Io e Orso Fiacco, esperienze e storie, senza pretese.
 
"Orso Fiacco e la Luna"
 
Le giornate erano trascorse con una monotonia insolita, forse il caldo, la fine dell’Estate o qualsiasi altro motivo.
Ogni sera al Circolo, nonostante tutto, c’era la possibilità di fare o dire qualcosa che poteva movimentare gli animi.
Me ne stavo lì a frescheggiare, mi dondolavo sulla sedia cercando di trovare quell’assetto che mi permettesse di poggiare la nuca sul muro e rilassarmi senza troppo sforzo, la tecnica era quella del "rimbalzino", in altre parole tentare, con piccoli passettini della sedia, di trovare quella distanza ottimale per far sì che un minimo appoggio fosse sufficiente per mantenere un equilibrio sicuro.
L’aria che si respirava in quella serata era quella delle zanzare, un caldo umido con quell’idea di fermo, che ti fa sentire oppresso, ogni tanto una brezzolina passava a tratti per interrompere quella sensazione d’afa e dare un po’ di refrigerio.
Dalla strada, che in quel tratto è buia, cominciarono ad arrivare dei borbottii, solo Orso Fiacco si comportava in quel modo, solo lui, quando certe cose non andavano per il verso giusto, cominciava una sequela d’imprecazioni, da lui definite "lupimanari", ormai diventate proverbiali.
<<Che c’è stasera Orso…?>> gli chiesi, <<Che voi che ci sia, n’altra coppia d’amici ch’è andata per aria, maremma ndiavolata…!>>.
Già, lui non ha mai sopportato certe cose, è un sognatore, vorrebbe vedere sempre la gente felice e contenta, e l’amore trionfare su tutto.
Io, molte volte, ho tentato di fargli capire che le cose sono cambiate, che ora la gente non ha più voglia di sacrificarsi, che è anche troppo facile "mischiare le carte" e buttare tutto a monte, ma lui niente.
Ancorato alle sue idee, ha sempre detto << Quando c’è l’amore e il coraggio, un c’è gnente che possa sfascia’ ‘na coppia >>, e forse, a vederla in un certo modo avrebbe anche ragione, ma la realtà è diversa.
Provai a farlo parlare <<A chi è toccato stavolta?>> e lui rispose, quasi con rabbia <<Al nostro amico "tecnico" e la su donna >>, <<Ma come, neanche avevano cominciato e già hanno fatto i cocci?>>, <<Un mi fa’ parla’ che sennò attacco un rosario di quelli col raddoppio…!>>.
Per fare un po’ di chiarezza bisogna che vi racconti qualcosa di più.
"Il tecnico", è uno che bazzica il Circolo da poco tempo, un tipo un po’ particolare, sembra che stia bene dappertutto, poi, invece, dentro si rode, e con la sua vecchia storia, chissà quanto si era logorato.
Poi un giorno, gli capitò di cominciare a pensare, a tante cose, a tante situazioni che ormai si stavano incancrenendo, pensò anche alle sue conoscenze, a tutte le persone ed eventi che in quegli anni avrebbero potuto cambiargli la vita e che, per la sua paura di creare chissà che disastro, non gli avevano dato abbastanza forza e convinzione per prendere la decisione di affrontare i suoi problemi.
Si era un po’ abbandonato a se stesso, sciatto, poco curato, si metteva a mangiare schifezze di ogni tipo, tanto da farlo diventare una palla, qualcuno lo chiamava "quintalino" per il fatto che con pochi chili in più, avrebbe superato la fatidica soglia dei cento chili.
"La su’ donna", molto carina, ma tremendamente indecisa, forse più di lui e questo aveva contribuito a creare una situazione di stallo in un rapporto lungo di anni.
<<Sai che ti dico, ora ci bevo sopra, mi so proprio rotto de ‘ste storie…>>, io risposi <<Dai Orso, non te la prendere, anche tu non te la passi mica bene, se te la pigli anche per gli altri, che fine fai >>, <<Ma che fine e fine, so’ stufo, di tutto e di tutte le donne, ne vorrei una speciale, ma è come vole’ la luna >>.
Certo che era proprio giù, e quando è in quello stato non c’è niente da fare, provai a farlo ragionare ma ogni tentativo fallì.
Poi mi stufai di insistere e con rabbia dissi <<Ora basta, vorrei vede’ che faresti se incontrassi la luna, anzi, se potessi te la presenterei io…!>> e gli sbattei davanti una foto della luna, che avevo preso da una rivista.
Orso, si mise a sedere da solo nella panca d’angolo, davanti a lui una bottiglia di "Kambusa", il suo liquore da sbornia, e un bicchiere.
 
