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CAPITOLO 4 In dicembre partecipai alla mia prima manifestazione, era ormai da mesi che Luciano ci raccomandava di tenerci pronti e io ero in uno stato di agitazione perpetua, una dolce ansia che mi avvinghiava da anni e che ora aspettava solo di esplodere nell’urlo della rivolta. Con quell’aspettativa arrivai alla manifestazione del 14 dicembre: alle nove in punto di mattina io e gli altri ci trovavamo già davanti al mio liceo classico attorniati da qualche decina di altri ragazzi vestiti in ogni modo e tutti con l’aria assonnata, quasi annoiata. Io ero invece in uno stato di agitazione estrema, finalmente mi stavo muovendo attivamente contro il governo, finalmente vedevo altri ragazzi con i miei ideali, finalmente mi sentivo a casa, finalmente il mio sogno si stava per realizzare e non capivo cosa stavamo aspettando per iniziare la nostra marcia. Alle undici eravamo ormai un centinaio di persone, di certo non dovevamo sembrare un gruppo pericoloso: eravamo in pochi, tutti vestiti diversi, in pratica perfetti sconosciuti e i cartelloni più violenti erano il mio e quello di Luciano che dicevano testualmente "Abbasso sto governo di merda"; la polizia sembrava comunque temerci visto che il loro spiegamento di forze non era sicuramente indifferente, anzi. Finalmente a mezzogiorno la marcia partì, attraversammo tutte le vie e le piazze principali con la gente che ci guardava dalle finestre o dai margini della strada e la polizia che ci sorvegliava attentamente da una decina di metri di distanza; io mi sentivo come un soldato romano in un muro di scudi: stavo spalla a spalla con emeriti sconosciuti, ma mi sentivo attorniato da vecchi amici, compagni di mille battaglie di cui quella era solo una delle tante. Gli altri non sembravano provare la mia eccitazione, io gridavo come un ossesso, mentre loro cantavano inni pacifisti, io sputavo sentenze, mentre loro chiedevano solo ascolto, io insultavo la polizia, loro la ignoravano. Alle sei la manifestazione finì, io mi sentivo pieno e vuoto al tempo stesso: pieno dell’emozioni di tutto il giorno, ma vuoto di quell’ansia che in tutto quel tempo mi aveva sorretto. Mi ricordo che tornai a casa, mi buttai sul letto, ascoltai qualche canzone di un qualche gruppo comunista e poi dormii, dormii profondamente e mi sveglia affamato di sensazione forti, così forti che neanche un’altra manifestazione pacifista avrebbe potuto darmi. Fu così che mi vestii e andai di corsa da Luciano… |