Poesie di Gabriela Fantato - GEOGRAFIE A NORD

con disegni di Ito Fukushi
quasi un urlo
 
se in fondo, in fondo al mondo
c’è un punto dove tutto si congiunge
e gruma, allora lì scivola
dritto quel niente, quel confine
che l’anima ci nega a giorno alto
e scorro a perdermi centro
dove intera la terra si placa
dove tutto d’un fiato
il cielo calmo la divora
e afferro grani nel mortaio
del mondo che maciulla il mondo
e chiedo vita a morsi
quasi un urlo in bocca larga.
risate nella notte
 
la tavola sopra lascia
che il vino leghi labbra alle parole
e amici spalla a spalla
ma sotto, proprio là tra il buio
si aprono promesse
tra pelle e gambe e ossa conficcate
che il passo asciutto
conosce nelle scarpe quel limite
bordo che intero unisce
bene e male: al centro
dove il silenzio inventa la paura
dove scordo le frane della vita
e intanto le risate della notte
si sfanno a una a una senza amore.
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stazione centrale
 
in questa marrakech d’occhiali e treni
scorrono voci per l’uscita
che non c’è e l’entrata è nelle spalle
su quei lustrini amazzi
travolti dentro ai non trovati passi
(il buio sta aperto a intermittenza
di bocche e santi
coi bambini-belli ingoiati nel metrò
che al viaggio spinge e chiama navi
su quei foulards tra i cani in corsa)
ogni mercante è un balzo
oltre la mela, ma al prossimo
una stella aguzza compero
nell’angolo ultimo e infinito
e il dopo resta solo una piega nel vagone.
tempo dilatato
 
arrotolo menzogne di tabacco
tra le pieghe un po’ lise della sedia
di questo bar perso di fumo
che la fiamma accesa
smette di rubarmi buio al cuore
aspetto tutta la noia per goderlo
tondo nella mano l’ozio
senza colpa ne paura
e i tempo intanto s’allunga
ruga precisa dentro l’occhio
che il martirio ora invoco
al fondo del bicchiere denso
e intero venga l’oblio
con la sua corte muta
consunta d’eterno, senza pace.