- BICICLETTA D’ALTRI TEMPI
-
- Vecchia e un poco malandata, in soffitta ormai scordata,
- cinquant’anni di carriera, onorata: ne sarà fiera!
- Un cimelio di mio nonno quando, giovane e sprezzante,
- le stradine malridotte
percorreva trionfante.
- Raccontava che adolescente
il telaio sempre
lustrava
- e persino il grosso faro con perizia lucidava:
- sto parlando della diletta sua adorata bicicletta.
- Le ripongo sopra il telo e la lascio a riposare,
- la mia mountain bike è in giardino e
gli amici ad
aspettare.
- Corro via di gran
volata per una corsa da perdere il fiato:
- vince chi per primo completa tre volte
il giro dell’isolato.
-
- Ma su in soffitta al buio accade
una cosa straordinaria:
- socchiude i
pesanti occhi la cara leggendaria,
- svegliandosi da un sonno che durava ormai decenni,
- cominiciò la bicicletta a mostrare i primi cenni.
- Cercò di tirarsi su ma
non riusciva a stare dritta,
- certo che tra il pedale rotto e la umida soffitta!
- Si trovò a pensare al tempo che trascorso era veloce:
- ”Oh, i miei poveri freni!”
si lamenta sottovoce.
- Disse: “toh, una gomma bucata,
l’altra è proprio sgangherata,
- certo che la situazione è a dir poco esasperata!”
- Sentiva qualche acciacco sapeva d’esser vecchietta,
- però ne aveva fatte di corse, poveretta!
- “Mi hanno scordata e lasciata troppo tempo qui da sola:
- mai nessuno a spolverarmi o a scambiare una parola!
- E pensare che fanciulla, quando ero ancora in culla,
- mi venivano a guardare per le mie bellezze rare”.
-
- Giungevan dal giardino le voci dei ragazzi:
- ridevano, scherzavano, oh che struggenti schiamazzi!
- Pensò però stranita:“Ma che linguaggio arcano!
- Cosa vorrà mai dire questo cambio shimano?”
- E nel suo ritornare a bei tempi ricorda senza intoppi:
- “Sono stata fortunata: io ho
conosciuto l’Airone Coppi!
- Io per quei tempi ero, lo giuro, elegante e assai sfiziosa
- ma ho dovuto fare i conti con “Graziella”, la smorfiosa.
- Questa si sentiva snob per il nome e per le sue forme;
- credo invece andasse bene solamente per le nonne”.
-
- Mentre, sotto al tetto, i suoi ricordi
continuava ad animare
- per le scale si
sentiva gran trambusto
e un veloce camminare.
- Due signori, alti abbastanza, entrano lesti
nella stanza:
- parlan piano e lentamente “Sono sorda, chi li sente?”
- Si dirigono con fare strano verso un
nero vecchio divano,
- poi uno si gira e determinato alza il telo li’ appoggiato.
- “Non è bella ma
sembra rara questa arrugginita
bici:
- io la porto a casa mia” dice all’altro
“Tu che dici?”
- Lei si sente lusingata:
la rinascita è iniziata!
- Or, l’artista delle
bici, fischiettando e con passione
- incomincia con gran diletto l’agognata
restaurazione.
- Giusto un colpettino
li’, “Ahi, il martello fa un po’ male!”
- ma conviene stare zitti: sopportare e non fiatare.
- Forti freni e sellino nuovo, una bella verniciata
- con i raggi in alluminio leggendaria “Bianchi”
è tornata!
-
- Adesso porta a spasso un certo “Caio”, pensionato cartolaio:
- fa la sua bella figura, lei di questo ne è sicura,
- e alla sera a
riposare sotto il portico vicino al mare
- riflettendo e in fibrillazione non la smette di pensare:
- “ Questo è sogno realizzato: son rinata, mi ha aggiustato.”
- E pensare che per tanti, il
suo destino era palese:
- per rimodernarla un po’ non conveniva affrontare
spese.
-
- La storia qui finisce ma segnate un promemoria:
- amar sempre si deve per se stessi e non per la gloria.
- Nella vostra lunga vita tutti e tutto dovete considerare:
- un oggetto inanimato, mamma e babbo o
un animale.
