| Marco
Buongiovanni
PRURITI
Prefazione
La tecnologia avanza e noi, forse, con essa.
Pertanto mi sono procurato qualche strumento tecnico
che mi farà mettere da parte la carta a beneficio della virtualità.
Ma le cose tecniche le lascio in un altro spazio; vi
voglio parlare dell’ultimo lavoro.
Dopo Il Confine, pur avendo avuto diverse idee, ho
temporeggiato prima di rimettermi a scrivere. L’ ho fatto dopo aver
focalizzato bene la storia che sto per raccontarvi. Per i miei nuovi
lettori spiego che io interpreto la stesura di un racconto come la
scrittura di un copione di un film e siccome non sarebbe molto
appassionante, al di là della storia narrata, scrivere un racconto come
un copione cinematografico, mi terrò a cavallo tra le due strutture.
Però, voi che leggete, e che non avete alcun vincolo strutturale, vi
consiglio di fare come faccio io, ossia, immaginate i dialoghi, le scene e
tutto il resto, come fosse un film, interpretato dagli attori che, alla
fine della prefazione, citerò come leggenda, per seguire tutto il
racconto come fosse una sceneggiatura.
C’è anche la colonna sonora! Non tutte le parti
musicali sono segnate, in alcune di esse ho inserito sia il titolo del
brano che l’autore.
L’Ebook, è così che viene chiamato tecnicamente, è
uno strumento che mi permetterà a differenza del libro di abbattere un
dubbio. Quando doni un libro non sai quando verrà letto ne dove verrà
letto.
Con l’Ebook saprai certamente dove verrà letto. Come
si conviene ad una prefazione dovrei chiosare sul racconto, vi dirò come
lo vedo. Prendo per esempio un acquario, senza pesci. Avete presente una
di quelle ampolle che arredavano il sopra credenze nelle nostre cucine?
Provate ad immaginare di immergervi un dito dentro e girarlo prima in
senso orario e poi al contrario, fino a procurare il turbinio dell’acqua,
rendendo impossibile la visione della trasparenza del fondo. Poi invece,
quando ti fermi di agitare l’acqua col dito, torni a vedere la
limpidezza della materia.
Ah! Il dito da usare è preferibilmente quello medio,
si! Proprio quello! Quello che spesso, metaforicamente ci va di traverso
Ma tanto che importa anche quello, togliendolo dal posto improprio,scusate
la prosaicità, si lava e tutto torna come prima…O quasi.
Questo Ebook lo dedico a due persone che non ci sono
più, a cui ho voluto tanto bene e continuerò a volergliene.
Marco Buongiovanni
Interpreti (non tutti eh!)
Caio Di Gregorio - SERGIO RUBINI
Chiara Remigi - ANNA GALIENA
Beatrice Martignetti - STEFANIA SANDRELLI
Lucrezia - ANGELINA JOLIE
Mariano Di Francesco - STEFANO ACCORSI
Ada - MANUELA ARCURI
Pisello - ROCCO PAPALEO
Pasquale - MASSIMO BELLINZONI
Ing. Ludovico Mariotti - DIEGO ABATANTUONO
Sveva - TOSCA D'AQUINO
Gigi - ENRICO BRIGNANO
La storia è ambientata in Abruzzo ed io cercherò per
quanto possibile nella scrittura di avvicinarmi a termini ed inflessioni
dialettali non rispettando pienamente l’uso corretto della lingua
italiana. Il resto fatelo con la vostra immaginazione.
VASTO, 1 MAGGIO 2003
Giovedì, un giovedì mattina, uno come tanti altri,
chissà quante persone avranno annotato un giovedì mattina nella loro
vita, questo era uno di quelli, semplicemente uno di quei giorni amorfi.
Eppure dentro di me ribolliva un qualcosa che è difficile spiegare, ero
seduto al contrario su una sedia, con indosso i pantaloni del pigiama. Il
detto "in maniche di pigiama" non mi si addiceva in quanto, come
un selvaggio, indossavo sopra il canonico pantalone a strisce, l’odiosissima
canottiera.
Quanto avrei pagato per stare che so, a torso nudo. Ma
tutto ciò è un fatto culturale, o ce l’hai o non ce l’hai. Io non l’avevo
e mi ritrovavo, come chissà quanti, con la canottiera.
Nulla di preconcetto, ma è come una sorta di
idealismo; vuoi mettere l’atmosfera di un gesto spontaneo che ti rende
parzialmente nudo al cospetto della tua esistenza, nulla di più
intimistico! Invece no! L’ inibizione di una normale, comunissima,
canottiera, a tradire radici e vecchi vizi di forma, chiamiamoli così, a
testimonianza del reale modo di essere.
Vogliamo disquisire sul modo di essere o il modo reale
di apparire? Evitiamo, non risultiamo pesanti al primo approccio!
Primo maggio, festa del lavoro, mai come quest’anno
era così importante. Per la prima volta in vita mia, alla soglia dei
nobili cinquant’anni, mi trovavo col rischio del lavoro precario; e
già, la mia fabbrica, la Vandari S.p.A., minacciava la cassa
integrazione, o minchiate simili, per cui la mia maledetta regolarità
quotidiana era messa a rischio dal concretizzarsi di tante congetture
ruotanti intorno ad una crisi sempre discussa ma al contempo in realtà
così lontana da noi.
Invece ciò che sembrava insofferenza metodica dell’operaio
modello, divenne, maledettamente, dura realtà
Vasto, 1 maggio ore 10,30, seduto al contrario su una
sedia, con l’eco dei rumori domestici, così estranei per le mie
orecchie.
Io, statico sulla sedia, col solo movimento delle miei
braccia, intento a grattarmi e a rompendo l’inamovibile equilibrio.
Perché focalizzarsi sul gratatio? Perché esso
interviene inesorabilmente quando il mio stato d’ansia o nevrosi,
raggiunge livelli tali della messa in guardia.
Per il più scettico, vorrei far notare l’ovvietà
della sindrome: una famiglia da mantenere, che nel dettaglio risulta
essere: moglie, figlia diciottenne, al liceo, e il cane, Guelfo, uno
spinone di cinque anni, comparsa onnipresente del nostro set quotidiano. I
suoi sguardi, stanno assumendo, sempre di più, la guida del saggio, colui
che va seguito nelle proprie imprese.
Ma lui, molto semplicemente, invoca, l’arte di farsi
i cazzi propri; di trovarsi un buon giaciglio per dormire e che il vitto
sia decente e di non badare ai "cazzi vari" .
Francamente, tutto ciò, per quello che mi riguardava
era soddisfacente. Da lì, capii, la sottile differenza tra me e lui. A me
del vitto e del dormire mi fregava relativamente, erano i "cazzi
vari" che mi dissociavano da questa semplice equazione.
Era proprio quello! Quando analizzavo i "cazzi
vari", sentivo riacutizzarsi il mio malessere. In che consisteva?
Consisteva nel grattarsi! Quando ero in questi stadi prendevo a grattarmi,
in modo smodato, continuo, certamente non intimistico, tanto per usare un
eufemismo. Ormai i miei familiari ci avevano fatto l’abitudine e sempre
più raramente mi si chiedeva che avessi, tant’era l’abitudine.
Ma i miei cazzi, quelli "vari" erano proprio
grossi!
Quasi cinquant’anni, col rischio di perdere il
lavoro, e con in corso l’analisi della propria vita. Già, la propria
vita, che casino!
Per ognuno di noi c’è almeno un casino nella propria
vita, chissà poi per quanti sia pregiudicante.
Nel mio caso sembrava di si.
Io studiavo, anche con ottimi profitti. Morì mio
padre, ed io, il più grande dei fratelli, dovevo portare a case il pane.
No, siamo sinceri, potevo anche continuare gli studi, ma lo stress….
Già, lo stress. Come avevo l’adrenalina leggermente ascendente venivo
preso da pruriti per tutto il corpo. All’inizio controllabili, poi un po’
meno, tanto da suscitare in me lo stato di allerta. Come dicono gli
americani la "Red Zone".
Pisello, al secolo, Gennaro Mautria, in quel momento si
connetteva con il mondo.
- Là, ecco fatto ‘o pin te l’aggio messo e
mo perché cazzo nun parti?
Sti telefoni sono tutti una fregatura, li paghi e
pure tanto per comprarli, li paghi per mantenerli e poi manc
funzionano. Tina, Tinaaaa
- Che c’è Pisè?
- Tina, a cammisa, me l’hai stirata? A
mezzogiorno c’è il comizio.
- A
cammisa, pisè?, tu devi andare ad un comizio, no a uno sposalizio.
- Tina ma che ne sai, io devo stare sul palco.
- Hai ragione è troppo bello il soggetto…va
bbè adesso te la stiro…Ah pisè…
- Che c’è?
- Mi devi lasciare 100 euro che dopo passa
Filomena, della salumeria…
- Tina, ma che c’hammo mangiate? Euè, poi
andiamoci piano, 100 euro non sono 100.000 mila lire so pariente a
200. E poi stu mese con gli scioperi ci dobbiamo dare una calmata.
- Appunto, tu mettiti pure a fare la commedia sul
palcoscenico!
- A parte che non è una commedia ma è il
comizio, seconda poi, oggi è il 1 maggio, mi volessi mandare pure a
lavorare il 1 maggio?
- E qua quando e il primo maggio, quando è l’agitazione
sindacale, a lavorare non ci si va mai.
- Hai ragione con quello che spendiamo non
lavoriamo mai, stamm sempre a mangià Tina, famme sta cammisa…
Trascorrevano i minuti ed io da quella sedia non avevo
intenzione di alzarmi, ma che scustumato non mi sono nemmeno presentato,
mi chiamo Caio Di Gregorio, a parte il cane Guelfo, che in qualche modo
già ve ne ho parlato, c’è mia moglie Beatrice e mia figlia, la
studentessa, Lucrezia.
Mia moglie non è abruzzese, è di origini friulane. Il
padre, tanti anni fa, ai tempi del mio liceo, venne trasferito da Trieste
a Chieti. Era un architetto, adesso non c’è più, pace all’anima sua,
e così conobbi Beatrice. Quando iniziai a lavorare in fabbrica, lei era
precaria, infatti non venne più richiamata, dopo un po’ che ci
frequentammo, decidemmo di sposarci.
Beatrice è romantica esagerata. Forse anche io lo
sono; ma lei i libri li divora specialmente quelli d’amore e di tutte le
epoche. Ma la cosa strabiliante e che si ricorda tutto. Ogni tanto se ne
esce con una citazione, sembra na Giulietta del 2000… Detto così me
pare na machina… Io, ovviamente, mi riferivo alla Giulietta di Verona.
Poi c’è mia figlia, Lucrezia, 18 anni appena compiuti; devo dire la
verità, non è una di quelle con i grilli per la testa, non ci ha mai
dato grossi problemi, non credo abbia il ragazzo eppure, no perché è mia
figlia, ma è proprio una bella ragazza. Tutto sommato a me fa piacere che
non ha ancora il ragazzo, veramente mi farebbe piacere pensare che ancora
non abbia fatto niente, insomma, quelle cose lì. C’è sempre tempo e
che gli anni passano in fretta, io per esempio non me la ricordo più in
braccio a me, ma chissà perché, ricordo benissimo che a quei tempi, mi
sarebbe piaciuto studiare, laurearmi, diventare un professionista, pieno
di soldi e soprattutto stare con Chiara. Chi è Chiara? Chiara Remigi era
una mia compagna di liceo, non di classe. Il nostro rapporto era tutto
basato sugli sguardi, quanti ce ne scambiavamo. Sembravamo dirci tutto con
gli occhi. Che bei occhi che aveva Chiara. Uscimmo anche qualche volta, ma
passavamo il nostro tempo a dire poche parole ed ancora tanti sguardi.