Bevve e poi addormentandosi cominciò a sognare…:
 
<<Madonna quant’ ho bevuto…, mi gira tutto…, anche le palle…, ora vo’ a casa a dormi’ >>, la strada era un po’ buia, illuminata a mala pena da un paio di lampioni coperti dalle foglie dei vicini alberi e lui, barcollando, vi s’incamminò.
D’un tratto una figura femminile gli si fece incontro, era una bella donna, con i capelli chiari un po’ mossi, raccolti da un fermaglio di metallo, non troppo alta, con un paio d’occhialini da dottoressa, un paio di jeans scoloriti ed una maglietta tutta colorata.
<< E tu chi sei…?>> chiese lui, con la bocca impastata, <<Io sono Luna >>, rispose lei, con un bel sorriso <<Avevi detto che mi volevi, eccomi…!>>.
<<Ma che stai a di’, un facciamo scherzi, vabbè che so’ briaco, ma un so’ mica scemo…, chi voi piglia’ pel …>> disse Orso trattenendosi e con un tono un po’ irritato <<Ma se sei la Luna, come mai sei così abbronzata, e che è la tintarella di Luna…?>> chiese, ridendo di quelle sue parole, e continuò <<Gnamo…, ma chi sei, sembri proprio la mi’ amica dottoressa…, anzi, gli somigli proprio, proprio parecchio >>.
<<Diciamo che posso diventare chi voglio, forse tu stesso mi hai detto chi diventare…>> rispose, <<Parlavi del tuo amico tecnico e forse pensavi anche a lei, anzi, senza forse…, pensavi a lei! >>.
<<E tu come fai a saperlo…? >> chiese Orso, <<Lo so, la Luna sa tutto…>> e sorrise di nuovo.
Orso, come se avesse incassato un pugno alla bocca dello stomaco, si piegò in due e si lasciò cadere sulla panchina, mise la testa fra le mani e poggiando i gomiti sulle ginocchia cominciò a dondolare dicendo con un tono di voce che ricordava quello di chi ha combinato qualcosa e sta per essere scoperto <<E quante altre cose saprai…, mica posso negare tutto, magari sai anche che…>>, <<Ssssh…, non dirlo, lo so…, per me tu sei trasparente come un cristallo >> esclamò Luna, <<Però, mica è giusto, ora uno non può nemmeno pensare una cosa che tu lo sai già…>> borbottò Orso con un’aria un po’ sconsolata.
 
L’idea che un’altra persona riuscisse a leggere quello che stava pensando lo mise a terra.
 
Lui è un tipo che non vuole scoprire i propri pensieri, cerca di carpire quelli degli altri, ma i suoi…, devono restare un segreto, altrimenti anche lui diventa come gli altri, e questa sarebbe una sconfitta.
Le sue debolezze, le sue incertezze, i suoi dubbi, diventerebbero di dominio pubblico, e poi come dare consigli agli altri se lui per primo ne avrebbe bisogno.
<<Allora che mi dici…, almeno dimmi che pensi di me…? >> chiese con un’aria di totale insicurezza, <<Che ne penso…, mah…, non so, c’è che non mi piaci molto…, sei grassoccio, hai gli occhi belli, ma si perdono nelle tue rotondità, però…>>, rispose Luna interrompendosi sul più bello.
<<Ooooh…, ma qui mica si gioca, ora hai cominciato il discorso e lo finisci anche, non facciamo scherzi…, "però" di che…?>> esclamò Orso con tono deciso, <<Va bene, calma…, ora ti spiego…>> disse Luna continuando a parlare <<Però…, mi piaci lo stesso, ma non capisco perché, con te ci sto bene, mi trovo a mio agio…>>.
<<Ora un ci capisco più niente, ma se tu dici che capisci tutti i miei pensieri, allora po anche esse’ che tu provi ‘ste cose perché sai che mi fanno piacere…, allora è tutta ‘na presa in giro…>>.
Luna a quelle parole rimase sorpresa, in effetti Orso non aveva ragionato male, se lei poteva vedere i suoi pensieri ed i suoi sentimenti, allora ciò che stava provando poteva essere una sua reazione a quanto vedeva dentro di lui.
Continuarono a parlare seduti sulla panchina.
Ogni tanto uno dei due si alzava in piedi muovendo le mani come un direttore d’orchestra, e l’altro, seduto sulla panchina, guardava ammirato come se stesse seguendo chissà quale discorso.
 
La serata era calda, un vento calmo, ma fresco, cominciò a scorrere tra un albero e l’altro.
 