- Non dovete essere
avari di saluti, baci e parole;
- guardare dovete sempre nel profondo del vostro cuore.
- Ricordate che al
nonnetto dovete portare
rispetto
- e se sentite la parola “vecchio”
non la dovrete mai associare
- all’insidioso grigio ma
all’azzurro colore del
mare.
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- BICICLETTA
D’ALTRI TEMPI di meli5610
-
- Paolino
ciondola per casa annoiato; non sa proprio come impegnare le prime
ore di questo caldo pomeriggio di Giugno.
- “Uffa, cosa posso fare?”continua a dire fra sé e sé; la sua
giovane età lo rende irrequieto: a 8 anni, si sa,
ci si annoia in fretta se non si è impegnati in qualche
cosa. Così rimugina per qualche minuto e quasi per caso si trova
in soffitta.
- Le
finestrelle, sulle quali si intravede qualche ragnatela, non fanno
molta luce, ma è abbastanza per curiosare qua e là. Poi,
attirato dalla cassapanca della nonna, comincia a frugare ben
bene; la prima cosa che gli
capita fra le mani è un album di fotografie in bianco e nero un
po’ ingiallite dal tempo che,
divertito e con curiosità, si mette a sfogliare.
- “Com’era
giovane e bella la nonna in questa foto” osserva in silenzio
“e in quest’altra com’era piccola e
che faccia buffa aveva con quell’enorme fiocco in testa!”.
- Eh sì, la nonna adesso ha quasi 82 anni: ne è
passato di tempo! Continua a frugare recuperando, via via, una
sciarpa scozzese, vecchi abiti, un portagioie malridotto, scarpe
fuori moda, qualche barattolo vuoto….!
- “Chissà”,
si chiede, “perché la nonna conserva ancora queste
cianfrusaglie nel baule, perché non le ha ancora buttate via?”.
Continua a rovistare
e rinviene il
vecchio cappello da alpino di nonno Romeo e, per finire,
un’antiquata cornice, stranamente lucida ed in buono stato, che
ritrae i nonni il giorno del matrimonio. I minuti corrono, forse
più di un’ora è passata; le mani si sono un po’ annerite a
furia di spulciare finché uno starnuto, dovuto sicuramente alla
polvere fluttuante, irrompe improvviso. “Oh
oh, questa deve essere la mia allergia che si fa sentire, mi
conviene scappare via e di corsa anche!”. Sta per scendere
le scale che lo riportano da basso ma è attratto da un telo verde
appoggiato in un cantuccio che copre qualcosa di abbastanza
voluminoso. Lentamente alza il pezzo di tela e scopre, con
meravigliato stupore, una bicicletta vecchia e malandata. “Ohh, ma questa deve essere la
bici del nonno, quante volte mi ha parlato della sua
bici nonno Romeo!”,
esclama a voce alta. “Sì,
è proprio il suo cimelio con il quale <<giovane e
sprezzante, percorrevo trionfante le stradine malridotte>>
ripete cantilenando facendogli il verso: “Quante volte mi ha ripetuto questa frase; mi sembra proprio conciata male, però! Una
punta di malinconia si impadronisce di lui, ma solo per un attimo
e uno starnuto, ancora più forte del primo, lo convince a
scendere sul serio.“Beh, adesso è sicuramente il caso di
andare”, e così
fa.
-
- Le
ripone sopra il telo e la lascia lì a riposare,
- la
sua mountain bike è in giardino e
gli amici ad
aspettare.
- Corre
via di gran volata
per una corsa
da perdere il fiato:
- vince
chi per primo completa tre volte
il giro dell’isolato.
-
- Poche
scale scese di corsa e l’accaduto fa già parte dei suoi
ricordi. Intanto nella penombra della soffitta accade una cosa
straordinaria: la cara leggendaria socchiude i pesanti occhi;
lentamente si sveglia da un sonno che durava ormai da decenni,
ed accenna un lieve soffio
vitale. Cerca di tirarsi su ma
non ci riesce, poverina! E’ difficile stare dritta; i pedali
sono rotti e non parliamo poi del resto: gomme bucate, il fanale
ammaccato, e poi
quanta ruggine! Certo che la situazione non è delle migliori…
-
- Si
trovò a pensare al tempo che trascorso era veloce:
- ”Oh,
i miei poveri freni!” si lamenta sottovoce.