Pochi baci e qualche carezza. Poi lei con la sua famiglia, per ragioni di
lavoro venne trasferita a Torino e da quel giorno non l’ho più rivista.
Chissà la mia vita come sarebbe andata? Certo che da lì iniziò ad
acutizzarsi il mio problema del prurito. Ad ogni pre interrogazione
sembravo una scimmia e così, a malincuore, lasciai la scuola e provai a
mettermi a lavorare. Prima mi dedicai a qualche lavoro saltuario poi l’occasione
della fabbrica. Ma proprio in questi giorni sto rivivendo la mia vita
trascorsa ed ho come un senso di insoddisfazione, mi sembra, usando un
parola grossa, che la mia vita fosse quasi finita, come chi non ha più
niente da dire. Dovrei occuparmi di più a pensare al futuro nel lavoro,
anche perchè se le cose dovessero mettersi male, allora si che
inizierebbero i guai. No che navighiamo nell’oro, però con un po’ di
straordinario, ci siamo potuti permettere tante cose, facendo sacrifici s’intende,
ma garantendoci sempre tutto o quasi; parliamo sempre di cose alla nostra
portata, questo è ovvio. Un peggioramento della situazione attuale
sarebbe drammatico, chi ti piglia a lavorare a cinquant’anni? Dovrei
avere come meta anche delle aspettative su mia figlia. Forse porterà a
termine gli studi, potrà diventare ciò che non sono diventato io, si
sposerà ed io potrei occuparmi dei miei nipoti.
Ma non sono queste le mie aspettative, il disagio
cresce, analizzando il tempo che è passato e che purtroppo, forse non mi
da più occasioni.
E poi quali occasioni mi potrebbe dare? Io sapevo
quello che mi sarebbe piaciuto fare, ma non era più possibile farlo. Ecco
perché mi sento così, così spaesato.
In cucina, mentre Caio era nell’altra stanza intento
nelle sue riflessioni, Beatrice stava parlando con una sua amica, Sveva.
- …Ma non lo so, forse è questa questione
della fabbrica, ma Caio, lo vedo così assente…
- Beatrice, ma tra di voi tutto bene?
- Si si…Insomma, lui non è mai stato di manica
larga con i complimenti, però avevo imparato a capirlo e mi
accorgevo del suo affetto…Adesso, non ne sono più sicura.
- Ma che dici? Non ti ama più?
- Ma no, non è questo. Diciamo è come se la
nostra vita si fosse appiattita, ed io ne soffro terribilmente. Che
crede lui, che i problemi dell’invecchiamento ce l’hanno solo
gli uomini.
- Eh ti capisco! Io con mio marito ogni tanto
facciamo tardi la sera, pensa che la settimana scorsa abbiamo fatto
persino l’amore in macchina.
- Ma dai, con quella casa che avete…
- Ma non è per la casa, Beatrice, è per creare
qualcosa di nuovo, per avere un certo, come dire, solletico.
Dovreste provare pure voi.
- A fare l’amore in auto?
- Anche, perché no? Non l’hai mai fatto da
ragazza?
- Si qualche volta è capitato, ma avevo sedici
anni, adesso dove vado?
- Appunto, lo devi fare, ti riporta indietro col
tempo, dammi retta.
- Ma si, si, ci penserò, solo che in questo
momento con Caio così, non mi sembra una buona idea. Oddio! Com’è
tardi, devo ancora fare tutti i servizi.
- Beh, io ti lascio, vado anch’io a preparare
il pranzo, pensaci a quello che ti ho detto.
- D’accordo ci penserò Sveva, ti chiamo io.
Ciao
- Ciao, Beatrice. Ma Lucrezia ancora dorme?
- Si, quando è festa non sente nemmeno le
cannonate.
- Beata lei, ciao…Ciao Caio…
- Eh… non ti ha sentito, te lo saluto io.
- Caio, Caio. Tesoro ma ancora stai così, non
dovevi andare alla manifestazione?
- Hai ragione … Stavo pensando…
- A che pensavi?
- Pensavo che se questa situazione si normalizza,
potevamo andare quest’estate, in qualche posto.
- Oh! Caio, sarebbe bellissimo…Ma sei sicuro
che ce lo possiamo permettere?
- Beh, si fa qualche sacrificio, tanto, Lucrezia
non va da nessuna parte, la conosci, le piace stare qui a Vasto, con
le sue amiche e potrebbe badare anche a Guelfo e noi ne
approfittiamo per fare un giro.
- Sarebbe bellissimo Caio, tu ed io, è una vita
che non si va da nessuna parte… "Godiamoci la vita, mia
Lesbia ,e l'amore ,
e dei vecchi che brontolan sempre
non teniamo più conto di un soldo .
Giorno e notte s'alternan nel tempo :
ma per l'uomo giunge presto il tramonto
e la notte che viene è per sempre .
Dammi mille e poi cento baci ,
di continuo altri mille e poi cento .
Quando poi ne avrem fatto un gran mucchio
mescoliamoli tutti in fretta
perchè noi non si possa contarli
non sorga a tal conto l'invidia"…Ti è piaciuta?
- Si non c’è male.
- Non c’è male? Ma lo sai chi l’ha scritta?
- No è un reato?
- E’ "Ubriacarsi di baci" di Catullo.
Feci cenno col capo di aver capito, ma non credo mai di aver letto una
sola riga di questo poeta. Guai però, a chiedere ulteriori delucidazioni
a Beatrice…Ti racconterebbe vita morte e miracoli di questo Catullo.
- Attento amore, metti bene la camicia nei pantaloni, ne hai un
pezzo di fuori.
- Ah, si grazie, e che forse ho perso troppo tempo a pensare,
Maronna mia quant’è tardi…Il caffè lo prendo fuori con Pisello
e gli altri, ci vediamo a pranzo…A proposito che hai fatto?
- La scapece, tesoro, come piace a te.
Feci il cenno con la mano, portandomela alla bocca per lanciarle un
bacio.
- Smack! Sii nu zucchero! Allora scappo, ci vediamo dopo a
pranzo.
- Mi raccomando, se ci sono tafferugli, tieniti alla larga
- Ma quale tafferugli è una cosa pacifica.
La scapece mi fa impazzire, lo avete visto? Io sono roso dai miei dubbi
dalle mie riflessioni e lei mi dedica una poesia e mi prepara il mio
piatto preferito: la scapece!
La conoscete la scapece? Per chi non la conosce, è una marinata di
pesce allo zafferano, piatto tipico di Vasto…Una specialità! …Ma chi
era chillo poeta?…Ah si era Catullo…
La piazza era gremita per il comizio
''Insieme ad una forte innovazione nell'offerta di prodotti si registra
in Abruzzo un ritorno alla tradizione del lavoro artigiano come auto
impiego e ad una espansione in settori, come quello edile, legati alla
manutenzione o ai progetti di recupero del centro storico. E' vero che ci
sono ancora molte imprese che operano in condizioni di violazione dei
diritti e di evasione contrattuale ma è anche vero che altre aziende sono
riuscite invece a innovare produzione e sistema organizzativo.
Una logica da sconfiggere perché la flessibilità
in questo comparto certo non manca, né in uscita per la mancata
applicazione del principio di giusta causa in caso di licenziamento, né
in entrata dal momento che sono più di 5000 i contratti di apprendistato.
Tutta la gamma delle flessibilità è stata messa in atto, ma quello che
occorre per lavorare bene sono condizioni minime di tutela e garanzia per
i lavoratori, cioè il rispetto del contratto nazionale."
- Caio, Caio
Mi sentivo chiamare ma non vedevo chi fosse, mai vista tanta gente ad
un comizio a Vasto. Riuscii a vedere, tra la folla attenta ad ascoltare un
sindacalista della Cgil, chi mi chiamasse; erano due colleghi di lavoro:
Pasquale e Salvatore; sposati entrambi, con le rispettive mogli a Bari, in
attesa di un trasferimento; trasferimento sia chiaro, per le mogli,
perché loro, come me, rischiavano il trasferimento in cassa integrazione.
- Sto qua…Pasquale…Salvatore… Un momento …vengo io da
voi.
- Come?
Feci cenno con la mano di aspettare che avrei tentato di raggiungerli.
Un fragoroso applauso siglò la fine dell’intervento del sindacalista
ed anche del comizio. Anzi no, prese la parola Pisello per concludere.
"Compagni, oggi abbiamo avuto la prova che sul
tema più importante della nostra quotidianità, il diritto al posto di
lavoro, possiamo essere veramente compatti e pronti a dare una
dimostrazione di forza. Da domani anche noi, operai della Vandari, se
sarà necessario, continueremo lo stato di agitazione…Non ci butteranno
fuori dalla fabbrica…Compagni, mi raccomando, tutti uniti per la
garanzia del nostro posto di lavoro, uniti per la nostra dignità."
Ed ancora applausi.
Però hai capito a Pisello, non ce lo facevo in piazza
così oratore.
- Eccomi.
- Ah finalmente! Ma dove sei stato?
- Salvatò stavo all’altra parte della piazza ci stà un
casino.
- Hai visto quanta gente Caio? - Mi fece notare Pasquale. – Da
domani voglio vedere come si mette il nostro direttore, il caro
Ingegnere.
- Pasquà, l’ingegnere Mariotti è tosto! - Risposi - Ma lo
vuoi capire che gli ordini arrivano da Torino, lui è solo un
esecutore. Noi è con quelli di su che dobbiamo parlare, aprire una
trattativa.
- Ho capito Caio, - intervenne Salvatore - però non puoi negare
che questa è una dimostrazione di forza, di compattezza, come ti
devo dire, ne terranno presente; non possono mandare a casa 3000
persone. Io dico che questa volta ce la giochiamo.
Pisello arrivò tuttò trafelato
- Uè uagliò, ma avete visto quanta gente? Dal palco sembrava
una marea che dite glielo facciamo vedere a sti signori della
Vandari chi siamo?
- Ne stavamo parlando proprio adesso, - rispose Salvatore –
bisogna stabilire un piano d’azione, ho sentito dire che presto ci
sarà un confronto con i capi.
- Finalmente era ora – osservò Pisello – io non vego l’ora,
però ce sta nu problema, io non posso essere solo nella trattativa
ho bisogno di una mano…
- Vabbè, faciamo una cosa, stasera andiamo a cena un po’ di
noi e stabiliamo come compartarci. - propose Pasquale.
Decidemmo di darci appuntamento da Zi Nicola, piccola trattoria sul
mare di Vasto alle nove della sera.
Lucrezia si dirigeva a casa della sua amica Ada con la
quale aveva un appuntamento, quando incontra Mariano, uno studente
universitario di 25 anni. Più che un incontro fu uno scontro. Mariano
usciva da un bar, spalle alla strada e continuava a parlare con un amico
rimasto all’interno del bar. In quel momento passava di la Lucrezia.
- Oh, scusa.
- Niente, non ti preoccupare – rispose
Lucrezia.
- Sono proprio uno sbadato, permetti? Mariano
- Piacere Lucrezia.
- Ma per caso frequenti l’università di
Pescara?
- Chi io? No, faccio ancora il liceo qui a Vasto.
Bastarono queste poche battute per colpire Lucrezia,
lei così distante da storie, intrecci, relazioni. Eppure quell’incontro
fece scattare in lei quella che comunemente viene definita la scintilla.
