L'AQUILONE

C'era una volta un bellissimo aquilone, dai mille colori, con una bellissima coda che sembrava unire la terra con il blu più profondo del cielo.
Chi lo guidava era inebriato dai mille volteggi che riusciva a fare, ammaliato da quel volo così unico da immedesimarsici. Affascinato dall'aquilone, che nelle sue evoluzioni sembrava volesse conquistarlo, gli lasciava più spago per farlo arrivare sempre più in alto, e lui con l'aquilone.
Nello srotolare lo spago però non si era accorto che questo finiva e non era legato alla fine.
Accadde così che l'aquilone, libero da ogni vincolo, cominciò a volare da solo.
Il suo volo era sempre più spinto, azzardava da solo manovre che nessuna mano gli aveva mai fatto fare.
Volava nei cieli, sopra prati verdi, boschi rigogliosi, fino ad arrivare sopra la città.
Qui, l'aquilone, non era mai stato, faceva voli radenti, facendo alzare la testa di molta gente che cercava di afferrarlo.
Tra lo stupore di tutta questa gente, l'aquilone sfuggiva quasi sbeffeggiando chi lo ammirava dal basso, forte della libertà conquistata.
All'improvviso, l'aquilone si trova sopra l'oceano, non vede più dove può atterrare, ha paura.
Da allora nessuno lo ha più visto, il suo padrone è rimasto con in mano il rocchetto e lo guarda con malinconia e tristezza, rammaricandosi di non aver fatto quel nodo che lo avrebbe tenuto legato all'aquilone.
Un piccolo, stupido nodo.
Adesso l'aquilone, atterrato non si sa dove e da chi è stato raccolto, giace impolverato in un magazzino di oggetti smarriti.
I suoi colori si sono spenti, la sua coda è consumata e tagliata.
Ma lui spera sempre che qualcuno lo vada a cercare.

Alessandro Lemmi
alemmi@libero.it