-
- Sente
tanti acciacchi e capisce benissimo d’essere vecchietta, però
da giovane ne aveva
fatte di corse! Da fanciulla, poi,
aveva avuto le sue belle soddisfazioni; ricorda con una
punta orgoglio di quando, ancora in culla, erano venuti da ogni
parte del paese per contemplare le sue rare bellezze. Ora era
stata proprio dimenticata; era stata lasciata lì per tanti anni
ed era già una fortuna che non l’avessero buttata via. Si
addolora a questi pensieri quando,
in lontananza, le giunge alle sorde orecchie, un gioioso
chiacchierio e all’improvviso il cuore si riempie di tenerezza
perché…
-
- Giungevano
dal giardino le voci dei ragazzi:
- ridevano,
scherzavano, oh che struggenti
schiamazzi!
- Pensò
però stranita:“Ma che linguaggio arcano!
- Cosa
vorrà mai dire questo cambio shimano?”
- Nel
suo ritornare ai bei tempi ricorda
senza intoppi:
- “Sono
stata fortunata: ho conosciuto “l’Airone” Coppi!
- Io,
per quei tempi poi, ero elegante
e assai sfiziosa
- ma
ho dovuto fare i conti con “Graziella”, che smorfiosa!
-
- Sotto
al tetto, tra un sonnellino e l’altro, la bicicletta
continua ad animare i suoi ricordi ed ogni tanto sospira al
pensiero di qualche lontano accadimento, magari più curioso di
altri. Per esempio le viene in mente di avere incrociato, solo per
un attimo e tanto tempo fa, la sua antenata una certa Draisina
costruita da un barone tedesco nel 1819; questa non aveva i pedali
ed era fatta di legno. Modifica
dopo modifica nel
lontano 1910 da Milano era arrivata lei, la Bianchina, così la
chiamavano perché aveva preso il nome del suo costruttore un
certo signor Edoardo Bianchi. “Chissà che fine avrà fatto
la mia capostipite” riflette, “magari è stata
mangiucchiata dalle tarme oppure si trova in qualche museo…..
chissà…!!!”.
- Passa qualche
settimana quando, inaspettatamente, una mattina di buon’ora
viene disturbata da un gran trambusto di gambe leste che
salivano le scale. Si presentano
due signori alti che parlottano fra di loro sottovoce. Lei
ascolta immobile quasi le manca il respiro ma non riesce a capire
nulla; intanto i due si dirigono verso un vecchio divano, lo
caricano sulle spalle e spariscono.
Dopo qualche minuto eccoli tornare; stavolta riempiono alcuni
scatoloni con vecchi
oggetti e, al contrario di poco prima, parlano ad alta voce.
- “Finalmente:
era da parecchio tempo che
volevo fare un po’ di pulizia”, esordisce uno di loro; “In questa soffitta ci sono troppe cose vecchie ed è giunto il momento di
buttarle via”; lei freme: “ho un brutto presentimento,
accipicchia! Questo signore deve essere il papà di
Paolino: stavolta mi butta in discarica, me tapina!!!”
- L’altro signore, un certo Caio,
si guarda intorno; sembra cercare con gli occhi qualcosa e
rivolto lo sguardo in un punto preciso della stanza adocchia il
telo, lo alza. Lei non regge lo sguardo, no non ce la fa a
guardare; rimane con le ruote puntate forte forte sul suolo,
vorrebbe avere un ormeggio per aggrapparsi a quel pavimento e poi
vorrebbe avere la voce, ecco! Vorrebbe proprio gridare e dire: “lasciami,
lasciami stare; io starò qui buona buona, non mi toccare, non mi
buttare!”
- Caio
non può certo immaginare cosa accade in quel momento di fronte a
lui, quale miscuglio
di emozioni le stanno aleggiando intorno. Rimane fermo per qualche
minuto a fissare la bicicletta e dopo le passa sopra le mani quasi
ad accarezzarla tutta. Rivolgendosi al suo amico esordisce
dicendo…
- “E’
malmessa ma sembra
rara questa arrugginita bici:
- io
la porto a casa mia” dice all’altro
“Tu che dici?”