- Liceo, spero che tu non ti sia offesa per
averti dato qualche anno in più…
- Figurati, tutto a posto, mi dovrò rassegnare
che dimostro più anni di quelli che ho….Scusa è il mio telefono…Chi
è? Ah! Ada si stavo venendo da te, scusami, poi ti spiego.
- Con chi sei? Dai dimmelo!
- Non sono con nessuno…Dai Ada, aspettami tra 5
minuti sono da te. Scusami Mariano.
- Figurati, ti sto facendo perdere tempo…
- No, era una mia amica, avevo appuntamento con
lei, già ero in ritardo di mio, non preoccuparti… Beh, io vado,
mi ha fatto piacere conoscerti.
- Anche a me ha fatto piacere, spero di
incontrarti di nuovo.
- Chissà! Ciao
- Ciao, Lucrezia.
L’amico del bar intanto era uscito fuori dal locale
ed avvicinandosi a Mariano:
- Chi era quel pezzo di fica?
- Non lo so, l’ho conosciuta adesso è di
Vasto, si chiama Lucrezia.
- Mai vista, prima…Purtroppo.
Caio, Pisello, Pasquale e Salvatore erano davanti da Zi
Nicola per la cena. Zi Nicola era un’istituzione. Lui era napoletano,
era venuto qui a Vasto da giovane, si era sposato con una donna di qui.
Però Napoli gli è rimasta sempre nel cuore. L’interno del suo locale
era come una finestra sulla sua città del cuore. I pupazzi di Pulcinella
alle pareti, tra i suoi dolci la pastiera, e l’immancabile, appesa al
muro, a bandiera del Napoli con l’immagine del Vesuvio e di Maradona.
Caio – Pisè ma siamo solo noi oppure hai avvertito
un po’ di compagni?
Pisello – Si l’ho avvisati un po’ di loro, ho
fatto fare un po’ di passaparola.
Salvatore – Pisè guarda che importante, da domani si
inizia fare sul serio
Pisello – Lasciate fare a me, trasimmo mo, ca tenga
na fame.
Pasquale – E tu pensa semp a magnà
Pisello – Buonasera a tutti, Buonasera Zi Nicò,
Zi Nicola – Buonasera a voi, venite mettevi a sedere
i cumpagn vost se so già accomodati.
Caio – Ma raccumann, Zi Nicò trattace bbuono ca
tenimme na die e famm.
La tavolata era molto nutrita, c’erano molti operai
ed anche se il momento era uno di quelli molto delicati, regnava comunque
l’allegria.
Ada era in vena di confidenze con Lucrezia
- …Ormai non ho più dubbi, Marta mi piace è
un sentimento unico quello che provo per lei, con gli uomini non mi
era mai capitato, capisci?
- Si, si, ti capisco, però è tutto così
strano, ne avevamo parlato anche altre volte, però pensavo che
fosse una cosa passeggera…
- Ho capito, ma mica penserai che ho una
malattia? O una malformazione?
- Ma che dici, non l’ho pensato affatto, solo
che è un po’ strano e mi ci devo abituare, tutto qui!
- Sicuro Lucrezia? Non è che ti ho delusa?
Perché io tengo alla nostra amicizia.
- Anch’io ci tengo, ecco perché sono stata
sincera, ti ho detto la verità, dammi un po’ di tempo per
abituarmi all’idea.
- E’ tutto oggi che fai la vaga su quest’incontro
che hai avuto, allora chi è sto ficaccione?
- Prima di tutto non ho detto che è un
ficaccione e poi non so nemmeno se lo rivedrò. Studia a Pescara,
credo abiti lì.
- Beh, non ti ho mai vista così presa per un
ragazzo, pensi solo ai libri, fosse arrivato anche per te il momento…
- Adesso non ci voglio pensare, sarà il caso a
decidere? Mamma mia è tardissimo, fammi fare uno squillo a mia
madre…Mamma? Ascolta sono da Ada sto tornando, non ti preoccupare
per la cena ho mangiato qualcosa qui con Ada.
- Ok, va bene, però fai presto a tornare che se
viene tuo padre e non ti trova…Rincomincia.
- Ok, ciao ciao arrivo.
- La giacca, Lucrezia
- Ah si grazie, ma…A Marta hai detto qualcosa?
- No, ancora no…Vedremo
- Ok, in bocca al lupo, ti chiamo
- Ciao Lucrezia
Vasto era molto silenziosa quella sera, al contrario
della mattina, con tutta quella gente alla manifestazione. I vocii della
tavolata da Zi Nicola echeggiavano anche fuori dal locale…
Pisello – Propongo un brindisi per noi. Compagni, da
domani ci attende un grande battaglia…Un momento… Domani sciopero
dalle 11 all’una così cerchiamo pure di capire quando vengono sti
signori del nord. Caio, te la senti di fare i preliminari con almeno uno
di loro?
Caio – Per me non ci stanno problemi. Se tutti i
compagni sono d’accordo.
Tutti annuirono con la testa a dare solidarietà a
Caio.
Salvatore – Scusate, ma poi perché da parte loro ci
deve essere una delegazione? Guarda Pisè, che se vengono per trattare di
solito mandano l’amministratore delegato.
- Ha ragione Salvatore – disse Pasquale – è
sicuro che le trattative da parte loro vengano condotte dalla
persona più rappresentativa.
- Ehh…va bbuò – osservò Pisello – vorrà
dire che Caio condurrà da parte nostra le trattative ed io mi
dedicherò all’organizzazione di tutti noi, oltretutto tengo pure
nu sacco e vertenze da esaminare…
Salvatore – Allora è deciso si procede così, oh!
Mi raccomando, uniti fino alla fine!
Gigi, il portiere dello stabile di Caio, era fuori
dal palazzo a scopare nel cortile antistante l’ingresso
- Ma tu guarda che inciviltà! Ma non ce l’hanno
er secchio da monnezza?
- Ma con chi ce l’hai?
- Buonasera Caio, anzi buongiorno è quasi l’una…
- E tu all’una del mattino, primo maggio, ti
metti a scopare nel cortile?
- A parte il fatto che essendo l’una non è
più il primo maggio ma il 2; e poi o vedi che inciviltà? Hanno
buttato de tutto, pure nonno e nonna… Al nord, da e parti mie, ste
cose non succedono…
- Ah tu del nord? Ma se sei di Roma.
- Precisiamo, io so vissuto da sempre a Roma, ma
so nato a Fiano!
- E do se trova stu Fiano, nun se trova vicino
Roma?
- Si, ma…un po’… Più su! E poi proprio
voi, co sto casino de sta fabbrica, dovreste da capì mejo i diritti
dei lavoratori?
- Uhmm, e quali sarebbero?
- Sarebbero che io, pe pulì, sti inciviltà, sto
fori dall’orario de lavoro, proprio pe favve trovà pulito a
mattina.
- Ah gigi, io tengo sonno, mo ci avrai pure
ragione, ma a me domani, m’aspetta, come dici tu, la fabbrica e
devo andare a dormire.
- A Caio sai che te dico? Che me ne vado a dormì
pure io.
- Buonanotte…Longobardo!
- Si fa pure o spiritoso…Ma guarda tu.
La mattina arrivò presto, anzi, prestissimo.
Beatrice, si era alzata come si dici di buon ora,
doveva andare a Pescara per dei controlli medici; si era già preparata e
suonava la sveglia anche a noi.
- Tesoro, su sveglia, ti ho portato il caffè.
- Uwaa (ma comme se scrive o sbadiglio?) …Si ecco mo mi alzo,
la roba pulita?
- Te l’ho appoggiata sulla sedia, vado a svegliare Lucrezia.
- A che ora è tornata?
- Presto, non ti preoccupare…Tu piuttosto… non ti ho sentito
rientare.
- Non era molto tardi, allora vado in bagno, prima che ci va
Lucrezia…
Beatrice si dirigeva verso la stazione ferroviaria,
per prendere il treno che l’avrebbe condotta a Pescara e non solo…
- Accidenti s’è fatto tardi, eppure mi ero anticipata…
Entrò in stazione e fece il biglietto
- Uno, grazie, Pescara andata e ritorno…C’è alle 7,10 vero?
- Si signora, poi lo sente dagli altoparlanti, annunciano anche
il numero del binario.
- Grazie, buongiorno.
La mattina, anche se all’inizio di maggio, non era
particolarmente tiepida, anzi, era decisamente freddina.
Il treno arrivò puntuale. A quell’ora non c’è
tanta gente, decisi di accomodarmi in un vagone, praticamente vuoto. Mi
tolsi la giacca e l’appoggiai sul sedile di fronte a me…Dopo un po’
che il treno era partito…
- Mi scusi è libero il posto?
Un ragazzo di bell’aspetto mi chiedeva se il posto di fronte al mio
fosse libero. Perchè lo faceva? Il vagone era praticamente tutto vuoto…
- Si prego, è libero, scusi per la giacca
- Ma no, la lasci pure, mi siedo qui.
- Grazie.
- Va a Pescara?
- Si
- Anch’io, all’università.
- Ah, io ho una figlia che studia, liceo, speriamo che non le
passi la voglia…Che facoltà frequenta?
- Lettere.
- Lettere?
- Si…Perche?
- Io adoro la poesia
- Ma davvero? Mi fa piacere.
Mi sentivo quasi in imbarazzo, poteva essere mio
figlio; forse sarà stato quell’interesse in comune… Purtroppo la
mia passione non potevo mai condividerla con nessuno.
- E mi diceva… Che tipo di poesia l’interessa?
- A me tutta, tutto ciò che è opera letteraria
sento che mi appartiene. Divoro libri su libri, non mi stancherei
mai di leggere.
- Io invece mi stanco, purtroppo, e non dovrei, soprattutto
quando preparo un esame, ma davvero riesce a divorare tanti libri?
- Lo giuro! Non ho la preparazione come la sua, ma me la cavo, un
po’ di liceo anch’io lo fatto.
- Guardi che la interrogo, mi sta mettendo curiosità.
- Proviamo! Però devo confessare una mia debolezza…
- Sentiamo…
- Se proprio devo scegliere…mi vergogno un po’…
- La prego…
- Le poesie d’amore.
- Ah! Ma sono le più belle! Anch’io le preferisco.
- Adesso mi dice così per non farmi sentire a disagio.
- No no è la verità. "Silenzio! Quale luce irrompe da
quella finestra lassù?
È l'oriente, e Giulietta è il sole.
Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna, malata già e pallida
di pena
perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza…"
- Eh…Questa è facile… è "Silenzio! Quale luce
irrompe" di William Shakespeare.
- Però, non creda, non è così conosciuta…
Vediamo…ah! Ascolti questa: "Ti mando questa mela. Se mi ami,
prendila, e dammi in cambio la tua verginità. Ma se non vuoi,
prendila ugualmente, e pensa come è breve la stagione bella ".
- …Oddio! La sapevo…
- E’ molto difficile. E’ la mia preferita. La conoscono in
pochi.
- Aspetti, non me la dica, voglio pensarci sopra un attimo.
Vediamo… uffa non mi viene.
- Un aiutino?
- No! La conosco…ah! Ecco! È " Ti mando questa mela. Se
mi ami" di Platone.
- Resto basito! Complimenti, ma lei è un docente, scommetto che
ne conosce più di me.
- Mi auguro di no, per i suoi studi, intendo
" Pescara, stazione centrale"
La voce dello speaker della stazione ruppe in qualche
modo un magico momento; avevo sempre desiderato dialogare con qualcuno
di poesia. E poi quella d’amore, la mia preferita, poco importava se
il mio interlocutore fosse un ragazzo con la metà dei miei anni, ed
anche molto carino.
