- COLOSSO
FISSO
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-
- La
grande statua edificata in tempi immemorabili da extraterrestri,
raggiunse la bellezza dei duecento metri in altezza. I piedoni su due
promontori delimitanti striscia di mare slargata al tergo in circolare
baia. Con fisso sguardo fissava ad occidente lineare limite
dell'orizzonte marino. Sette giorni impiegarono gli extra terrestri ad
edificarla a loro immagine e somiglianza che sarebbe pure la stessa di
Homo sapiens sapiens cioè
la nostra, secondo gli standard ammessi dalle universali leggi
evolutive.
-
- Un
quarto di secolo dopo gli extraterrestri se ne andarono sconsolati, in
perenne tristezza sia per indole sia per indefessa ricerca di un
migliore mondo da colonizzare. Lasciarono in loco la statuaria statua
simile al Colosso di Rodi con coscioni divaricati tra i quali potevano
transitare nella sottostante lingua di mare, navi in fila indiana.
- Gli
extra terrestri dovettero applicare la migliore tecnologia, calcoli
allometrici alla mano e strambe formule. Assemblarono complessi
congegni collegati da fibre ottiche in modo da rendere il gigante
statuario quanto più vicino possibile al vivente con mente sapiente.
Miliardi di nanotubi connessi a microchip ne resero la memoria
illimitata o quasi così come il resto della mente. Circuiti sottili
avvolsero l'immenso corpo coperti da silicea superficie dermica.
Circuiti a mo' di nervi periferici che a nulla servivano tranne che a
conferirgli esterocettiva sensibilità e percezione del grado di
umidità, di caldo e freddo riferite all' aria circostante.
-
- Non
aveva sensibilità dagl'interni organi. Non aveva mal di pancia e di
stomaco. Di certo non aveva apparato digerente come il nostro con
fegato e pancreas.
- Ebbe
degli umani vista perfetta. Ebbe sensori auricolari paragonabili a
quelli che in noi collegano il timpano al nervo acustico, agli
acquedotti vestibolari e cocleari. Con l'orecchio percepiva suoni e
rumori di vario tipo: alti sonanti, acuti, bassi o gravi. L'olfatto
poi e papille gustative sulla lingua. L'enorme silicea opera con le
narici respirava sia pure piano.
- Dal
terreno il colosso trasse minerali, acqua e sostentamenti azotati come
le piante d'alto fusto che utilizzano i fenomeni fisici della
capillarità. Non si cibava con la bocca con mandibole inamovibili.
Sostentamenti riceveva dai piedi aspiranti nutrimenti come radici.
Come le piante però non ebbe amido con la fotosintesi fogliacea
avendo umana pelle. Come alcune leguminose fissava azoto e traeva
zuccheri da batteri simbionti sotto le palme dei piedi proliferanti.
Così avevano progettato gli extraterresti nel dargli vita ed
intelligenza con un corpo perfetto, ma immobile.
- I
cataboliti del corpo statico riversati erano all'esterno attraverso
due condotti: l'uretrale e l'anale. Se il gigante di pietra
uomo-simile, avvertiva bisogno di urinare o di defecare, emetteva di
tanto in tanto liquido giallino scrosciante in sottostante mare e
defecava polverina bianca, simile a sabbia tra le chiappe
fuoriuscente, in mare ricadente se non dispersa da venti.
- Come
pietra fu rigido, statico e immobile. La testa fissa davanti a sè
scrutava l'orizzonte marino ad occidente. Le mani tenute parallele al
corpo. Poteva roteare i globi oculari scrutando la vastità
dell'orizzonte davanti a se. Abbassando i globi, vedeva la lingua di
bagnasciuga ai fianchi e la striscia di mare che gli entrava di sotto
in mezzo ai divaricati piedi. Si chiedeva con rancore perché i suoi
artefici lo avessero costruito statua silicea gigantesca, ma
cosciente. Aspirava al mattino zeffiro salato dalle superficie marine
spirante ed osservava la vastità del cielo azzurro addiveniente a
volte cupo e nuvoloso. Cosciente fu di trovarsi su un'isola perché
nel suo cervello gli artefici gli avevano inculcato certezze
inamovibili. Però spesso si chiedeva quanto grande fosse l'isola
disabitata. Ammirava la vastità dell'oceano davanti a se e quella del
cielo. Impossibile vedere tutto ciò che aveva attorno. Udiva il vento
furioso ululare nel bosco informe alle sue spalle e gli scrosci della
pioggia in improvvisi brevi temporali. Rigagnoli di acqua lungo il suo
corpo. Durante le brevi tempeste il maroso cinereo, sollevava grandi
onde alcune delle quali ruinando sulla spiaggia, gli
accarezzavano i piedi fino agli stinchi.