-
- All’inizio
Bianchina rimane sbalordita poi si sente
lusingata e comincia a fantasticare: “forse sta per
iniziare una nuova vita, forse mi ripara, forse…forse…forse!”
Ma lo choc per tutti questi accadimenti, le forti emozioni vissute
e mai provate prima, le causano un piccolo malore;
avverte una strana spossatezza, si sente come
risucchiata… “oohh”! sussurra,
poi sopraggiunge il buio più totale.
- L’indomani si
ritrova in un luogo diverso: un garage grande grande, con tante
mensole e armadietti, oggetti a destra e a manca: ruote di
motorini, manubri e pedali sparsi in terra, una marmitta…; sopra
al tavolo da lavoro campanelli e tante viti, di tutte le
dimensioni. In un
angolo, tutta colorata, c’è anche una piccola bici con la quale inizia un bisbigliante dialogo: “Psss, psss! Ehi tu,
dico a te” insiste “che ci fai qui? ”La piccola
bici risponde “oh, ciao,
io sto benissimo, è che i miei freni non funzionano molto
bene così il mio padroncino, per non correre inutili pericoli, mi
ha portato a sistemare” “Ah buon per te. Comunque sei
proprio carina e…”! Il dialogo viene interrotto
dall’arrivo improvviso di Caio; indossa una
tuta blu ed ha la cassetta degli attrezzi fra le mani. Si
avvia verso la bici ma poi svicola e si dirige in un angolo della
stanza; si attarda un
attimo cercando chissà cosa all’interno di
un armadietto. Lei intanto aspetta, aspetta con impazienza
finché ..
-
- Giusto
un colpettino li’,
“Ahi, il martello fa un po’ male!”
- ma
conviene stare zitti: sopportare e non fiatare.
-
- E
lei sopporta, altroché se lo fa. C’è da dire, comunque, che il
signor Caio è bravissimo nel restaurare gli oggetti,
non per niente lo chiamano l’artista tuttofare.
Così, fischiettando
e con passione, comincia a assestare il vecchio cimelio per lui
assai prezioso. Toglie tutta la ruggine, mette forti freni e il
sellino nuovo, i
raggi in alluminio ed infine
completa l’opera con una bella verniciata.
- Ci
mette qualche settimana ma alla fine il risultato è
sorprendente: la leggendaria Bianchi è ritornata a fare
la sua bella figura.
- Adesso porta a spasso Caio per le vie del paese
e, con leggiadria,
percorre spesso il lungomare; la brezza le accarezza il fanale
facendole il solletico ed il sole tiepido la riscalda
tutta. Non può scorazzare come da giovane, non può rischiare di
sudare per poi ammalarsi; è felice per le lunghe passeggiate ed
alla sera, stanca, riposa
sotto il portico vicino al mare.
- Com’è
felice e serena, adesso! Quasi
ogni sera, però, la sua mente vaga e,
elettrizzata, ritorna a pensare agli ultimi accadimenti:
-
- “Questo
è sogno realizzato: son rinata, mi ha accomodato.
- E
pensare che per tanti, il mio destino
era palese:
- per
rimodernarmi un po’ non conveniva fare spese!!”
-
- La
storia qui finisce ma segnate un promemoria:
- amar
sempre si deve per se stessi e non per la gloria.
- Nella
vostra lunga vita tutti e tutto dovete considerare:
- un
oggetto inanimato, mamma e babbo o
un animale.
- Non
dovete essere avari
di saluti, baci e parole;
- guardare
dovete sempre nel profondo del vostro cuore.
- Ricordate
che al nonnetto dovete
portare rispetto
- e
se sentite la parola “vecchio” non la dovrete mai associare
- all’insidioso
grigio ma all’azzurro colore
del mare.
|
- GIORNO FORTUNATO
-
- Il coccodrillo Pippo
voleva andare a ballare
- ma coccodrilla Mimma non
ci voleva andare.
- “Non ho le scarpe
adatte e neanche l’abito bello”
- diceva poverina al suo
caro fratello.