- Beh, siamo proprio arrivati.
- Sa che un po’ mi dispiace?
- Anche a me, è stato un piacere, allora buona
giornata e in bocca al lupo per l’università.
- Grazie ma, mi scusi, non mi sono nemmeno
presentato…
- Ah! Se è per questo neanche io mi perdoni.
Beatrice Martignetti.
- Piacere. Mariano Di Francesco. Spero di
incontrarla ancora…
- Chissà, così anch’io le chiederò se
conosce qualche poesia.
- Allora inizierò a ripassare un bel po’ di
roba, non vorrei sfigurare. Arrivederci.
- Arrivederci, Mariano.
Mi sentivo un adolescente, con quelle famose scariche
di adrenalina addosso che non riesci a controllare, ma ero sicura che
fosse solo per la poesia?
Alla Vandari S.p.A. non era un giorno come tanti altri
era il giorno che dovevamo far capire le nostre intenzioni, soprattutto
dopo il bellissimo primo maggio così ricco di partecipazione.
Pisello dava indicazione a tutti e prendeva gli ultimi
accordi prima dell’assemblea.
- Caio. Allora? Tutto a posto per oggi?
- Si Pisè, a mezzogiorno tutti alla mensa. E’
stato avvertito l’ingegnere Mariotti?
- Non l’ho visto ancora, però appena lo vedo
lo mando da te. Va bbuò, allora ci vediamo dopo.
Lucrezia davanti alla scuola incontra la sua amica Ada.
- Ada, ciao, lo sai ho pensato molto a quello che
mi hai detto…
- Detto cosa?
- Dei tuoi sentimenti per Marta.
- E allora?
- Allora dico che dovresti stare molto attenta!
- Perché Lucrezia?
- Ada, ma non capisci? Il paese è piccolo, se
fai una cazzata la gente ti considera come un’appestata.
- Ma io non posso vivere nell’anonimato una
vita intera, piuttosto cambio posto.
- Si e con che cosa vivi?
- Trovo un lavoro.
- Ma dai, non credo che ce ne sia bisogno se ti
comporterai in maniera prudente; e poi devi scoprire prima se Marta
ha queste inclinazioni, altrimenti ti troveresti in un vicolo cieco.
- Hai ragione, Lucrezia, ma io sto male, devo
fare qualcosa.
- Cerca di parlarle ma in modo vago non ti far
scoprire.
- Ok, farò così, ci sentiamo oggi.
- D’accordo.
Caio era al suo posto di lavoro e verso di lui avanzava
in tono minaccioso l’ingegnere Ludovico Mariotti. Egli era un uomo molto
aitante, con una folta barba e i capelli tirati a lustro tutti indietro.
- Di Gregorio, che cazzo è questa storia dell’assemblea
plenaria in mensa!?
- E’ come ha detto lei. A mezzogiorno siamo
riuniti in assemblea alla mensa.
- Ma dico, siamo impazziti? Siamo tutti
impazziti? Lo sciopero, un’assemblea, và concordata con giorni d’anticipo,
no così su due piedi…Qui rischiate il licenziamento tutti per
questa cazzata.
- Ah! Lei me la chiama cazzata fare qualche cosa
per il proprio posto di lavoro. Adesso veniamo a sapere che sarebbe
anche per colpa nostra se veniamo licenziati. Caro ingegnere, noi il
posto lo stiamo rischiando da diverso tempo e lei lo sa benissimo.
Lo sappiamo tutti che devono venire i dirigenti da su per
"trattare", ma noi non tratteremo la nostra resa.
- Di Gregorio…non parli di queste cose che
oltretutto non sa, Mautria…
- Mautria? Pisello!
- Si Pisello mi ha detto che lei è stato
nominato dalla base come rappresentante sindacale per le trattative.
Io, infatti ero venuto per parlarle di questo, appunto.
- E cioè?
- Cioè che oggi è previsto l’arrivo del
amministratore delegato della Vandari e domani, molto probabilmente
verrai convocato, dopo che avrà tenuto un breve discorso a tutto il
personale, proprio da lui ad iniziare le trattative per il vostro
futuro. E siccome non è scontato niente, se ci saranno dei seri
margini andranno sfruttati al meglio. Per questo vi dico, non fate
questa assemblea. Producete, altrimenti sarò costretto a riferirlo,
almeno oggi, soprassedete, cazzo. Poi vediamo domani come si mette
la cosa e se sarà il caso farete tutti gli scioperi che riterrete
opportuni.
- Ingegnere, io oggi do lo stop all’assemblea,
però voglio da lei la parola che domani io incontrerò l’amministratore
delegato.
- La parola? Di Gregorio è scritto qui sul
telegramma, ecco…"Sarò onorato di incontrare personalmente
la rappresentazione sindacale della Vandari, subito dopo essermi
intrattenuto con gli operai per una breve illustrazione degli
intendimenti della Vandari stessa. Ecc. ecc. saluti e cordialità.
Contento?
- Oe! Felicissimo, sai che contentezza. Speriamo
non sia la nostra condanna. Ingenere o tutti dentro o tutti fuori,
questo sia chiaro.
- Oh Di Gregorio, mica sono io l’amministratore
delegato, vedremo, vedremo.
Intanto, Pisello, Salvatore e Pasquale si erano
incontrati vicino la macchina automatica del caffè.
Pisello – Voi ci state a Mezzogiorno in mensa per l’assemblea?
Salvatore – Beh! Non ci stiamo?
Pasquale – Sono stati avvertiti tutti?
Pisello – Si li ho avvertiti tutti, vedrete facciamo
un altro 1° maggio.
Pasquale – Ma l’ingegnere? È stato avvertito?
Pisello – Si glielo detto stamattina, ha voluto
sapere se ero io l’autore dell’iniziativa.
Salvatore – E tu che gli hai detto?
Pisello – Ho detto che eravamo stati a decidere tutti
noi e che il nostro rappresentante era stato deciso che fosse Caio.
Pasquale – Figurati come l’ha presa, quello già ce
l’ha calda con tutti noi…
Pisello – Ma no…A me è parso tranquillo…
- Tranquillo un cazzo! – intervenne Caio.
Pisello – Oh Caio che è successo? E’ venuto da te
Mariotti?
- Si è venuto da me. Domani viene l’amministratore
delegato, mi ha fatto vedere il telegramma.
Salvatore – E che viene a fare l’amministratore?
Caio – Ha scritto che vuole prima fare un discorso a
tutti noi, per illustrarci i piani della Vandari e poi avrebbe iniziato i
colloqui con la rappresentanza sindacale.
Pisello – Ma è buonissimo sto fatto…Lo vedete a
che servono certi primo maggio? Ma l’ingegnere cosa dice, Caio?
- Lui era incazzato per l’assemblea di oggi, mi
ha chiesto di rimandarla, altrimenti è costretto a riferire il
tutto.
Salvatore – E che lo riferisse, a noi ci preme più
il posto di lavoro che la sua carriera.
- No non lo dice per la sua carriera, ha detto
che la Vandari è intenzionata seriamente a valutare tutti gli
aspetti della questione e questa nostra mossa, in questo momento,
potrebbe essere dannosa.
Pasquale – Iniziamo bene, un capo che dice al
sindacalista cosa è meglio fare…
Pisello – Aspettate, non correte, forse ha ragione.
Tanto a noi che ci costa? Aspettiamo domani, sentiamo questo
amministratore delegato e poi aspettiamo l’inizio della trattativa.
Salvatore – Bisogna avvertire tutti gli altri. Caio
ci pensi tu?
- A mezzogiorno lo dico in mensa, tanto bisogna
andarci per mangiare.
Mensa, mezzogiorno in punto, tutti gli operai riuniti
come d’accordo.
Caio invitò tutti a sedersi e solo lui rimase in
piedi.
- Compagni… Compagni, un attimo di attenzione.
Oggi la nostra assemblea è stata rinviata a tempo indeterminato.
Sono venuto a conoscenza che domani sarà qui, in questa fabbrica, l’amministratore
delegato della Vandari. Prima terrà un discorso a tutti noi, poi
vorrà incontrare il rappresentante sindacale. Per questo ho pensato
di aspettare per vedere che ci dice e che ci propone. Solo in quel
momento decideremo cosa faremo.
"Caio, non è che t’hanno già comprato"?
una voce si alzò dalla folla della mensa
- Sta tranquillo che a me nun me se accatta
nisciune.
Beatrice aveva terminato la sua visita a Pescara ed era giunta alla
stazione per attendere il treno di ritorno per Vasto. La voce dello
speaker ne annunciò l’arrivo.
" Il treno diretto a Vasto è in partenza dal
binario 3, ripeto il treno diretto a Vasto…"
- E ti pareva, parte sempre dal binario 1 adesso
dove si scende per il sottopassaggio? Ah ecco è qui…
Salii sul treno e sembrava come il viaggio dell’andata,
vagone vuoto, stessa sedia ed io, a togliermi la giacca e ad appoggiarla
sulla poltrona davanti al mio posto.
Il treno partì in orario, ma a rompere la simmetria
dell’andata c’era il fatto che non ci fosse un bel giovane ad
intrattenermi con futili discorsi sulla letteratura italiana.
Dovevo essere proprio sciocca, oppure avere una vita
molto piatta in quel momento, per sentirmi un po’ rinvigorita dalle
parole di uno sconosciuto, che poteva essere benissimo un figlio per me.
Attratta solo dalla passione che avevamo in comune, quella per la poesia,
per giunta, d’amore.
" Chieti, stazione di Chieti, il treno proveniente da Pescara
diretto a Vasto è in partenza dal binario 1"
- Permette?
- Mariano?
- Beatrice…Ah, ma questa è bella!
- Ma non doveva essere a Pescara?
- Si infatti c’ero, dovevo fare delle cose all’università e
ripartire, solo che ho perso il treno e un amico mi ha dato uno
strappo fino a Chieti.
- Mi fa piacere incontrarla di nuovo.
- Anche a me fa molto piacere, sai oggi nella lezione abbiamo
parlato di Boccaccio, conosce qualcosa di lui?
- Eh come no? " E se tal volta, forse di
bagnarsi temendo, i vestimenti in su tirava, sì ch'io vedeo più
della gamba schiuso…"
- M’arrendo, lei è bravissima, persino "Iscinta
e scalza"
- "E con le trezze avvolte"
- Giusto.
Mariano mi guardò, i suoi occhi sembravano ridessero
contenti del mio sguardo posato sui suoi capelli ed ogni altra cosa che di
lui mi capitasse di vedere.
Ero praticamente felice di essere andata a Pescara
quella mattina, chi mai avrebbe immaginato cosa mi sarebbe accaduto. Per
me già era il massimo della concessione ad uno sconosciuto. Di solito
sono molto riservata. Ma ancora una volta, sorprendentemente mi sciolsi…
- Ha detto che sta per partire, dove va di bello
se non sono indiscreta? O forse si, mi scusi…
- Non c’è nulla di male a chiedere, vado a
Bari. Ho un seminario di studi, poi mi raggiungeranno dei miei amici
e con loro tornerò.
- Che bello un seminario tutto sulla letteratura…
- Se vuole può venirci…Oh mi scusi adesso sono
io che ho fatto il cafone, davvero, le offrivo questa opportunità
nel senso più asettico della proposta.
- Niente, niente, avevo capito bene…
"Vasto stazione di Vasto"
- Mariano adesso la devo salutare, mi raccomando
per il suo seminario.
