TEMPESTA
 
Il giorno ventiquattro Novembre 1942, compivo diciotto anni e invece di festeggiare il mio compleanno in compagnia degli amici, mi ritrovavo in servizio presso la stazione meteorologica della Regia Aeronautica di Capo Teulada.
Mi ero arruolato come volontario a diciassette anni, sotto la spinta del mio professore d'Italiano il quale tutti i giorni ci ricordava che servire la patria, era un dovere ed un onore per ogni studente modello.
E così subendo il fascino d’avventura che l'Aeronautica aveva sempre esercitato su di noi giovani, mi ritrovai nel mezzo di una guerra, di cui dal mio isolato paesino della Sardegna, avevo solo sentito gli echi lontani.
Appena arruolato scelsi di fare il marconista, e passai sei mesi presso la scuola per R.T. di Villafranca di Verona da dove uscii con il grado di sergente maggiore radiotelegrafista.
Grazie ai miei studi scolastici e all’esperienza di lavoro passata presso l’osservatorio astronomico che si trovava nel mio paese, quando non ero in missione con il mio “gobbo maledetto”, così si chiamavano i bombardieri su cui volavo, facevo le previsioni del tempo.
L’indomani mattina sarebbe stato un giorno importante, l’Aeronautica e la Marina si erano trovate finalmente d’accordo per una missione congiunta, erano state messe da parte le rivalità che esistevano fra i due corpi.
Un ricognitore aveva fotografato una forte formazione navale nemica, due corazzate scortate da incrociatori e cacciatorpediniere in tutto 13 unità presumibilmente diretti ad Alessandria d’Egitto.
Per fare le previsioni del tempo usavamo un pallone sonda che durante il giorno veniva rilasciato nell’atmosfera, e seguito poi con un teodolite ed un cannocchiale, serviva a determinare la velocità e la direzione del vento, nel tratto di atmosfera nel quale il pallone era visibile. Quest'operazione veniva ripetuta ad intervalli di tre ore.
A me era toccato il turno di notte, cioè dalle ventitré alle sette del mattino, orario in cui le previsioni dovevano essere pronte, visto che il convoglio avrebbe dovuto prendere il largo alle ore nove locali. Normalmente i palloni sonda non venivano lanciati durante la notte, perché era più difficile determinarne gli spostamenti e per questo motivo vi si ancorava una lanterna che grazie alla sua luce, permetteva di individuare la sonda e i suoi movimenti, prendendo come punto di riferimento il faro di Capo Spartivento.
Il capitano Righetti, bravissimo uomo, che nella vita insegnava fisica in un liceo di Brescia, era il comandante della stazione meteorologica, e per quell'occasione volle che fossi io a fare le previsioni.
Appena mi assegnò al servizio mi disse: - mi raccomando Tore, questa è una missione di grande importanza, cerca di non sbagliare…fammi fare bella figura, tu sei il migliore!
Ed io lo accontentai facendogli fare proprio una bella figura !Dopo poco che si fu allontanato, mi immersi in un turbine di pensieri, dove mischiai, il caldo dell’estate, il mare e la mia fidanzata che non vedevo da tre mesi. Ripensai all'ultimo incontro che avevamo avuto sul finire dell’estate, un giorno passato a contemplare l’orizzonte restando abbracciati, in silenzio, fino a che la notte non si fu impadronita di noi. A quei pensieri, quasi sentendo l’odore del mirto, mischiato a quello del rosmarino e del ginepro, che cercavamo di riconoscere facendo a gara, durante le nostre interminabili passeggiate…a queste rievocazioni… mi addormentai come un bambino cullato dal seno materno!
Erano circa le sei del mattino quando mi risvegliai e al momento in cui mi resi conto di cosa fosse accaduto, il panico si impadronì di me!
Mi sentivo soffocare e le gambe non mi reggevano più, da lì a pochi minuti sarebbe entrato il capitano Righetti, ed io non avrei saputo cosa dirgli! Ad un certo punto un'idea incominciò a balenarmi nella mente, andai alla macchina per scrivere, inserii il modulo prestampato e scrissi solo poche lettere: tempesta !
-Sei sicuro? Mi disse il capitano, fuori è bellissimo promette una magnifica giornata…non c’ è un alito di vento!
-Si prevede un repentino cambiamento di tempo -dissi- con forti raffiche di vento, temporali e mare forza otto. La formazione navale non deve   assolutamente salpare, altrimenti correrebbe un gran rischio!
-Se mi farai fare una figuraccia, preparati a passare il resto della tua vita a sbucciare patate! Dopo quest'affermazione uscì sbattendo la porta e siccome la fortuna guida dentro il porto  navi senza pilota, io per scaramanzia preferii farcele restare! Mezzora dopo sembrò che i quattro venti avessero deciso di fissarsi appuntamento a Capo Teulada. Il cielo si coprì di nuvole ed il mare incominciò ad ingrossarsi con un crescendo che sembrava inarrestabile, gli ormeggi furono rafforzati e mentre uscii a contemplare incredulo la scena, vidi il capitano Righetti venirmi incontro con stampato in faccia il sorriso di chi aveva appena vinto la lotteria nazionale.
-Avevi ragione, mi disse, non ci volevo credere, sei stato grande…meriti una licenza premio!La settimana dopo mentre contemplavo dal ponte del traghetto che mi stava riportando a casa, la sagoma del mio paese, ripensai a come un simile fatto poté accadere. Solo la sirena dell’entrata in porto mi fece rendere conto che era prossimo l’attracco. Scesi dal traghetto e dopo aver percorso un centinaio di metri, incominciai a salire la scalinata che mi avrebbe portato a casa, quando all’improvviso fui assalito dal festoso guaire di un cane che stentavo a riconoscere. –Oddio Tommy sei tu! Ti ho lasciato che eri un cucciolo ed a distanza di un anno mi riconosci ancora! Ma questa è un’altra storia…e ve la racconterò la prossima volta! 
 
 

Borghero