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CAPITOLO 3 Conobbi gli artistici un freddo pomeriggio di ottobre e ricorderò sempre quel momento come la mia salvezza, ma anche come la causa della rottura del buon rapporto con i miei genitori. Covavo da mesi il desiderio di conoscere quei ragazzi e quel giorno decisi che era il momento di tirare fuori il coraggio e parlargli; mi ricordo come fosse ieri quanto furono difficili i quattro passi che mi dividevano da loro e che vergogna provai quando uno di loro, guardandomi dall’alto in basso con disprezzo, mi chiese cosa volessi. Io gli risposi: "W il Che!" e non ricordo cosa mi passasse per la testa in quel momento, ma so per certo che gli raccontai tutti i miei ideali e che mi lamentai del governo e che nessuno faceva rivolte e che io non avevo nessuno con cui condividere quegli ideali e questo mi riempiva di rabbia. Oggi sono convinto che loro non abbiano mai creduto sul serio al mio sfogo, ma mi presero comunque in simpatia e in pochi giorni li conobbi tutti e iniziai a frequentarli con regolarità, soprattutto Luciano, il loro capo e mio idolo. Quello fu un periodo di grande felicità per me, mi bastava passare i pomeriggi con loro per credere che il mondo poteva essere cambiato e se non ne ero del tutto convinto ci pensavano la birra e l’erba che fumavo a convincermi e a farmi vedere tutto in una nuova luce. Quando tornavo a casa da quegli incontri cercavo di trasmettere la passione di quegli ideali ai miei genitori, ma la scintilla della ribellione si era ormai spenta in loro, certo ascoltavano quello che gli raccontavo, ma passava su di loro come fosse acqua, anzi cercavano di frenare il mio impeto e io a quell’epoca non capivo perché, a dire il vero non provavo neanche a capire il perché. In un primo momento mi vietarono di continuare a vedere gli artistici, ma io li rividi comunque e dopo un po’ i miei genitori si arresero a vedermi tornare la sera ubriaco o fumato e ad ascoltare le mie invettive piene di rabbia contro il governo. Ma la loro era solo una tregua… |