- Beatrice, io non so come ringraziarla per aver
fatto la sua conoscenza, mi ha dato una carica…
- Addirittura! Però un po’ mi fa piacere di
esserle stata d’aiuto.
- Beatrice, senza secondi fini…la prego,
prenda.
- Cos’è?
- E’ il mio biglietto da visita c’è anche il
mio numero, se ha bisogno di un testo o qualsiasi altra cosa mi può
chiamare, mi farebbe piacere.
- D’accordo la ringrazio.
- "Ti ringrazio", se permette
- Allora se proprio insisti, "se
permetti".
- D’accordo ciao Beatrice
- Ciao e buon viaggio Mariano
Adesso ero proprio sconvolta, addirittura mi aveva
lasciato il suo numero di telefono. Allora avevo fatto colpo anche su di
lui?
Ma avrei dovuto? No dico, ho 50 anni, una famiglia.
Certo un momento come questo è stato bello, ma deve restare solo un
momento.
Va be, questo lo teniamo, ma mettiamoci lo stesso una
pietra sopra, mamma! com’è tardi devo correre a casa, tra un po’ li
ho a casa tutte e due.
- Lucrezia!
- Ah! Ciao Mariano. Ma non sei all’università?
- Ci sono stato, poi non mi andava di restare a
Pescara e così sono tornato, la nonna sarà contenta di avermi un
po’ in giro per casa. Ti andrebbe ti fare un giro oggi? Se non hai
nulla da fare…
- D’accordo si può fare ma non prima delle
sei, devo studiare.
- Ok, allora alle sei qui davanti.
- Si a dopo.
A pranzo, in casa Di Gregorio, per vari motivi di
ognuno dei componenti, regnava un gran silenzio, ed era rotto solo dalla
voce della televisione.
- Caio, prendi ancora un po’ di pasta.
- Grazie, basta così.
- Com’è andata oggi in fabbrica, papà?
- Bene, dovevamo fare l’assemblea, poi l’Ingegnere
Mariotti mi ha detto che domani viene l’amministratore delegato
per parlare con noi e allora abbiamo deciso di sospendere lo
sciopero.
- Speriamo che si aggiusti tutto, a me
dispiacerebbe lasciare questo posto per andare da un’altra parte.
- Ma come Lucrezia, non eri proprio te a dire che
qui sono tutti provinciali, quand’è che cambiamo vita?…
- Si e lo penso ancora, però mi piacerebbe
decidere quando uno sta bene e non per una scelta forzata.
- Giusto e noi non lo faremo, perché andrà
tutto bene. Beatrice, ma poi quei controlli a Pescara? Come sono
andati?
- Tutto bene, ci dovrò ritornare come al solito
tra un anno, tu, dovresti farti fare un controllo, ancora con questo
prurito…
- Lo so hai ragione, ma questo mi succede quando
sono nervoso, sarà l’attesa per domani…
- Cerca di restare tranquillo, vai a fare una
passeggiata dopo, rilassati, così ti ricarichi e domani sarai in
piena forma.
- La mamma ha ragione, io seguirei il suo
consiglio, io vado a studiare da Ada, dopo esco, con un amico, ci
vediamo per cena.
- E chi sarebbe questo amico, lo conosco?
- Papà, sembri uno dei telefilm americani…"lo
conosco"?
- Cerca di fare la persona seria…
- Appunto, papà ho 18 anni ed è la prima volta
che esco con un ragazzo.
- Appunto! Ah! Lucrezia
- Che c’è?
- A scuola tutto bene?
- Si, a parte matematica, è la mia croce!
- Fai attenzione che questo è l’ultimo mese
- Lo so, papà, lo so!
- Ma chi è sto amico, Beatrice?
- Ma non lo so, è la prima volta che sento tua
figlia che parla di un ragazzo, io credevo che nemmeno ci pensasse
tanto che non ne parla mai.
- L’abbiamo un po’ trascurata, da quel lato
lì non ci abbiamo parlato abbastanza.
- Caio, ma ai tempi nostri chi ci parlava? Eppure
siamo cresciuti bene lo stesso ed anche noi abbiamo fatto le nostre
esperienze. Lucrezia è una brava ragazza, vedrai, ha giudizio.
- Speriamo, a me sta cosa mi sta dando più
prurito che non la preoccupazione di domani… Allora esco.
- Si d’accordo. Ci vediamo dopo.
- Bacio
- Bacio.
Beatrice telefonò alla sua amica Sveva.
- Sveva sei tu?
- Ciao Beatrice, com’è andato il controllo.
- Ah quello bene…
- Perché cos’è che non è andato bene?
- Ma niente di particolare, solo che avevo voglia
di parlare con un’amica, puoi passare da me cinque minuti.
- Va bene, ma sei sicura di stare bene
- Ma si, si te l’ho detto, voglio solo parlare
con te.
- Longobardo buongiorno.
- Ancora… Com’è andata in fabbrica, che aria
tira Caio?
- Mah, speriamo bene, domani arriva l’amministratore
delegato, ci deve parlare. Ah, a proposito, quello sicuramente viene
da su, semmai lo faccio parlare con te che siete conterranei.
- Si bravo, anzi se le cose s’aggiustano, digli
se m’assume, che io dentro a sto manicomio nun ce vojo più sta.
- Se mi nominano direttore, giuro t’assumo.
- Allora campa cavallo, ai voja a pulì er
cortile.
Avevo sempre questo maledetto prurito che mi
attanagliava e guastava la giornata, ci voleva pure mia figlia, d’altra
parte me lo dovevo aspettare prima o poi. Ma proprio adesso doveva
capitare? Proprio mo che si deve decidere il nostro futuro. Mo piglio la
moto, la tengo dentro al garage come una reliquia, l’ho comprata nel
1977, è un Honda 750 four.
Oh ma va che ‘na bomba, per avere 25 anni.
Misi in moto e partii senza una meta volevo solo
rilassarmi e soprattutto, guidando, non avrei potuto grattarmi.
- No, Mariano no, per piacere, non rovinare
tutto.
- Ma guarda che io non sto rovinando un bel
niente, Lucrezia. Sei tu che sei innaturale.
- Innaturale io? Ma guarda che bel tipo, e la
prima volta che usciamo, e tu già ci provi? E poi questa macchina
la conosco? E’ di Raffaele. Non mi piace quel tipo.
- Si è la sua me l’ha prestata, la mia è a
Pescara.
- Ecco, quando avrai la tua ci salirò e con
altre intenzioni. Ascolta, Mariano, tu mi piaci, ma non mi piace
correre.
- Anche tu mi piaci, a me piacciono le donne
romantiche, non aggressive come te
- Guarda che non sono aggressiva, mi stavo solo
difendendo.
- Ma difenderti da cosa? Mica ti aggredivo
- Ma fammi il piacere, ti piacciono le donne
romantiche e poi ti comporti in modo tale…Secondo te un’altra
donna che avrebbe fatto al posto mio?
- Ma dipende dalla donna.
- Per esempio?
- Ma una donna diciamo matura avrebbe compreso l’attimo
ed avrebbe ricambiato.
- Beh, io sono giovane e non matura per cui forse
è giusto che io mi sia comportata così.
- Ma non volevo dire questo, volevo fare l’esempio
con chi ha più esperienza, solo per spiegarti che non c’è nulla
di male…
- A me non sembra così, poi la discussione sta
prendendo un tono che non mi piace e se ti piacciono tanto le donne
mature che sanno cogliere subito l’attimo, accomodati pure…
- Lucrezia, ferma, dove vai… Scusami…
- Lascia stare
- Aspetta ti riaccompagno
- No prendo l’autobus, ciao.
- Uffa! Maledizione una carina a Vasto e pure
preziosa. Che palle!!!
- …Non puoi sapere come mi sento in colpa Sveva.
- Ma per cosa, per aver accettato il suo biglietto da
visita?
- Ma non è solo per quello. E per come mi sono
sentita quando ero in giro per Pescara. Quando sono risalita sul
treno ero tutta agitata, sembravo una ragazza che aspettava il suo
fidanzatino! Ma ti rendi conto?
- Beatrice, io mi rendo conto che tu stai
attraversando un momento difficile, un po’ per tutto. Tu hai una
grande sensibilità peraltro non ricambiata, e invece tu hai bisogno
di qualcosa che ti faccia sentire viva.
- Ho capito Sveva, ma io amo Caio, ed anche la
mia famiglia. Non vorrei mai e poi mai farli soffrire, oltretutto
per stare bene io.
- Si, però adesso come ti senti?
- Uno schifo, comunque.
- E poi dove sta scritto che devi
"tradire", quante donne hanno amici eppure non per questo
mettono a disagio o a repentaglio la propria famiglia.
- Sveva, ha 25 anni, ti rendi conto?
- Si, certo che è molto giovane, però deve
essere proprio speciale, per averti ridotto così?
- Uffa che faccio?
- Secondo me dovresti riflettere molto su ciò
che realmente vuoi. Fai così, tu pensaci, se credi di poterlo
incontrare solo per fare due chiacchiere o che so per parlare di
poesia, fallo, perché no. Se invece ti accorgi che il tuo interesse
è solo per lui, allora…
- Allora?…
- Beatrice hai 50 anni, saprai come comportarti,
ma se non si fa una mattata almeno una volta nella vita.
- Certo sei una bella amica…Tu la fai facile,
ma t’assicuro che per me è un dramma! Maledizione a quando sono
stata a Pescara.
- Ascolta, non ci pensare più per oggi, domani
vedrai la cosa in maniera più distaccata e fai la riflessione che
ti ho consigliato, poi mi fai sapere, se ti occorre una mano,
chiamami.
- Grazie, grazie di tutto.
- Ma figurati, poi se mai mi dovessi trovare in
una situazione simile, ti chiedo di contraccambiare il favore.
- Ci puoi contare, e che quando devi dare
consigli agli altri sei sicura di quello che dici oltre che
convinta, ma su te stessa…
- Lo so, perciò ci sono le amiche
- Ciao, a domani, allora.
- Ok, a domani.
- Caio, non ti grattare, cerca di stare
tranquillo!
- A letto è ancora più fastidioso, sto pensando
sempre a domani, all’amministratore delegato…
- Vedrai che andrà tutto bene, me lo sento.
- E’ un brutto periodo…
- A chi lo dici…
- Adesso anche il pensiero di Lucrezia.
- Oh non ti ci facevo così geloso della figlia
- Ma manco io pensavo che mi dava fastidio l’idea,
invece quando me l’ha detto sono rimasto come un coglione.
- Sei rimasto come un padre che si rende conto
che la figlia è cresciuta…
- E che lui si sta facendo vecchio
- Vecchio…a 50 anni? …Maturo, forse
- Maturo… Che significa per te la maturità?
Prendere coscienza delle cose e subirle.
- Ma guarda che nel caso di Lucrezia, la vita è
sua, non può sempre condividerla con noi.
- E…Forse hai ragione tu…
- E non ti grattare più Caio, mi fa soffrire
vederti.
- Allora chiudi gli occhi e non mi guardare,
anzi, fai na cosa, spegni la luce e dimmi una poesia, una che ti
piace.
- Una poesia? Ma stai bene? Non me lo hai mai
chiesto…
- Perché, non dovevo? Ti dispiace che te lo
chiesto?
