poesie tratte dalla raccolta "La pioggia e il bel tempo" di Jacques Prévert

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Jacques Prévert

Jacques Prévert: chissà come l’avrebbe presa? Lui, le sue canzoni vibravano sulle labbra di Juliette Gréco e Yves Montand... Oggi per alcuni è un poeta fuori moda, per altri è fuori moda la poesia. Sarà anche così, tuttavia Prévert è vivo, la sua poesia di sperimentazione linguistica è viva e la ricerca sulla sua opera troppo recente perché le vengano riconosciuti i meriti letterari che le spettano.  Prévert è un fenomeno sociale imprescindibile della cultura europea del ‘900. È il nostro padre poetico, e non è ancora venuto il tempo dell’Edipo, o forse è già passato. "La pioggia e il Bel tempo", una delle raccolte di poesie meno note del francese, diventa oggi un recital teatrale e musicale che vuole ripercorrerne la genesi e scavare nelle contraddizioni psicologiche che l’opera poetica può suscitare nelle nostre riflessioni. La poesia è ancora attuale? Ha ancora un senso? Se sì quale? E sotto quale forma? Prévert paradigma poetico di una generazione di artisti: Prévert universo bohème perduto. È materiale da libro di Liceo? È attualità stringente? È fascino per nostalgici? Un itinerario destrutturante sull’impossibilità poetica del presente economico, e la ricerca di nuove formule espressive che consentano la comunicazione dei sentimenti. Lo spettacolo, in prima assoluta (con Paolo Bignamini e Tomaso Walliser e la regia di Paolo Bignamini)  affronta un percorso formativo su questi temi. Basterà l’amore per la poesia e l’arte a salvare il poeta? E l’uomo? Quale ruolo per l’intellettuale in questa società? E allora? Si aprono voragini sartriane, esistenzialismi e "café flore" a dismisura. Riusciranno? Riusciremo? Le opportunità di riflessione sono servite, meglio abusarne, prima che sia troppo tardi.

di Paolo Bignamini

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foto di scena

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foto di scena

Poesie di Jacques Prévert
CONFESSIONE PUBBLICA (tombola critica)
 
Abbiamo fatto d’ogni erba un fascio
Diciamocelo pure
Abbiamo approfittato della Pentecoste per appendere le uova di Pasqua di San Bartolomeo all’albero di natale
                 del Quattordici luglio
La cosa non è piaciuta
Le uova erano troppo rosse
La colomba è scappata
Abbiamo fatto d’ogni erba un fascio
diciamocelo pure
mischiando i giorni con gli anni i desideri coi rimpianti il latte col caffè
Nel mese di Maria che è dicono il più bello abbiamo piazzato il Venerdì tredici e la Superdomenica dei Cammelli
              il giorno della morte di Luigi XVI l’Anno del terrore l’Ora del pastorello e cinque minuti di sosta ristoro
E senza buone ragioni senza belle magioni senza allegre prigioni ci abbiamo aggiunto la settimana lunga delle
                  quaranta ore e quella dei quattro giovedì
Senza contare, se non vi dispiace,
un minuto di buona confusione
Un minuto di grida di gioia di canzoni di risate e di rumori e lunghe notti per dormire d’inverno con qualche ora
in più per sognare che è estate e lunghi giorni per far l’amore e fiumi per fare il bagno e gran sole per asciugarci
Abbiamo dilapidato il nostro tempo
diciamocelo pure
ma era un tempo così schifoso
Abbiamo spostato in avanti le lancette dell’orologio
strappato le foglie morte al calendario
Però alle porte non abbiam suonato
diciamocelo pure
Ci siamo limitati a scivolare sulla rampa di scale
e a sussurrare di giardini pensili
mentre per voi era già questione di fortezze volanti
ci mettete meno voi a radere una città che un barbiere di paese a radere
il suo paese la domenica mattina
Rovine garantite in ventiquattro ore
anche il tintore ci resta
Come potete pretendere che ci vestiamo a lutto.
 
Agosto 1940, Jurançon
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foto di scena

CANZONE PER VOI

A Florence

Capelli neri capelli neri
accarezzati dalle onde
capelli neri capelli neri
spettinati dal vento
La nebbia di settembre
si muove dietro gli alberi
il sole è un limone acerbo
E la Miseria
nella sua vettura vuota
trascinata da tre bambini troppo biondi
attraversa le macerie
e scende verso il mare
Capelli neri capelli neri
accarezzati dalle onde
capelli neri capelli neri
spettinati dal vento
Con le sue botti di ferro
i suoi frantumi di cemento armato
simile a un cane morto
zampe all’aria se ne sta
immobile sulla ghiaia della spiaggia
la zattera dell’Ammiragliato
Capelli neri capelli neri
spettinati dalle onde
capelli neri capelli neri
accarezzati dal vento
Sole
limone acerbo trascinato dal tempo
è una voce bambina
la voce della sirena.
SPECTACLE magazine di Cultura e Spettacolo