- “Non
devi aver timore non serve essere eleganti
- serve soltanto essere
un poco stravaganti.
- Della zia Genoveffa
metti il cappello rosa
- e metti il vestitino
che mise nonna a sposa
- le scarpe
alte e belle puoi
chieder alle sorelle
- così puoi star sicura
di far bella figura!”
- E Mimma così fece con
fare molto altruista
- e con la motoretta
raggiunsero la pista.
- Al ballo erano in tanti e
danzavan con piacere
- e in men che non si dica
lei trova un cavaliere
- Un bel coccodrilluccio che
si chiamava Arturo
- che la invitata spesso con
fare dolce e sicuro.
- “Oh che incontro
speciale” disse la coccodrilla,
- “mi batte forte il
cuore ci vuol la camomilla!”
- “No, non ti
preoccupare le disse suo fratello,
- domani passerà e sarà
ancora più bello!”
- Così Mimma ed Arturo si
sono fidanzati
- e sono veramente molto
molto innamorati.
- “Ricordi”,
le dice Pippo, che non
volevi andare
- a quella bella festa
proprio vicino al mare?
- Adesso sei contenta del
caro innamorato
- È stato veramente un
giorno fortunato!!
-
- BIANCO GIROTONDO
-
- Un giorno la neve leggera
si posò
- sopra un paesino e per
giorni restò.
- Lì c'era un villaggio di
pochi abitanti
- dove
i bambini non erano tanti.
- La neve leggera imbiancò
tutti i tetti
- le strade, gli abeti ed
anche i laghetti
- Per festeggiare l'arrivo
dei fiocchi
- i bimbi lasciarono a casa
i balocchi
- e si misero a fare un
pupazzo imponente
- che piacque ai bambini e a
tutta la gente.
- Di tanti colori era tutto
agghindato
- la sciarpa era verde,
dorato il berretto
- in mano teneva la scopa
e un sacchetto.
- Evviva gridavano i bimbi
felici
- urrah il girotondo con
tutti gli amici.
-
-
- L’INCANTEVOLE MONDO
- Un chicco di grano andandosene a spasso
- incontrò tra l’erbetta un colorato sasso:
- “Che bella montagnetta”, pensò assai stuzzicato,
- “ed è anche colorata, son proprio fortunato!”
- Salì fin sopra in cima e guardando torno torno
- scoprì un mondo diverso: come dalla notte al giorno!
- Da lontano un buongiorno gli fecero le spighette
- come pure i girasoli che di
numero erano sette.
- Con animo curioso scrutò quel mondo strano
- diverso da ogni dì anche se ad un palmo di mano
- Felice discese, dopo un po’, con una capriola
- e corse dalla mamma che lo portò alla scuola;
- agli amici chiccolini raccontò la strana storia
- ricordando l’evento con straordinaria memoria
- “Ma cosa dici mai”, gli disse Gedeone,
- “vuoi fare uno scherzetto, sei solo un gran burlone!”.
- Giunse il giorno che, egli stesso, andandosene a spasso
- incontrò tra l’erbetta un colorato sasso:
- “Ma è vero”, disse salendo, “qui c’è un
mondo incantato,
- il chicco aveva ragione e io sono
scostumato!”.
-
- LIETO DOMANI
- Un bel giorno l’oggi incontrando il domani
- e cedendo il suo posto fra le sue mani
- le disse con garbo e con fare galante:
- “Le cose da fare, ricorda, son tante!
- Ti affido il mio ieri ma stai molto attento
- devi essere sempre e
sempre contento.
- Ai bimbi regala sorrisi e buffetti
- ed ore serene a tutti i vecchietti.
- Ai sogni dai spazio, non come contorno,
- di sera, va bene, ma anche di giorno
- Se in cielo una nube non vuole andar via
- tu soffia col vento per far pulizia
- e per esser sicuro di non esser scordato
- regala dolcezza come fossi un gelato.
- Poi quando, grazioso, te ne andrai lontano
- con fare sereno mentre cedi la mano,
- all’altro che arriva rammenta il mio dire
- e così ancora e ancora per i giorni a venire”!
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- meli5610
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