- …Si, questa volta si, e non sai quanto…
- Ma certo che voi donne siete proprio strane,
prima fate una testa così…
- Ecco così va bene, al buio…
- Si va meglio…
- "Il canto de li augei de
fronda in fronda e lo odorato vento per li fiori e
lo ischiarir de' lucidi liquori, che rendon nostra vista più
ioconda, son perchè la Natura e il Ciel seconda
costei, che vuol che 'l mondo se
inamori; così di dolci voci e dolci odori l'aria,
la terra è già ripiena e l'onda. Dovunque
e' passi move on gira il viso , fiamegia
uno spirto si vivo d'amore che avanti
a la stagione il caldo mena. Al suo
dolce guardare, al dolce riso l'erba vien
verde e colorito il fiore, e il mar se
aqueta e il ciel se raserena."
- Come si chiama?
- Ti è piaciuta?
- Si non c’è male
- E’ una poesia rinascimentale, è di Matteo
Maria Boiardo, il titolo non lo ricordo, però forse mi piace anche
per questo, resta ancora più misteriosa…Già dorme…ma proprio
stasera mi dovevi chiedere una poesia…Dio, quanto sto male…
Prima l’aurora e poi l’alba, finalmente! Ad
inaugurare un giorno che non poteva essere uno come tanti altri. Caio,
vittima in una notte, dai contenuti, per lui, particolarmente agitati e
pruriginosi, non ebbe nemmeno bisogno della sveglia. Già dalla sera prima
si era preparato il vestito da indossare, si era rasato per essere subito
pronto ed accelerare così, in qualche modo, il possibile evento. Decise
di fare quattro passi prima di recarsi in fabbrica, da solo, come amava
fare, nei pressi del lungomare, vicino al faro.
E’ molto bella Vasto la mattina presto, specialmente
vicino al faro ma soprattutto in questo periodo, lontano da schiamazzi
turistici che l’avrebbero sicuramente ricoperta nei mesi a seguire.
L’ingegnere Ludovico Mariotti era in trepidante
attesa per l’arrivo dell’amministratore delegato, d'altronde anche per
la classe dirigente, seppure in forma più "soft", si sarebbe
potuta aprire la crisi.
Per l’ingegnere forse, l’idea di ritornare vicino
casa, lui, milanese doc, non gli sarebbe nemmeno dispiaciuta; però si era
ambientato bene e i posti di mare poi, hanno una caratteristica unica, li
rendono speciali e particolarmente attraenti anche per chi non è
indigeno.
Un taxi arrivò davanti alla Vandari, una donna scese e
si diresse verso l’ingegnere.
- Buongiorno. Saprebbe dirmi dov’è l’entrata
degli uffici?
- Buongiorno, e lei chi è?
- Chiara Remigi, l’amministratore delegato
della Vandari
- Ah…Io sono l’ingegner Ludovico Mariotti, la
stavamo aspettando.
- Mi scusi, ma dalla sua espressione, direi di no…
- No e che…Mi aspettavo…
- Un uomo forse?
- Si, in un certo senso si, non avevo ben capito…
- Vogliamo andare?
- Si, anzi, mi scusi, gradisce un caffè? Ha
fatto colazione?
- No, grazie, tutto fatto. Le è arrivato il
telegramma?
- Si l’ho ricevuto ieri ed ho avvertito gli
operai. Dopo, se lei è d’accordo, potrà ricevere il
rappresentante sindacale.
- Molto bene. E’ una situazione che va
affrontata nel minor tempo possibile. Bisognerà prendere delle
decisioni e in un modo o in un si dovrà capitalizzare il tempo
perduto.
- Pienamente d’accordo. Ma gli orientamenti del
consiglio d’amministrazione quali sono? Se non sono troppo
indiscreto.
- Lei Mariotti ritiene di aver svolto un buon
lavoro qui? Se non erro da quattro anni?
- No non erra, credo di si…
- Allora lei non ha nulla da temere, in un modo…O
in un altro.
Il passo accelerato di Chiara Remigi, costringeva l’ingegnere
Mariotti a starle dietro anch’egli col passo svelto, tanto da far
sembrare i ruoli inversi.
- Ah dottoressa Remigi.
- Mi dica Mariotti
- Posso fare qualcosa per lei? Che so, ha già
deciso dove alloggiare per questi giorni?
- Ho prenotato un’appartamento al residence
Mareschi, su indicazione sempre del consiglio.
- Residence Mareschi? Tanto paga la Vandari…
- Prego?
- No, dicevo, se avessi deciso di andarci io, non
avrei potuto…Non me lo sarei potuto permettere.
- Beh, non stiamo messi bene, ma non si butti
tanto giù è pur sempre un dirigente.
- Ah, proposito, le ho fatto preparare un
ufficio, per questi giorni…
- La ringrazio e se permette vorrei andarci
subito, ho intenzione di ricontrollare qualche appunto prima d’incontrare
il personale.
- Prego, da questa parte.
Caio, malgrado tutta la preparazione del giorno prima e
della mattina per anticiparsi ed essere quanto prima in fabbrica,
temporeggiava sul lungo mare con l’occhio fisso verso l’orizzonte. Il
silenzio era quasi sempre interrotto dal verso dei gabbiani, intenti a
volare, a pelo d’acqua, in cerca di cibo. E al diavolo, una volta tanto,
la sveglia, il cartellino da timbrare, forse di li a poco, non ci sarebbe
più stato un cartellino da timbrare. La voglia di evadere ancora di più,
verso una nuova vita, come in una storia americana.
Ma qui non siamo in America; si può non timbrare il
cartellino, ma non si ha un vero e proprio senso di libertà a non farlo,
anzi, in questi casi, la monotonia quotidiana significa stabilità,
certezza. Siamo al sud, dove la certezza della stabilità è l’unico
lusso che puoi ostentare. Il trillo del telefonino all’interno della
tasca della giacca, era soffocato un po’ dalla stoffa, dal verso dei
gabbiani e dall’essere assorto di Caio.
Sempre con lo sguardo fisso a seguire il vuoto, verso l’orizzonte,
Caio, prese il telefonino, lo portò all’orecchio e rispose.
- Chi è?
- Caio, so Pisellò
- Tutto a posto?
- Tutto a posto un cazzo, dove sei? Non ti ho
visto in fabbrica…
In quel momento Caio prese coscienza del ritardo da lui
accumulato e di quanto invece lui tenesse a stare in fabbrica in quel
momento, ma nei suoi pensieri, non c’era solo la Vandari.
- Hai ragione, Pisè, ho fatto tardi, non mi sono
sentito bene.
- Ma adesso come stai, ce la fai a venire? Guarda
che è importante!
- E che non lo so? Stai tranquillo! Sto venendo
- Ascolta, tra un po’ ci chiama Mariotti per
andare in sala riunioni, se mi chiede di te, dico che sei passato a
prendere appunti al sindacato.
- Ok. Facciamo così, io faccio più presto che
posso.
- Muovete.
- E’ permesso?
- Venga Mariotti
- Le ho messo sulla scrivania i rapporti
trimestrali.
- Si grazie li ho visti. Gli operai sono arrivati
in sala?
- Si credo di si. Vuole andare?
- Certamente, andiamo. Faccia lei una breve
introduzione e poi prenderò la parola.
- Benissimo.
- Ah Mariotti!
- Mi dica dottoressa
- Nell’introdurre il discorso, mi raccomando,
non li chiami "operai", creeremmo ancora più distacco di
quello che già c’è.
- D’accordo, me ne ricorderò.
Pasquale – Ma Caio?
Pisello – Gli ho telefonato, ha detto che non si è
sentito bene, ma adesso sta venendo.
Stefano – Oh, ma qualcuno di voi l’ha visto stu
amministratore delegato?
Pisello – Non so nemmeno se è arrivato. Gli accordi
erano quelli di incontrarci qui. Mariotti non ci ha detto niente, penso
che sia tutto confermato
Pasquale – Ho un ansia! Sapete come quando a scuola
ti dovevano interrogare?
Pisello – Calma! Non ci agitiamo, che è peggio. A
proposito, speriamo che non si agiti pure Caio, che se inizia a se grattà…
L’ingegnere Mariotti entrò in sala accompagnato
dalla dottoressa Remigi. Presero posto dietro ad un tavolo disposto
frontalmente agli operai. La visuale non era perfetta, sia per gli operai
che per i dirigenti, in quanto, la sala, era attraversata
perpendicolarmente da colonne di cemento armato che ne reggevano la
struttura, per cui, qualche operaio, doveva far capolino, ogni tanto, per
mettere a fuoco l’oratore di turno. Lo stupore fu generale quando videro
che insieme a Mariotti vi fosse una donna. E che donna! La Remigi era
molto piacente. Indossava con molta eleganza un completo grigio, composto
da una giacca alla coreana e pantaloni a tubino con sopra una lunga
mantella blu. I capelli erano vaporosi, sul castano rossiccio. Pensare che
quella bellissima donna fosse l’arbitro del proprio destino destava un
certo effetto tra tutti gli operai. L’ingegnere Mariotti, come d’accordo,
prese la parola.
- Amici.
"booo booo"
si levò l’urlo degli operai
- …Colleghi..
ancora urla "booo booo"
- Lasci stare Mariotti, prosegua. - Suggerì la
Remigi.
- …La Vandari ha bisogno di intraprendere un
nuovo corso. La crisi finanziaria del settore ha costretto la nostra
azienda a rivedere i propri piani. Questo non vuol dire
automaticamente il vostro licenziamento. Anzi, un piano di
ristrutturazione va attuato proprio per evitare la chiusura dell’azienda
e quindi la conseguente perdita dei posti di lavoro. Saranno
necessari dei sacrifici. Quali e quanti non lo so, ma è per questo
che è qui con noi il nostro amministratore delegato, la dottoressa
Chiara Remigi, a cui cedo la parola.
- Buongiorno a tutti. Quando sono stata messa al
corrente della situazione della filiale di Vasto, ho cercato
immediatamente di verificare se c’erano margini tali da poter
garantire un futuro sano alla stessa. Un futuro sano significa però
rivedere la politica aziendale, altrimenti, proseguendo in questo
modo, la strada sarebbe brevissima…
Caio entrò dal fondo della sala, quello tra i più
scomodi per la visuale; vicino alla porta c’era Stefano.
- Ma che fine hai fatto?
- Eh non me so sentuto bbuono. Ci ho messo un po’
di tempo, però me songo ripreso…
- Si lo so, me l’ha detto Pisello.
- Chi è sta femmina che parla?
- E’ l’amministratore delegato…spostati se
no da li non la vedi…
- Famme vedè nu poco…CHIARA…che cazz’ ce
fa Chiara qui?
Non so se la nebbia che attraversava i miei occhi l’avesse
portata Chiara, ma io veramente adesso, non mi sentivo bene.
La guardavo, ma non sentivo quello che diceva, perché
la mia mente era disconnessa con il presente. O meglio, usavo l’immagine
attuale, quella di fronte a me, per riadattarla ai ricordi. Sembravo di
stare fermo incollato sul suo sguardo e che tutto il resto mi girasse
intorno…
- Oh Caio, ma te sii incantato?
- No scusa, mi devo riprendere un po’
- Te lo pigli un caffè?
- Si si jammoce a piglia un caffè.
Chiara Remigi concluse il suo intervento:
- …e pertanto, vi ripeto, nulla sarà scontato.
Esaminerò bene tutta la situazione, nel frattempo incontrerò anche la
vostra parte sindacale, per adesso vi auguro buon lavoro e spero di farmi
sentire presto da voi con buone notizie.