Dal Circolo arrivavano le note di canzoni e musiche, roba tranquilla, latino/americana e qualche cantautore, tutte note allegre e tristi insieme, forse al controllo del suono c’ero io, non ricordo…, beh… sapete, quando sono un poco giù, mi piace sentire musiche strane, forse semplici, ma roba che ti fa staccare la spina.
Qualche volta metto anche un po’ di musica classica, ma non tutti la gradiscono, almeno non sempre.
Luna e Orso erano sempre li, ridevano, scherzavano, ogni tanto qualcuno alzava la voce, ma subito dopo, una risata, una battuta e via… tutto tornava nella norma.
La strada, li era sempre poco transitata, è un vialetto di raccordo tra due altre strade, un paio di salici, qualche altra pianta con grandi foglie, un po’ ghiaia, un paio d’aiuole fiorite, recintate da quegli archetti di ferro, che non si sa bene da che devono proteggere, e qualche panchina di legno.
Nel tardo pomeriggio, è il posto preferito dai ragazzi, tranquillo e poco frequentato, si presta a "certe situazioni".
Di notte, ogni tanto Orso ci si ferma e si siede o si sdraia sulla panchina vicino al salice, la sua preferita, specialmente quando non vuole sentire nessuno, o quando vuole riflettere sui suoi problemi.
Credo che trovarsi Luna di fronte lo abbia un po’ sorpreso, tutti sanno che quando lui va lì è meglio lasciarlo da solo.
Erano entrambi assorti, presi dai discorsi e dalle idee, Orso non faceva che meravigliarsi di quella presenza, era stupito dalle parole dalle idee, dai modi, forse in quella figura c’era quello che sempre aveva cercato, ma forse, tutta quella miscela di perfezione doveva anche dargli un senso di diffidenza.
<<Ma come fa a essere così perfetta…, da qualche parte c’è la fregatura…, per forza, un sarà mica lunatica e volubile…!>> pensava… parlando ad alta voce.
Dal canto suo anche Luna era sorpresa, quante ne aveva viste e sentite, ma mai un soggetto come lui era riuscito a colpirla tanto.
<<Che tipo, tutto ed il contrario di tutto, in fondo non è male, ne ho visti tanti, ma lui sembra onesto e poi mi dà sicurezza >> ripeteva.
C’è chi dice di averli visti abbracciati, ma nessuno li vidde andare via, comunque sparirono.
 
Passarono i giorni e di Orso e Luna, non ne avevamo saputo più nulla.
 
Un giorno, al Circolo, arrivò una cartolina, era Orso:
"…tutto bene, siamo contenti, un ci manca nulla…!"
Da una parte un disegno, era un orsetto che abbracciava una mezza luna, tutto era chiarissimo.
 
Passò l’Estate e cominciarono le prime piogge.
Al Circolo si parlava di funghi e di vendemmia, quando in una bella giornata di Settembre, Orso si rifece vivo.
Venne al bancone, e senza spiegare niente a nessuno prese la "Kambusa" e si rimise a sedere nella sua panca d’angolo.
Poche parole e un’aria un po’ triste, lasciarono intendere che c’era qualcosa che non andava.
<<Allora…, sparisci pe’ tutto sto tempo e poi ti metti a sede’ da na parte, mmmh, mica si fa così, siamo amici, allora se c’hai problemi parla…, che magari ti si da’ na mano…>> dissi sedendomi accanto a lui e avvicinando un bicchiere alla bottiglia.
Lui con calma, prese la "Kambusa" e ne versò un po’ a tutti e due, poi dopo un bel sorso disse <<Luna…, è andata via…!>> indicando la foto della rivista che gli avevo dato qualche tempo prima e che lui aveva steso sul tavolo.
La cosa mi lasciò sorpreso, Orso era confuso e a mala pena riusciva ad articolare un discorso con più di dieci parole.
Con pazienza e tanta delicatezza, riuscii a farlo sfogare.
Luna era tornata da un suo vecchio amore, lui aveva accettato la cosa, ma ne era rimasto amareggiato.
<<Lo vedi, anche la Luna non rischiara le mi’ notti >>, disse bevendo un altro sorso <<Ci so’ ricascato n’altra volta, mi so’ fidato, c’ho creduto, ma unn’è servito a gnente, ho chiappato n’altra boccata di quelle colla sassata >> continuò, grattandosi la testa.
 
Stava li a rimuginare, quando prese un foglietto e con la penna ci scrisse sopra qualcosa:
 
Ho visto mille occhi.
Ho fatto mille sogni.
Ho ascoltato mille discorsi.
Ma dal mio cuore sono uscite sempre le stesse parole:
"Ti voglio bene, sii felice"
 
Le sue parole non mostravano né rabbia, né rancore, solo un gran senso di …, boh…, fate voi.
In fondo, aveva creduto in quella storia ed anche in quella donna.
Lei era stata onesta, aveva chiarito tutto, ma lui, pur apprezzando la sua correttezza, non poté certo restare indifferente a quella situazione e pur con tutta la buona volontà, non riuscì a "digerire" la cosa.
<<Ma quanto siamo stati bene…, un si po’ capi’…>> disse ad un tratto poggiando la testa sulle braccia piegate con gli occhi un po’ umidi e lasciandosi andare ad un sonno che forse mascherava una grande tristezza…!
 