- La
notte se il cielo era terso, mille stelle osservava roteando in alto
il più possibile i globi oculari come cannocchiali astronomici.
Sapeva a memoria le costellazioni avendo insite certezze. Osservava la
luna piena e le fasi dell'argenteo astro spesso dal mare sorgente
davanti a sè. Tutto era movimento e cangiante forma. La notte
succedeva al giorno che si disfaceva in notturne ombre. Rossi tramonti
e albe dalle rosee tinte frapposti incessanti all'andare dei giorni e
di fonde notti. C'erano nel grande bosco, notturni e diurni animali.
Lo deduceva dai rumorii e canti emessi: grugniti, latrati, ululati,
guaiti, striduli ragli, nitriti, canti melodiosi e melliflui di
usignoli, schiocchi, gorgheggi, cinguettii e acuti squittii anteposti
all'alba.
- Nella
ricca sinfonia notturna cori d'insetti e di rane riempivano l'aria
pregna di umidità, accompagnati dal ritmo della condensa sgocciolante
dalle foglie. In qualunque ora del giorno o della notte, distingueva
rumori e canti di animali
arboricoli, aviari, anfibi, notturni, diurni, carnivori, erbivori od
onnivori. Pause interrompevano selvagge strida nella strenua lotta di
sopravvivenza. Pause nella stasi notturna invadevano tenebrose fissità.
- L'isola
di mille metri quadri, tagliata da burroni, offriva i paesaggi tra i
più caratteristici del mondo. Ai piedi dei burroni, piccole spiagge
isolate adatte alla nidificazione di gabbiani ed albatri. Ampie
distese boscose e anfrattuosità rocciose popolate da leoni, leopardi,
ghepardi, iene, bufali, lupi, sciacalli; poi oranghi, gatti selvatici,
linci, giraffe, zebre; poi piccoli animali come donnole, scoiattoli,
istrici, ricci, marmotte, lepri. Numerose le razze di scimmie, non
mancando cinghiali ed antilopi. Tra i volatili, lo struzzo nella
pianura più occidentale. Nelle restanti zone ci saranno pure
avvoltoi, falchi, ottarde, cicogne, faraone, francolini, pernici,
gabbiani; molte specie di pappagalli, gazze, piccioni, tortore; poi
ancora corvi, pellicani, ibis, passeri, rondini ed infine una grande
varietà di bengalini e di colibrì di piccole dimensioni e di
meravigliosi colori. Tra gli animali domestici ci sarà il cavallo, il
muletto, l'asino, la pecora, la capra, il cane, il gatto e galline in
quantità trasportate dagli extra terrestri prima della dipartita.
Queste certezze il colosso ebbe insite.
- Se
potessi camminare, almeno un po’ per osservare tanta varietà.
L'isola, avrà di certo varia vivida vegetazione arborea. La costa,
nella parte ondulata orientale ed in vasti tratti della zona rocciosa
del sud, sarà pure ricoperta da distese di arbusti spinosi e di
acacie tra le quali alcune gommifere. Abbonderà la palma Dum e
diffusa sarà anche la palma dattifera. Nella zona centrale sarà
presente l'ebano, l'albero della mirra, dell'incenso ed una rara
specie di mogano. In anticipo sulla procella albatros e gabbiani
volteggiavano posandosi sulle gigantesche spalle prima di riprendere
il volo sul maroso. Di notte udiva dal bosco le improvvise acute
strida dei predatori e fruscii violenti tra le frasche di chi insegue
e di chi cerca rapida fuga saltando e dileguandosi in folta frasca.
Non c'erano umani che conosceva non perché visti, ma perché anche in
questo caso gli artefici gli avevano inculcato in mente queste
certezze. Sapeva per trascendenza, che questi ominidi facevano parte
della stirpe degli Homo sapiens sapiens.
