprono una croce
schiacciata tra
Petto e seno
Una sola impronta
divide, unisce
tic – lui
tac – lei
Si stringe
principio di tic tac
insieme.
 
Bologna, 1996
 
 
PROCESSO
Reclami un diritto:
Quello di lasciarmi in pace
Per rendermi libero
Contesto il tuo diritto:
Quello di lasciarmi solo
Reclami un diritto:
È tuo quello che di te ho scritto.
 
Milano, 1997
 
 
 
VII. LA FOLLIA
 
 
Manchi di fantasia
E mi torturi con le tue
Mi metti in croce
E mi parli di calcio.
 
 
BUCOLICA
Tramonto boschivo sul sentiero
Frinire di cicale
Rosso vino
Contempla greggi
Aspetto la figlia del prete
Taci, ascolta e guarda.
 
Barzio, 1995
 
 
PROFANA
Filosofa degli amori sempiterni
con crema antirughe a colazione
il morbo del tuo senno
è la gratuita presunzione
orripilante per me
che vomito ascoltandoti
Sparla di meno
e leggimi
io forse ti ascolterò.
 
Lonigo, 1996
 
 
SCHERMIDORE
 
ad Antonio, spadaccino del foro che mi
spiegò la Costituzione Italiana
Il guanto
che m’hai lanciato
e supplicato
di indossare
non volli
stare o mettermi in guardia
ho invertito la sequenza:
prima il tocco
e poi il tiro
ho allungato e poi sfondato
la maschera toglierò
fra nove mesi
quando
accuserai il colpo.
 
Tropea, 1997
 
 
L’ACQUOLINA ‘CALVA’
 
nel ricordo di Eugen Ionescu; non fu il solo a dare
un immagine di romeni diversa da quella che s’aggirava
per l’Europa assieme all’aneddoto (?!) sui ‘barbari’ che,
per un motivo o altro, mangiano i cigni del lago a Vienna
Michele, raccontaci!
C’era una volta…
 
Saliva un romeno verso l’Assoluto
Scoperto che guardava deceduto
Il socialismo irreale
Banale
Quindi sbarcò nello stivale
Trovandosi spirituale
Saliva un romeno verso l’Alto
Tra doppia vita e doppio malto
Saliva le sociali scale
Tra desiderio e reale
Trascendentale
Saliva verso il profondo
Di quelli cieli e del mondo
Saliva sopra i tetti
Con gli angeli perfetti
Saliva col ricordo vago
Il pranzo a suon di cigni su di un lago
Saliva un romeno verso l’Assoluto
Si volse indietro e disse:
No, non sputo!
 
Catania, 1997
 
 
FALSAMANTE
Quanto sei bella
E non hai nome
Però ti scrivo
Per sentirmi vivo
Me lo concedi, vero?
Almeno sono un po’ sincero
Non ti conosco
E mi concedo un pensiero losco.
 
Catania, 1997
 
 
OTTAVA BOLGIA
Mi guardo nella tazza
Per scorgere la chiazza
Fortuna del futuro
M’hai messo spalle al muro
Non addolcisco tal veleno
Ed in un sorso faccio il pieno
Di nuovo squadro il fondo
È nero e rotondo
Spero d’aver sbagliato dose
Indifferente nelle pose
Io voglio leggere di te
E ordino altro caffè.
 
Roma, 1998
 
 
ESAME DI COSCIENZA
 
a due poco amici
Tremi con le tue paure
Perdi soldi e certezze
La pistola e la scure
I ricordi, le tristezze
Tanti libri e saggezza
Pensieri in vacanza
Mi rimane la certezza
Di esser solo nella stanza
Ti ricordo innocente
Inghiottito dalle onde
Anima di miscredente
Sempreverde
E perdente
Che domanda e risponde
A se stessa emozione
Ritrovata conclusione
Semplice pensiero gaio
Sono sempre un coglione
Non un paio.
Monza, 1997
 
 
 
VIII. I RICORDI
 
 
Colazione con cioccolatini svizzeri
Pranzo da papera al McDonald’s
E sento nostalgia di polenta.
 
 
 
al papà Gheorghe
VORREI
Incontrare alberi in fiore
Ricordarmi di loro e sognare l’amore
il primo, bambino che guarda il cielo
Saper distinguere in primavera il melo
Piantare tulipani, decine di rose
Dimenticare tutte le cose
che fanno crescere di troppo presto
Allontanare quella prima volta: sei in arresto!
 
Monza, 1998
 
 
 
a quel
presidente
televisione e vortici
si gioca a scacchi
sotto i portici
consegna di pacchi
alla centrale
non c’è più il silenzio
in questo stivale
mi leggo il giornale
e bevo del vino
mi faccio la doccia
con schiuma di pino
chiederanno conferma ai professori
dipingeranno per me tutti i colori
e sentiranno i miei odori
noi seguiremo l’indizio trovato
il riso fottuto
da te vomitato
se non ho potuto
non ti ho perdonato.
 
Milano, 1999
 
 
 
a mia madre
ANA PUSCAS
Scavando nella storia immaginaria
ove
la polvere ha soffocato
coperte di legno insanguinato
trovai il candido amore
Un petalo di verità.
 
Monza, 2 novembre 1998
 
 
a me stesso
LADRO
di gloria
ne ho avuta poca nella storia
di pianti
ne ho pianti troppi, tanti
ed ho rubato un cuore, il mio.
 
Monza, 1999
 
 
 
INDICE
Permesso di soggiorno
 
I. Republica Socialista România
Dicembre 1989
Dal comunismo al consumismo
Meeting
Unione… Sovietica
Diversione
Securitate
Lettera di leva
Sentinella
Prigionia
Disertore
Post-rivoluzione
Papà rimpiange la monarchia
Elezioni 1990
Mar Nero
Catechismo
Marinaio
 
II. L’Italia
Primavera italiana
Ecatombe
Nato senza la camicia
Ragazza albanese
Partita a scacchi con lo zio Sam
Scuola per stranieri
A scuola da quelli del ‘68
 
III. Gli studi
Educatore
Preghiera agli angeli custodi
Al corso di etica
Cardinali
Ombre sul tempo
Corso di dialettica
Sfilata
Diplomando
Preghiera
Crocifisso
Bozze di tesi
L’ospite
 
IV. L’Osservatore Romeno
Lettura di giornale
Astronomia
Mostar
Sarajevo
Comizio
Crociate
Giornalista del TG
Navigli
 
V. La solitudine
Carnevale
Stazione Centrale
Pensiero kosovaro
Avvertenza
Autobiografia
Senzatetto
Ipotesi di necrologio
 
VI. L’amore
L’aritmetica del cuore
Ella
Lettisternio
Ritratto
Tette
Duello
Agenda
Verginità
Egoismo
Esercitazioni
Verbi ridenti
Fata Morgana
Compleanno
Abbraccio
Processo
 
VII. La follia
Bucolica
Profana
Schermidore
L’acquolina ‘calva’
Falsamante
Ottava Bolgia
Esame di coscienza
 
VIII. I ricordi
Vorrei
presidente
Ana Puscas
Ladro