La dottoressa, che dopo l’ennesimo servizio sull’ambulanza stava rientrando a casa, come al solito si fermò al Circolo a fare quattro chiacchiere, vedendolo lì seduto sulla panca d’angolo con il capo tra le braccia, si avvicinò e disse con voce squillante <<Vecchio Orso…, che combini…?>>.
<<Eh…, che…, Luna…, che fai qui? >> esclamò Orso svegliandosi di soprassalto, <<Quando sei tornata? >>.
<<Luna…?>>, <<E chi è sta Luna…, Orso, ma quanto hai bevuto stasera ?>> chiese la dottoressa con tono sorpreso.
<<Ma i pensieri…, tu li leggi…, io…, se penso na cosa e…, la panchina…, io pensavo a te e tu sei diventata te…, si stava così bene…>> disse Orso assalito da una grande agitazione.
<<Ma che dici Orso, io so’ arrivata ora, ci siamo visti ieri al cinema, un ti ricordi, quel film… quello del sogno…, forse hai sognato anche tu…?>> chiese lei sorridendo.
<<Sognato…, po esse, già ho sognato…, allora tu sei…>> disse Orso arrossendo… <<Si Orso, so io…, e chi dovrei essere… la Luna?>> rispose lei ridendo.
<<Già, la Luna…, ma dimmi un po’…>> chiese Orso, riprendendosi da quell’abbiocco che l’aveva steso sulla panca e sorseggiando il caffè che gli avevo portato nel frattempo, << Ti posso chiede’ na cosa su di me…?>>.
<<Certo, per me tu sei trasparente come un cristallo…!>> rispose lei.
Orso a quelle parole, avrebbe voluto scappare di corsa, ma ormai aveva lanciato il sasso e non poté evitare di chiedere <<Ormai ci si conosce da tanto…, mi dici che pensi di me…?>> mettendosi spalle al muro in atteggiamento difensivo.
<<Che penso di te…?>> rispose lei, con un bel sorriso <<Sei grassoccio, hai gli occhi belli, ma si perdono nelle tue rotondità, però…, mi piaci lo stesso, ma non capisco perché, con te ci sto bene, mi trovo a mio agio…>>.
 
Orso come se avesse visto un fantasma…, si alzò dalla panca e disse <<Lo sapevo…, ci avrei scommesso, e ora che faccio…?>> si avvicinò a lei, le dette un bacio e continuò <<Pensaci bene…, ora io vo’ a casa, mi fo’ na doccia, mi ripiglio, mi cambio e ti vengo a prende’, poi si va a fa’ du chiacchiere, ma te pensaci bene mi raccomando…>>.
Lei cominciò a ridere, come tutti noi, anche Orso andò via ridendo, si era fatto una dormitina e si era risvegliato con tanta confusione in testa, ma mentre usciva, disse << Chissà, na volta po’ anda’ male, ma due…, e poi vale la pena di provacci…!>>.
 
Corse a casa.
 
Dal vialetto, mentre correva, mi urlò <<Ricordati al cuore un si comanda e chi ha paura…, un va alla guerra…, bonaseraaaaa…!>>.
Lo seguii con lo sguardo, lui, mentre correva verso casa, gettò via la foto della luna che gli avevo dato, dopo averla fatta in mille pezzi.
 
Con tutta quella agitazione, prima di andare via, dimenticò sul tavolo vicino alla bottiglia un foglietto, accuratamente ripiegato, che la dottoressa, incuriosita, mi portò.
 
Lo leggemmo insieme c’era scritto:
 
Ho visto mille occhi.
Ho fatto mille sogni.
Ho ascoltato mille discorsi.
Ma dal mio cuore sono uscite sempre le stesse parole:
"Ti voglio bene, sii felice"
 
<<Che belle parole…>>, disse lei <<Chissà per chi le ha scritte…?>>
La guardai sorridendo e le risposi <<Già, chissà, forse le ha scritte per la luna, forse per un’altra, ma se ci penso bene credo che le abbia scritte per te…!>> lei non riuscì a trattenere un accenno di sorriso.
Capii dai suoi occhi che era compiaciuta della mia osservazione, allora aggiunsi <<Fossi in te, proverei a chiederglielo…!>>