-
- Tempo
dopo la extra terrestre dipartita, un popolo in fuga approdò
sull'isola remota. Dieci navi entrarono in baia transitando tra le
divaricate cosce del siliceo gigante. Posti gli accampamenti in costa
e procacciata acqua e viveri, i piumati sacerdoti per prima
osservarono il colosso di pietra. Videro che aveva aspetto umano, ma
inusitato. Qualcosa d'indefinito lo allontanava dalla materia.
Qualcosa di portentoso era insito nella pietra. Il colosso urinò
nella sottostante lingua acquosa congiungente la baia al mare aperto.
Il fragoroso breve scroscio fece sobbalzare tutti, non solo i
sacerdoti ammantati e piumati. Poco dopo ebbe pulsione a defecare e
tutti videro fuoriuscirgli dalle chiappe la bianca polvere come arena,
prodotto del suo catabolismo anche se non simile alle nostre feci.
-
- Il
colosso fu ritenuto un dio. Sacrifici umani approntarono e augurale
sangue rubino sia umano che animale,
prese a scorrere sulla rena di lato ai giganti piedi. Alcuni
gli videro roteare i globi oculari ed altri notarono i flebili
movimenti ritmici del costato come a respirare. I sacerdoti furono
d'accordo: in quella statua spirito divino è.
- Il
gigante avvertì che una città cresceva circondando l'intera baia.
Navi gli transitavano di sotto, tra le lunghe non genuflesse cosce.
Navi veleggianti nella vastità dell' oceano ondeggiante. La città al
tergo crebbe in numero e in potenza. A giudicare dai sacrifici che ai
suoi piedi riceveva, il popolo gli era grato attribuendogli meriti che
non aveva. Sbirciò con la coda dell' occhio potenti muraglioni, ma
baia e porto dovevano essere prive di mura, aperte all'attracco delle
navi. Eventuale nemico poteva attaccare la città solo attraversando
con flotta la lingua di mare sotto di se. Fece ruotare allo stremo i
globi oculari ed intravide una torre merlata sui declivi a destra.
-
- Torri
rettangolari sporgevano dalla muraglia ad intervalli di trenta metri e
in certi punti c'era un ulteriore muro di difesa, eretto di fronte
alle principali a una distanza di circa dieci metri, rafforzato da
bastioni collocati a metà strada tra le torri. Gl’ingressi nel lato
nord che guardavano all'interno dell'isola, erano fiancheggiati da
grandi torri, alle quali si univano estremità della muraglia
principale e della secondaria. Alte cancellate erette tra le torri.
Rampe parallele alle mura, immettevano in molte porte di accesso.
L'entrata principale della città ampia e priva di rampe. Da lì
partiva la mulattiera diretta a nord, tagliante l'isola in due.
- A
meridione l'ampio porto a semiluna. Davanti alla baia, al di sopra di
minuta gola, il colosso siliceo, ai lati del quale su rispettive
terrazze, edificati furono due granitici templi: uno in onore del Sole
ed uno dedicato al Tempo. Per questo il colosso nomato fu dio del Sole
e del Tempo.
- Avrebbe
gridato ai quattro venti:
-
- IMMOBILE
ED ETERNO SONO, NON IL TEMPO FLUENTE O IL SOLE CANGIANTE
-
- Acerrimo
nemico, avendo assoggettato altri popoli, prese la decisione di
attaccare isola e città. Il colosso vide formidabile flotta nemica ed
urinò per avvertire dell' imminente pericolo. Per fortuna le
sentinelle sulle turrite torri diedero leste l'allarme avendo scorto
anch'esse l'inimica flotta. Fuoriuscì lesta dalla baia tra le cosce
statiche del colosso, la flotta degl’isolani e scontro navale
cruento ci fu. Galee nemiche spinte a tutta forza dai remi, dalla
corrente, e da furioso vento, piombarono addosso agl'isolani con
impeto irresistibile. Antistante specchio di oceano coperto dai
rottami della flottiglia dei difensori. Frecce infiammate e lanci di
catapulte sfiorarono l'immobile statua senza scalfirla. Il nemico
irruppe in baia. Gl’indigeni invano impetrarono l'intervento del
colosso. Invano si genuflessero.
- Avvenne
lo sbarco e il colosso udì feroci grida disperate. Scintillio di
daghe, spade, asce, scudi ed elmi. Furore e urla strozzate. Odore acre
di carne arsa, di architravi legnosi e fragore di case crollate. Il
colosso allarmato con la coda dell'occhio vide le appendici della città
in fiamme. Il fumo fu tanto denso da offuscargli la vista come
nebbioso manto.
