Camminando per una deserta e bagnata stradina di Sassoferrato, in un giorno piovoso, una flebile voce richiamò l'attenzione mia e della mia ragazza.

"Ragazzi, scusate, siete di Sassoferrato?"

Alzammo lo sguardo verso una finestra al primo piano di una palazzina, da una finestra scorgemmo la figura di una signora, ormai oltre la cinquantina, che appena si affacciava, quasi ad aver paura di mostrarsi.

"Sono rimasta chiusa in casa, chiamate i vigili del fuoco.."

A questo punto lo stupore nostro difficilmente ci faceva valutare la reale situazione di fronte a cui ci trovavamo.

"Non chiamate altri che i vigili" disse "tanto quelli del paese dicono che sono matta.."

Quelli del paese....due signore che parlavano al portone, un anziano a passeggio con un cane più stanco di lui, un prete che, camminando, contava banconote.

"Mi prendono per una zingara perchè ho la pelle scura, la maniglia del portone si è rotta dall'interno, non posso più aprirlo. E' da questa mattina che non posso uscire"

Il tono di voce, sempre calmo e sussurato, non faceva pensare ad una vera situazione di emergenza. Era piuttosto tutta una scusa per scambiare due parole con qualcuno che ascoltasse.

Mentre noi giravamo l'angolo della casa per cercare qualcuno, la signora si affaccia da un altra finestra.

"Sono dieci anni che vivo qui, mai nessuno mi ha parlato, mi guardano sempre male"

Un sorriso, una parola di conforto, questo era il reale aiuto di cui necessitava. Poco bastava a rendere migliore una giornata che altrimenti sarebbe trascorsa, come sempre, a girare per una casa in cui l'unico rumore era quello dei propri passi, stanchi e demotivati, ad aprire e chiudere finestre che danno su un vuoto che turba l'anima.