LA FORCINA
Non faceva mai la polvere nella casa. Se perdeva qualcosa, il recupero
avveniva ad occhi chiusi, in equilibrio su una gamba sola. La mano nera gli riportò una
forcina. Si ricordò di chi fosse dimenticando cosa aveva perso.
Aveva lunghi capelli sottili ed era russa, lentissima nei gesti, priva
di vanità cittadine e abile stiratrice. Non parlava mai, ma elargiva eloquenti sorrisi a
favore di ogni essere vivente. Non seppi mai che cosa distinguesse labbraccio che mi
rivolgeva da quello con cui era solita circondare ogni creatura terrestre. Raccoglieva i
capelli attorno a viso limpido e rotondo e solo la notte mi appariva scarmigliata e
morbida di giovinezza. Non potevo toccarla. Non prima che avesse compiuto tutti i riti
notturni che mi celava dietro un paravento. Filtrava il talco profumato con le mani e la
sentivo cantare nenie interminabili, immersa in una nube bianca e odorosa.
Da piccola veniva strigliata in piedi dentro una tinozza, a turno
insieme ai fratelli, immobili con le membra rigide. Imparò ad odiare lacqua finché
non le offrii la mia vasca. Desideravo ardentemente di poterla aiutare a lavarsi i
capelli, affondare le mani in quella massa di seta odorosa, massaggiare la nuca sensibile.
Mi impediva di guardarla durante il bagno. Si mostrava sempre molto vestita, scatenando in
me il desiderio di scoprirmi benché, al contrario di lei, non avessi niente di
interessante da mostrare.
Sognava di sfilare una ad una tutte le forcine da quella piccola testa
amata e tenerla tutta per me, completamente nuda. Mi indebitai non poco con il più abile
gioielliere di Londra per far confezionare forcine sempre nuove e preziose.
Non seppi mai se il regalo risultò gradito. Una sera dinverno
apparve nelloscurità con una scatola di latta fra le mani, si inginocchiò di
fronte a me indicandomi la sua testa composta e pregandomi di sfilarle le forcine. Baciai
quella testa sognata ed eseguii il mio compito, imitando leterna lentezza dei suoi
gesti consueti.
Sciolsi i capelli lucenti e allora sorrise, voltando la testa e
abbracciandomi con lo sguardo. La scatola venne nascosta sotto il letto e da quel giorno
la nostra vita cambiò.