-
- MENS
ANIMI, TANTIS FLUCTUAT IPSA MALIS
-
-
Poi fu silenzio e morte. Navi nemiche trionfanti
passarono sotto di lui entrando in baia. Il colosso capì che i
valorosi difensori erano stati uccisi, che il nemico si era
impadronito dell'isola, la città distrutta e gli abitanti trucidati.
- I
vincitori cogitarono come trasportare nella loro capitale il colosso,
ma fuggirono con le rimanenti navi da improvvisa pestilenza
falcidiati, certi che la statua fosse a loro ostile.
- Terremoto
propiziatorio seguito da grande maremoto allontanò per sempre le
ultime orde di sciacalli avventatisi con furia feroce ai piedi del
colosso al fine di sradicarlo. Altri movimenti sismici avvennero nel
tempo et in saeculis saecularum la statua sia pur altissima,
lentamente s'inabissò. Ci fu bradisismo negativo dell'isola dalla
parte del colosso e positivo nella zona opposta.
- Per
decenni gli occhi enormi furono quasi tangenti alla linea d'acqua,
scrutando l'elevarsi delle onde luccicanti. Poté respirare con le
narici affioranti di poco sull'ondoso. Se l'oceano era adirato con
sollevamento di montagne liquide, riusciva nonostante tutto a
respirare trattenendo di volta in volta il fiato. Temette che la terra
sprofondasse, che s'immergesse per intero in acqua, che morisse
divenendo in tutto e per tutto statua.
- Arrivarono
elicotteri e qualcuno lo notò. Arrivarono tempo dopo sommozzatori ed
equipe televisive che lo ripresero da tutti i lati. Molti scrissero
sui giornali e molti libri parlarono del gigante gigantesco dalle
remote, oscure origini. Si disse della vera ottava meraviglia
mirabolante del pianeta. Alcuni furono certi della sua natura divina.
S'indagò su oscuri popoli Amerindi non proprio Americani, non proprio
Indiani né Indo-europei. Altri affermarono di Neandethalliani autori
veri del colosso indistruttibile. Vattela pesca la verità.
Sull'Osservatorio Romano fu scritto a grandi lettere:
-
- TUTTO
CIO CHE FU FATTO, IN LUI FU VITA.
-
- L'isola
era situata in un punto della Terra che ricadeva nel protettorato USA.
Il rigido gigante sia pur cosciente, sarà posto sul piedistallo in
sostituzione dell'obsoleta statua della Libertà semi danneggiata da
vandalici atti. Situata sulla Liberty Island nel porto di New York,
vedrà variabile paesaggio coi ruotanti occhi. Vedrà navi mercantili
e passeggeri transitargli tra le cosce ed aerei supersonici sfiorarlo
roboanti. Pregusterà l'aria fumosa di una grossa metropoli udendo a
notte rumorio di auto sul ponte di Manhattan spegnersi per riprendere
fragoroso la mattina. Si sentirà importante, simbolo della Libertà.
Avrebbe voluto ridere del nuovo stato. Egli immobile, simbolo di
basilari libertà.
- Studiosi
e politologi affermarono che la grande statua era uno dei punti di
frattura tra civiltà. Da un lato la tecnologia e dall' altro la
barbarie.
-
- Nessuno
sospettò, tanto meno scienziati bio-fisici, biologi molecolari ed
esperti di micro-sistemi ambientali, che il gigante traesse nutrimento
e vita oltre che dall' aria circostante anche da sotto i nudi piedi
tramite micropori al sottosuolo connessi. In poco trasse dall'acqua
salmastra nuova linfa a dire il vero non tanto pura come quando fu
nella sperduta isola davanti a quella baia. Alcuni notarono che la
silice ricoprente lo statico corpo era mutata divenendo un po'
verdognola, in particolare a guance e cosce. Il suo corpo si adattava
ai tossici e non ne risentì. Resistente fu alle variazioni
climatiche, alimentari ed ambientali.
- Imperterrito
svettante contro le ondate della Storia, presagi traeva
dall'orizzonte. Immutabile e cosciente, avvertiva oscuri eventi.
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- TROPPI
STRONZI. QUESTO PIANETA NON SOPRAVIVERA’ A LUNGO.
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- F I N E
-
- BUDETTA
GIUSEPPE COSTANTINO
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