Beatrice, a casa, faceva i servizi, ma non era
tranquilla, anzi, da un lato avrebbe voluto, per il bene di tutti o quasi
tutti, mettersi alle proprie spalle questa piccola "finestra" di
Mariano, dall’altro lato voleva verificare a che punto si trovava la sua
vita. Se questa procedeva per forza d’inerzia oppure se fosse contenta
di così com’era. Erano tutte domande che l’attanagliavano ma
purtroppo per darsi delle risposte non c’era molto da fare se non
prendere quel numero di telefono e comporlo per poi vedere d’impatto
cosa dire, il tutto con estrema sincerità. Forse Mariano sarebbe stato
solo il pretesto per capire che qualcosa non andava più nella propria
vita. Quel che è certo e che bisognava avere il coraggio di mettersi in
discussione e per farlo bisognava fare quella telefonata.
- Dove lo messo il mio telefonino…Ah eccolo qua…Calma
un bel respiro profondo…procediamo…3398753176…Squilla…Pronto.
Mariano?
- Non si sente niente, pronto, chi è?
- Mariano sono Beatrice
- Chi? Non si sente…Uffa sti telefoni…
- Niente… E’ caduta la linea…allora è un
segno del destino.
- Aspetta fammi vedere…ultimi numeri ricevuti…Ah
ecco. Non ce l’ho in rubrica questo numero, fammi richiamare…
Pronto mi scusi, ho ricevuto una chiamata da questo numero…
- Mariano, sono io, Beatrice.
- Beatrice, che bella sorpresa!
- …La linea era disturbata…come va il tuo
seminario.
- Il seminario…Ah! E che ho deciso di tornare.
- E perché?
- Ma non è che fosse molto interessante. E poi
era per un esame complementare, mi interessa più la tesi…
- Capisco…E tutto qui…
- Sei stata gentile a chiamarmi…Ascolta, oggi
pomeriggio a Pescara, alle cinque, c’è una rappresentazione
teatrale. Ci sono dei miei colleghi, presentano una rivisitazione di
Dante e Petrarca
- Li adoro!
- Allora che fai? Ti andrebbe di vederla?
- Si ma come faccio?
- Vieni col treno, al ritorno ti accompagno io
con la macchina.
- Ma non so, poi torneresti per me qui a Vasto
solo per accompagnarmi…
- Ma dai, nessun disturbo, ho una zia a
Casalbordino così dopo approfitto e faccio un salto da lei, mi
dovrei anche riprendere la tavola da surf, l’ho lasciata li l’ultima
volta…
- E va bene, facciamo alle 16,30 alla stazione di
Pescara?
- Perfetto
- Mariano, ma come mi devo vestire? Elegante?
- Ma no, siamo fra amici…Indossa quello che
vuoi tanto stai bene comunque.
- Che matto che sei…Ci vediamo dopo.
- A presto.
A Caio e Salvatore si aggiunsero Pisello e Pasquale.
Caio – Ma quant è bbuono stu caffè!
Pisello – Ma comm hai sempre detto che era na
schifezza
Caio – Pisè, con quello che ho passato stanotte stu
caffè me pare nu paradiso. L’aggio vista l’amministratore delegato,
mo parlo cu Mariotti e dopo vado da lei.
Pasquale – Mi raccomando Caio…Qua tira na brutta
aria…
Caio – Nun ve preoccupate, lasciate fare a me.
Salvatore – E mo vaie…Ah ecco Mariotti!
- Ingegnere
- Di Gregorio, proprio lei cercavo.
- Presente!
- L’amministratore delegato è nel suo ufficio,
andiamo, l’accompagno.
L’imbocca al lupo fu generale, praticamente all’unisono
da parte dei tre compagni all’indirizzo di Caio, il quale, in compagnia
di Mariotti, allontanandosi nel corridoio che portava alla direzione, già
iniziava a grattarsi.
- Ma cos’ha Di Gregorio, la scabbia?
- No ingegnè e che quando so nu poco nervoso…Mi
piglia a me grattà
- Calma, e poi si controlli, l’ha vista?
- Chi?
- Come chi, l’amministratore delegato.
- Ah si si
- Ecco bene, è una donna di gran classe, quindi
contegno e spari bene le sue cartucce.
- Sarà fatto.
- Ecco la porta è questa, bussi e buona fortuna.
- Grazie, allora vado
- Che aspetta, vada!
Il cuore mi batteva come una grancassa di batteria,
dovevo controllarmi, ero li per uno scopo ben preciso, ma se ci fosse
stata un’altra persona, Invece c’era lei, Chiara Remigi, a rendere
tutto così complicato. Già era bella da come me la ricordavo, ma adesso
lo era ancora di più. Chiara, la donna che ho sempre desiderato nella mia
vita, quella con cui avrei certamente fatto un’altra vita. Adesso era
li, dietro quella porta, chissà se si ricordava di me. Certo di anni ne
sono passati…Quanti ne saranno? Lei era più piccola di me, di poco, ma
era più piccola…E saranno non meno di 33. Auguri quelli di Cristo.
Tanti, troppi! Speriamo che almeno lui me da una mano. E vai Caio.
- Posso entrare? Disturbo?
- Venga, si accomodi, buongiorno -
Si alzò dalla sedia e mi stese la mano.
- Piacere Remigi
Le diedi la mano ma non mi uscirono le parole, pensai,
che non si era ricordata di me, ebbi anche il tempo di notare che non
portava la fede e pensai, menomale…
- La prego si sieda, sta bene li?
- Si, comodissimo
Mi guardò e mi elargì un sorriso molto amichevole
- Mi scusi come ha detto che si chiama?
- No infatti non l’ho detto…Ma non mi hai
proprio riconosciuto?
Mi guardò con uno sguardo diciamo
"interrogativo" ma proprio non riusciva a mettere a fuoco
- Se mi hai dato del "tu" significa che
ci conosciamo bene, non è vero?
- Si direi di si, sono Caio, Chiara, Caio Di
Gregorio, ti ricordi, liceo Spanziani, 1969
- Cristo santo, sei proprio tu, Caio
Ci alzammo e ci abbracciammo con in mezzo la scrivania
e scoppiammo in una risata.
- Certo che siamo rimasti imbranati come allora.
- Eh io imbranato, dentro a sta fabbrica. Te
invece sei diventata una capitalista!
- No nessuna capitalista, sono dieci anni che
lavoro alla Vandari nella sede di Torino. Li mi sono laureata, poi
ho iniziato a lavorare in studi privati, poi una serie di concorsi
ed eccomi qua…Ma pensa tu, Caio.
- Stavamo bene insieme, ti ricordi?
- E’ trascorso qualche anno…
- A me sembra ieri, quando facevamo le nostre
passeggiate
- Gli interminabili silenzi…ci siamo detti più
cose adesso che allora, se ricordo bene
- Ricordi bene, ma a me quei silenzi piacevano
molto
- Anche a me, erano bei momenti. Sei sposato?
- Si, ed ho una figlia di 18 anni, Lucrezia, te?
- Io, niente, non ho trovato l’anima gemella…
In tono ironico aggiunse
- Mi hai conquistata e da allora ho vagato,
vagato, senza trovare al mio povero cuore un po’ di pace.
- Si vede che non ti accontenti…Sei così
bella!
- Eh si, una volta, gli anni passano
- Per te no, si sono fermati.
- Mi ha fatto tanto piacere rivederti, ma tu sei
il rappresentante sindacale?
- Si, ma com’è la situazione?
- Non delle migliori. La dirigenza vorrebbe
chiudere qui a Vasto ed il piano di risanamento prevede la metà in
cassa integrazione, 500 licenziamenti e 1000 trasferimenti in tre
sedi. Tutte al nord.
- Margini di trattativa?
- Praticamente nulli. Stavo esaminando le carte,
ma qui a meno di un miracolo…L’unica soluzione sarebbe una
riconversione.
- E cioè?
- Salvare i macchinari che ci sono e prendere
come clienti un’altra produzione elettronica. La Vandari, qui a
Vasto, a quel punto sarebbe salva.
- E dove si trovano questi clienti?
- E’ qui il problema! Se ce ne sono, già sono
organizzati. Quello che mi fa incazzare di più e che tra Milano e
Varese ci sono due sedi e specie quella di Varese sarebbe così
grande da implementare anche quella di Milano, si potrebbe chiudere
appunto Milano e salvare Vasto.
- Ma tu potresti proporlo?
- Vedremo, ma gli interessi sotto sono tanti,
comunque Caio, farò il possibile, la cosa adesso è cambiata anche
per me.
- Ok, allora ci vediamo domani…Dove ti fermi in
questi giorni?
- Al residence Mareschi
- Fiuuuuuu, capperi!
- Me l’hanno indicato da su, non è colpa mia
- No mica è una colpa, solo che dicono che
stanno in crisi…
- Hai ragione, ma considera, che anch’io in
qualche modo sono una dipendente.
- Non ce l’ho con te, affatto, facevo una
riflessione.
- Sapessi quante ne ho fatte. Però Caio, io
tengo a questo posto, ho lottato tanto per averlo e non me lo voglio
lasciar scappare. Certo, ti ripeto, adesso la situazione cambia,
però voglio avvertirti che non sono io la proprietaria e poi devo
garantire la riuscita di un eventuale piano.
- Ok, ho capito, grazie per il momento
- E di che…
- Vienimi a trovare una di queste sere, o
scusami, dimenticavo tua moglie.
- Mi farebbe tanto piacere, e magari bere…Aspetta
qual’era il nostro preferito?
- Martini dry
- Giusto un Martini dry! No per mia moglie non ti
devi preoccupare…E’ un momentaccio anche per noi…
- Mi dispiace…
- No figurati…Sai quelle situazioni…che si
trascinano.
- Ah per carità! Non saprei tirare a lungo
- Eh infatti…Nemmeno io…Però lo sai quando
di mezzo ci sono i figli, devi fare finta di niente…Fino a che
puoi…
- Già fino a che puoi…Beh allora ciao ti
aspetto
- Ok, contaci Chiara a presto.
Mi ero inventato tutto. Le difficoltà con mia moglie,
ma quale difficoltà? Io con mia moglie ci stavo bene, però, quando ho
rivisto Chiara, ho pensato inevitabilmente a quante riflessioni avessi
fatto in tutti questi anni e soprattutto in questi ultimi giorni e mi è
sembrato quasi naturale dirle queste cose, ma poi per fare cosa? Trent’anni
fa le cose erano molto diverse, prima di tutto l’età, si era giovani,
non avevamo niente di particolare a cui pensare, adesso la situazione è
diversa, anche per la situazione del lavoro. Io, un operaio, con la delega
del sindacalista, che cerca, proprio con lei, di salvare capra e cavoli il
futuro del proprio posto di lavoro e dei suoi compagni. Già i miei
compagni, loro ignoravano tutto questo, almeno all’inizio avrei dovuto
temporeggiare, farmi venire un’idea, nell’attesa di nuovi sviluppi.
Che casino! Le cose che più attendi nella vita o non ti capitano per
niente oppure accadono nel momento meno adatto.
All’interno di un teatro…
"Noi leggevamo un giorno per
diletto
di Lancillotto come amor lo strinse ;
soli eravamo e sanza alcun
sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura , e scolorocci il viso ;
ma solo un punto fu quel che
ci vinse .
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante ,
questi , che mai da me non fia
diviso ,
la bocca mi baciò tutto tremante .
Galeotto fu il libro e chi lo
scrisse :
quel giorno più vi leggemmo avante .
Mentre che l'uno spirto questo disse
,
l' altro piangèa ; sì che di pietade
io venni men così com ' io morisse .
- Ti piace Beatrice?
- Si è molto bella questa rivisitazione
Un applauso scrosciante sancì la fine dello
spettacolo.
- Vieni Bea, andiamo, altrimenti ti faccio fare
tardi
- Ok.
- Accidenti, guarda che acqua!
- Santo cielo, eppure siamo a maggio! Non ha mai
fatto a maggio un tempo così balordo.
- Presto sali in macchina
- Ci siamo inzuppati per pochi metri
- Già…Ti dispiace se accendo una sigaretta
- No figurati fai pure
- Se vuoi accendo la radio
- No preferirei di no. Parliamo
- Va bene, di poesia?
- No per oggi è troppo anche per me
- Ah ah ah, allora di cosa parliamo? Di te?
- Di me? E cosa vuoi sapere?
- Vo…rrei sapere se stai bene con me
- …Oh, dico, ma sei un impertinente…
- Non volevo esserlo, mi sarebbe piaciuto
sentirmelo dire.
- Beh …Si. Sono stata molto bene oggi
- E lo rifaresti?
- Rifare cosa?
- Di uscire con me
- Uffa…Ma quante domande. Mi metti a disagio
- D’accordo, vuoi farle tu delle domande? Se
vuoi io sono pronto.
- Allora vediamo, ma tu la ragazza non ce l’hai?
- Negativo, non ho ancora incontrato quella
giusta. Una donna al tuo fianco è una cosa impegnativa, molto
impegnativa. Devi avere forti affinità, altrimenti diventa una
monotonia…
- Hai ragione, sai…Perché non ti ho incontrato
tanti anni fa?
- Perché cosa avresti fatto?
- Ti avrei fatto la corte.
- E perché non me la fai adesso?
L’affermazione fu più esplicita di quanto mi potessi
immaginare, oltretutto, per via della pioggia battente, Mariano stava
procedendo, un po’ per prudenza ed un po’ per arguzia, a bassa
velocità. Piano, sempre più piano, sino ad accostare la macchina sul
ciglio della strada per poi prendere una via di campagna.
- Mariano, gira, ho paura.
- Non ti preoccupare, ci sono qua io.
- Si sta facendo tardi, poi con questa pioggia,
se restiamo qui bloccati?
- Io resterei bloccato a te tutta la vita.
Ormai era tardi. Mariano mi strinse a se e seppe farmi
cadere tra le sue braccia, senza la minima resistenza da parte mia. E
sotto quel nubifragio, facemmo l’amore.
Ero confusa, non riuscii mai a stare rilassata. Mariano
fu una vera e propria furia ma nello stesso tempo anche molto dolce.
Sulla strada del ritorno lui sembrava tranquillo,
sempre con la sua sigaretta tra le labbra ed io praticamente ammutolita ed
ancora più rannicchiata nel mio sedile, come per scomparire dal mondo…
- Bea tutto bene?
- Si tutto bene
- Sicura? Non hai detto una parola? Ti sei
pentita?
- Un po’ si, ma non per te…
- Capisco.
- Ascolta, io non sono di quelli che fanno il
galletto e poi…Via. Io tengo a te…Dimmi c’è qualcosa che
posso fare?
- Ma niente Mariano, il problema sono io…Mannaggia,
prima mi metto in questo casino e poi non so cosa fare. Ho un tale
senso di colpa che mi ucciderei…
- Non dire così. Vedrai, adesso è accaduto un
po’ tutto di corsa, è normale che tu ti senta frastornata. Adesso
ti ci vuole una bella doccia ed una dormita. Domani vedrai, sarà un’altra
cosa.
- Beati i tuoi vent’anni
- Adesso che fai me li togli?
Non mi ero calmata affatto però quando mi parlava mi
faceva stare bene, sembrava molto più maturo dei suoi 25 anni. Ma come
sarei rientrata a casa stasera? E come mi sarei comportata? Non potevo
nemmeno passare da Sveva, che ne so, per un consiglio, si stava facendo
troppo tardi. Ah a proposito, le telefonai
-…Sveva, scusami, ascolta se mi cercano di che stavo
da te e che sono appena uscita…
- Ma tu dove sei?
- Poi ti spiego.
- Va tutto bene?
- Si che va tutto bene, però mi raccomando
- Non ti preoccupare, credo di aver capito
- Ciao sei un tesoro.
Mi sentii un po’ più tranquilla, almeno per la prima
emergenza, certo, da una vita estremamente tranquilla, un pomeriggio del
genere mi aveva totalmente stravolta.
Eppure stavo vivendo una storia bellissima, adesso
nemmeno Mariano parlava più, ma il suo silenzio unito al mio, creava
incredibilmente un’atmosfera di compagnia, molto meglio di tanti inutili
discorsi.
- Ma guarda quant cazzo d’acqua sta buttanne…Beatrice…Lucrezia…
- Ciao Papà, la mamma è da Sveva, credo, te la
chiamo?
- No lascia stare, ma è tardi, come mai è
andata a quest’ora?
- Credo sia andata nel pomeriggio, mi aveva detto
che c’era una vendita, sai di quei prodotti per la casa.
- Tu hai cenato?
- Mi sono mangiata un pezzo di pizza, ti preparo
qualcosa?
- No grazie, mi apro una scatoletta di tonno.
- Ma come fai a studiare al computer con la
musica della televisione ad alto volume?
- Uh fammi sentire, mi piace sta canzone…
- Che stai studiando?
- Ma niente di particolare. Stavo vedendo in
internet i prezzi per un soggiorno a Londra…Praticamente sono
proibitivi…Noi…
- …Non possiamo permettercelo…Le cose stanno
così, figlia mia, speriamo che cambiano, perchè senò so guai e
grossi pure.
Mi preparai il piatto con una ricca scatoletta di
tonno, non avevo particolarmente fame, e del resto come avrei potuto
pensare a mangiare? Mi ritornava in mente sempre lei, Chiara. E poi
pensavo sempre ai miei compagni. Che cosa gli avrei detto per farli stare
calmi? Senza nulla di concreto tra le mani. Perché avrei dovuto avere
fiducia nell’amministratore delegato? In questi casi si prosegue con lo
sciopero… Vaglielo a far capire che lei si sarebbe adoperata a titolo
personale per me per noi, rischiando di suo, poi. Avrei dovuto
spiattellare i miei fatti privati? Forse loro avrebbero pure compreso, ma
gli altri operai? No, loro sicuramente non avrebbero capito e forse
avrebbero avuto pure ragione, io cosa avrei fatto al posto loro?
- Papà, vado a buttare l’immondizia.
- Pigliati l’ombrello che sta diluviando
- Si d’accordo
Lucrezia scese in strada ed attraversò per raggiungere
i cassonetti, quando vide scendere dall’altra parte della strada, la
madre, dalla macchina di Mariano, che poi era quella di Raffaele.
- Mamma? E che ci fa nella macchina di Raffaele?
Lucrezia si nascose per non farsi vedere e lasciò
entrare la madre nel portone del palazzo, si riparò sotto il porticato e
telefonò.
- Pronto Mariano?
- Chi è?
- Lucrezia
- Ah ciao Lucrezia ti stavo pensando.
- Lascia perdere, dove sei?
- A Pescara dove vuoi che sia
- Ascolta la macchina l’hai restituita a
Raffaele?
- Si certo, pur di non sentirti.
- Ah, beh allora ciao.
- …Aspetta, scusa mi chiami a quest’ora solo
per sapere se ho restituito la macchina a Raffaele? E non hai niente
altro da dirmi?
- Si, scusami per l’orario, ma per me questa
cosa era molto importante.
- Va be, se la metti così, sono felice di averti
accontentato. Quando ci vediamo?
- Non lo so. Ho ancora bisogno di un po’ di
tempo per riflettere
- Ok, però fai presto, mi manchi.
- Ok, ciao
- Ciao Caio scusa per stasera
- Che hai comprato?
- Nulla
- Scusa hai fatto una riunione di sei sette ore e
non hai comprato manco un prodotto?
- Ah…I prodotti. E…Avevo tutto, poi sai, come
sono queste riunioni, se non ci vai, sembra che te la passi male,
allora è meglio farsi vedere…Poi una chiacchiera e l’altra…Te
piuttosto com è andata?
- Ma bene, tutto sommato è andata bene, l’amministratore
delegato mi ha dato qualche spera…
- Ciao tesoro?
Lucrezia si diresse direttamente nella sua stanza.
- Caio, ma che ha Lucrezia?
- …Niente lasciala stare…Ha qualche
problemino…
- Di che natura?
- Mmm…Niente di che…è di natura economica
- Cioè?
- Vorrebbe andare a fare un soggiorno a Londra,
si è resa conto che costa tanto e che non possiamo permettercelo,
tutto qui.
- …Mannaggia, mi dispiace povera cocca, non
chiede mai niente. Senti Caio, perché se con i soldi del nostro
viaggio, sempre se le cose si mettono bene, glieli diamo a lei,
così fa questo viaggio?
- Va be, va be, però prima fammi sistemare
questa situazione, anzi se ci riesco, do i soldi a Lucrezia ed anche
a te ti porto a fare il viaggio. Mo però andiamo a dormire perchè
so stanchissimo. Che stai buttando?
- Ma niente, stamattina mentre rimettevo a posto…E’
una cosa che mi aveva regalato mio padre.
- E cos’è?
- E’ una specie di strumento antico friulano…
- Fammi vedere…Sembra uno sbattio di mani.
- Infatti era uno strumento d’accompagnamento,
una specie di percussione, serviva per accompagnare altri strumenti,
per dare il tempo, si usava in alcune danze di festa, mi pare si
chiamassero villotte.
- Tipo tarantelle?
- Tipo tarantelle
- Non la buttare, teniamola
- Se ti fa piacere…Andiamo che è tardi.
Com’era strano il tutto, mi accingevo ad andare a
letto con mio marito e prima lo avevo tradito. Cercavo di far finta di
niente sapendo poi, una volta a letto che mi sarebbe ritornato tutto in
mente. Dovevo assolutamente prendere sonno. Presi un blando sonnifero e
devo dire che fece effetto.
La mattina seguente, davanti alla fabbrica, prima della
timbratura si incontrano Pisello, Salvatore e Pasquale.
Pisello – Che ne pensate di questa attesa?
Pasquale – A me Caio sembra molto fiducioso,
lasciamolo lavorare
Salvatore – Ho capito, però non abbiamo nessuna
garanzia. Solo una parola. E se temporeggiassero quelli? Noi saremmo qui
solo a perdere tempo, mentre loro si organizzano. No…Bisognava decidere
per lo sciopero, almeno fino a quando non avevamo qualcosa di concreto per
avviare una trattativa.
Pisello – Pure io, non vi nascondo che la penso come
Salvatore. Altre volte ci siamo comportati in questo modo, sconti a
nessuno. Però che facciamo, prima demandiamo Caio e poi gli diciamo
"scusaci la base ha deciso così". No, mica è un burattino…
Pasquale – Va be, aspettiamo allora qualche giorno…
Salvatore – Facciamo così e speriamo bene. Ah! Ecco
Caio. Buongiorno
Caio – Buongiorno uagliò. Cumme jamme?
Pisello – Tutto a posto. Ma oggi devi incontrarti
ancora con l’amministratore delegato?
Caio – Non credo, mi ha detto che mi avrebbe fatto
sapere lei.
Pisello – Ma tu sei sicuro che…
Caio – Pisè, io stò come te! Ho iniziato una
trattativa, mi è sembrata la cosa migliore attendere e vedere cosa riesce
a fare la dottoressa. Poi, eventualmente, stiamo sempre in tempo per…
Pisello – Per?
Caio – Scioperare, fare casino e tutte le iniziative
che ci pare.
Sveva suonò il campanello di casa di Beatrice.
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